Consiglio comunale del 27.08.08

Si può perdere una partita di calcio giocando dieci contro cinque ed infilndosi una serie infinita di autogol? Probabilmente no, ma in questo sono stati abilissimi i consiglieri di maggioranza del PDL che scambiando il consiglio per un'assise del nuovo partito, son riusciti a ritirare una mozione di sfiducia che sembrava cosa fatta.
A volte bisogna stare molto attenti a ciò che sembra facile da realizzare, perché spesso presenta qualche variabile incontrollabile che fa saltare tutto il gioco.


Mercoledì 27.08.08 si è tenuto a Palazzo S. Francesco il Consiglio comunale con in oggetto la discussione della mozione di sfiducia del Presidente avv. Michele Pizzuto.
La storia è già nota ed era noto anche l’approdo a cui sarebbe giunta la maggioranza nel tentativo di spodestare il recalcitrante Presidente del Consiglio. Esaurite le pregiudiziali di rito la parola è stata subito presa da uno dei venti consiglieri che hanno sottoscritto la mozione. L’avv. Cristina Saccinto (Forza Italia), alla sua prima esperienza amministrativa, con la voce rotta ha chiesto quello che era già stato chiesto in altre mille situazioni, cioè dimissioni, anche perché la scelta di votare sarebbe stata oltremodo dolorosa ed avrebbe naturalmente rovinato i rapporti personali. Situazione indesiderabile ed appello finito nel vuoto.
Dopodiché la parola è passata al killer della situazione, ovvero al consigliere che, mettendoci la faccia e la voce, aveva ricevuto l’ingrato compito di leggere la mozione di sfiducia, ovvero sparare il colpo finale. Lo ha fatto con un tono che ricordava vagamente quello della voce del telefonista delle BR che annunciava il luogo dove avrebbero ritrovato il cadavere di Aldo Moro.
Il contenuto di quanto letto era di quelli buoni per tutte le stagioni, con il quale si potrebbe sfiduciare un Presidente del Consiglio a settimana. Mantenendosi sulle generali il Pizzuto veniva accusato di essere confusionario, incapace di mantenere l’ordine in aula consiliare, parziale, irrispettoso del regolamento, inadeguato.
Non vengono elencati episodi specifici, se non il riferimento ad una convocazione dei capigruppo avvenuta qualche mese prima, quando si è trattato di scegliere un paio di consiglieri da spedire in Germania per assistere al funzionamento di un inceneritore di nuova generazione. Gli viene contestato il fatto di aver taciuto che dietro le semplici comunicazioni c’era una decisione operativa da prendere.
Le motivazioni vengono portate agli atti e l’avv. Pizzuto le confuta, com’è suo mestiere. Inevitabili le osservazioni del Presidente: nessuno mai durante le riunioni si è permesso di obiettare alcunché, quindi quella mozione di sfiducia è strumentale.
A rinforzare tale ipotesi giungono le dichiarazioni del consigliere Basile, il quale è in possesso di un documento circolato internamente ad Alleanza Nazionale in cui il presidente provinciale Silvestris dà disposizioni interne al suo partito acché alla carica ricoperta attualmente dal Pizzuto si avvicendi il Caracciolo. La nota non viene smentita dal Caracciolo, il quale la pone su un piano politico. Non c’è nulla da scandalizzarsi se un partito decide che qualcuno debba rinunciare ad una poltrona, è la politica, bellezza.
Peccato che a pensarla così siano solo a destra, il PD, infatti, paventa il rischio che quella mozione, così come è formulata, presenti profili di illegittimità, e deposita agli atti un documento con il quale chiede che in caso di ricorso al TAR da parte di Pizzuto, le eventuali spese legali, per conto del Comune, le paghino direttamente i consiglieri firmatari della mozione e non Pantalone.
I coalizzati sembrano disposti a sfidare anche questa eventualità ed attaccano a testa bassa il Presidente che si difende attaccando a sua volta. Interrogato direttamente dal consigliere Princigalli, il quale gli chiede espressamente di replicare alle accuse nemmeno tanto velate provenienti dai banchi della maggioranza, il Pizzuto legge un memoriale che sembra quasi una lettera d’addio ed un testamento politico senza indicare lasciti ed eredi, con la voce rotta ed altalenata da ripetuti blocchi. Probabilmente quello sarà stato uno dei momenti peggiori ed allo stesso più emozionanti della sua carriera politica fino ad ora. Ripetutamente porta la mano verso la bottiglia di acqua minerale per riempire il bicchiere e tentare di recuperare fiato contenendo le emozioni. Il compassato Pizzuto questa volta non ce la fa a restare impassibile.
La replica di Caracciolo è feroce. Rivanga il passato, sputa sulla retorica dei buoni sentimenti, dei grandi ideali, non ci sta a non considerare normale una decisione del partito che il Pizzuto si ostina a non accettare. Un buon soldato obbedisce e basta, come nelle migliori caserme. Sembra una lotta impari, ma alla fine accade qualcosa di inaspettato. Forse gli uomini di AN devono aver capito che certe operazioni sono come le fucilazioni, bisogna consumarle in fretta, rallentarle o prolungare l’agonia del condannato non conviene a nessuno, anzi potrebbe perfino essere controproducente. Sta di fatto che Caracciolo decide, forse proprio per rendere meno lacerante lo strappo, di ritirare la mozione. Ma la cosa sembra non essere ben recepita dai settori della maggioranza ad eccezione di AN. Lovino, di Forza Italia, insiste ripetutamente nel chiedere al Presidente del Consiglio se sarebbe rimasto a ricoprire quella carica nonostante la generale e reiterata manifestazione di sfiducia collettiva. Non comprende che il Caracciolo, almeno per ora, ha alzato bandiera bianca. La Destra è disorientata e chiede un time-out, come nelle partite di pallacanestro quando le situazioni si fanno difficili e c’è da raccogliere le idee intorno al coach della squadra. Lo fanno e decidono di rinunciare.


Sabino Saccinto

Pubblicato il 29.08.08 h 00:19
Modificato il 08.11.08 h 23:22

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