Dal sito: http://www.bosettiegatti.com/info/commenti/varie/v002abusoufficio.htm riporto:
Con l’entrata in vigore della legge 16 luglio 1997, n. 234 (G.U. n. 172 del 25 luglio 1997) viene riscritto l’articolo 323 del codice penale, relativo all’abuso d’ufficio, di estremo interesse per chiunque operi nella pubblica amministrazione. La norma, già riformulata nel 1990 con la legge n. 86, è stata per anni una sorta di incubo per funzionari e amministratori pubblici; era infatti considerata una "norma penale in bianco" in quanto la fattispecie criminosa ivi prevista era assolutamente indefinita, suscettibile di un uso ampiamente discrezionale tale da causare un’indebita sovrapposizione del sindacato penale sulle scelte amministrative. Qualsiasi comportamento illegittimo o presunto illegittimo poteva essere qualificato come abuso d’ufficio e causare l’inizio di un procedimento giudiziario, se potenzialmente poteva procurare un ingiusto vantaggio non patrimoniale o arrecare un danno ingiusto; era prevista la sanzione della reclusione fino a due anni, aumentabile fino a cinque anni in presenza dell’aggravante del vantaggio patrimoniale. L’astrattezza e la genericità della norma erano universalmente criticate poiché sottoponevano tutta l’azione amministrativa, che di per sé è idonea ad arrecare vantaggi o danni, alla spada di Damocle dell’intervento della magistratura, anche se poi più del 90 per cento dei procedimenti si concludeva con il proscioglimento.
La nuova formulazione, pur contenendo ancora degli elementi di ambiguità, pone dei confini più definiti all’illecito penale, che ora risulta subordinato alle seguenti condizioni:
- deve esserci l’intenzione di procurare a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale (non si parla più del vantaggio non patrimoniale) ovvero arrecare ad altri un danno ingiusto,
- deve esserci la violazione di una precisa norma di legge o di regolamento, oppure essersi verificata la mancata astensione in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti;
- la violazione o l’omissione di cui al punto precedente devono essere la causa dell’ingiusto vantaggio o del danno ingiusto.
E’ introdotto il dolo intenzionale e assume rilevanza l’elemento psicologico del reato: dovrà quindi essere verificata l’intenzionalità del funzionario alla violazione della norma o alla mancata astensione al fine di procurare il vantaggio o arrecare il danno. Dovendo verificarsi la violazione di una norma di legge o di regolamento, non si potrà più configurare l’abuso d’ufficio nel caso di semplice eccesso di potere, la più diffusa figura di illegittimità che si riscontra nell’azione amministrativa e che spesso si confonde con le legittime scelte discrezionali.

Questa precisazione mi sembra oltremodo doverosa in quanto il Rieletto, da ieri anche il Rinviato, in una sua prolusione su “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 19.01.08 a pag. 68 ha tenuto a precisare che il reato di abuso d’ufficio fa parte di quella schiera di reati la cui formulazione è spesso ambigua, per cui, in teoria, un pubblico amministratore sarebbe sempre sotto scacco da parte dell’Autorità Giudiziaria. Fatto in parte vero se non fosse sopraggiunta la riscrittura dell’articolo 323 del codice penale.
Dimentica di dire però, che il Nostro, sempre fonte “Gazzetta del Mezzogiorno”, non è stato rinviato a giudizio solo per abuso d’ufficio, ma anche per falso ideologico e truffa aggravata. E’ bene ricordare che il provvedimento non riguarda solo lui, ma un altro ex-assessore, un ex-vicesindaco, un dirigente comunale e due personaggi che avevano ruoli dirigenziali nella cooperativa alla quale il Nostro molto spesso, per non dire quasi sempre, affidava spettacoli in piazza nonché l’organizzazione di manifestazioni che inglobavano al loro interno più di uno spettacolo canoro o musicale. Leggendo lo striminzito articolo apparso qualche giorno prima sullo stesso giornale sembra che l’accusa sia questa e non quella di aver concesso gratis lo stadio. Si fa notare, tra l’altro, che i fatti di cui è accusato risalgono a manifestazioni risalenti al 2002, cioè già dal primo anno di insediamento del sindaco, e protrattisi negli anni a seguire; mentre l’attivazione del nuovo stadio “S. Sabino” è molto più recente, del 2007 per la precisione. E per quest’ultimo anno, come per l’anno in corso, al momento no si hanno notizie di altri procedimenti aperti, mai dire mai. L’accusa circostanziata, stando a quanto si apprende dalla stampa, riguarderebbe una cooperativa gestita da quei signori finiti sotto inchiesta, che in quegli anni avrebbe preso appalti a man bassa nel settore dell’entertainment (punto di forza del Rieletto) tanto da poter essere tranquillamente scambiata per un ufficio comunale in stanza fissa. Se non mi sbaglio sono gli stessi che per anni hanno gestito il teatro Skorpion, dapprima aprendo il cinema e proiettando qualche film, dopo, considerata la crisi di spettatori del cinema a Canosa, pensando bene di occuparsi solo delle più redditizie stagioni teatrali. Di questo aspetto della vicenda il Rinviato non parla, così come non ci spiega a danno ed a vantaggio di chi si sarebbe consumata la truffa di cui è accusato, e quali documenti avrebbe falsificato, stante l’accusa di falso ideologico. Anziché rassegnare le dimissioni pone sul tavolo i presunti meriti della sua azione amministrativa, tutti da dimostrare ovviamente. Si esercita, tra l’altro, in una pratica tipica del plebiscitarsmo più retrivo: porre l’azione di presunto bravo amministratore come riscatto delle sue responsabilità penali.


Sabino Saccinto

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