HA ANCORA SENSO PARLARE DI DEMOCRAZIA?

La domocrazia sembra un fatto scontato di cui non parlarne nemmeno, ma a ben pensarci gli elementi che la conculcano non sono pochi

Spesso mi sono chiesto cosa sia la democrazia e quale sia il suo ambito di applicabilità. Facciamo un esempio. Il nostro è uno stato formalmente democratico, nel senso che abbiamo una carta costituzionale che garantisce la libertà, l’uguaglianza d’avanti alla legge, il diritto all’autodeterminazione, all’istruzione, alle cure mediche. Abbiamo la libertà di pensiero, di parola e di stampa. Ma, mi chiedo, tali libertà sono egualmente esercitabili in ogni ambito della nostra seppur complessa società? Esistono limiti magari legati al censo od a particolari regioni geografiche dove tali diritti si esercitano in forme meno compiute?
La delinquenza organizzata è un grosso fattore riduttivo della libertà di impresa, oltre che della sicurezza, cioè del diritto di compiere scelte non soggette a coercizione. Volere o volare, si ricade sempre nell’annoso problema di sempre, ovvero la forte limitazione che al Sud scontiamo in fatto di libertà. Tutta colpa della criminalità organizzata o c’è dell’altro?
In questi giorni abbiamo assistito, sul forum di Canosaweb.it, ad una querelle intorno ad un articolo del corsivista de “Il Campanile”, tale Eraclio, conclusasi fortunatamente con un suo intervento conclusivo in cui dichiarava superato, almeno per ora, l’incidente. La storia è nota, non val la pena ricordarla.
Oggi è comparso sullo stesso portale il post di un consigliere comunale di maggioranza, tal Forino, che non solo ha riaperto la discussione, ma ha considerato un martire Eraclio ed ha levato un grido intimidatorio contro chi vorrebbe tappargli la bocca od iscriverlo artificiosamente ad un partito politico. Considerare martire una persona che è ancora viva non mi sembra di buon auspicio per l’uomo che si cela dietro il “nom de plum”. Non pago si è abbandonato a giudizi offensivi sui protagonisti, a suo dire in negativo, di tale vicenda: il sottoscritto ed un consigliere comunale di opposizione, Giovanni Quinto. I giudizi che seguono sono assai poco lusinghieri: residui fossili, frustrati, disfattisti affacciati alla finestra, personaggi in cerca d’autore, cameraman e fotografi. Una messe di insulti da far impallidire anche il più navigato degli uomini politici.
Personalmente ho preferito non rispondere al Forino e lasciare che le sue parole si commentassero da sole. Ma a questo punto credo che qualche considerazione sia obbligatoria farla.
Qualche giorno fa, un’anima bella che spesso scrive sul forum, mi invitava a non irrigidirmi troppo nell’esigere le scuse di Eraclio, nonostante ammettesse l’impudenza di certe sue dichiarazioni. Lo faceva come se si volesse sminuire la faccenda, ridurla a peccato veniale. In fondo in fondo il corsivista non ha fatto nulla di male se la questione la si colloca all’interno di un contesto. Si promuovevano al rango di metafore termini che difficilmente verrebbero presi come complimenti da chi si sentisse apostrofare con tali epiteti. Soprassediamo, era l’incoraggiamento dell’anima bella, Eraclio ci chiede solo di essere più collaborativi.
Spero che le anime belle, i moralisti, i censori un tanto al chilo, riescano a trovare eguali parole di condanna per chi insulta veramente, magari dopo aver letto ed osservato il post in home page del consigliere Forino. Se non lo facessero potremmo anche pensare che adottano quella stessa logica che non mancano mai di rimproverare ai loro avversari: due pesi e due misure; è possibile glissare sulle esternazioni forti di un consigliere comunale di maggioranza; si è rigidi e severi, al punto da definirli disfattisti o, nelle migliori delle ipotesi, dietrologi, con quelli che invece osano difendersi da accuse altrettanto denigratorie. Mi chiedete cosa c’entri tutto questo con la democrazia? Semplice, democrazia è rispetto delle minoranze o comunque di chi non la pensa come si desidererebbe. Le dittature, e quindi la negazione suprema delle libertà, partono sempre dal considerare un nemico, un dissidente chi semplicemente ha voglia di pensarla in un’altra maniera. Lo si accusa in modo infamante, lo si mette alla berlina. Solitamente tutto avviene nell’indifferenza generale. E’ questo il vero male che mina le democrazie che in maniera strisciante si avviano a diventare altro: l’indifferenza, l’incapacità di indignarsi se certi principi basilari vengono violati.


Sabino Saccinto

Pubblicato il 04.04.08 h 00:20
Modificato il

Eventuali commenti potranno essere inviati all'autore del sito utilizzando lo spazio sottostante o in alternativa inviando un'e-mail all'indirizzo sabino.saccinto@alice.it
Oggetto:
Indirizzo e-mail: (facoltativo):
Testo: