SINDROME CANOSINA

Ovvero il rischio che un cappotto travolga il Centro-Sinistra alle politiche di Aprile

Sabato 9 Febbraio 2008. La campagna elettorale non è ancora iniziata ufficialmente, ma nei partiti si osserva un gran movimento. E’ soprattutto la fase di costituzione delle alleanze e delle coalizioni che desta la maggiore attenzione. Sappiamo già da ieri che il PD correrà da solo. Ha reciso il suo legame con la sinistra (separazione consensuale l’hanno chiamata) e si presenterà agli elettori con una lista nella quale confluiranno, forse, i radicali e qualche socialista. Sull’altro fronte la situazione è ancora piuttosto fluida. Il PDL, all’inizio avversato, sembra aver convinto AN, meno l’UDC che, stando a quanto riferito oggi, rimarrà fuori. E’ anche probabile che sia tutta una manfrina e che giovedì, si prevede, un incontro risolutore tra Fini e Casini sanzionerà il rientro di Casini all’ovile, dopo essere stato malamente cacciato da Berlusconi quando ha chiesto di federarsi alla maniera della Lega.
Secondo i sondaggi più recenti si prevede una vittoria della Destra, sia che il PD corra da solo, sia che decida di unirsi in una coalizione tipo l’Unione, ma privata in questo caso delle forze centriste. Lamberto Dini è già in casa Berlusconi, Mastella è atteso a giorni.
Il PD sembra che voglia sfruttare la novità politica per tentare una rocambolesca rimonta ed imporsi da solo come partito di maggioranza relativa, battere le destre e prendersi addirittura il premio di maggioranza. Alla luce di quel che si calcola oggi la si considera un’autentica missione impossibile, ma Veltroni crede nella Bibbia e si sente come Davide contro Golìa, chissà se avrà lo stesso culo.
Ma i conti non tornano comunque. I sondaggi riferiscono anche di una percentuale non affatto trascurabile di indecisi, ai quali si aggiunge un numero considerevole di gente che sta vivendo male questo periodo storico e per la quale andare a votare anticipatamente, dopo appena due anni, è proprio l’ultima cosa che desidererebbe.
E poi siamo proprio sicuri che la grande sorpresa delle politiche del 2008 sarà il PD?

Le Primarie del PD a Canosa.

Domani 10 Febbraio si terranno ancora una volta le primarie del PD, dopo quelle che hanno incoronato Veltroni come Segretario Nazionale. Questa volta si scende più nel basso. Si eleggono i quadri di circolo e di provincia. E la cosa no sarà proprio una passeggiata. Se le primarie di Ottobre avevano opposto fra di loro i candidati nazionali e gli stessi avevano avuto modo e tempo per confrontarsi, oltre che menarsi fendenti, domani sarà la giornata, probabilmente, dei calci negli stinchi. Quando Veltroni sostiene che il PD correrà da solo, apparentemente fa una scelta nuova, inconsueta, ma in realtà dice una grande ovvietà. Veltroni conosce bene i suoi polli e sa che governare il PD è come governare una intera coalizione. E’ un partito che ancora non si è amalgamato ben bene, al suo interno convivono numerose anime, dalla sinistra ai Teodem. E soprattutto convivono numerose culture e numerosi modi di considerare la politica all’interno del partito. Si passa da quello dei post-comunisti, fortemente strutturato, all’organizzazione in correnti della vecchia DC. Ed alcuni vizi della vecchia DC la Margherita non li ha persi così come non hanno perso i loro i post-comunisti, nonostante siano passati già più di dieci anni dallo scioglimento della Balena Bianca e del Mammouth Rosso. Ricordate qualche anno fa l’affaire dei falsi tesseramenti? Caso emblematico, diremmo oggi, di quei metodi duri a morire. Stranamente proprio le primarie, che al contrario dovrebbero rappresentare un momento alto di democrazia, in realtà si sono affermate come il modo più efficace per reclutare militanti o semplici simpatizzanti, guadagnandoli alla propria corrente di partito. E sulla base di quei numeri acquisire maggiore o minore importanza nella vita del partito e nella corsa all’accaparramento di cariche, poltroncine e strapuntini. Non è cambiato poi molto dai tempi in cui la DC faceva politica con le tessere spesso di ignari cittadini, a volte addirittura intestate a defunti, un po’ come ne “Le anime morte” di Gogol. Anzi, se vogliamo, la situazione è addirittura peggiorata, perché il carattere elettivo delle primarie conferisce a chi le vince un potere più riconoscibile, maggiore legittimazione anche se conquistata con metodi discutibili. Ad esempio: nel PD vige la regola che per poter partecipare alle primarie del 10 Febbraio bisogna essere soci fondatori del partito. Per diventarlo bisogna già aver votato ad Ottobre, quindi risultare iscritto nelle loro liste, recarsi in una sede del PD, pagare cinque euro, ritirare il certificato di socio fondatore e solo con quello, dopo, recarsi alle urne. Apparentemente tutto regolare se non fosse per il fatto che non è obbligatoriamente il singolo a dover ritirare il suo certificato, potrebbe farlo anche una persona in possesso di una delega. Fin quando qualcuno, o più di uno, di deleghe ne porta al massimo un paio ci può anche stare, ma se le deleghe diventano decine ed in qualche caso addirittura centinaia, come si fa?
E’ ovvio che chi ritira un numero così spropositato di deleghe è chi ha un interesse particolare nella politica, chi ambisce. Quei certificati verranno poi distribuiti tra i fedelissimi la cui scelta è già in un qualche modo indirizzata. Mi chiedo se tutto questo sia conciliabile con l’idea di un partito nuovo, un partito nuovo che potrebbe somigliare terribilmente alla pecora “Dolly”, la pecora clonata che prematuramente incominciava a soffrire dei mali della vecchiaia.

Il convitato di pietra: l’antipolitica.

In tutto questo bailamme, un fenomeno che ha attraversato la società italiana, raggiungendo il suo culmine nel Dicembre del 2007 con il “Vaffa-Day”, sembra non preoccupare sondaggisti, analisti e quant’altri si occupano di fenomeni legati ai flussi elettorali. Evidentemente si spera che questo fiume carsico non faccia tanti danni, oppure faccia danni contenuti o che al massimo colpisca e nuoccia in misura eguale agli opposti schieramenti. Stiamo parlando dell’antipolitica.
Sappiamo che il fenomeno non è nuovo. Già la discesa in campo del Cavaliere si diceva facesse dell’antipolitica il suo cavallo di battaglia. Lo ricordano tutti il teatrino della politica ed il piglio decisionista che imponeva un modello forte di governo. Ma quei tempi sono passati. Si diceva che il messaggio che il Cavaliere lanciava era diretto agli astensionisti di destra, ai nostalgici dell’uomo forte che non trovavano in nessuno dei protagonisti della politica di allora il loro modello. Non si può sicuramente dire che la missione sia stata fallita.
L’antipolitica preponderante di oggi ha una matrice sicuramente diversa, affonda sempre nel qualunquismo, ma anche il qualunquismo ha in un qualche modo subito qualche modificazione. E’ sempre stato di destra, ma oggi si afferma un modello qualunquista anche a sinistra. “L’uomo qualunque” auspicava che il governo di uno stato fosse affidato ad una classe sostanzialmente apolitica, né di destra, né di sinistra. “L’uomo qualunque” di sinistra è sostanzialmente uno sfiduciato che non si pone nemmeno il problema del governo di uno stato, si limita a sentenziare che tra destra e sinistra non corre assolutamente alcuna differenza e che l’intera classe politica (destra, ma soprattutto sinistra) vada a casa. Chi ne prenderebbe il suo posto? Il comico Beppe Grillo (l’artefice principe di questo movimento, ma non è il solo, c’è un gruppo abbastanza nutrito di intellettuali di sinistra o che avevano creduto nella sinistra a sostenerlo) ha formulato una sorta di decalogo del nuovo uomo politico. Innanzi tutto deve essere di un’onestà adamantina, non deve aver riportato condanne di nessun genere in alcun tribunale; non deve rimanere in carica come parlamentare per più di una legislatura. Favorire il ricambio sembra essere l’imperativo categorico. Se debba essere di destra o di sinistra non si sa. Quanto l’antipolitica possa influenzare il risultato delle votazioni non si sa, ma i sondaggi hanno rivelato che un dato che normalmente trascurano, ovvero quello di chi non sa o non risponde e che nelle politiche del 2006 si è rivelato il fattore che ha fatto saltare tutti i conti a sondaggisti ed exit-poll, è quello da tenere sempre bene in vista, perché è quello che potrebbe far saltare il banco o fare la differenza. In questo contesto l’antipolitica non va trascurata, anche perché adesso si presenta sotto forme meno neglette rispetto a una volta, è organizzata, utilizza i new-media per comunicare, è un fenomeno che riempie le piazze.
Forse potrebbe essere essa la vera protagonista delle elezioni politiche di Aprile. E’ chiaro che il tutto potrebbe tradursi in una maggiore astensione dal voto od il concentrarsi di una parte di esso verso la Sinistra Arcobaleno.
In questo senso l’andare da soli di Veltroni aiuta tantissimo la sinistra.
Il campione dell’antipolitica ha proposto una serie di liste civiche con il bollino a cui aderirebbero liberi cittadini, stanchi, stufi del sistema dei partiti. Non è chiaro come possano presentarsi alle politiche con la legge elettorale attuale, ma potrebbe innescare un effetto devastante, soprattutto per il PD. Beppe Grillo è meno intervistato che nel Dicembre 2007, ma dal suo sito continua a lanciare strali e non sappiamo cosa può accadere da qui a due mesi.
Ma cui prodest questa situazione? E’ chiaro che alla destra Beppe Grillo fa un baffo, alla sinistra fa molto male. Ma a non tutta la sinistra. Il riposizionamento avvenuto all’interno della vecchia coalizione dell’Unione, con una sinistra che corre da sola, potrebbe far tornare sulle proprie posizioni alcuni puri e duri, quelli di lotta per intenderci. Il Governo Prodi era visto come un governo centrista, se non addirittura conservatore ed il PD viene avvertito come il suo naturale successore, con la differenza che prima la Sinistra (da RC a PDCI, passando per i Verdi) era forza di governo, quindi con le mani legate dalla responsabilità imposta dalla coalizione; oggi, non avendo velleità di diventare forza maggioritaria, sarebbe naturalmente all’opposizione, sia nel caso vincano le destre, sia nel caso vinca il PD. In altre parole potrebbe riprendere il suo ruolo storico di opposizione pura, riconquistando quei consensi imbarazzati da un’eventuale riproposizione di una Nuova Unione. Pericolo a quanto pare scongiurato.
Chi da questa situazione troverà grande giovamento è il Berlusca, ancora una volta pemier non tanto per suoi meriti, tra l’altro molto difficili da sostenere, se non addirittura imbarazzanti. Godrà dell’incredibile sequela di autogol che le forze politiche di sinistra e non solo, sono riuscite ad infilarsi. Ad oggi esponenti del PDCI e qualcuno di Rifondazione parlano di una grande alleanza tra PD e PDL dopo le elezioni. Fantapolitica sostiene qualcuno. Rimangono alcuni quesiti che sembrano passati in second’ordine. Che ne sarà del conflitto di interessi, della legge sulle TV, delle leggi vergogna in materia di falso in bilancio ed organizzazione delle Giustizia dopo ed in ogni caso. Situazioni passate indenni in questo anno e mezzo di governo Prodi. Avrà il PD, nel caso vincesse, la forza e la volontà di modificarle in proprio o al massimo chiedendo aiuto alla sinistra arcobaleno? O quello strano rapporto di “gentlemen agreement” che si sta costituendo tra i due attori principali della campagna elettorale (Walter e Silvio), raffredderà i già pochi bollenti spiriti di chi sempre meno viene pervaso da sacro furore nei confronti di chi in passato ha fatto strame dello stato di diritto?
Ai posteri l’ardua sentenza.


Sabino Saccinto

Pubblicato il 10.02.07 h 23:53

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