PARACULI DI GOVERNO

Mentre nel cuore dell'Europa infuriano venti di guerra, il premier è nel suo ritiro vacanziero di Villa Certosa in Sardegna; il Ministro degli Esteri, Frattini è invece alle Maldive a godersi le immersioni di Ferragosto. Protagonista delle vicende sotto il solleone del nostro governo è il telefono, con il quale entrambi pretenderebbero di raddrizzare i destini del mondo.
Che il telefono servisse molto al Caimano l'abbiamo visto, tanto che per cancellare le tracce compromettenti di certi suoi discorsi davvero poco edificanti stanno pensando ad una legge. Ma che del telefono fossero capaci di fare un uso così virtuoso é davvero stupefacente.
La pazza estate dei paraculi di governo


Sembra quasi una nemesi. Sono già due legislature che iniziano con una situazione internazionale piuttosto grave proprio nel pieno dell’estate e proprio nell’anno primo, ma gli attori, seppur a parti invertite, non cambiano.
Nell’estate del 2006, con Governo Prodi insediato da meno di cento giorni, furono gli hezbollah del Libano a bersagliare il Nord di Israele, provocando di fatto una guerra. Gli israeliani reagirono alla loro maniera, intraprendendo non solo operazioni militari, con scarso successo tra l’altro, nelle zone dove operavano le milizie sciite, ma mettendo a ferro e fuoco tutto il Libano con bombardamenti a Beirut e Tripoli. Il Medio Oriente è tata sempre una zona calda, sicuramente l’Italia non poteva permettere che diventasse incandescente. La diplomazia italiana, con Massimo D’Alema alla Farnesina, comprese subito che la situazione sarebbe deflagrata con conseguenze imprevedibili e decise di correre ai ripari. Fu il governo italiano, che all’epoca non ricopriva nemmeno particolari incarichi o funzioni in Europa, a muoversi decisamente per primo, in anticipo non solo sui sonnacchiosi partner europei, ma addirittura sugli americani già parecchio inguaiati in Iraq.
Si riuscì a far intervenire l’ONU, per qualche settimana Roma divenne capitale del mondo, tanto da far parlare, un giornale tedesco, di diplomazia romana, e proprio gli italiani si proposero come maggiori prestatori di uomini e risorse per una forza di interposizione ONU fra Libano e Israele che è ancora operante ai giorni nostri. Perfino gli israeliani, che di solito si fidano molto poco di tutti, furono costretti ad accettare il piano.
Ovviamente Prodi e D’Alema non erano in vacanza, ma lì dove il dovere imponeva loro di essere. D’Alema fu addirittura attaccato, e duramente, dall’allora opposizione per una visita a Beirut sotto le bombe e per un ministro sciita che l’aveva preso a braccetto.
L’opposizione e il suo capo, invece, dov’erano? A parte un’idea stramba che si fecero venire a cose fatte, ritenendo che l’Italia avrebbe dovuto prendere parte attivamente al conflitto aiutando Israele a cacciare e disarmare gli hezbollah, in gran parte erano in vacanza.
Proprio nel ferragosto di due anni fa, mentre vigeva ancora una situazione di crisi internazionale, si raccontano le gesta di Berusconi a Villa Certosa. Sembrerebbe, infatti, che proprio nel pieno della festa abbia innescato un allarme della Protezione Civile, allertata per un forte boato notturno, probabilmente in seguito ad un’esplosione e da un fumo intenso provenire proprio da una delle residenze del Cavaliere. Salvo poi ritrovarsi, i vigili del fuoco, negare l’accesso alla villa dagli uomini della sicurezza. Nulla di grave, si era trattato di un gioco, l’ennesimo, con il quale il Cavaliere aveva voluto stupire i suoi ospiti con effetti speciali. Si seppe dopo, infatti, che tra le tante opere coperte da segreto di stato il Cavaliere si era fatto costruire un vulcano artificiale attivabile a comando: il suo, ovviamente.
Quest’anno il gaudente di Arcore e la sua schiera di ministri non meno amanti del buon tempo, si è ritrovato nel bel mezzo di un’altra guerra, forse anche più rognosa rispetto a quella che aveva rovinato l’estate a Prodi e D’Alema due anni fa. E’ stato proprio il suo grande amico Putin a dargli qualche problemino, anche lui frequentatore saltuario di Villa Certosa. Vladimir che nel 2003, tanto per far vedere con chi avevano a che fare, si presentò davanti alla Costa Smeralda a bordo di una nave da guerra: il Signore di tutte le Russie non era un magnate come il Caimano, ma non per questo soffriva di complessi di inferiorità.
L’amico Vladimir, giusto per far capire al mondo intero, Berlusconi compreso, di che pasta sono fatti gli uomini di stato, incurante della tregua olimpica, ancora meno incurante di creare qualche piccola difficoltà all’amico Silvio, ha pensato bene, quest’anno, di farsi una passeggiatina in Georgia, magari guardandola da un punto di vista molto speciale: la torretta di un tank; invitato, questa volta, da un altro gran venditore di fumo: tale Saakashvili che di mestiere fa il presidente della Georgia.
E, visto che si trovava, non si è risparmiato di provocare qualche centinaio di morti, feriti e sfollati. Solitamente la gente che fa sul serio si comporta così: questioni di geopolitica.
Il Nostro è rimasto muto e invisibile per tutta la durata della crisi, ancora in corso. Si è solo saputo che stava trascorrendo le vacanze nella sua residenza di Villa Certosa, ancora una volta, magari spremendosi le meningi per inventarsi qualche nuova attrazione per il prossimo ferragosto. Si sa, le vacanze di un Primo Ministro sono sacre. Le domande sono incalzate impietose: se il Cavaliere è amico dei più potenti della Terra, amico in egual misura, tanto da permettersi di dare loro del tu, chiamarli per nome e mollargli qualche pacca sulla spalla, come si regolerà ora che i duellanti sono proprio loro: Gorge e Vladimir? Espertissimi di geopolitica non hanno mancato di far osservare, non so quanto perfidamente, che quello che appare un punto debole in realtà può tradursi in un autentico punto di forza, chi meglio di chi conosce entrambi può intervenire e far capire a ciascuno le ragioni dell’altro? In teoria avremmo dovuto, almeno per questa volta, vedere il Capo lasciare per qualche giorno il suo buen retiro sardo, prendere un aereo di stato, recarsi nella fossa dei leoni ed ingaggiare serie negoziazioni con entrambi, dirimere questioni all’apparenza impossibili.
Macché, dai telegiornali abbiamo saputo che il Cavaliere ha telefonato a Putin, solo a lui. Non è stato rivelato il contenuto anche se dall’enfasi con cui i telegiornali di regime hanno dato la notizia c’era da pensare che il Caimano aveva già messo a posto tutto.
Il Caimano non ha invece messo a posto niente, visto che l’incarico di trovare un accordo è stato affidato al Presidente della Repubblica francese, Sarkozy, costretto dal fatto di essere il Presidente di turno per la UE, una sorta di sfiga legata al calendario. E se c’è già un presidente di turno perché preoccuparsi proprio a ferragosto? La stessa idea deve averla avuta il Ministro degli Esteri, Frattini, in vacanza alle Maldive. Ad un vertice UE dove erano presenti tutti i suoi omologhi, consci del fatto che situazioni come queste non si possono rimandare né risolvere con una telefonata da un satellitare, tanto da far ritardare le ferie perfino al Presidente degli Stati Uniti, ha pensato bene di rimanere a rimirare le barriere coralline e mandare un redivivo sottosegretario democristiano, Scotti, a partecipare al vertice. Altro che interessi nazionali per una guerra proprio nel cuore dell’Europa, altro che oleodotto a rischio, altro che Saakashvili che provoca l’orso russo sperando che qualcuno in Occidente sia pronto a morire per Tiblisi. Le vacanze sono sacre, caschi pure il mondo.


Sabino Saccinto

Pubblicato il 15.08.08 h 19:18
Modificato il 12.11.08 h 08:53

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