CHI SONO
CHI SONO


Il mio nome è Salvatore Montanaro,ho 49 anni, dipendente FIAT GROUP AUTOMOBILES, sposato, con due figli.

Non sono bravo a parlare di me o ad inventare parole che spiegano
chi sono ,chi sono dipende da chi e quando me lo chiede.
Il mio intento principale è quello di mettere a vostra disposizione
materiale utile no-profit ( foto, testi, utilità, curiosità, ricette, commenti ecc.) affinché
possiate avere un punto di riferimento è di immagine del nostro
paese.
La passione che nutro per la fotografia digitale e l’informatica,non
conosce ne limiti ne confini .Per questo motivo è nata l'idea di realizzare un sito internet e rendermi
partecipe quando più possibile

Questo è il mio piccolo sito
Spero che troverete qualcosa che vi interessa.
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Salvatore Montanaro
SALVATORE MONTANARO
"TURISMO A VISCIANO"
ITALIATUA.IT
fonte by Salvatore Montanaro
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NUOVO SITO IN COSTRUZIONE
DI Salvatore Montanaro
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ALBUM FOTOGRAFICI -(con oltre 16.500 foto )
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"E CERASE DI VISCIANO
LE CILIEGIE DI VISCIANO

Pochi anni fa a Visciano esisteva una ricca produzione di ciliegie,che arrivava sulle tavole dei centri piu 'importanti della Campania .Proprio per la configurazione collinare a conca ,dove le terrazze degradono verso l'alto,offriva a questo albero il terreno è l'esposizione più adatta,conferendogli fascino e bellezza,dalla fioritura alla raccolta, oggi oramai si coltivano centinaia di varietà diverse,comunque divise in due grandi categorie:le tenerine e le duracine .
Nel nostro paese,attraverso selezioni e incroci naturali si sono affermate delle varietà di ottima ed esclusiva qualità, conservando ognuna caratteristiche di consistenza colore e gusto diverso.Le più conosciute di maggiore e più facile commercializazione sono:la Cervone,la Spernocchia,la Casertana,la Donna Luisa, la Tosta di Mugnano,della Ferrovia,del Monte, del Prete,le Sbarbate, le Acquaiole, le Muzzucate, le Cambogliane, della Valle, ecc.
Accanto a queste varietà affermate,oltre per il gusto ci sono le caratteristiche organolettiche e merceologiche richieste dal mercato, a Visciano resiste ancora qualche albero di tenerine ,note come<molle di Mugnano>dal colore scuro,dolce e morbida,purtroppo la delicatezza della sua polpa rendono difficile qualsiasi tipo di commercializazione,per cui rimane una prelibatezza riservata ai possessori dell'antico albero.
Visciano offre a questi alberi siti di terreno e l'ambiente più idoneo a produrre frutti dolci,compatti dal colore brillante e di lunga conservazione.
Sul mercato circolano ma non è presente con la sua denominazione di origine che ne assicura la qualità è ne determina il prezzo.
Pochi anni fa la fiorente civiltà contadina di Visciano ha prodotto quantità di ciliegie considerevoli, è stato uno tra i primi produttori d’Italia,metà dell’economia dei contadini era regolata dalla
stagionabilità dei cicli di lavorazione dei prodotti della terra.
A Visciano non c’è stato mai nessuno che creasse una cooperativa a marchio dop e razionalizzare l’intero ciclo della produzione al consumo.
Bisogna uscire dalla logica del contadino-produttore che segue il suo piccolo fondo, fino alla raccolta a proprie spese e poi affida la commercializzazione ad altri ,c’è stato sempre poco guadagno da parte del contadino chi ci guadagnava era il commerciante, per quest’ultimo motivo la produzione di ciliegie nel corso di questi anni è calata vertiginosamente al punto di un consumo familiare.
Se ci sarebbe stato un guadagno maggiore ogni produttore si sarebbe adeguato a impianti
Moderni di sistema di produzione.
--------------------------------------------------------------------------------------------- a cura di Salvatore Montanaro
ALCUNI PIATTI TIPICI VISCIANESI

Per anni la fiorente civiltà contadina di Visciano, ha prodotto quantità
rinomate di nocciole, noci, ciliegie, ulive, uva, ortaggi, ottimi fagioli,
( zurfariello )che rischia l’estensione,patate dalla pasta compatta,
percoche dal sapore unico, vino da pasto dal vitigno (fragola, piedepalummo, strepparossa ).
Tutta l’economia dei contadini è la sopravvivenza era regolata dai prodotti che la terra offriva. Molte tradizioni con il passar degli anni ,
resistano ancora intatte,i piatti tipici che conservano il fascino ed i
profumi di un tempo, la fraganza delle famose ( percoche ), l’allegro
colore rubino del suo vinello, sono pagine in cui si legge la storia di una civiltà per molti versi conservata con discreta gelosia.
Basta entrare nel cuore dei piatti tipici più noti del posto per scoprire il fascino, la genuinità e le sue caratteristiche di unicità.
Dal ricco menù ci piace ricordare (strangulaprièvete:classici gnocchi paesani,fatti con acqua e farina-pasta arrotondata e fatta a pezzi ), braciole di cotica ,piatto principe simbolo di festa,che merita una pagina di letteratura gastronomica. Nella civiltà contadina era usanza
crescere galline, vitelli, maiali, e far provviste per l’inverno di salami,
pancette, lardo, stutto,ecc. Fave con pancetta di maiale stesa fatta a cubettini, soffritto di maiale, tracchiulèlle, ( resti delle costolette di maiale) fritte con patate e peperoni nella tiella nera e bruciacchiata costituiscono un gustosissimo e ipercalorico piatto invernale.
Suffritto (soffritto),polmone di maiale o di mucca tagliato a pezzettini,prima fritto e poi cotto in umido, un tempo tipico piatto delle
vecchie cantine e delle famiglie più povere, oggi questa pietanza è stata
rilanciata di nuovo nell’ambito gastronomico. C’è la pizza di granoturco è un piatto a cui non si può rinunciare, un’altra prelibatezza è la zuppa di fagioli secchi con cotica adagiata su un letto di “mascùtti” ( grossa fetta di pane biscottata), pane duro bagnato nel sugo dei fagioli secchi bolliti con aglio, olio dìoliva delle colline viscianesi ed aromatizzato con origano selvatico dei nostri boschi.
Si può continuare ancora per molto,perché la sapiente cucina locale ha saputo combinare ed utilizzare al meglio i prodotti della terra,resi esclusivi dalla tipicità del sito.
--------------------------------------------------------- a cura di Salvatore Montanaro
IL CERASIUM DEGLI ORTI DI LUCULLO
Fu lui a portare a Napoli il frutto scoperto in una città del Mar Nero
Tra i primi che vanta Napoli c’è anche quello di essere stata la prima terra italiana dove fu messo a dimora il ciliegio. Lucullo,grande generale oltre che gaudente , era ricchissimo e con l’ingente patrimonio accumulato grazie alle numerose spedizioni vittoriose aveva costruito una grande e splendita villa nel sito più bello di Napoli. I suoi giardini erano immensi e si estendevano lungo tutta la costa dall’attuale piazza dei martiri fino all’isolotto di Megaride, dove oggi è il Castel dell’Ovo, ed il Borgo Marinari. Durante la lunga campagna sul Mar Nero, nella quale sconfisse Mitridate (73 a.C.),vide e assaggiò le ciliegie a Kerasunde,città del Ponto,
ne rimase conquistato dal sapore e dall’aspetto, e ne importò diversi alberi in Italia per piantarli nei suoi orti di Napoli.
Sembra sia stato proprio lui a chiamare questo frutto <<cerasium>> dal nome della città dove lo aveva conosciuto.La notizia è riportata in quel pozzoo senza fine che è la Naturalis Historia di Plinio, na le cose non sono mai così semplici quando sono lontane.
Ateneo infatti nel secondo libro dei<<Sofisti a banchetto>> cita un passo del <<Trattato delle piante>>di Teofrasto (IV sec.a.C) dove sembrerebbe descritta in modo inequivocabile la pianta e il frutto del ciliegio. Nello stesso testo viene citato anche il giudizio di Difilos di Sifnos ( II sec.a.C) noto igienista greco,che già aveva intuito le proprietà diuretiche e rinfrescanti delle ciliegie. In realtà le due affermazioni non sono in antitesi in quanto anche se le ciliegie erano note in Grecia sin dall’epoca di Teofasto, per il suolo italico la paternità di Lucullo non può essere messa in discussione.
Iniziando da quelle prime piante i Romani seppero rapidamente migliorare le varietà di ciliegie e ne moltiplicarono le specie ,rosse, nere, bicolore, diffondendole in tutta la penisola e nel resto dell’Europa. I botanici moderni per conciliare le due versioni, senza confutare né l’una né l’altra, hanno identificato nei frutti di Difilos
Le ciliegie dolci e duracine, mentre quelli di Lucullo, provenienti dagli alberi di Kersunde, sarebbero le amarene più aspreed acidule.
Alla fine del Medioevo le ciliegie entrarono veramentenell’uso comune, raccomandate dalla scienza medica come ottimo diuretico.
Un versetto della scuola Salernitana affermava:<<Ciliegia, amabile frutto, quali vantaggi ci procuri !Lusinghi il nostro palato, purifichi i nostri umori, fai scorrere nel nostro corpo un sangue nuovo.E per i calcolosi, hai in serbo il tuo nocciolo>>.
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