Nella home-page di Canosaweb.it del 05.02.08 è apparso un interessante pezzo scritto da Fernando Forino a proposito di una sua ennesima iniziativa teatrale, volta a calcare le scene di un’altra importante città popolata da emigranti canosini. Dopo Milano toccherà a Torino ed il successo della sua edizione in vernacolo nostrano della celebre commedia “Miseria e nobiltà” sembra essere assicurato. Fin qui la cronaca, tra l’altro già ben nota.
Ciò che invece, a mio parere, rende interessante il pezzo, è una sorta di lamentela del Forino stesso in merito all’atteggiamento, piuttosto freddino aggiungo, delle autorità cittadine verso il suo teatro. D’accordo, il lamento, insieme agli spaghetti, al mandolino ed alla pizza, è uno degli stereotipi dell’Italietta. Lamentarsi è un vizio nazionale, spesso esercitato con giusto diritto, più spesso a sproposito. Gi artisti, poi, sono tra quelli che a ragione o a torto si lamentano di più.
Ma se Forino fosse solo un artista alla ricerca di notorietà, sarebbe comprensibile e legittimo il suo lagno. Ciò che stride è invece il fatto che il Forino non è solo questo. Sappiamo anche che è consigliere comunale eletto nelle liste di Forza Italia, cioè il partito di maggioranza relativa che esprime anche il sindaco. Quindi è in un qualche modo organico, se non all’amministrazione, quanto meno al Consiglio comunale. Sappiamo anche che di recente è stato nominato assessore all’innovazione tecnologica ed allo sport, un suo vecchio compagno di palchi, Sabino Malcangio.
E’ naturale, quindi, che a noi, malpensanti comunisti, qualche perplessità sovvenga.
Che le iniziative teatrali promosse dall’attuale amministrazione, avessero un qual che di elitario, che non si adattassero ai bisogni culturali più spiccioli e che in definitiva si affidassero più a pezzi di repertorio, a nomi di grido, magari un tantino dimenticati, ma dal grande passato, è sempre stato un mio sospetto, magari non estrinsecato, ma ricorrente. Che si puntasse poco alla sperimentazione, al nuovo, all’innovativo, affidandosi a rassicuranti cartelloni che garantiscono soprattutto introiti e platee esaurite, è stato anch’esso un sospetto molto forte, ma tenuto sotto traccia. Oggi invece scopriamo che un talento, discutibile o meno, per giunta non sospetto di bolscevismo, attacca usando un termine (rammarico) che di solito si usa nei funerali, e denuncia “scarso appoggio da parte delle istituzioni preposte” (suppongo si riferisca al Sindaco, tra l’altro del suo stesso partito).
Non finisce qui. La critica è motivata e circostanziata, non per niente cita episodi precisi, concreti.
Aggiunge infatti: “finita la stagione teatrale dei grandi nomi, sembrano non valorizzare adeguatamente le iniziative che possono nascere da singoli privati e/o associazioni”. In pratica il Forino ci sta dicendo che si sente artisticamente un emarginato, un paria che sarà costretto a cercare successi altrove, non in patria. Conclude: “Con questo rinnovo i miei più affettuosi ringraziamenti a chi da sempre segue e sostiene il nostro impegno per un teatro che vive nella spontaneità della voglia di esprimersi senza dover necessariamente ricorrere a grandi budget e a famose ospitate”.
Mi sembra di capire che non voglia assolutamente ringraziare Sindaco ed assessore competente, ai quali invece riserva una piccola nota velenosa: quella dei grandi budget e delle famose ospitate. Parlare di grandi budget, quindi di soldi, in un settore come quello dello spettacolo, dove per il sindaco, un ex-vicesindaco, un ex-assessore pende un rinvio a giudizio, consentitemi, è un po’ come parlare di corda in casa dell’impiccato.
Lei lo ha fatto, sig. Forino. Le saremmo molto grati se ci rivelasse anche qualche altro particolare più piccante di queste storie e di questi intrecci. E gradiremmo sentire il suo parere sul cinema e teatro D’Ambra. E’ apparso sull’ultimo numero di “Canosainforma” il pensierino piuttosto arguto di qualcuno del gruppo consiliare de “La Destra” che si poneva un quesito abbastanza interessante: una volta ultimato il teatro comunale chi lo prenderà in gestione? Io, da quel maligno comunista che sono, Le confesso, ho pensato subito a Lei. Ma, visto come butta, devo ricredermi.
Ad maiora, sig. Forino. Mi raccomando, ci tenga informati.


Sabino Saccinto

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