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Silvio e il garage Olimpo

Berlusconi non rinuncia mai alle sue uscite estemporanee condite da gaffe incredibili. Questa volta è toccato alla tragedia dei desaparecidos in cui sono state coinvolte anche famiglie italiane. Gaffeur involontario e impenitente o precisa strategia comunicativa?

Ennesima gaffe di Silvio. Questa volta l’ha fatta grossa con gli argentini, ma non solo, se è vero come è vero che nel dramma dei desaparecidos c’è qualcosa di universale. Mi meraviglia come a nessuno sia venuta l’idea di mandare a Silvio una copia del film “Garage Olimpo” di Bechis, forse guardandolo capirebbe che il giro in aereo degli oppositori politici del regime dei Generali, era solo l’ultimo atto di una persecuzione che iniziava molto prima, con gli arresti irregolari, la detenzione in strutture segrete (il Garage Olimpo) da parte di corpi speciali della polizia, le torture, le umiliazioni e poi il volo finale in mare dagli apparecchi.
Nell’Argentina della Giunta militare del Generale Videla non occorreva necessariamente essere oppositori riconosciuti per finire arrestati, né tanto meno ben connotati politicamente, si poteva finire tra le grinfie della polizia speciale anche solo tenendo atteggiamenti umanitari che facessero pensare ad una matrice ideologica sia pur vagamente di sinistra.
E tutto questo Silvio lo sa sicuramente, se non lo sa è un grandissimo incosciente, se fa finta di non saperlo è in incredibile malafede, anche perché il Nostro è stato tessera 1816 della P2, ovvero di quella organizzazione a cui lui, come altri, era organico (contrariamente non si spiegherebbe il suo nome negli archivi del Venerabile Maestro) ed il cui fondatore (tale Licio Gelli, tornato molto in auge di questi tempi) era un ottimo amico proprio di quei dittatori argentini che portavano gli antipatici a fare una partita a pallone in mare quando c’era bel tempo. La P2, infatti, aveva ramificazioni molto estese in Argentina, tanto che vi sono testimonianze di cittadini italiani (i desaparecidos non erano solo argentini) che ricordano che la stessa ambasciata italiana di Buenos Aires era molto frquentata da uomini influenti che facevano capo alla loggia segreta. Più di un italiano si è ritrovato nell'assurda situazione di tentare di sfuggire ai suoi aguzzini chiedendo aiuto ai loro complici. Questo Silvio lo dovrebbe sapere.
Ma Silvio, si sa, non è uomo dai pensieri molto impegnativi, e nel voler ricordare alla sua claque le ingiurie e le accuse che spesso gli rivolgono gli avversari politici (lo considerano un dittatore) ha tentato di emanciparsi da questa situazione. E lo ha fatto alla maniera che ormai conosciamo fin troppo bene, proferendo la sua solita scempiaggine, spesso dai risvolti truci. E’ cattivo Silvio? E’ stupido Silvio? No, o forse sì, magari tutte e due le cose insieme. Ma forse Silvio tenta ogni volta di rendersi adeguato per un ruolo troppo grande per lui.
Le sue battute deprimenti ricordano quelle sguaiate degli avventori dei bar, o, per dirla con Beppe Pisanu, delle birrerie padane. Ci sono già stati precedenti in tal senso, ce li ricordiamo benissimo, e le birrerie, bavaresi o padane, sono luoghi che mettono sempre un po’ d’ansia addosso. La battuta tipica da uomo della strada può stupire le Cancellerie del mondo intero, può provocare imbarazzi diplomatici, convocazioni di ambasciatori; ma all’uomo comune che percepisce il tutto attraverso l’informazione edulcorata dei mezzi televisivi di Sua Emittenza (controllati più o meno direttamente), quell’uomo ridanciano che fa strame dei protocolli e spesso del bon ton, che fa cucù al Cancelliere della Repubblica tedesca, che insegue un’operaia in una fabbrica della Merloni inaugurata di fresco in Russia, che fa le corna a Caceres quando c’è la foto di gruppo, fa lo stesso effetto di certi personaggi bizzarri dei film comici americani che, capitati per caso in contesti esclusivi e dalle ferree regole di comportamento, creano un simpatico guazzabuglio dal quale il Nostro ne esce non solo vincitore (anche se per caso o aiutato da una gran fortuna), ma stravincitore, riuscendo a convertire alla sua filosofia perfino chi fino ad allora ne era agli antipodi. Si osserva Berlusconi come si guardano Gianni e Pinotto o Stanlio e Ollio. Finale a lieto fine con disappunto dei benpensanti, trionfo del nuovo, tripudio generale, fine del film.
Quello che preoccupa è ciò che viene dopo la bobina esaurita. Incosciente e impenitente gaffeur, o stratega di una comunicazione studiata fin nei minimi dettagli per rendere l’immagine del Grande Comunicatore più accattivante e più ammaliante?
Le battute triviali fanno soprattutto presa sul popolino, stanco della spocchia dei politici d’antan (le cariatidi) e voglioso di vedere qualcosa di nuovo, di spettacolare, di pirotecnico, di fantasmagorico. E Silvio offre tutto questo con il suo sorriso a pieni denti, con il lifting che lo fa somigliare ogni giorno di più all’incarnazione vivente di un personaggio dei fumetti, i capelli rimpiantati che riescono perfino a crescere (miracolo della scienza e simbolo della potenza dell’uomo). Tutto è finto, eppure così reale nella vita di Silvio. Tanto reale da farlo apparire diverso, meno pesante, più alla mano, un vero amicone che non si nega mai la battuta sbagliata al momento giusto.
Di gaffe ne commettono tanti uomini politici, e quando si manifesta una tendenza solitamente c’è poco da fare per contrastarla, ma la quantità e la qualità di quelle berlusconiane è davvero impressionante. Sono talmente tante che riesce francamente difficile immaginare che siano tutte vere e genuine, a meno che non si voglia far passare l’dea di una certa inadeguatezza, ma se fosse così dovremmo preoccuparci una volta di più.

Pubblicato il 04.03.09 h 14:52
Modificato il 08.03.09 h 20:50

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