Considerazioni sul Consiglio comunale del 27.08.08

La Destra a cui si ispira il Caracciolo ha una certa passione per i golpe che falliscono. Questa volta hanno tentato di deporre il Presidente del Consiglio che loro stessi avevano eletto un anno fa. Qualche riflessione sull’accaduto.

L'articolo del giorno.

L’elezione del Presidente

La presidenza Pizzuto non è nata sotto un’ottima stella. A ridosso delle elezioni, nella seduta in cui si sarebbe scelto il nuovo Presidente del Consiglio comunale, accadde che il Pizzuto venne eletto, ma con uno scarto negativo di quattro voti rispetto al numero dei consiglieri di maggioranza. In pratica, una parte nemmeno tanto residuale della coalizione cha aveva espresso il sindaco, aveva mostrato in questa maniera il suo dissenso. L’episodio è stato ricordato al Sindaco con una certa insistenza da parte del consigliere Lovino. Il Sindaco ha ascoltato, ma non replicato sul punto.
Il consigliere Caracciolo, prendendo la parola, aveva dichiarato che sicuramente l’accaduto sarebbe stato oggetto di un’analisi tra le forze di maggioranza. Non si è mai saputo da quale partito fossero venuti i voti in meno e non si è mai capito cosa intendesse dire il Caracciolo, soprattutto da che parte si schierava: se difendeva il Pizzuto e chiedeva conto dell’ammanco, o, se al contrario, intendesse rendere ancora più evidente la sua debolezza politica e chiederne la sostituzione in breve tempo. Se dovessimo attenerci a quello che è accaduto dopo, appare ben chiaro come la pensasse allora.
Pizzuto non si scompone, ricorda semplicemente che negli accordi elettorali era stato deciso che il Presidente del Consiglio sarebbe stato di AN, essendo il candidato sindaco di FI,e che la segreteria di AN indicò il suo nome.

Legittimità

Lo Statuto comunale prevede che il Presidente del Consiglio possa essere sfiduciato dai consiglieri, ma aggiunge che la richiesta deve essere motivata da gravi inadempienze o violazioni di legge o dello statuto. Il parallelo nel quale un po’ tutti i consiglieri di maggioranza sono ricaduti, ovvero di considerare la carica di Presidente del Consiglio (carica di garanzia) alla stessa stregua di quella del Sindaco (per il quale invece è possibile presentare un atto immotivato di sfiducia), si è scontrato contro il deposito agli atti di un documento con il quale i consiglieri di opposizione hanno chiesto che le eventuali spese legali derivate da un probabile ricorso al TAR da parte del presidente sfiduciato, fosse a carico dei consiglieri firmatari. Una richiesta nuova e soprattutto inconsueta, non capita sempre che un atto politico venga sottoposto ad un controllo preventivo di legalità che ne anticipi addirittura la sanzione. Di solito gli atti amministrativi vengono sanzionati dalla Corte dei Conti quando si ravvisano illegittimità che sono cagione di un danno per l’erario.
Sta di fatto che la disputa sulla legittimità, o meno, della mozione ha tenuto banco. Secondo il Caracciolo, vero mattatore della serata, non ci sarebbe da temere alcunché. Prima di presentarla si è premurato di chiedere consulto ad alcuni non meglio specificati legali che l’avrebbero valutata positivamente. E chi sarebbe il leguleio, per dirla con lui, della situazione? In un’aula consiliare gremita brilla per la sua assenza l’avv. Patruno, capogruppo della Destra. La sera del Santo Patrono è stato visto confabulare con il Caracciolo (circostanza confermata dallo stesso). La solita lingua biforcuta ha pensato che si potesse trattare di un accordo politico di riavvicinamento, ipotesi smentita dal Caracciolo. Non è escluso che i due abbiano potuto parlare del caso Pizzuto. Che sia l’avv. Patruno il misterioso leguleio che ha dato qualche buon consiglio legale al Presidente di AN e poi si è strategicamente assentato?
Del gruppo consiliare della Destra nessuno ha preso la parola per pronunciarsi a favore o contro la mozione, in linea, tra l’altro, con un comunicato apparso su Canosaweb in cui annunciavano la loro astensione. Facevano riferimento anche alle segreterie dei partiti onnipotenti, ad assenze strategiche, e a probabili colpi di scena. Dobbiamo dire che almeno questa volta hanno indovinato.

Autoritarismo partitico

Si può decidere, un giorno ed in uno stato democratico, di cambiare partito o di passare dall’altra parte della barricata, senza che qualcuno non aggiunga che si è trattato solo di una questione di poltrone?
E’ ovvio che le motivazioni che possono portare al cambio di casacca possono essere innumerevoli e, salvo casi piuttosto rari, avvengono per ragioni di interesse o opportunità. In questo eccellono eminenti campioni che in tutta la loro vita politica si son girati tutto l’arco costituzionale e forse sono andati anche oltre.
Al Pizzuto viene rinfacciato, a più riprese, una sbandata verso il Partito Repubblicano. A parte la contraddizione che potrebbe esserci tra chi si riconosce nella destra missina, sicuramente non repubblicana, ed il partito che fu di Mazzini, ma cambiare partito, se è accaduto qualcosa sul piano ideale o perché viene meno l’accodo con i vertici, non è illegale, né tanto meno sarebbe conveniente tacciarlo di apostasia politica. Cambiare partito si può, tanto che spesso sono gli stessi partiti a promuovere mutamenti spesso radicali, se si considera la loro storia. Ad esempio, il partito di Berlusconi è nato con la sua “discesa in campo” nel 1994, ha raccolto subito una messe incredibile di voti (e questo ci potrebbe stare, gli elettori non hanno vincoli particolari con qualcuno e premiano di volta in volta chi meglio gli aggrada), ma in quel partito son finiti anche molti politici “di professione” che prima militavano nelle più svariate formazioni politiche. Cosa dovremmo pensare di tutti questi se adottassimo per loro le stesse logiche che gli ex-camerati di Pizzuto adottano per quest’ultimo? Probabilmente che la politica italiana è tutto un affannarsi ad occupare poltrone ed a rimanervi incollati sul loro fondo. In tantissimi casi è così, ma potrebbe esistere anche qualche lodevole eccezione.
Sembrano non esistere eccezioni per un’altra affermazione sulla quale hanno concordato il consigliere Caracciolo (aspirante Presidente del Consiglio suicidato, per ora, in culla), il Sindaco e presuntivamente quasi tutti i consiglieri di maggioranza, di sicuro i firmatari della mozione di sfiducia, ovvero chi detta i tempi, i modi e gli uomini della politica sono i partiti ai quali ognuno fa riferimento.
Si tratta di un’affermazione inquietante e che dimostra come il senso della democrazia, ma anche del più elementare civismo, stia cedendo il passo in maniera subdola ed indolore ad una concezione tendenzialmente autoritaria della cosa pubblica, visto che tale affermazione non proviene dal progettista folle di tale sistema, ma lo portano per ovvio, scontato, coloro i quali occupano i gradini più bassi del sistema politico: gli amministratori locali; se è arrivato già fino a loro, vuol dire che il lavoro è stato completato.
Non per pignoleria, ma vorrei ricordare a qualcuno di quei consiglieri che spero frequenti il mio blog, se non altro per tenermi sotto controllo, che i partiti sono associazioni private, non istituzioni. I consiglieri comunali ed il Sindaco sono invece soggetti istituzionali espressi dal popolo con libere elezioni. L’intermediazione dei partiti non ne fa oggetti di proprietà. Il partito, nella sua essenza, nasce ed esiste per dare senso compiuto alla democrazia, ma non per prevaricarla o, peggio ancora, conculcarla. E’ una libera associazione di liberi cittadini che condividono alcune idee ed un progetto di società, si organizzano e cercano, con mezzi legali, di fare in modo che quella idea sia convincente prima ancora che vincente, perché alla base di una democrazia vi è sempre il consenso popolare. Il rapporto diretto si instaura tra gli elettori e gli eletti, anche se molti elettori si fidano dei loro partiti nell’impianto ideologico e nei modelli di riferimento e preferiscono votare semplicemente il partito, sicuri del fatto che i candidati sono frutto di una selezione interna che ritengono valida. Ma il rapporto di delega rappresentato dal voto, è sempre e comunque nei confronti di un uomo, non di un’associazione privata.
Purtroppo mi rendo conto che questi banali principi, se volete chiamateli pure assiomi, che sono basilari di un sistema democratico, vengono spesso travisati e l’ultima legge elettorale per le politiche ha rappresentato una sorta di apologia dei sistemi democratici a forte impronta autoritaria, santificando il concetto di cui sono convinti estensori i venti firmatari della coalizione, ma non solo, visto che nessuno ha difeso il diritto a non dimettersi del Pizzuto per imposizione del Presidente del circolo canosino di AN. Asserire, come ha fatto il Sindaco, che un consigliere deve ubbidienza cieca alla sua formazione politica perché se è stato eletto è per merito dell’organizzazione, è semplicemente abominevole.

Il dopo mozione

Il dopo mozione è già iniziato. Lo si è capito quella sera quando da più parti è stata estrinsecata l’intenzione di non considerare di fatto il Pizzuto nella pienezza del suo ruolo. E’ una situazione piuttosto curiosa e se vogliamo un tantino grottesca. Ancora più grottesco è l’affermare che da quel momento in poi i consiglieri che non lo hanno formalmente sfiduciato, essendo stata ritirata la mozione, lo considereranno tale politicamente, pertanto si comporteranno come se il Consiglio fosse privo di un suo presidente. Caracciolo ammetteva che il ridicolo lo si era già abbondantemente superato, che la commedia si stava tramutando in farsa (o forse il contrario) e citava perfino la trilogia di Italo Calvino. Dopo le dichiarazioni di alcuni suoi “sodali” il suo pensiero sarà sicuramente andato a Ionesco ed al teatro dell’assurdo.
Ma il dopo mozione, e la pessima pagina di politica, continua sul web, unita allo spettacolo inverecondo di accuse reciproche fra camerati ormai già ex. Significativa è l’ammissione del Sindaco che prende atto della situazione ormai non più facile e che rischia di diventare incontrollabile.
Canosaweb pubblica, con un giorno di ritardo sul suo invio, per cause tecniche (immagino), una dichiarazione del PD (ricorderete che la Destra ne aveva fatta una preventiva annunciando l’astensione) che è un autentico siluro all’indirizzo di Ventola. Se non è in grado di gestire un paese di scarsi trentamila abitanti, come potrà mai pretendere di amministrare una provincia? Si riferiscono ad alcune voci che in questi giorni circolano piuttosto insistentemente, secondo le quali il Rieletto sarà il futuro candidato del PDL alla presidenza della provincia. Inevitabile il riferimento al Segretario provinciale di AN, Silvestris, che in questa vicenda ha giocato un po’ il ruolo del deus ex-machina all’incontrario, degno dei film più riusciti di Mel Brooks.
Le reazioni dei diretti interessati non mancano. Il primo a sentirsi toccato è proprio l’autore del putsch fallito, Caracciolo, già gratificato da giudizi benevoli in passato dal web-master di Canosaweb. Non manda comunicati, né articoli, né manifesti, non si spreca. Scrive giusto due paroline nel forum che non vengono riportate nemmeno in home-page. Accusa i consiglieri del PD di aver sbagliato sala e di aver visto un altro film. A Palazzo S. Francesco quella sera era occupata solo l’aula consiliare, di film sicuramente se ne son visti tanti, rimane da chiederci a quale faccia riferimento il Caracciolo.
Ma il pezzo da artiglieria pesante arriva il 31 agosto. A pensarci è l’avv. Di Palma, il capogruppo di FI che quella sera nessuno ha visto in aula consiliare, né abbiamo avuto il piacere di sentir parlare. Era assente, se ricordo bene; o se mi sbaglio ed era presente la sua figura era così esile, evanescente, eterea che molti di noi hanno avuto difficoltà a percepirla.
Il suo è un comunicato inciso nella roccia con il fioretto, tante sono le stilettate che vibra. Si capisce che della democrazia ha un senso un tantino più sofisticato rispetto a quello dei suoi compagni di coalizione. Non siamo all’autoritarismo partitocratrico, ma al democraticismo aziendale, ovvero in un consesso democratico si parla sì liberamente, ma comunque in funzione del proprio peso specifico. Il diritto di critica politica si esercita nella misura in cui si è raggiunto un certo quorum elettorale, dal quale se ne deduce che chi ha perso le elezioni, peggio se in malo modo, deve stare zitto. E’ così infatti che nei consigli di amministrazione si intende il ruolo dell’opposizione. Diventa dirimente, per il capogruppo, il numero dei consiglieri espressi dal PD: essendo troppo pochi avrebbero poco consenso e scarsissimo seguito, quasi non vale nemmeno la pena di rispondergli.
Ma il capogruppo di FI, credendosi un sire in vena di grandi magnanimità, prende comunque carta e penna e affila il suo pensiero. Ci fa sapere che l’idea di disarcionare il Pizzuto è la normale conseguenza di un’esigenza tutta di AN, a cui FI avrebbe offerto il destro. Aggiunge che sulla questione c’era l’unanime consenso dei consiglieri, anche se tanto unanime non doveva essere, visto che il reprobo Pizzuto, fino a prova contraria, è consigliere comunale eletto nelle file di AN, e ad essere spodestato non ci teneva affatto.
Il terzo capoverso sembra un inno all’assurdità. Con il linguaggio paludato degli avvocati sostiene che dagli atti (non potrebbe essere diversamente visto che dell’estensore del documento era difficile percepire palpabilmente la sua presenza) si dedurrebbe che sul mandare a casa Pizzuto erano tutti d’accordo, compresi alcuni non ben precisati settori dell’opposizione astenuti per l’oocasione, non si sa bene da cosa, se dal voto che non c’è stato o se dalla discussione. In tal caso sarebbe interessante comprendere come si possa dire che avevano concordato con quanto ventilava la maggioranza.
Conclude asserendo che la vita di taluni (leggi PD) è resa difficile dalla difficoltà a comprendere la realtà delle cose. Ammetto che è difficile, se non impossibile, anche per me comprendere. Se tutti erano d’accordo ad esautorare il Pizzuto accusandolo di quanto di peggio si possa accusare un Presidente del Consiglio, perché poi si son tutti tirati indietro? Si trattava semplicemente di uno scherzo? Al capogruppo di FI, assente per l’occasione, hanno raccontato che Pizzuto non è più politicamente, anche se lo rimane formalmente, presidente e tanto basta a ritenerlo un’ombra? Oppure anche lui, da buon avvocato, concorda che quella mozione aveva un punto debole (la sua legittimità) ma non può darlo a sapere per ovvi motivi?
Tornando sulle generali, ammette che il “Governo di centro-destra nella nostra Città, è vero, naviga a vista”, ma che “noi navighiamo anche guardando orizzonti lontani”. A parte il fatto che un uomo che ha studiato legge dovrebbe sapere che il Sindaco non governa, ma amministra. Mi sembra ancora più grave la contraddizione in termini quando ammette che contemporaneamente riesce a navigare a vista e a non perdere gli orizzonti lontani. Più che il capogruppo potrebbe fare il mago.
L’ultimo comma è di quelli che si ricordano. Accusare l’avversario politico di strumentalizzare le divisioni interne alle forze avversarie in quanto non avrebbe “altri temi dignitosi cui aggrapparsi”, inverte il logico rapporto di causa ed effetto.
Poniamo. Se AN, la coalizione ed il consigliere Caracciolo non si fossero incaponiti a portare in Consiglio comunale la sfiducia al loro presidente e si fossero limitati ad un lavorio interno alle segreterie, difficilmente si sarebbero scoperti ed il tutto sarebbe rimasto confinato nel solco della chiacchiera politica e dei sentito dire. Intanto se ne parla e se ne discute in quanto si è preferito convocare un consiglio comunale per una questione che poteva essere risolta diversamente; si sono sprecate energie fisiche, morali, intellettuali ed economiche per un problema che è finito come sappiamo e si è evitato di portare in consiglio argomenti di carattere più generale che riguardano molto più da vicino il popolo elettore. Purtroppo le cose da noi vanno così.


Sabino Saccinto

Pubblicato il 02.09.08 h 23:16
Modificato il 08.11.08 h 23:19

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