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Berlusconi e l'ambiente

La questione ambientale si può ancora ritenere tale o appartiene al novero di quegli argomenti che possono avere più o meno successo a seconda del momento?
E quale sarebbe l'ordine di priorità tra il salvare l'economia (intesa come la tasca degli industriali che inquinano) e l'interesse generale esposto agli umori delle variazioni climatiche indotte?


Ai frequentatori abituali di questo sito non sarà certamente sfuggito quanto sta accadendo in Italia, ma soprattutto in Europa, sul merito della decisione della Commissione europea di abbattere di circa il 20% le emissioni di C02 in atmosfera entro il 2020. E’ una storia illuminate che va raccontata.
All’inizio della settimana scorsa, intorno al 15 ottobre, da Bruxelles s’avanza l’idea di prendere in considerazione seriamente il problema ambientale e di rivitalizzare i bistrattatissimi protocolli di Kyoto. Più che un problema di dimensioni globali, i governi delle nazioni più sviluppate tendono a considerare, quello ambientale, una sorta di problema secondario, e, i protocolli, un libro delle buone intenzioni più che un impegno serio da prendere, tanto che non si fa in tempo a fissare un obiettivo che puntualmente qualche paese aderente, non ultima l’Italia, lo sfora. Gli Stati Uniti e la Cina addirittura non aderiscono, svuotando, di fatto, l’impegno di salvare il mondo dalla polluzione.
L’Unione europea ha deciso finalmente di darsi una regolata e di trasformare in direttive comunitarie quelle che fino a ieri erano semplicemente promesse da marinaio. Per legge la Commissione pone che entro il 2020 gli stati membri dell’UE dovranno impegnarsi, nell’ordine, a ridurre del 20% le emissioni di gas serra, ridurre del 20% i consumi energetici, portare almeno al 20% la quota di energia prodotta da fonti alternative rinnovabili.
Questo, che non solo agli ambientalisti, ma ad ogni persona dotata di buon senso, appare come un approdo scontato di Bruxelles, non è stato percepito nella stessa maniera dal Governo italiano e dalla Confindustria nostrana. Veramente i primi a profferire parola sono stati i confindustriali (come sempre, quando c’è da mettere molto malvolentieri la mano al portafogli) per bocca del loro presidente, Emma Marcegaglia, che dietro le decisioni che si stanno prendendo a Bruxelles vede un attacco quasi personale. Per chi non lo sapesse, infatti, il Gruppo Marcegaglia è attivo anche nel settore dell’incenerimento, di loro proprietà è l’inceneritore di Massafra. E se si incenerisce per vocazione industriale l’anidride carbonica la si deve per forza di cose rilasciare in aria.
L’escamotage che i nostri confindustriali si sono inventato per dare la parvenza che le eccezioni da loro sollevate avessero un motivo di esistere, sarebbe quello di un costo di adeguamento di impianti alle direttive comunitarie quasi insostenibile: si aggirerebbe, secondo loro, tra i 18 e i 20 miliardi di euro. Nella gara a chi le spara più grosse il Governo si è sentito come invitato a nozze. Non hanno atteso un giorno che già le cronache dei giornali pullulavano delle dichiarazioni di Berlusconi, Prestigiacomo e Brunetta che davano ovviamente ragione ai confindustriali all’amatriciana, confermando che i numeri erano proprio quelli, li avevano letti nel rapporto della Commissione.
A Bruxelles non hanno potuto non replicare. Il Commissario all’ambiente, il greco Dimas, ha diffuso un comunicato con il quale si diceva allibito del comportamento del Capo del governo italiano e del suo Ministro degli Esteri, nonché sanciva che le cifre diffuse da Berlusconi (ma erano quelle già anticipata dalla Confindustria) non erano vere. Secondo i calcoli fatti dai commissari l’Italia spenderebbe una cifra compresa tra gli 8 e i 12 miliardi di euro. La differenza starebbe nel fatto che Confindustria e Governo non avrebbero tenuto conto di alcuni benefici derivanti dalla riduzione di CO2, quali il ridotto pagamento di quote che i protocolli di Kyoto impongono ai paesi che inquinano di più. Esiste, infatti, un mercato dove i paesi più virtuosi possono vendere le quote di inquinamento che riescono a risparmiare ai paesi meno acclini a politiche di questo tipo. In realtà, anche se in maniera indiretta, i protocolli permettono l’inquinamento a condizione che lo si paghi.
Come al solito si è scatenata la guerra delle cifre a cui ha preso parte perfino il Presidente del Senato, Schifani, che ormai sempre con più fatica riesce a trattenere la sua devozione per l’uomo che l’ha trasformato in seconda carica dello Stato. Dà ovviamente ragione a Governo e confindustriali.
Domenica 20 ottobre tutti i telegiornali hanno aperto con una dichiarazione di Berlusconi: “non siamo soli ad essere contrari a quanto ci vorrebbero imporre, ci sono altri nove paesi a pensarla come l’Italia”.
Si saprà dopo un giorno che l’Italia è diventata una sorta di capofila dell’unione a 25 stati dei paesi messi peggio in arnese. D’accordo con Berlusconi sarebbero Polonia, Ungheria, Bulgaria, Slovenia, Romania. Una sorta di neo-blocco dell’Est. In un paese normale, dopo una trovata come questa, forse il premier sarebbe stato scorticato vivo dai giornalisti, fischiato nelle piazze, e qualche parlamentare dell’opposizione si sarebbe perfino spinto a proporre una mozione di sfiducia, ma il nostro paese, evidentemente, tanto normale non è.
Sta di fatto che il Ministro dell’Innovazione, Brunetta, grande fustigatore dei fannulloni nella pubblica Amministrazione, partorisce una delle sue idee geniali. Propone a Bruxelles la sospensiva di un anno per valutare i costi e i benefici. Sembrerebbe che stasera, 21 ottobre, il Commissario Dimas si sia pronunciato rigettando le richieste avanzate dal Governo italiano.

Ed ora qualche piccola osservazione. Fa molto pensare non tanto il ruolo che ha giocato Berlusconi e la Confindustria, ormai da questi soggetti posiamo attenderci di tutto, non ci stupiscono più, quanto quello di alcuni ministri; non che da loro ci sia ancora la speranza di attendersi qualcosa di diverso, ma per una questione di ordine logico e semantico avremmo preferito ben altre parole e ragionamenti.
In altri termini, se il popolo italiano considera la Prestigiacomo Ministro dell’Ambiente, e tale lo è per incarico, ma ci attenderemmo che lo fosse anche di fatto, è normale che rimanga un tantino sconcertato quando il Ministro dell’Ambiente abdica questa sua prerogativa a non si sa bene chi, visto che anziché plaudire all’iniziativa UE e difendere l’ambiente della quale detiene addirittura il dicastero, difende gli industriali inquinatori che non ne voglio proprio sapere di inquinare un tantino meno.
Altro personaggio tutto da decifrare è quel Ministro Brunetta, titolare dell’Innovazione, ma si stenta a capire bene di cosa, che avrebbe dovuto anch’egli tessere le lodi di Dimas, visto che per ridurre, risparmiare e diversificare le fonti di energia occorre una grande sforzo innovativo. Ed invece il Brunetta non ha fatto nulla di tutto questo, ha avvalorato la tesi del suo principale inventandosi una proposta che più che di innovativo sa di furbesco: l’eterno rinvio.
Sarebbe opportuno a questo punto un chiarimento da parte di tutti. Il riscaldamento globale, l’inquinamento, l’effetto serra, lo sconvolgimento delle stagioni, la desertificazione che avanza, i tornado, i ghiacciai del Polo Nord che si sciolgono, i temporali violenti e distruttivi, le inondazioni precedute da lunghi periodi di siccità, hanno qualcosa a che vedere con l’attività umana o è semplicemente un fatto casuale? Sarebbe interessante se il Ministro dell’Ambiente, quello della Ricerca scientifica, l’altro dell’Innovazione ed il Primo Ministro, formulassero una teoria generale in cui affermassero la nuova verità in fatto di disastro ecologico. Sarebbe anche interessante che gli scienziati che predicono un giorno sì e l’altro pure l’imminente catastrofe ambientale, che si radunano ogni tanto ad Erice, magari a spese del contribuente, per tenere apocalittici vertici sul clima, ci facessero sapere come stanno veramente le cose, ovvero se hanno barato finora loro amplificando a dismisura un problema minimo o se sta barando il nostro attuale governo che considera prioritaria l’economia sul rischio che in un futuro molto prossimo potremmo trovarci di fronte ad un autentico inferno. Al momento l’unico scienziato ad aver espresso un’opinione è stato Franco Prodi, fratello di Romano. Non è stato molto cattivo con il Berlusca, si è mostrato addirittura possibilista nei confronti delle proposte del premier.
Davvero incredibile.


Sabino Saccinto

Pubblicato il 21.10.08 h 15:36
Modificato il 06.11.08 h 00:20

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