ERACLIO CHIEDE SCUSA

Eraclio chiede scusa e la CGIL ribadisce quanto già sostenuto sul San Giorgio Village

LA CGIL ed il San Giorgio Village.

Oggi, 31 marzo 2008, sono accaduti due fatti di cui essere contento per uno e meno contento per l’altro. Lo so, forse in questi giorni ho esagerato e mirato troppo in alto, attaccando addirittura due istituzioni non molto abituate alle critiche: un periodico locale vicino alla Chiesa ed il coordinatore locale del più grande sindacato nazionale.
Si sa, quando si osa sparare così in alto, si rischia grosso. Ebbene, la vicenda di Eraclio è ormai ben nota, dall’attacco su “il Campanile” a quelle persone che non si mostrano sufficientemente entusiaste dei progetti dell’attuale amministrazione comunale; alla risposta piccata; alle scuse prima presentate improvvidamente da un redattore del periodico; al ritiro delle scuse stesse da parte del Caporedattore; ad oggi, con una combinazione che potrebbe addirittura apparire sospetta, almeno nella sequenza temporale, con una lettera al portale Canosaweb.it prima di Peppino Di Nunno (corrispondente de “Il Campanile”) e poi con Eraclio che si materializza, accoglie l’invito che lo stesso Peppino Di Nunno gli ha rivolto a tacere ed approfittando dell’occasione chiede perfino scusa. Incidente chiuso, almeno per ora, ci tiene a sottolineare.
L’altra risposta, meno gradevole per il tono ed il contenuto, è arrivata dalla CGIL (guarda un po’ con chi mi tocca polemizzare) che ad una richiesta precisa di chiarimenti su cosa intendesse discutere con l’Amministrazione comunale in tema di San Giorgio Village, visto che il sito della GESCOS parla sì di assunzioni, ma anche di cooperative, attaccava prima sostenendo che sul tema regna sovrana la mancanza di informazione (lo ammetto, facciamo di tutto per informarci, ma sull’argomento non sono arrivati né documenti, né chiarimenti, ci barcameniamo alla meglio lavorando di logica su quel poco che troviamo sulla rete) e poi, citandomi direttamente, sposta la discussione sul piano personale. A suo dire avrei tante di quelle certezze da non pormi mai “domande insolute”. Se la domanda insoluta è: assumeranno duemila persone, inserendoli tutti in cooperative di cui saranno soci lavoratori, precludendosi in partenza la possibilità di accendere vertenze sindacali? La risposta mi sembra fin troppo ovvia, è nelle cose. Se poi la CGIL (quindi il più grande sindacato italiano) non è in grado di prevederlo (o fa semplicemente finta) ed a cose fatte cadrà dal pero, è un altro paio di maniche. Vorrà dire, probabilmente, che non sono stati sufficientemente attenti.
Mi rimane comunque misterioso quell’insolute. Se le domande le facessi a me stesso potrei anche capire il senso di quell’insoluto, ma considerato che le pongo generalmente ad altri soggetti, dovrei concludere che le mie, piuttosto, sono domande a cui non sono seguite risposte. Spero che ciò non accada per mia colpa, a meno che non si voglia far passare l’idea che esiste una classe di quesiti che non è conveniente profferire. Quanto al suo dubbio molto ben di seguito esplicitato (“non posso avere la certezza che il Saccinto abbia potuto dire delle castronerie sul mio intervento, non ho la certezza che interpreti a suo uso e consumo”) mi chiedo se tra i tanti dubbi che lo assillano ci sia anche quello di aver sparato egli stesso qualche castroneria. Se poi mi riconosce il fatto che faccio bene a parlarne vorrà dire che un fondo di verità forse c’è.


Sabino Saccinto

Pubblicato il 02.04.08 h 00:09
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