Naziskin a Verona

Il giovane Nicola Tommasoli viene ammazzato a Verona per una sigaretta da un gruppo di suoi coetanei di destra. Balordi o figli dei nostri tempi?

E’ di qualche ora fa la notizia che Nicola Tommasoli, il giovane ventinovenne picchiato selvaggiamente a Verona, è morto. La vicenda, agghiacciante, è nota. Qualche sera fa un gruppo di ragazzotti non ben identificati hanno picchiato un quasi loro coetaneo e lo hanno lasciato incosciente a terra dopo avergli procurato ferite gravissime. Le motivazioni, stando alle prime ricostruzioni dei fatti, risiederebbero in qualcuno di quei futili motivi di cui troppo spesso la cronaca ci riferisce: una lite fra automobilisti, un gesto male interpretato, una scusa banale. Questa volta sembrerebbe che il branco abbia agito per un rifiuto opposto da Nicola a qualcuno che insistentemente e con modi poco gentili, chiedeva alla vittima una sigaretta. Una sigaretta costata troppo cara.
In un primo momento i giornali hanno dato la notizia senza soffermarsi troppo sull’accaduto. Dopo qualche giorno, forse in seguito alle condizioni del ragazzo che precipitavano pericolosamente ed all’iniziale difficoltà della polizia di scoprire gli aggressori, tanto da far pensare ad un alone di omertà ad avvolgere la vicenda, lo spazio dedicato a quanto accaduto si è accresciuto. L’ipotesi che a colpire fossero stati giovani legati a gruppi ultras di estrema-destra prendeva man mano corpo; le immagini registrate da una telecamera a circuito chiuso prima, ed il costituirsi di un giovane che ammetteva di aver partecipato al pestaggio dopo, chiudevano il cerchio.
Quello che si era temuto si è rivelato drammaticamente vero. A Verona, la città dove la Lega è più forte tra le città del Nord-Est tanto da esprimerne il sindaco, si è scoperchiata la pentola che a stento si era riusciti a tenere chiusa. Più di uno è stato costretto ad ammettere quello che nel resto d’Italia già in molti sapevano per esperienza diretta: Verona è una città nera, nerissima. La morte di Nicola Tommasoli è l’episodio più eclatante, ma altri ve ne erano stati in passato. Che a Verona agissero indisturbate ed impunite bande nere legate al tifo calcistico estremo, come agli skinheads locali era risaputo. Che ce l’avessero non solo con gli extra-comunitari, ma anche con i terroni ed i comunisti lo avevano dimostrato precedenti episodi in cui erano stati aggrediti un giovane che indossava la maglietta del Lecce calcio ed altri del centro sociale “Chimica”, qualcuno aveva giustificato l’attacco sostenendo che il loro modo di tenere la postura non era consono ad una città raffinata come quella.
Ciononostante quello che sconcerta è, come al solito, quello che i giornali non ci raccontano, ovvero è ammissibile che nella civile Verona, in un angolo d’Italia, in una città del Nord-Est che già da qualche decennio sostiene di essere il pezzo più avanzato della nostra nazione, nessuno sapesse e nessuno si preoccupasse di quanto accadeva, che tollerassero l’intollerabile?
Il giovane che si è costituito ieri, i due che sono stati arrestati oggi e gli altri due fuggiti forse in Austria, a bordo della macchina di papà, non erano espressione del disagio sociale, non appartenevano a famiglie disperate. Uno frequentava il liceo classico, un altro era operaio, quasi tutti di buona famiglia. Provenivano da quella Verona bene che evidentemente alleva i propri rampolli senza preoccuparsi tanto di quello che poi vanno a combinare in giro.
Un signore veronese intervistato ha sostenuto che Verona è una città pacifica, ma che alleva come una serpe certe sue idiosincrasie; un magistrato abbastanza noto anche per essere stato a capo di Unicost, ricercava le cause di quanto accaduto nell’impossibilità dei giovani veronesi di trovare forme di aggregazione soddisfacenti. Strana la vita. Pensavo che il vizio di trovare sempre e comunque cause sociali in atti teppistici e spesso delinquenziali, indicandole come il frutto perverso, ma inevitabile, di condizioni di disadattamento e di disagio, fosse di sinistra. Ora invece scopriamo che anche la Destra ha i suoi giudici buoni ed i suoi intellettuali giustificazionisti. Ci attendevamo che l’idea “law and order “, tipica della magistratura più vicina alla Destra, prevalesse e riportasse questi piccoli assassini alla condizione a loro più congeniale, cioè alla condanna ed alla pena, ed invece assistiamo a quei sociologismi d’accatto che proprio loro avevano ferocemente criticato. I piccoli assassini di Verona qualcosa a che fare con la sociologia di sicuro ce l’hanno nella misura in cui si potrebbe definire fascista quella società dove si ritengono un fatto normale le ronde anti-straniero, dove si profana con urina di maiale il suolo destinato ad una moschea, dove si incendiano i giacigli degli immigrati. E’ la nostra società che tollera le aggressioni, le svastiche, i cori razzisti, i saluti romani, i manichini di colore appesi alla forca a simboleggiare ben altre e più truci scene.
Non è un caso che i piccoli assassini di Verona appartengano a quella cultura ultras che trova la sua zona franca negli stadi, dove il rischio di punizione è minimo, pressoché inesistente. E’ tutto un circolo vizioso che tiene insieme tifo solo apparentemente apolitico, squadracce nere e dirigenti sportivi e patron del calcio che in queste situazioni ci sguazzano come pulci nella farina. Tutto si tiene, come dicevano i francesi, e pazienza se qualche volta ci scappa il morto. Tutto sommato son bravi ragazzi, mica marocchini, africani, albanesi o rom. Sono il prodotto dei nostri anni, della nostra cultura, della difesa dei nostri sani principi e della nostra società. Se poi capita che a finirci male è, in fondo in fondo, un italiano che non porta il cranio rasato, il bomber e che si muove come uno dei centri sociali, ben gli sta, servirà da lezione a quanti non ne vogliono sapere di omologarsi.


Sabino Saccinto

Pubblicato il 05.05.08 h 22:35
Modificato il 14.05.08 h 22:04

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