Elezioni 2008. Lo tsunami

I risultati sorprendenti delle politiche 2008

Quello del 14 Aprile si è rivelato un autentico tsunami. Che Berluconi potesse vincere era quasi scontato, un po' meno che si potesse perdere come è accaduto. L'idea del paese spaccato a metà come nel 2006 è stata smentita, oggi il paese è fortemente orientato a destra, checcè ne pensino le estreme.
Qualcuno sostiene che era inevitabile che finisse così ed accusa i partiti di sinistra (PD compreso) di non aver capito sufficientemente il Nord, la questione settentrionale. Se il contrappasso sarà cinque anni ancora di Berlusconi come capo del governo, non possiamo che rimanere ad osservare se veramente la Lega è quella forza capace di annullare la questione settentrionale o se si sarà trattato di un altro bluff, questa volta dagli esisti, Dio non voglia, estremamente imprevidibili e forse pericolosi.

Buona lettura


Il pareggio mancato.

Lunedì 14 Aprile 2008. E’ una data da ricordare questa. L’idea che ce la si potesse fare, ripetuta come un mantra, un pochino ci aveva convinti. I più accorti avevano ritenuto che la soluzione probabile sarebbe stata quella di un pareggio, ovvero del prevalere del PDL per una manciata di voti alla Camera, in maniera da garantirgli il premio di maggioranza, ed una condizione di caos al Senato, con il risultato che entrambe le coalizioni si sarebbero ritrovate costrette a dover giocoforza accordarsi su una nuova legge elettorale e tornare alle urne, con l’intermezzo di un governo istituzionale o tecnico che avrebbe dovuto traghettarci verso una situazione più stabile.
I più ottimisti avevano addirittura sperato in una vittoria, seppur solo di misura; convinti dal fatto che Walter ce la stava mettendo tutta; che la sua campagna elettorale non stava peccando, per alcuni era addirittura strepitosa; che certe mosse rompevano con la tradizione di un partito da sempre laburista e che le presenze in piazza non si erano mai fatte desiderare.
E’ andata come sappiamo. Una sconfitta era da mettere in conto, ma quei nove punti di differenza in entrambi i rami del Parlamento bruciano, eccome. Francamente per me sono stati una sorpresa. Spesso l’elettorato non è così prevedibile e quello italiano a volte lo è più di altri. Quando il Principale Esponente sventolava sondaggi a qualche giorno del voto, contravvenendo perfino ad una legge, in cui sosteneva di avere venti senatori in più ed una differenza di dieci punti percentuali, nessuno gli credeva; eccolo: il solito spaccone che dà di testa e si inventa numeri impossibili. Fu così anche nel 2006. Un sondaggio affidato ad un’agenzia americana mostrava come le due coalizioni fossero vicine, estremamente vicine fino a toccarsi. I sondaggisti di casa nostra avevano altri dati. Per loro l’Unione era in vantaggio di quattro o cinque punti percentuali. Tutti dati seri, certificati, confermati anche dagli exit-poll, con la differenza che quando si aprirono le urne e si andarono a contare le schede, fu grande la sorpresa e plateale l’imbarazzo di qualcuno che non rinunciò ad arrampicarsi sugli specchi pur di salvare quel po’ che rimaneva della faccia. Il Caimano aveva avuto ragione, i risultati furono quelli che avevano previsto i suoi sondaggisti americani.
Quest’anno non ha rivelato a chi ha commissionato i sondaggi dell’ultima settimana, ma ancora una volta i numeri vincenti sono stati quelli suoi. Come faccia non si sa. Di sicuro almeno in questo è un mago.

L’antipolitica.

Quelli del Governo Prodi sono stati di sicuro due anni vissuti molto pericolosamente e non si può di sicuro negare che sia stato lui il bersaglio dell’antipolitica aizzata da Beppe Grillo, ma non solo. Il Vaffa-day e le sue centinaia di migliaia di militanti del partito virtuale che in piazza hanno scandito una sonora mandata a quel paese alla politica, hanno aiutato il Caimano. Il fatto che qualcuno tenesse a precisare che la protesta era generalizzata, non ha cambiato la sostanza dell’atto: quella piazza imprecava contro chi in quel momento era al governo, cioè il Professore, di certo non era contro chi se ne stava all’opposizione a sperare nella spallata ed a capitalizzare i consensi diretti e indiretti che nel frattempo si sono accatastati.
Indovinare non già chi ci avrebbe guadagnato, ma più semplicemente chi ci avrebbe rimesso è stato un po’ come tirare un colpo alla roulette russa. Personalmente ho sempre pensato che, per ovvi motivi, lo scotto maggiore dell’antipolitica lo avrebbe pagato il PD, e per una ragione molto semplice: se le critiche più feroci erano indirizzate a Prodi e quindi a quella coalizione che in gran parte era espressa dai partiti che avrebbero costituito il PD, era più che naturale che gli strali grilleschi si abbattessero su di loro, meno sulle forze della sinistra, vuoi perché numericamente meno rappresentate, vuoi perché in più di un’occasione si erano dissociate da certe scelte del governo.
E’ accaduto invece che chi più di tutti ha fatto le spese del bailamme creatosi intorno al Governo Prodi, sono state, dopo, proprio le forze politiche che ne sembravano più al riparo o che quanto meno avevano meglio condiviso le impuntature del guru. O forse, chissà, l’antipolitica non c’entra niente ed è stata solo la moda di un momento. Il terremoto comunque c’è stato, qualcuno mostra già di conoscere le cause: l’appello al voto utile da parte di Veltroni che ha fagocitato la Sinistra l’Arcobaleno; la delusione del proprio elettorato per l’appoggio leale dato ad un governo conservatore. Queste, almeno, sembrano le risultanze delle analisi dei capi della Sinistra. Tutto qui? E dove è finita la capacità di analisi che alla Sinistra è sempre stata riconosciuta? E se è stato davvero il voto utile il killer che ha decimato le file della Sinistra l’Arcobaleno si pone un problema piuttosto serio. Vorrà dire che molti percepiscono il PD come un partito rappresentativo degli interessi di un elettorato che normalmente guarda a sinistra; più di quanto possa esserlo una formazione di sinistra tout court. Se è davvero così non c’è molto da stare allegri per i vari Bertinotti, Diliberto e compagnia.
A me è parso invece che gli esponenti della sinistra fossero più preoccupati di arginare l’eventuale intrusione del PD, anzichè proporre alternative serie a quelle della Destra, o fare opera di denuncia forte degli abusi e dello stato di dubbia legalità di cui la Destra berlusconiana è portatrice.
Probabilmente agli elettori di sinistra non sono andate giù le varie comparsate del loro candidato premier e del direttore del loro quotidiano che con il Caimano hanno sempre tenuto un rapporto da gentiluomini rispettosi. Forse l’idea di una sinistra salottiera, radical-chic, ben vestita, in cachemire e che si lascia andare a battute e frizzi con il Principale Esponente, nonché la comune passione milanista, hanno suscitato qualche perplessità nel suo elettorato naturale. Molti si sono sentiti traditi ed hanno preferito scegliere chi offriva più garanzie. Ora da quelle parti si stanno ponendo interrogativi seri su come è potuto accadere. Qualcuno pensa di recuperare il terreno perduto rifondando il partito comunista, tornando ad un brand che ha sempre ispirato fiducia.
In realtà la Sinistra l’Arcobaleno ha un limite: considera PD e PDL come due entità sovrapponibili, dimenticando che ci sono forze che minacciano i valori basilari della democrazia e che il ritorno del Berlusca, specie dalle parti della sinistra democratica, rappresenta un incubo. Per molti di sinistra il modo migliore per ridestarsi è stato proprio quello di non seguire le sirene di chi con il lupo gioca e magari prende anche qualche sagace complimento. Qualcuno sostiene che sia stata la Lega Nord ad aver raccattato il malcontento delle classi più deboli che hanno sperato che con Prodi potesse cambiare, e di parecchio, la loro vita. Oggi, una buona parte di parlamentari che fino alla precedente legislatura sedeva in Parlamento incontrastata se ne trova al di fuori e qualche testa già sta rotolando. Dispiace che una parte sicuramente significativa degli italiani non abbia rappresentanza parlamentare, ma evidentemente scontano anche la miopia e le tattiche poco indovinate del proprio vertice.

Il Governo Prodi.

Dirò pure una bestialità, ma sono tra quei forse pochi italiani convinti che il Governo Prodi ha fatto tutto il possibile per raddrizzare l’Italia, che ha ereditato una situazione complicatissima ai limiti della bancarotta e che non sia stato sufficientemente amato e rispettato da molti, forse proprio da quelli che avrebbero dovuto garantirgli una maggiore apertura di credito. Vedremo, ma ne dubito fortemente, ed al contrario dei pronostici elettorali credo di essere dalla parte della ragione, se il futuro governo delle destre farà altrettanto. D’altronde li abbiamo già visti all’opera e pare stranissimo come a questi signori possa essere ancora concessa una chance.
Aver fatto cadere Prodi è stato come aver segato il ramo dell’albero su cui si è seduti e di appassionati tagliatori di rami non ne sono mancati.
Alla fine, curiosamente, è stato proprio il fato ad aver compiuto un’autentica strage fra chi ha demolito l’unico governo possibile ed ha decretato che fossero proprio loro a non trovar vantaggio dalle loro azioni. Sono storie personali quasi toccanti quella del Mastella, Ministro di Grazia e Giustizia, che credendo di aver fatto cosa buona cerca dal Caimano la meritata ricompensa, prima per sé e poi, vista la mala parata, per la moglie che, non riuscendo a farsi ricevere personalmente dal Cavaliere, è costretta a subire l’onta di un diniego nemmeno proferito in prima persona, ma per interposta segretaria.
Oppure quella del Presidente della Camera, teorico della morte pilotata del Governo Prodi. Dichiarò che il governo ha preso un brodino quando in presenza di un’ennesima fibrillazione, nata in seguito ad una delle tante votazioni andate male per la Maggioranza, Prodi si riprese dopo qualche passaggio istituzionale. Bertinotti forse non pensava di finire nell’oblio dopo essersi candidato a premier, subito precipitato dal più alto scranno di Monte Citorio nel limbo di chi il Palazzo lo guarda da una piazza. Per ora ha incassato solo l’invito di Vespa a “Porta a porta”, la terza camera, come la chiama qualcuno. Ci è finito in ottima compagnia, visto che con lui, al di fuori delle aule parlamentari, si trova una discreta messe di ministri e qualche sotto-segretario. Tutti disoccupati a testimoniare che, nonostante prebende e privilegi insulsi, a volte anche la politica è un lavoro precario come quello dei call-center.


Sabino Saccinto

Pubblicato il 18.04.08 h 00:15
Modificato il 22.04.08 h 15:20

Post di Nino del 04.05.08 dal titolo "Caporetto del Centrosinistra":

Caro Sabino la sconfitta elettorale del centrosinistra alle politiche e alle comunali ha una semplice chiave di lettura:
Gli elettori non hanno preferito la destra, ma hanno punito la sinistra e a dare una mano ci si è messo anche veltroni che ha servito su un piatto d'argento la vittoria alla destra ormai libera della sinistra storica. Mi dici quando mai questa sinistra o centro sinistra in questi anni dove ha visto vincere alle regionali, alle provinciali alle comunali ( tranne Canosa) e alle nazionali, ha mai rivolto una attenzione particolare al sociale? Tutte le leggi ad personam sono ancora li, la riforma elettorale non è mai stata affrontata, hanno ritoccato le tasse e si sono presentati alle elezioni con la TAV gli inceneritori e i rigassificatori, restavano le centrali nucleari e il ponte sullo stretto e il programma era bello e copiato. Dov'e il nuovo? Una vecchia classe politica che si ripropone tale e quale da come è uscita dalla precedente legislatura. Non ha mai affrontato una analisi poitica vera, ci hanno ignorati deliberatamente ritenedoci solo numeri per rieleggere la CASTA. E a Roma il resto. Rutelli riesumato dal dimenticatoio della precedente legislatura e rimesso ex novo per la terza volta alla candidatura a sindaco. Ma stiamo scherzando? Credo che occorra iniziare a pensare a qualcosa di diverso da questi professionisti incalliti della politica, prima che il paese venga definitivamente consegnato ai poteri forti del cavaliere silvio, della mafia, e della confindustria. >Chi si occuperà dei lavoratori? i Sindacati? meglio di no , gli stessi lavoratori li hanno sconfessati. Chi si occuperà di ambiente? Gli industriali? Cambiamo questa politica prima che ci travolga
Nino

Eventuali commenti potranno essere inviati all'autore del sito utilizzando lo spazio sottostante o in alternativa inviando un'e-mail all'indirizzo sabino.saccinto@alice.it
Oggetto:
Indirizzo e-mail: (facoltativo):
Testo: