Alitalia: l’ultimatum

L'ultimatum: entro le ore 16 CAI deciderà cosa farne dell'offerta Alitalia. Prendere o lasciare.

Oggi 18.09.08 si decide entro le ore 16 cosa sarà dell’Alitalia, ovvero se la cordata dei capitani coraggiosi chiamati dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a risollevare le sorti della compagnia di bandiera, deciderà di proseguire con l’avventura dell’aviazione civile, o se al contrario batterà in ritirata lasciando Alitalia al suo destino.
Da quanto riferiscono gli organi di informazione, sembrerebbe che il pomo della discordia sia rappresentato dai contrasti piuttosto ruvidi tra la dirigenza aziendale di CAI e le sigle sindacali, e tra i sindacati confederali, con l’inclusione dell’UGL, e le sigle del sindacalismo autonomo. Confederali più UGL fanno capire, seppur con qualche distinguo della CGIL, che sarebbero disposti ad accettare i termini del con tratto, almeno nella parte relativa al piano industriale, riservandosi qualche approfondimento sulla questione salariale; autonomi ed associazioni di categoria dei piloti ed assistenti di volo sono su posizioni più oltranziste e contestano sia il piano industriale che la parte retributiva, al momento sembrano aver tracciato una dead line per la quale accetterebbero di lavorare qualche ora in più, fermo restando lo stipendio. CAI, sul piano retributivo, era partita da decurtazioni nell’ordine del 30 per cento, per accettare di scendere fino al 20 per cento, non oltre.
Di sicuro la trattativa su Alitalia, anche se al momento sembra interessare a pochi, rappresenta una svolta epocale nelle relazioni industriali. Al tavolo della compagnia aerea si giocano più partite contemporaneamente, per la rudezza delle argomentazioni, per i toni ultimativi, per la scarsa propensione al compromesso, per il non arretrare di un millimetro sulle proposte e per il rialzare l’asticella piuttosto che abbassarla.
Già i sindacati avevano fatto notare che si stavano facendo le prove generali di un’altra discussione non meno importante, quella sulla riforma del modello contrattuale e se la classe imprenditoriale è intenzionata a condurre una prova di forza che possa servire da esempio per il futuro ed a dimostrare che un’epoca è definitivamente tramontata, la situazione di Alitalia è perfetta.
Emblematica è la frase di Colaninno di oggi riferita ai piloti: devono smetterla di considerarsi professionisti, per noi sono semplicemente dipendenti.
In Alitalia ci sono tutti gli ingredienti per condurre una battaglia fino all’estremo, al fallimento della compagnia con cassa integrazione per circa ventimila dipendenti, un prezzo altissimo che nessun sindacato vorrebbe mai pagare. Di converso se i sindacati dovessero mostrarsi condiscendenti verso i desiderata, reali o strumentali, dei nuovi padroni, ne uscirebbero con le ossa rotte comunque. Non è mai capitato che una trattativa sindacale finisse con riduzioni dei salari e con variazioni normative così pesanti. Se poi si arrivasse alla tanto aborrita, dalla CGIL, firma separata, sarebbe anche peggio per i Confederali. Verrebbe servita su un piatto d’argento l’occasione, ai sindacati autonomi, per ribadire quei concetti e quelle accuse che da sempre rivolgono ai Confederali, ovvero di essere sindacati asserviti, padronali.
Come potete immaginare ci troviamo di fronte ad una situazione che comunque evolva lascerà macerie sul suo percorso.


Sabino Saccinto

Pubblicato il 18.09.08 h 13:45
Modificato il 22.09.08 h 13:50

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