Allarme sicurezza



E’ di venerdì 13 Giugno 2008, giorno in cui la nazionale di calcio giocava un’importante partita degli Europei, il varo, in Consiglio dei Ministri, del disegno di legge sulle intercettazioni; e di un provvedimento dell’Esecutivo in cui, invocando l’allarme sicurezza in tutta la nazione, si disponeva che per un anno circa 2500 soldati avrebbero affiancato le forze di polizia nelle attività di pubblica sicurezza. Tale contingente sarebbe stato dislocato nelle principali città.
Il ricorso alle Forze Armate in impieghi di polizia non è nuovo in Italia, citeremmo ad esempio l’operazione “Vespri siciliani” dopo gli omicidi dei giudici Falcone e Borsellino, o i militari a Scampia nel periodo delle guerre di camorra. Sono sempre stati casi in cui c’era un’urgenza dettata quasi sempre da una situazione speciale contingente; da fatti accaduti di eccezionale gravità che richiedevano comunque un rinforzo.
Oggi, invece, la motivazione per cui si schiera l’esercito non sembra avere una precisa ratio se non il vago allarme sicurezza sbandierato da Berlusconi in campagna elettorale ed accettato dall’opposizione in maniera quasi supina.
Ma noi che siamo lontani dalle grandi città e che di questi militari forse non vedremo manco l’ombra, siamo veramente coinvolti in questa sorta di grande mobilitazione generale in cui si organizzano ronde, si cacciano rom dai campi nomadi e si inventano leggi per dire che la sola condizione di clandestino è sufficiente per far meritare la galera? In altre parole: esiste un allarme sicurezza anche a Canosa?
Per dirlo rifacciamoci ad una lettera inviata dalla signora Anna al portale internet Canosaweb. E’ del 12.11.07 e la missiva chiede un intervento del Sindaco nella zona del Carmine, da concretizzarsi addirittura con impiego di agenti in borghese, per osservare quello che accade ogni sera verso le 20.30. La zona, a detta della signora Anna, sembra essere infestata da romeni che bivaccano ubriachi in piazza e spaventano o infastidiscono passanti e residenti. Non si parla di reati, né di delitti, ma, più che altro, di questioni di decoro. La lettera e le paure della sig.ra Anna sono comprensibilissime. Qualche giorno prima, il 31 Ottobre 2007, Giovanna Reggiani, una signora romana moglie di un ufficiale della Marina, era stata prima violentata e poi ammazzata nei pressi della stazione ferroviaria di Tor di Quinto, da un giovane rumeno che risiedeva in un campo rom non molto distante dal luogo in cui si era consumato l’omicidio. Quel fatto fece scatenare in tutta Italia un vero e proprio allarme rumeni, considerati, tra tutti i migranti, quelli più acclini alla delinquenza. Addirittura si mossero accuse a Bucarest di pilotaggio dell’emigrazione rumena in Italia, in modo da far espatriare tutti i peggiori, approfittando dell’apertura delle frontiere offerta dall’ingresso nell’UE di qualche anno prima e dal Trattato di Schengen.
Nella zona del Carmine era accaduto, in realtà, che il parroco aveva utilizzato i locali del vecchio ospedale come ostello per gli immigrati, buona parte di cui romeni, e forse questa iniziativa non era stata ben vista dai residenti. Nella lettera di risposta del Sindaco, arrivata sempre per lo stesso mezzo (ovvero il portale Canosaweb) alla vigilia dell’Immacolata, c’era un accenno a questa situazione. Scriveva infatti:

Per la zona del Carmine, in particolare, la più recente è di questi giorni con l’acquisto da parte del Comune di Canosa, del Palazzo dei Carmelitani (ex “ospedale vecchio”) che ha l’obiettivo di realizzare una struttura con finalità sociali. Tale intervento si inserisce nel più completo progetto di recupero della “Zona Castello” – Contratto di Quartiere II – che, nel valorizzare quella importantissima zona della nostra Città, vuole anche contrastare il formarsi di una zona ghetto con tutti i problemi ad esso collegati.

E’ solo un accenno, ma anche quella è una storia che merita di essere raccontata. I toni della lettera di risposta tendono a spegnere gli allarmi, invitano all’integrazione ed al riconoscimento della diversità come un valore e nello stesso tempo auspicano il rispetto di leggi e regole condivise. Concetti sicuramente condivisibili dai benpensanti ma che non soddisfano la signora Anna che riprendendo carta e penna scrive:

La ringrazio per la risposta riguardo gli extracomunitari, ma sinceramente "non ho capito niente" di quello che mi ha risposto, so benissimo che è una questione politica ma a me non interessa tutta la filosofia dell'accoglienza che ci ha inserito, volevo solo far sapere a Lei "Primo Cittadino" come siamo costretti a vivere noi cittadini canosini, nel nostro quartiere del Carmine, con persone che non hanno la nostra stessa moralità.

Il punto chiave è proprio quello: moralità, ovvero ciò che questa può significare per la signora Anna, che, come meglio definisce in seguito, vuol dire poter far transitare tranquillamente le proprie bambine per quella piazza, senza doversi imbattere in un ubriaco, una prostituta o qualcuno che più semplicemente soddisfa i propri bisogni corporali non preoccupandosi di mostrare le sue parti più indecenti. Decoro, buona educazione, convivenza civile.
In realtà, quando si evoca l’allarme sicurezza si compie un drammatico autogol, significa che la situazione è compromessa, che si è alla frutta e che si sono trascurate tutte quelle avvisaglie che arrivano prima che non sia più controllabile. Significa che la politica (intendendola nella sua accezione etimologica) ha già abbandonato a se stessi pezzi di territorio, interi quartieri. L’idea del Sindaco di non creare quartieri ghetto è fondamentale se non si vuole arrivare all’allarme sociale, ma ci chiediamo: al di là della retorica, delle belle parole, dei discorsi articolati al punto che la signora Anna non capisce, cosa si fa realmente? In cosa si concretizza l’azione diretta sul territorio per evitare che certe situazioni incancreniscano? Semplicemente nell’acquisizione di uno stabile o nel rifacimento dell’impianto di illuminazione? Sarà poi vero che la questione dell’immigrazione sia solo di competenza del governo centrale e si rimane in attesa di interventi dall’alto?
L’immigrazione forse sì, ma l’integrazione si fa sul territorio di residenza ed integrare significa in primo luogo porsi il problema di quanti siano gli immigrati, dove vivono, come vivono. Francamente non mi pare che questo lo si faccia. L’episodio del Carmine lo dimostra chiaramente.
Chi si è preoccupato di fornire una casa a chi, in mancanza di questa, avrebbe occupato abusivamente quelle abbandonate che nel Rione Castello non mancano? Un parroco. Chi si è preoccupato di fornire loro da mangiare? Ancora un parroco. E lo Stato dov’è? Dove sono gli assistenti sociali, il personale che opera direttamente sul territorio? Dove sono le strutture che dovrebbero presidiare il fenomeno e fornire informazioni utili per gestirlo al meglio? Dove sono gli uffici che dovrebbero favorire l’integrazione?
Questione di risorse, qualcuno risponderà. Ma quelli che possono se lo sono mai posto il problema di aprire un capitolo di bilancio per politiche di questo genere? Da quello che si vede in giro non credo. Lo si avverte dallo stato di degrado e di abbandono sociale delle periferie, dal grado di partecipazione dei cittadini che scema progressivamente per cinismo o per disaffezione. Non so se il nostro sindaco sarà capace di perseguirle certe politiche. Per farlo occorre che sia realmente un Primo Cittadino, ma da quanto vediamo sembra più facile gli si attagli la definizione che Gabriele Albertini diede di sé, ovvero quella di un amministratore di condominio.
Non meravigliamoci se domani qualche altra signora Anna non si ridesti e non scriva le stesse cose magari per qualche altra periferia abbandonata.


Sabino Saccinto

Pubblicato il 16.06.08 h 12:48
Modificato il 17.11.08 h 22:44

Eventuali commenti potranno essere inviati all'autore del sito utilizzando lo spazio sottostante o in alternativa inviando un'e-mail all'indirizzo sabino.saccinto@alice.it
Oggetto:
Indirizzo e-mail: (facoltativo):
Testo: