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LA TIROIDE

Sito web sulle patologie tiroidee del dott. Saverio Pignata - Specialista Endocrinologo

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Utilità dell'ecografia nella valuatazione del piccolo nodulo tiroideo - Congresso Nazionale SIUMB - Roma 2011

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Nodulo tiroideo benigno: 1  2  3  4  5  6  7  8  9  10

Agoaspirato ecoguidato nodulo tiroideo: video1: nodulo benigno   video2: carcinoma papillare

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Adenoma paratiroide  1  2

 

 

Linee guida

Patologia tiroidea

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Carcinoma tiroideo (SIE-AIMN-AIFM)

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Tiroide e gravidanza

Diagnostica di laboratorio

Terapia Radiometabolica ipertiroidismo

 

RELAZIONI A CORSI E CONVEGNI:

Ecografia ed ecocolor Doppler del nodulo tiroideo

Alcolizzazione del nodulo tiroideo

Ecografia ed ecocolor Doppler nella tiroidite di Hashimoto

Ecocolor Doppler nelle tiroiditi acute e subacute

Ecocolor Doppler nella diagnosi dell’ ipertiroidismo

Ruolo dell’ecocolor Doppler nella diagnosi del carcinoma tiroideo

Disfunzioni tiroidee da Amiodarone

 

PUBBLICAZIONI:

Giornale Italiano di Ecografia N° 2 - 1998: "Un caso di doppio shunt portosistemico aneurismatico Intraepatico Spontaneo".

Giornale Italiano di Ecografia N° 1 - 2000: "Screening Ultrasonografico del Nodulo Tiroideo"

Cardiologia Extraospedaliera N° 2 Giugno 2001: Utilità dello screening della funzione tiroidea in pazienti con Fibrillazione Atriale

Minerva Medica 2002;93:75-8: Utilità dell'ecografia nello studio dei linfonodi superficiali.

Giornale Italiano di Ecografia N° 1 - 2003: Gli ultrasuoni nella diagnosi di ileo biliare. Descrizione di un caso.

 

AMICI: Mariella Perrone Francesco Cirillo Eugenio Greco
Il mio paese:       Diamante
News:

La sindrome da bassa T3

Interessante ed utile la esauriente messa a punto che alcuni colleghi belgi del Dipartimento di Emergenza di Leuven hanno recentemente pubblicato su Best Practice & Research Clinical Endocrinology & Metabolism riguardo alla sindrome da bassa T3. Nell'introduzione vengono riportati i meccanismi patogenetici che costituiscono il substrato delle modificazioni ormonali tiroidee che intercorrono nella fase acuta di una malattia, ma che possono caratterizzare anche tutto il periodo di "criticità" della medesima o quello della sua cronicizzazione. In sintesi, durante la fase acuta si riducono i livelli serici della T3 e dell'fT3 a favore di un aumento di quelli della reverse T3, ma si riducono anche quelli della T4 e della TBG; il TSH invece - almeno nelle fasi iniziali della malattia - può aumentare; queste alterazioni sono peraltro reversibili con la scomparsa dell'acuzie durante la fase di cronicizzazione si mantengono ridotti i livelli degli ormoni tiroidei e si associa una riduzione anche di quelli del TSH. Alla base di queste modificazioni vi sono le alterazioni indotte dalla "malattia" sulla omeostasi dell'asse ipotalamo-ipofiso-ghiandolare mediate da quelle sulle desiodasi e quindi sul metabolismo tissutale degli ormoni tiroidei, sul loro uptake tissutale e sui loro recettori cellulari. Di particolare importanza anche l'effetto dei farmaci utilizzati nei pazienti "critici" (vedi tabella)  che possono ampiamente concorrere ad amplificare le modificazioni metaboliche sopra descritte. Queste modificazioni del metabolismo periferico degli ormoni tiroidei devono tuttavia essere interpretate come un meccanismo adattativo di tipo benefico e come tali non devono essere trattate. Vi sono tuttavia alcuni studi, peraltro molto limitati come numerosità della casistica, che riportano esperienze positive nell'utilizzo del trattamento sostitutivo (specie con la T3) nei pazienti in Unità di Terapia Intensiva dopo interventi di cardiochirurgia. Un futuro filone di ricerca sarà quello di valutare la risposta clinica dei pazienti con sindrome da bassa T3 ad un trattamento con i peptidi ipotalamici (TRH) a rilascio prolungato. 

Mebis L et al. Thyroid axis function and dysfunction in critical illness. Best Practice & Research Clinical Endocrinology & Metabolism 2011; 25: 745-757 

Le disfunzioni subcliniche della tiroide rappresentano sempre una necessità terapeutica?

Un articolo recentemente pubblicato sull'European Journal of Endocrinology ha affrontato l'annoso e non ancora risolto problema della reale influenza che una condizione di ipo- od iper-tiroidismo "lieve" o subclinico (normalità dei livelli di ormoni tiroidei a fronte di una elevazione o dell'azzeramento di quelli del TSH) possa avere su diverse variabili cliniche, mortalità compresa. Alcuni AA olandesi hanno selezionato un campione di oltre 1.200 soggetti di età superiore ai 65 anni e li hanno seguiti per poco più di 10 anni allo scopo di verificare se fra coloro che erano classificabili come ipotiroidei od ipertiroidei "lievi" o subclinici vi fosse una maggiore incidenza di mortalità, di depressione o di declino fisico e/o mentale. In questa popolazione, il 5.3% dei soggetti è risultato avere un ipotiroidismo subclinico ed il 2.8% un ipertiroidismo subclinico. Tanto l'una quanta l'altra condizione disfunzionale tiroidea non sono risultate essere associate ad un aumentato rischio di morte per tutte le cause (hazard ratio 0.89, 95% CI 0.59-1.35 e 0.69, 95% CI 0.40-1.20, rispettivamente per le due condizioni). Anche le funzioni cognitive, il declino fisico o mentale e la depressione non sono risultate essere condizionate né dall'ipo- né dall'iper-tiroidismo "lieve" o subclinico. Anzi, un po' a sorpresa, i soggetti con ipotiroidismo "lieve" o subclinico hanno riportato una minor limitazione dell'attività fisica (odds ratio 0.44, IC 95% 0.22-0.86). Tali risultati pongono quindi degli interrogativi sulla reale necessità di un trattamento generalizzato e non individualizzato di queste particolari disfunzioni tiroidee. 

De Jongh R et al. Endogenous subclinical thyroid disorders, physical and cognitive function, depression and mortality in older individuals. Eur J Endocrinol 2011; first published on Jul 18. doi:10.1530/EJE-11-0430

Terapia sostitutiva tiroidea: efficacia ridotta dal sale iodato

La fortificazione del sale con iodio per prevenire i disordini da deficienza del micronutriente potrebbe aumentare i tassi di ipotiroidismo; è quindi necessario usare cautela nell'adottare questa strategia su larga scala. L'indicazione emerge da una ricerca danese, paese nel quale la iodizzazione del sale si è diffusa a partire dal 1998 per sopperire alle carenze tipiche di quella popolazione scandinava. Lo studio, condotto da Charlotte Cerqueira dell'ospedale universitario di Glostrup e colleghi, si è posto l'obiettivo di verificare quale fosse stato, tra il 1995 e il 2009, l'effetto dell'aumento dell'introito di iodio sull'uso incidente di terapia sostitutiva tiroidea (levotiroxina) per il trattamento dell'ipotiroidismo. Dallo studio sono stati esclusi i pazienti sottoposti in precedenza a chirurgia della tiroide. Nel periodo prescelto sono stati conteggiati 71.565 pazienti che assumevano levotiroxina. Il tasso di incidenza è aumentato del 75% nelle aree in cui la carenza di iodio era moderata (72,2 utilizzatori incidenti ogni 100mila anni/persona nel 1997 fino a 126,6 nel 2008) e dell'87% nelle zone in cui la carenza era lieve (86,9-162,9). Previa stratificazione in base a sesso e gruppo di età (0-39, 40-64, 65+), si è notato che l'aumento relativo maggiore aveva interessato le donne di età più giovane, con percentuali più che doppie. La spiegazione di questo incremento potrebbe risiedere in un ipotiroidismo indotto da iodio, sebbene anche un'attività diagnostica maggiore in relazione alle disfunzioni tiroidee e il trattamento intensificato dell'ipotiroidismo subclinico potrebbero giocare un ruolo. Eur J Epidemiol, 2011 Jun 10.
Il selenio rallenta la progressione dell'orbitopatia di Graves

Nei pazienti con orbitopatia di Graves di grado lieve, la somministrazione di selenio migliora significativamente la qualità di vita, riduce il coinvolgimento oculare e rallenta la progressione della malattia. Lo dimostrano i risultati di un trial randomizzato, placebo-controllato e in doppio cieco, condotto da un gruppo europeo coordinato da Claudio Marcocci, del dipartimento di Endocrinologia e metabolismo dell'università di Pisa. Tenendo conto che i radicali liberi dell'ossigeno e le citochine giocano un ruolo nella patogenesi dell'orbitopatia di Graves, i ricercatori hanno voluto verificare l'effetto  esercitato dal selenio (agente antiossidante) o dalla pentossifillina (sostanza antinfiammatoria) in 159 pazienti affetti dalla patologia. I partecipanti hanno ricevuto selenio (100 microgrammi due volte al giorno), pentossifillina (600 mg due volte al giorno) o placebo (due volte al giorno) per os per 6 mesi, e sono stati quindi seguiti per 6 mesi dopo il termine del trattamento. Gli outcome primari a 6 mesi sono stati valutati tramite un esame oculistico generale, operato da un oftalmologo non al corrente del trattamento assegnato, e da un questionario sulla qualità di vita specifico per orbitopatia di Graves, compilato dal paziente. Gli outcome secondari sono stati valutati mediante Clinical activity score e un punteggio per la diplopia. Alla valutazione dopo 6 mesi, il trattamento con selenio - ma non quello con pentossifillina - è risultato associato a una migliore qualità di vita, a un minore coinvolgimento dell'occhio e ha rallentato la progressione dell'orbitopatia rispetto al placebo. Il Clinical activity score è diminuito in tutti i gruppi, ma il cambiamento è stato significativamente maggiore nei pazienti trattati con selenio. Valutazioni esplorative a 12 mesi hanno confermato i risultati visti dopo 6 mesi. Infine, non si sono evidenziati eventi avversi con l'uso di selenio, mentre la somministrazione di pentossifillina è risultata associata a frequenti problemi gastrointestinali.

N Engl J Med, 2011; 364:1920-31
 

Prescrizione appropriata dei tests tireofunzionali nei pazienti ricoverati per patologie acute: importanza degli audit
L'interpretazione dei tests funzionali tiroidei nei pazienti ricoverati per patologie acute non è sempre agevole. La "malattia" può infatti di per sè indurre modificazioni metaboliche che possono riflettersi sui risultati laboratoristici, senza tuttavia che tali alterazioni siano in realtà espressione di una vera disfunzione ghiandolare.
Alcuni colleghi inglesi - della Section of Diabetes and Endocrinology del Department of Medicine del Caerphilly Miners' Hospital di Caerphilly - si sono posti il problema ed hanno approntato una analisi retrospettiva per valutare la frequenza, l'utilità ed i costi dei test tireofunzionali effettuati sui pazienti ricoverati nel loro ospedale per patologie acute. Da una prima valutazione dei dati hanno rilevato che in oltre il 50% dei pazienti ricoverati sono stati prescritti tests tireofunzionali. Solo nel 43.9% dei casi l'indicazione all'esame era appropriata. Le alterazioni più frequentemente riscontrate riguardavano l'fT4 ed il TSH; quest'ultimo in più del 50% dei soggetti testati risultava abbassato nonostante la normalità dei valori della fT4. A seguito di questa prima fase analitica, sono stati condotti audit clinici durante i quali è stata discussa - con riferimento alle più recenti Linee Guida - l'appropriatezza prescrittiva dei tests e la loro interpretazione. Successivamente è stata di nuovo effettuata una indagine retrospettiva per valutare se l'intervento educazionale avesse modificato i comportamenti prescrittivi. I risultati emersi hanno in modo inequivocabile dimostrato l'utilità degli audit. Infatti dopo la loro effettuazione si è assistito ad una riduzione del 21,7% delle richieste dei tests tireofunzionali e vi è stata una maggiore percentuale di appropriatezza prescrittiva, passata dal 43,9 % della prima indagine al 73,7%, e con una migliore identificazione di reali disfunzioni ghiandolari confermate da un significativo aumento di riscontro di alterazioni del TSH. Il tutto si è tradotto in un più efficace ed appropriato intervento terapeutico e di follow-up ed un risparmio dei costi sostenuti. Gli AA concludono con un consiglio pratico: nei pazienti ricoverati per patologie acute la appropriatezza della richiesta di indagini tireofunzionali è tale solo per quelli che abbiano avuto precedenti malattie della tiroide, che presentino caratteristiche cliniche e fattori di rischio per queste malattie, che utilizzino farmaci potenzialmente interferenti con la funzione tiroidea o che abbiano tachiaritmie "inspiegabili".

Adlan MA. Targeted Thyroid Testing In Acute Illness - Achieving Success through Audit. J Endocrinol Invest 2011, Jan 26 

 

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