I BERLUSCHINI

La profezia de "Il Caimano" si sta avverando o la politica sta cambiando ed i vetero-comunisti ed i nostalgici faticano a rendersene conto?

Chi ha visto il film di Nanni Moretti “Il Caimano” ricorderà la scena finale. Quella di un Nanni Moretti - Berlusconi che mentre abbandonava l’aula del tribunale in cui era stato processato poco prima, si lasciava dietro un’autentica rivolta con incendi annessi. Molti si sono interrogati sul significato di quella scena. La metafora che lo stesso Moretti accreditava come vera, si riferiva alle macerie, non solo politiche, ma anche antropologiche, prodotte da cinque anni di governo Berlusconi. Quei cinque anni ci hanno modificato radicalmente, ci hanno cambiato l’anima lasciandoci dietro solo scorie, questo il suo pensiero.
In alte parole Moretti temeva che il berlusconismo si fosse spinto oltre i suoi naturali confini e che sarebbe sopravvissuto in quanto tale, facendo tranquillamente a meno di Berlusconi stesso.
Non vi nascondo che ho sempre mostrato una certa ritrosia ad accettare questa idea. Ho sempre pensato ad un’esagerazione, ad un’iperbole da intellettuali. Mi sono sbagliato, devo ricredermi, purtroppo il rischio esiste. Prendete ad esempio il Partito Democratico. E’ nato dalla fusione dei due maggiori partiti di centro-sinistra. Si prefigge di essere un partito nuovo, ma mi sto chiedendo ancora in cosa consista la sua novità. Da qualche giorno hanno eletto il loro nuovo segretario dopo aver costituito il direttivo di circolo ed esser passati per nuove primarie dopo quelle di Ottobre. Ma chi hanno eletto come segretario? Un operaio? Un impiegato del catasto? Uno del comune? Un medico ospedaliero o di famiglia? No. Nulla di tutto questo. Hanno eletto un giovane imprenditore, quasi che il giovane fungesse da attenuante per l’imprenditore. Con questo non voglio dire che ad un imprenditore, giovane o vecchio non importa, debba essere vietato occuparsi in maniera attiva di politica; voglio semplicemente dire che se un partito vuol trovare una sua collocazione a sinistra, forse, affidarsi a chi per lavoro ha un rapporto naturalmente conflittuale con chi vive di un salario o di uno stipendio, non è propriamente la scelta più popolare, o comunque destinata a rappresentare meglio le istanze di chi fatica ad arrivare a fine mese.
Quanto credito possa riscuotere presso gli strati più deboli della popolazione, che sono gli stessi che più degli altri soffrono di un deficit di rappresentanza, è tutto da verificare. Se poi qualcuno ha invocato la particolare attività svolta dal neo-segretario per farci sentire più sicuri perché gli imprenditori fanno dell’efficienza un bandiera, allora vuol dire che il berlusconismo da male contagioso è già diventato cronico.
Mi si obietterà che i miei sono discorsi da vetero-comunista, che non ho capito la grandiosa novità che alberga dietro il PD, il quale si propone come partito interclassista nel solco di quello che in passato è stata la DC. Non per niente anche Matteo Colaninno, giovane imprenditore anch’esso, è stato proposto come capolista del PD. In realtà c’è una differenza di ruoli tra il semplice consigliere o deputato e chi nel partito opera costantemente e con grandi responsabilità, condizionando, a volte se non spesso, le decisioni degli stessi eletti. Se l’operazione Colaninno faceva parte di un’operazione tranquillità in cui si voleva rendere più accettabile il volto del PD presso gli elettori più indecisi o più diffidenti, l’imprenditore che diventa segretario pone problemi di proporzioni più ampie. Sappiamo tutti che la politica necessita di risorse finanziarie così come tutti quanti noi abbiamo bisogno di alimentarci e di respirare per vivere. I finanziamenti arrivano dai deputati e dai senatori che lasciano parte del loro assegno al partito; arrivano dai rimborsi elettorali; arrivano dalle donazioni volontarie; arrivano dalle tessere. Ma non solo, arrivano anche da canali spesso non propriamente in linea con le leggi. Non mi riferisco ovviamente a proventi da attività illecite, ma anche a semplici finanziamenti impropri.
Affinché non si debordi nella crisi del sistema, rendendolo di fatto malato, il confine va tenuto ben saldo e fortificato. Ma quando si corre il rischio ed in alcuni casi siamo già oltre il rischio, che le forme improprie di finanziamento, e tra queste colloco anche l’eccessivo attivismo di qualche imprenditore, sono non marginali, ma essenziali per il mantenimento di una formazione politica, allora è necessario che qualche campanello d’allarme suoni e che chi ha la responsabilità politica di un partito corra ai ripari. La cosa si complica se l’autore dei finanziamenti anomali è anche il responsabile politico del partito. Ovviamente non posso sapere se tutto questo è già avvenuto nel nostro caso e se anche lo fosse non avrei le prove per dimostrarlo, anche se alcuni fatti, collocazioni di uomini in centri di responsabilità o giochi di potere, non fanno pensare bene, ma al contrario preoccupano. Così come preoccupa il velo di non detto che circonda certi eventi.
Un partito nuovo deve essere tale in tutte le sue manifestazioni, compresi gli organismi in cui si articola. La democrazia è soprattutto un fatto formale, pertanto le regole interne ed i controlli rivestono un carattere primario, non possono essere derubricati a fattori secondari.
Un partito che nasce già all’insegna di certi inquinamenti è come un neonato ammazzato in culla.


Sabino Saccinto

Pubblicato il 23.02.08 h 20:00

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