LA CGIL ED IL SAN GIORGIO VILLAGE

La CGIL chiede un tavolo con l'Amministrazione ed una ragazza precaria spera di trovare un lavoro finalmente stabile

LA CGIL ed il San Giorgio Village.

Qualche giorno fa, più precisamente il 26 Marzo, è apparso su questo portale un articolo della CGIL a firma del suo coordinatore, il dott. Suriano. Un pezzo abbastanza interessante, devo dire, che si innestava nel mezzo di una polemica nata tra un gufo nero ed Eraclio (corsivista de “Il Campanile) proprio in merito al pessimismo o, se vogliamo, il realismo di qualche “apota” (ovvero quelli che non la bevono) sul San Giorgio Village. Il pezzo era interessante perché poneva qualche questione non collimante con quanto da me rilevato in materia, specie sotto l’aspetto occupazionale e sul presunto beneficio che verrebbe apportato alla comunità cittadina in generale. Le considerazioni del dott. Suriano non mi sono sembrate molto comprensibili, e credo che meritino qualche chiarimento su almeno un paio di punti.
La CGIL parla di un tavolo di concertazione che dovrebbe coinvolgerla, ma sinceramente non comprendo bene a quale titolo. Se parliamo del lavoro, unica questione in cui il Sindacato avrebbe istituzionalmente un’importante rilevanza, diciamo subito che, da quelle scarne informazioni rilevate sul sito della GESCOS (al momento fonte solitaria per dati di questo genere) sembra di capire che non ci saranno rapporti di lavoro di dipendenza (concetto a cui ho già fatto riferimento in precedenti post). GESCOS si propone, infatti, come capofila di un numero non ben specificato di cooperative. Si presume, a questo punto, che chi lavorerà con loro si ritroverà nella condizione del socio-lavoratore e chi ha dimestichezza col mondo del lavoro, sa che questa è una delle forme più difficili da tutelare sindacalmente; non si può aprire una vertenza verso un soggetto del quale si è soci.
Da qui ne viene che pensare di decidere con l’Amministrazione comunale gli eventuali criteri che dovrebbero sovrintendere all’assunzione del personale, non solo è velleitario, non solo mette il Sindacato nella condizione di svolgere una funzione impropria (quella di ufficio di collocamento), ma potrebbe risultare addirittura dannoso per la sua immagine; qualcuno potrebbe ritenere che i criteri siano stati concordati in maniera tale da favorire alcuni gruppi di aspiranti anziché altri.
Inoltre non si hanno ancora numeri precisi su quanto l’operazione S. Giorgio Village dovrebbe coinvolgere gli “operatori economici canosini”, termine lato che penso voglia dire imprenditori. Non sappiamo quanto siano essi ferrati in materia di impianti per il divertimento (non parliamo ovviamente di giostrine di latta, ma di strutture che tecnologicamente fanno spavento); quanta esperienza abbiano in fatto di impianti per il riciclaggio delle acque e di altre diavolerie che sono state previste. Al momento l’unica attività in corso (fonte Eraclio) è quella dell’esproprio dei terreni, curata sicuramente da GESCOS, così come GESCOS sostiene che del San Giorgio Village sarà il general contractor.
Appare chiaro che il gioco, se mai sarà questo, non sarà un qualcosa da risolversi in una seduta a Palazzo S. Francesco tra sindaco, assessori, associazioni no-profit e sindacati locali. Credo si tratterà di qualcosa di molto più complesso. Così come sarà complicato per il Sindacato gestire tale situazione, considerato che con tutta probabilità ci ritroveremo di fronte a tanto lavoro atipico, settore in cui i sindacati sono generalmente poco attrezzati.

Il post di PRECARIA.

Ha destato una certa impressione il post nel forum di una ragazza che si firma PRECARIA e precaria probabilmente lo è per davvero. Impressione dovuta al fatto che si rimane sempre ammutoliti di fronte a chi vive la propria esistenza senza una sicurezza, un futuro certo, la possibilità di imbastire un progetto di vita. PRECARIA, da quel che dice, sembra credere nel S. Giorgio Village come occasione per uscire da una condizione di vita che rischia di diventare insopportabile. Io appartengo ad una generazione che non sa che cosa è il precariato e non lo ha conosciuto, cionondimeno avevamo anche noi le nostre brave gatte da pelare. Il nostro rischio più grosso era quello di restare disoccupati e di rimanerlo per molto tempo. Non era una condizione molto differente da quella del precariato, ma almeno ti consentiva, se poi si riusciva a trovare lavoro da qualche parte, di cambiare vita, di compiere il salto di qualità. Oggi qualcuno si vanta di aver ridotto il numero dei disoccupati e per loro è un successo, ma i precari? Il precariato probabilmente è ancora peggio della disoccupazione vecchio modello. Non ti permette di compiere quel salto di qualità, non ti permette di accedere ad una condizione stabile perché le condizioni stabili sono scomparse. Prima che qualcuno si riempia la bocca con la retorica dei 2000 posti di lavoro, del rilancio dell’occupazione, sarebbe opportuno che si ponesse anche i problemi di PRECARIA, di quella ragazza che legge tutte le nostre disquisizioni più o meno azzeccate sull’argomento se sia giusto criticare o meno, se esiste ancora la libertà di pensiero, per concludere amaramente che va bene porsi quesiti e farsi domande, ma alla fine qualche risposta deve pur arrivare. Io, cara PRECARIA, con Te non voglio barare, non voglio ingannarti, purtroppo devo dirti che risposte non ne ho, non mi trovo nella condizione di poterle dare, posso solo sforzarmi, e spero con questo di farti cosa gradita, di fare domande che rendano più chiare e meno ingannevoli le risposte affinché qualcuno non lucri sulle speranze e sulle aspettative della gente, specie di chi si ritrova in una condizione difficile e che meriterebbe quanto meno che non le venga nascosta la verità.

Ti saluto, Obi-One, alias il Gufo nero.

P.S.: in un intervento nel forum un utente mi accusava di essere “saccente”.Vi assicuro che non è assolutamente mia intenzione apparirlo, se a qualcuno devo aver dato questa impressione me ne scuso. Cercherò di rimediare.


Sabino Saccinto

Pubblicato il 01.04.08 h 00:01
Modificato il

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