Elezioni 2008. Quali scenari si prefigurano? (parte 2)

Le sensazioni e le previsioni prima del voto alle Politiche del 2008.

Il 13 ed il 14 Aprile 2008 si torna alle urne, a meno di due anni dalle precedenti consultazioni politiche, per rieleggere deputati e senatori. Elezioni anticipate, come nella peggiore tradizione italiana.
Dopo una campagna elettorale passata quasi inosservata, ci ritroviano ad un bivio che oggi più che in passato deciderà la nostra sorte.
Vincerà il modello d'Italia che propone Veltroni o quello, per certi versi già visto, che Berlusconi ricicla in salsa al catrame?
Si vedrà, ma mai come questa volta il dopo elezioni potrebbe essere più drammatico di quello già anomalo di due anni fa, con un premio di maggioranza alla Camera assegnato per venticinquemila voti; il candidato perdente che grida ai brogli come in una repubblica delle banane e che non si rassegna ad ammettere la sconfitta, a fare le congratulzioni a Prodi ed a liberare le stanze di Palazzo Chigi.
Quest'anno l'allarme brogli è stato preventivo e con dichiarazioni fino a sfiorare l'assurdo. "Non posso perdere" - ha detto - "e se perdo sarà per colpa dei brogli". Una sorta di condanna a meritarcelo, naturalmente o per provvedimento successivo di qualcuno, visto che se i brogli vengono accertati ne consegue quel che ne consegue.


Elezioni 2008. Quali scenari?

Faccio mia una curiosità di Giampaolo Pansa espressa nella sua rubrica “Il Bestiario” de “L’Espresso” di questa settimana. Scrivendo dei principali candidati leader di queste elezioni politiche, sostiene, in questo non possiamo dargli sicuramente torto, che quest’anno le hanno sparate davvero grosse da entrambi gli schieramenti. Si riferiva alle promesse elettorali quasi impossibili, ed aggiungeva, scettico, che se non altro sarebbe stato molto curioso di sapere come sarebbe finita, oggi più che in passato. Lasciamo stare il resto e le conclusioni a cui Pansa approda che potrebbero apparire come una bestemmia, è indubbio che condivido la curiosità.
Mai come quest’anno, vuoi per la legge elettorale congegnata per lasciare adito alle conclusioni più imprevedibili, se non addirittura sconclusionate, vuoi per la frammentazione del voto, vuoi per le novità nell’ambito degli schieramenti politici, azzardare previsioni è pressoché impossibile, tanto impossibile che gli stessi sondaggisti, forse memori del flop del 2006 in cui si avverò quello che non erano riusciti a pronosticare nemmeno negli exit-poll, ci provano con tanto, ma tanto beneficio di inventario. Figuriamoci se possiamo intuire qualcosa noi che non siamo sicuramente osservatori privilegiati di quanto accade.
Io, personalmente, ho una convinzione che sa tanto di vendetta e che mi auguro si consumi nei confronti dell’Esponente del maggior schieramento a noi avverso, come direbbe Veltroni: una vittoria di stretta misura alla Camera, tanto per pareggiare i conti con il 2006, ed una sconfitta al Senato, e per colmo di perfidia mi auguro perfino che il Presidente della Repubblica gli affidi il compito di formare un governo. Ovviamente non si tratta di una previsione, ma di un mio desiderio negativo. Credo che chiunque racconti la realtà (cronista o semplice cittadino) debba, per prudenza, astenersi sempre dall’impulso irrefrenabile di leggere nella palla di cristallo, pena il rischio di non essere più credibile.
Non possiamo, però, esimerci dall’estrapolare uno scenario possibile nella malaugurata ipotesi Bellachioma vinca le elezioni e penso si possa fare osservando quello che è accaduto in questi giorni, ad iniziare dai messaggi rivolti al ventre, come sempre più spesso scrivono i giornali, del suo elettorato.
Chi pensa che i futuri anni con Bellachioma al governo siano identici ai cinque passati, secondo me è un ottimista, io penso che saranno molto, molto peggio. E’ vero che questa campagna elettorale è stata meno dura, meno barricadiera della trascorsa del 2006, ma è vero anche che, almeno a mia memoria, non si ricordano episodi devastanti, per uno stato democratico, come è stato quello di stracciare in un pubblico comizio il programma elettorale dell’avversario, o tentare la causa di beatificazione di un boss mafioso, o rilasciare dichiarazioni forti nei confronti del Capo dello Stato.
Io sono sempre stato dell’idea che la politica sia una sovrastruttura dell’antropologia e che alla base di certe scelte ci possono essere motivazioni economiche, simpatie molto umane, ragioni di pura convenienza, ragioni ideali o ragioni legate essenzialmente al proprio modo di essere, a come si è fatti dentro. Solitamente le società strutturalmente molto avanzate, quelle che condividono un substrato comune di valori inattaccabili, quando scelgono i loro rappresentanti lo fanno per ragioni ideali in buona parte dei casi, per ragioni contingenti per il resto. Non diventano oggetto di contesa elettorale i sommi principi costituzionali che caratterizzano lo stesso ordinamento. Nel caso italiano, e ciò rappresenta plasticamente l’anomalia e la crisi di questo particolare momento storico, può accadere invece che si attacchi quello che per definizione deve essere inattaccabile, non soggiogabile. Il gesto di ridurre in mille pezzi il programma dell’avversario politico lede i più elementari principi del rispetto delle opinioni altrui; è un gesto fascista nella sua accezione più vera, autentica. L’attaccare i presidenti della Repubblica che via via Bellachioma ha dovuto fronteggiare nei suoi deliri di onnipotenza, in cui faceva addirittura strame delle regole costituzionali, denota un’assoluta mancanza di rispetto delle autorità dello Stato.
Pensare di assoggettare a mercimonio la carica di presidente della Repubblica, significa avere una concezione molto mercantile delle istituzioni. Lodare un boss mafioso, suo ex-stalliere, solo perché ha rifiutato di rivelare particolari molto imbarazzanti sui suoi trascorsi siciliani o sulle amicizie molto compromettenti di uno dei suoi uomini di punta, è estremamente devastante per la tenuta democratica di uno stato, assunto che è proprio la criminalità organizzata, nelle forme che conosciamo delle cosche mafiose, a conculcare pesantemente la libertà e le scelte, soprattutto politiche, dei cittadini di quelle regioni.
Riproporre l’esame ciclico di idoneità mentale per i pubblici ministeri come se fossero automobili da portare alla revisione di legge, e minacciare leggi estremamente punitive per chi si azzardasse a prescrivere intercettazioni telefoniche per reati che non siano di mafia o di terrorismo, tralasciando di fatto tutti quelli in cui potrebbero incappare i politici, mina uno dei principi fondamentali della convivenza civile: quello della legge uguale per tutti.
Accettare, derubricandoli a metafore o a fenomeni di folclore, le frasi incredibili dei due esponenti delle due leghe (Nord e Sud) sui fucili tenuti nascosti ed all’occasione dissotterrare per muoversi all’offensiva verso Roma padrona, configura un reato di attacco all’integrità dello stato, se non di istigazione o invocazione alla sedizione.
Sono tutti messaggi, questi, che chi doveva recepire ha sicuramente recepito. Se dopo il 14 Aprile l’Ometto di stato sarà riuscito ad uscire vincitore da quest’ennesima tornata elettorale, sarà la prova provata che in Italia è possibile dare un giro di vite al nostro impianto ed alle nostre strutture democratiche. Lui lo sa e credo non si lascerà sfuggire la tentazione di mollare qualche calcio ben assestato alla nostra Carta costituzionale. Se invece gli elettori vorranno mandare definitivamente in pensione il pifferaio magico di Arcore sanno benissimo come fare e come liberarci da un incubo opprimente.

Sabino Saccinto

Pubblicato il 12.04.08 h 16:15
Modificato il 18.04.08 h 00:07

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