|
 |
| C'ERA UNA VOLTA A VISCIANO:Mariuccia...'a cazettara
Era costei una donna alta e magra, di un’età indefinibile, tanto che, per anni ed anni, era rimasta uguale a se stessa.
Una maschera fissa, per la quale gli attributi di bella o brutta, giovane o vecchia, non avrebbero avuto alcun significato.
Lei era Mariuccia ‘a cazettara e basta: non una persona, ma un personaggio, non aveva forma, era forma.
Non era di Visciano, cioè lo era, ma non vi era nata, né vi abitava.
Ci stava, però, dalla mattina alla sera e ancor ci sta e ancor si aggira come un’ombra tra vicoli e vicoletti con l’immancabile "spasella" sulla testa.
Eppure sono già passati tanti anni da quando è volata al cielo, per proporre anche a quelli di lassù, con l’affabilità, la simpatia e la spontaneità, che le erano proprie, la sua mercanzia, la sua roba vecchia.
A chi guarda in giro con gli occhi della memoria, che poi sono gli stessi di quelli della storia, non può sfuggire di vederla ancora col passo silenzioso, ma lesto e deciso, come se fosse diretta sempre a qualche appuntamento importante.
Tutte le mattine veniva da Comiziano, dove probabilmente era nata e risiedeva.
Finché fu autonoma negli spostamenti, servendosi delle proprie gambe, arrivava puntualmente prima che l’alba si levasse.
Quando cominciò ad essere soggetta al passaggio e successivamente ai figli - tutti dottori amava ricordare con vanto - i quali l’accompagnavano in macchina, arrivava un po’ più tardi, ma mai dopo le sette.
A quell’ora, d’inverno, sul fuoco di quasi tutti i caminetti viscianesi bollivano grosse pentole di rame con dentro le patate per il pasto dei maiali.
Mangiarne qualcuna calda calda riscaldava mani, gola e stomaco più e meglio di qualsiasi latte e miele.
Per chi poi come lei aveva fatta una levataccia e aveva preso un bel po’ di freddo sulla "vianova" era proprio quello che ci voleva.
Che cosa fosse capace Mariuccia di stivare in quella "spasella"solo Dio lo sa: pantaloni, giacchette, camicie, calze, gonnelle, maglie, magliette, mantesini e anche cappotti, se richiesti.
Insomma un banco intero di uno straccivendolo non avrebbe potuto contenere tutto quanto era ammassato in quella magica spasella.
…Mariuccia ha vestito mezza Visciano, maschi e femmine, piccoli e grandi, poveri e anche qualche ricco.
Si tirava sul prezzo fino talvolta a dimezzarlo rispetto alla richiesta, ma mai che ella avesse lasciato una casa, perché il suo servizio era oltretutto a domicilio, senza vendere il pezzo richiesto.
Ci si accordava sempre.
Che si avessero o no i soldi, questa era questione davvero irrilevante: "se ne parla n’ata vota" amava dire con quella naturalezza, che evitava imbarazzi.
Di lei si potrebbero raccontare mille storie particolari e sarebbero tutte egualmente interessanti perché vere e cariche di umanità.
E chissà che prima o poi non lo si possa anche fare.
Per ora sarà sufficiente aggiungere che, per averla direttamente conosciuta, e per una nostra visione popolare della storia, cioè dei fatti e delle cose piccole e grandi, ci è parso doveroso dedicarle questo sommario ricordo, rammaricandoci di non averlo potuto fare, a causa di rigidi vincoli editoriali, per tanti altri "forestieri", che lo avrebbero altrettanto meritato per come seppero amare la nostra comunità e rapportarsi con essa.
(da "Abbecedario viscianese" di D.Montanaro e A.La Manna,Longobardi ed.,2002) |
|
| Civiltà contadina:" 'a fatta 'e pane"
Fatta ‘e pane:
Un forno di pane fatto in casa.
Quando le preoccupazioni di ingrassare erano praticamente inesistenti e il pane regnava incontrastato nell’alimentazione della famiglia contadina, una volta a settimana se ne faceva una "fatta".
Massimo 25 pezzi da un chilogrammo e mezzo, di cui qualcuno veniva regalato, qualche altro prestato o restituito (prestà e turnà’o paniello), 2 o 3 tagliati per fare i “mascuotti” e rimanenti divorati, a volte, in meno di una settimana. Il consumo aumentava ordinariamente nel caso di famiglia numerosa ed eccezionalmente nei periodi dell’anno legati a lavori particolarmente impegnativi nei campi (zapparia, semmena e annata) e anche durante le feste.
Se il forno era in comune, e tale era nella maggior parte dei casi, bisognava preventivamente mettersi d’accordo sul suo uso.
L’etica del risparmio propria della civiltà contadina portava le massaie ad usarlo alternativamente, quand’era possibile, mentre era ancora caldo: si consumavano meno fascine e il forno si faceva meglio, cioè veniva più facilmente portato alla giusta temperatura. Lunga e laboriosa era la preparazione della pasta.
Si cominciava solitamente di mattina presto col cernere la farina nella madre (madia).
Le massaie, fazzoletto rigorosamente in testa, per evitare che i capelli si imbiancassero, e mantesino (ante sinum) obbligatoriamente davanti per evitare che i vestiti si sporcassero, maneggiavano con abilità e maestria la seta (il setaccio) facendola oscillare quasi fosse un tamburo.
Finita questa operazione, al centro del monticello di farina veniva aperto un buco e collocato ‘a mamma d’’o crisceto, che si impastava insieme a 4 o 5 chilogrammi di farina.
Questa costituiva la prima fase dell’operazione, cosiddetta del crisceto.
A distanza di dodici ore, quando ‘a mamma d’’o crisceto era diventata un crisceto molto più grande e sufficiente a lievitare l’intera fatta di pane, si impastava la rimanente parte della farina, usando acqua calda d’inverno e fredda d’estate.
Quindi si confezionavano i pezzi di pane (‘e palate e ‘e panielle) si sistemavano nelle taòte (casse) e vi si lasciavano, ancora per una decina di ore, a crescere.
Quest’ultima fase era la più delicata, perché bisognava stare attenti a che la pasta non screscesse, che cioè non andasse al di fuori della normale crescita, perché in questo malaugurato caso il pane veniva gnummato (schiacciato).
Ecco perché non di rado bisognava alzarsi più di una volta di notte per controllare.
Ultima e non meno delicata operazione era quella della cottura.
Se il forno veniva fiacco o forte si rovinava praticamente tutto.
Qui l’esperienza diventava davvero determinante.
Ogni massaia aveva un suo modo particolarissimo di leggere e di capire il forno.
Questo o quel mattone, questo o quell’angolo, questa o quella fessura, quando assumevano un particolare colore sotto l’effetto del calore prodotto dalle fiamme delle fascine, costituivano il segnale che il forno era pronto.
La complessa operazione richiedeva, come ogni aspetto della cultura contadina, un dosato incrocio tra l’opera umana e la volontà superiore.
A nulla poteva valere la fatica profusa e le abilità maturate dopo varie esperienze, se non fossero stati invocati i Numi Tutelari del Pane.
Alla chiusura del forno, infatti, la massaia, oltre a tracciare sulla bocca del forno il segno di croce declamava la formula propiziatoria:
Crisci Furno,Crisci Munno,Cresce ‘o Pane ‘e tutto ‘o Munno…
A nuje nun ce adda manca’ e all’ate l’ adda superchia’…
Il tempo di cottura oscillava tra le due e le tre ore.
Sfornato il pane veniva lasciato ancora per qualche ora nelle taòte pe’ sventa’ (sventare, raffreddare) dopodiché veniva sistemato nella madia e opportunamente coperto, oppure in un apposito cassone.
Ancora oggi un pezzo di pane paesano ben cotto è quanto di più gustoso e genuino ci possa essere.
(da "Abbecedario viscianese"di D.Montanaro e A.La Manna,ed.Eidos-Longobardi,2002) |
|
| Visciano di una volta:il Cinema Brio
Quando Visciano e i viscianesi erano soggetti, in generale, a Nola e, per alcuni servizi a Marzano, potevano vantarsi, almeno, di avere uno spazio bene attrezzato per il loro tempo libero e i loro svaghi .
Quando le nobili, antiche nove muse sonnecchiavano sul Greco Parnaso incuranti del natio borgo selvaggio, la Decima Musa, a Visciano, era a portata di… popolo.
I loisirs, come oggi si dice, a Visciano era tutto in quella grande sala di tufo dove, nei giorni feriali, con venticinque lire si poteva assistere a due film e, la domenica e in alcune circostanze particolari, con una cinquantina di lire, anche a spettacoli di compagnie teatrali e a qualche proiezione di terza, quarta visione.
Con la pellicola che viaggiava da Cimitile a Visciano - proprio come in Nuovo Cinema Paradiso - e talvolta non arrivava in tempo.
E così si scendeva al Vittoria, all’Umberto, al Bellini o al Savoia di Nola solo per le prime visioni.
Ma il Cinema Brio era un’altra cosa.
Quale altra sala poteva regalarti il fiero, orgoglioso e spesso infuriato cipiglio di Sapatiello d’’o Cinema, uomo ingegnoso e lungimirante , che non si capacitava del fatto che i suoi compaesani non riuscivano ad essere, nonostante gli anni, dei buoni e urbani spettatori?
E dove altro mai, quando la vecchia macchina incespicava, rallentando le immagini dei cavalli alla carica, dove altro mai avresti potuto sentire l’imperiosa voce del maresciallo intimare alla paziente consorte: ”Oi Ro’ ammenaccia ‘e cavalle!”
In quale altro ambiente le vicende si sarebbero potute trasferire dalla celluloide alla sala, con il paradossale e immediato realismo che, dalla finzione alimentata dal timido e ronzante fiotto di luce della macchina, costruiva scene vere di lacrimevoli commozioni, rumorosi compiacimenti, veementi discussioni e persino svenevoli abbandoni?
Carosello Napoletano, Catene, La Tunica, I figli di nessuno, La cieca di Sorrento, Riso amaro, Seminole, I quattro moschettieri, Scaramouche, Non c’è pace tra gli ulivi, Napoli città canora suscitavano poi prolungate discussioni per istrada, in Piazza, nelle botteghe.
Il Cinema parlava agli altri e gli altri parlavano di lui: il tutto fermentava in una piccola comunità dove i sentimenti erano a portata di …cuore e il Cinema svolgeva un’importante funzione sociale.
Cinema Brio: luogo dei primi ammiccamenti sentimentali, delle prime conoscenze, ma anche luogo in cui una comunità si riuniva e, insieme, osservava e commentava, uscendo al di fuori dei propri ristretti confini culturali…
Una bella finestra aperta sul mondo negli anni cinquanta e sessanta che faceva entrare aria pulita in paese e slargava profondissimi orizzonti…
Poi venne la Cattiva Maestra Televisione ad inquinare e ad appiattire…
E il terremoto fece il resto.
(da Abbecedario Viscianese,di D.Montanaroe A.La Manna,ED. Eidos-Longobardi,2002) |
|
|
 |
 |
| "Al suo fervido entusiasmo per la terra natale e delle sue capacità di ricercatore e scrittore a cui va la riconoscenza di ogni Viscianese" |
|
| CURRICULUM VITAE DI FIORAVANTE MEO
Fioravante Meo,nato a Visciano (Na) il 01 aprile 1927 dove attualmente risiede in Parco Giordano Bruno, 22.Tel 081/8299561-Cell.3388507740.Ha vissuto per oltre 50 anni in Torre Annunziata,sua città di lavoro in qualità di Insegnante elementare di ruolo; in seguito,per impegni extrascolastici,comandato quale Coordinatore amministrativo nel 3° circolo di quella città e collocato in quiescenza dal 1992.Coniugato con l’ins,Margherita Matrone da cui ha avuto cinque figlie.Il Consiglio Comunale di Torre Annunziata,dopo il collocamento in quiescenza,gli ha attribuito la Cittadinanza onoraria.Proviene da famiglia contadina e si è affermato svolgendo multiforme attività in campo scolastico,politico e sindacale.
Per l’attività pubblicistica, letteraria e poetica,oltre a numerosi riconoscimenti,è stato insignito per ben cinque volte del Premio della cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Giornalista-Pubblicista,Direttore responsabile di:
-Campania scolastica –Notiziario per la Scuola Media,elementare e materna.
-Promozione Sud-Periodico di Opinione e di informazione culturale e politica.
-Radio Carpine Visciano.
Collabora o ha collaborato a:
-Avvenire (Quotidiano cattolico) per la pagina del Periodico della Diocesi di Nola “La Campana”.
-“In Dialogo” –Periodico della diocesi di Nola.
-“La Voce della Provincia” –Periodico di Torre Annunziata.
-“L’eco del Popolo” –Periodico di Salerno.
-“Rinascita Artistica” –Rivista di arte e cultura (Napoli).
-“Controvento” –Rivista di arte e cultura Alanno (PE).
-“La Follia” –Periodico di New York.
-“Hyria” –Rivista di cultura,fondata da Aristide La Rocca-Nola.
-“Il Meridiano” –Periodico dell’area nolana e della bassa Irpinia.
-“Redenzione” –Mensile Mariano della Piccola Opera della Redenzione.
Incarichi politico-amministrativi:
-Consigliere Comunale a Torre Annunziata-dal 1962 al 1966 :Assessore alla P.I.
-Presidente dell’E.C.A. a Torre Annunziata (Ex Ente Comunale di Assistenza)-dal 1967 al 1971.
-Consigliere di Amministrazione Ospedale “A.Maresca” di Torre del Greco.-dal 1963 al 1972.
-Consigliere Comunale a Torre Annunziata –dal 1971 al 1976.
-Componente del Comitato di gestione-U.S.L.34-dal 1980 al 1987.
-DIRIGENTE SINDACALE CISL Scuola(Provinciale,regionale e Nazionale) dagli anni ’60 agli anni ’90.
PUBBLICAZIONI
Narrativa:
1. Il piccolo garibaldino-Ed.Rinascita artistica-Napoli 1961.
2. I ragazzi di via Nardones (nelle quattro giornate di Napoli)-Ed.LER(Libreria Editrice Redenzione)Napoli-Roma,1966 II^ Edizione Ed.Antonio Melito-Avellino,1986.
3. Quando eravamo gente povera(Lettere di uno sfollato,Roma1943-’44) Ed.Marotta e Cafiero-Napoli 2001.
4. Il Pappataci (avventure di un dìttero in mezzo agli uomini)-Ed.LER-Napoli-Roma,2002.
5. Visciano (I racconti attorno allo “spuoglio”)-Collana Cinque Effe,Visciano 2004.
6. Racconti vari pubblicati in Riviste e Periodici.
Storiografia locale:
1. Oplonti (all’ombra del Vesuvio)-Ricerca archeologica-Ed.LER,Napoli-Roma,1973.
2. Torre Annunziata (Cartoline e vecchie foto)Ed.D’Amelio-Torre Ann/ta,1988 (con altri).
3. Torre Annunziata-Immagini Uomini Fatti- Ed.D’Amelio-Torre Ann/ta,1997.
4. Torre Annunziata Oplonti (dalle origini ai giorni nostri)Ed.Libreria Rosati Torre Ann/ta,Napoli 995(con S.Russo).
5. Torre Annunziata:La Parrocchia dell’Immacolata Concezzione-1992(con S.Russo).
6. Trecase (all’ombra del Vesuvio)- Collana Cinque Effe, Torre Ann/ta,1998.
7. Visciano:storia leggenda folklore- Ed.LER-Napoli-Roma,1979.
8. Visciano: folklore e tradizioni-Ed.Radio Carpine Visciano,1985.
9. Visciano (ambiguità sessuali)-Collana Cinque Effe,1985.
10. Visciano (paese in cammino….) Ed.Radio Carpine Visciano,1999.
11. La “Fede” sopra un carro (Canzoni,Autori,Comitati Festa a Visciano)Ed.Comitato festa 2000.
12. La culla di un sognio,Visciano e la Piccola Opera della Redenzione dal 1943 ad oggi-Ed.LER,Napoli-Roma,1993(con D.Montanaro e A.La Manna)
13. La Piccola Opera della Redenzione,nella luce del terzo millennio- Ed.LER,Napoli-Roma,1998.
14. Il Presepe vivente a Visciano (con altri autori) A cura dell’Amministrazione comunale,2006.
15,Il Santuario-Basilica e la Consolatrice del Carpinello in Visciano, (Storia-guida-devozione)
__________________________________
BIOGRAFIE
1. Madre Anna Vitello.Storia di un Anima consacrata- Ed.Radio Carpine Visciano,2005.
2. Padre Arturo D’Onofrio,Apostolo della gioventù-Ed.Associazione ex allievi di Padre Arturo-Visciano,2007.
TEATRO
1. L’Ora di Maria (Rappresentazione scenica – in due tempi-del ritrovamento della Madonna del Carpinello in Visciano)- Ed.LER,Napoli-Roma,1986.
2. La “Fede” sopra un carro- (Rappresentazione in tre atti e un epilogo del Carro votivo in onore della Consolatrice del Carpinello)-Ed.Radio Carpine Visciano,2005.
3. Il ritorno dell’Emigrante(Rappresentazione scenica in tre atti e un epilogo)-Ed.Radio Carpine Visciano,2006.
4. L’ultimo rifugio di Ettore Majorana (libro-inchiesta)-Ed.Tullio Pironti-Napoli,2008.
POESIA
1. Nu Raggio ‘e sole (poesia in lingua napoletana)Ed.La Moderna stampa, Torre Annunziata,1969.
2. Vento del Sud-Editore Morano,Napoli,1976.
3. Frammenti d’amore di rabbia e di speranza-Ed. LER,Napoli-Roma,1984.
4. Canterò al mattino- Ed.D’Amelio,Torre Annunziata,1995.
5. Poesie d’amore-(Sonetti e Liriche di Poeti italiani,dal 1200 ad oggi)-Ed.Libreria Rosati Torre Annunziata,1997.
Tel 081/8299561-Cell.3388507740----------------------------------------------------------------
Visciano,2008 |
|
|