Travaglio a "Che tempo che fa"

E’ montata la polemica su “Che tempo che fa” (la trasmissione condotta da Fabio Fazio e trasmessa da RAI 3 il sabato e la domenica sera) in seguito all’invito del giornalista Marco Travaglio ed ad alcune sue affermazioni sull’attuale Presidente del Senato, Renato Schifani. Una polemica dura che ha costretto ad un generale coro di scuse il conduttore della trasmissione, il direttore di rete ed il direttore generale Cappon verso l’offeso, tanto da far ricordare altri tempi non meno nefasti.
Ricordate la dissociazione di Pippo Baudo dopo la battuta di Beppe Grillo sui socialisti? Strano destino quello di Travaglio scomparso dalla RAI dopo una trasmissione del “Satyricon” di Daniele Luttazzi in cui citando un libro scritto a quattro mani con Peter Gomez (“L’odore dei soldi”) ricordava ai telespettatori chi fosse Silvio Berlusconi, l’uomo che si candidava a guidare l’Italia.
Rientrato dopo circa cinque anni di purgatorio ora si ritrova inguaiato per un altro libro, questa volta non suo, in cui si ricordano certi trascorsi poco chiari dell’attuale Seconda Carica dello Stato e non solo. In realtà, della “Sicula broker” si è già scritto su giornali nemmeno tanto alternativi in relazione alle ottime intenzioni di Schifani di ravvivare il ricordo di Falcone e Borsellino e della lotta alla mafia. Fu chiesto perfino un chiarimento su quella vicenda, mai avvenuto tra l’altro.
E’ chiaro, quando un personaggio pubblico glissa su qualche questione viene naturale pensare che qualche scheletro nell’armadio ci sia ed è naturale che la curiosità dei giornalisti che ancora credono in questa professione, si appunti proprio in quella direzione.
Ma in Italia vige uno strano regime che la fa assomigliare più alla Spagna di Franco che ad uno stato democratico compiuto. Ricordate? Il Regime sapeva benissimo di avere degli oppositori, sapeva anche bene che spesso erano i teatri le spelonche dei dissidenti, ma non interveniva quasi mai, perché in teatro ci andava poca gente e comunque non sarebbe servito a fargli cambiare idea. I grandi mezzi di comunicazione di massa erano saldamente in mano al al Regime e con quelli c’era poco da fare, erano fortezze inespugnabili.
In Italia accade qualcosa di simile. Di Schifani se ne può parlare in un libro, se ne possono riprendere gli argomenti in svariati articoli di giornali di non larghissima diffusione, ma guai ad andare in televisione. In democrazie, a detta di molti, normali questo non accadrebbe. Se negli Stati Uniti d’America, dove si spingono perfino a spiare nella camera da letto per ritenere se un uomo politico sia più o meno adatto a ricoprire cariche di una certa responsabilità, non sarebbe assolutamente tollerabile che del Presidente del Senato si chiacchierasse a proposito di società con individui che poi si sono rivelati essere affiliati ad organizzazioni criminali di stampo mafioso (si parla addirittura del capomandamento di Villabate), in Italia vige invece un concetto padronale della carica pubblica, per cui il potente va sempre considerato mondato da tutti i suoi trascorsi se assurge a ruoli di rappresentanza apicali. Anche se il potente non fornisce spiegazioni, ma si limita a dire, come ha fatto Schifani: “fatti inconsistenti, manipolati e che non hanno dignità di generare sospetti”, in pratica un’autoassoluzione. In realtà c’era il riferimento al presunto dialogo tra maggioranza e opposizione sulle riforme condivisibili.
In questo bailamme di scuse e commenti non mi ha fatto molta impressione il PDL, che dopo tutto fa il suo mestiere quando difende uno dei suoi, ma lacune dichiarazioni avventate di noti esponenti del PD. Parlare di linciaggio o di accuse di collusione non lascia di sicuro intravedere un’opposizione intransigente su certi temi. Più che il clima di dialogo si percepisce timore, paura. L’opposizione sembra soggiogata e questo lascia sgomenti, alimenta l’idea della casta. Non per niente l’unico uomo politico che ha difeso Travaglio è quel Di Pietro che già riscuote consensi tra gli opinion-maker dell’antipolitica.
Il PD continua a trascurare il rischio e non capisce che quel dialogo che invoca con il PDL, potrebbe rivelarsi un’autentica camicia di forza se non un boomerang, specie se lo si imbastisce accettando di mandar giù certi rospi.


Sabino Saccinto

Pubblicato il 14.05.08 h 22:16
Modificato il 29.05.08 h 22:54

Riporto il post inviatomi tramite portale Canosaweb il 19.05.08 dall'amico Nino

Era già nell'aria uno strano odore di dittatura strisciante, ma ora è così palese che anche chi ha subito la narcosi elettorale comincia a pensare seriamente su come le cose si metteranno. Tu hai citato il caso Travaglio. Tranquillo farà la stessa fine di Grillo, fu cacciato per aver dato del ladro a Craxi. Nemo profeta in patria, così recita un proverbio latino. E che dire del discorso in aula di Di Pietro ( anche lui membro onorario della Casta),interrotto ripetutamente e zittito dal presidente stesso della camera maestro di democrazia il camerata Fini. Motivo? eccolo: certe cose si possono dire e certe altre no! sic! Ormai il parlamento è diventato un'operetta dove tutti si applaudono e tutti si abbracciano, maggioranza e opposizione hanno cessato la lora funzione. Dalema con accanto Gero Grassi applaude soddisfatto al discorso introduttivo del Cavaliere. Le leggi non si fanno più in aula ma sono diventate argomento top secret del tipo "cosa nostra" da discutere a due sorseggiando un bel te caldo. Così sono passati i provvedimenti xenofobi. In una notte sono stati deportati ( pardon espulsi circa 700 extra comunitari) Lo stermino degli ebrei è cominciato così. Pochissimi sanno che è stato varato un decreto che impone il segreto di stato sulla determinazione di aree per lo smaltimento di scorie nucleari che abbiamo in Italia e che si aggiungeranno a quelle che abbiamo mandato all'estero e che ci ritorneranno a breve tempo. Sarà anche segreto di stato la normativa sulle aree dove sorgeranno gli inceneritori, i quali sicuramente non necessiteranno più di seguire lunghaggini burocratiche come il V I A ( valutazione di impatto ambientale). Volete sapere altro? Guardatevi i siti di Giulietto Chiesa, Stefano Montanari, Ferdinando imposimato, Bebbe grillo. L'informazione democratica passa per ora solo su internet, fino a quando? Lo sapete che tra non molto in contrada tufarelle avremo un bel inceneritore? che si aggiungerà agli oltre 60 ( circa) sparsi in tutta italia? e che forse forse accanto ad esso sorgerà un altro inceneritore mascherato da sansificio, il tutto tra due discariche per rifiuti speciali già sotto inchiesta e poi stranamente assolte ( come spesso succede in italia) ed una per rifiuti liquidi e il tutto nel bel mezzo di un parco naturale dell'Ofanto o meglio del Locone. Ma queste cose non si possono dire in un regimo dove la DEMOCRAZIA è temporaneamente e non si sa per quanto ancora SOSPESA

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