TROMBATURE PREVENTIVE

Chi rinucia per sua volontà e chi viene trombato prima ancora di candidarsi

E’ di ieri la notizia di Romano Prodi che rinuncia alla politica per il futuro e decide di dedicarsi ad altro. Notizia che ha lasciato noi italiani, abituati a rivedere in Parlamento sempre le stesse facce almeno per un quarantennio di fila, un tantino perplessi. Ma come, se ne va solo appena dopo due anni?
E sì, quello che sarebbe un fatto normalissimo negli altri stati europei o più semplicemente occidentali, ha da noi un qual che di sinistro. Il De Mita che non rinuncia a candidarsi nemmeno dopo aver compiuto il suo ottantesimo compleanno e trentanove anni e nove mesi in Parlamento, è la normalità. Prodi che va via in conclusione di un mandato dalla fine prematura è l’anomalia.
Ma il vero caso umano di questi giorni è quel Clemente Mastella trombato prima ancora di presentarsi alle elezioni. La storia la ricorderete. Intruppatosi da Ceppaloni con furore nell’Unione nel 2006; assurto ad uno scranno a cui mai avrebbe potuto aspirare, considerato il suo peso elettorale; decide per questioni famigliari (avevano ordinato gli arresti domiciliari per sua moglie, e mezzo suo partito teneva abitualmente le sue riunioni nelle patrie galere) di venir meno al suo incarico di Guardasigilli (Prodi lo assumerà ad interim) garantendo l’appoggio esterno; poi di non garantire più un bel niente e far rovinosamente franare la già esile maggioranza al Senato. Qualcuno osserverà: Clemente ha fatto cadere il governo prima che si mettessero d’accordo a sue spese sulla legge elettorale.
Oggi Clemente Mastella è un trombato di lusso, essendo stato spiazzato da tutti i partiti che potevano essere suoi alleati. L’ometto di stato cha aveva brigato in tutti i modi per abbattere Prodi facendosi beccare al telefono con Agostino Saccà in una imbarazzantissima telefonata intercettata in cui chiedeva favori per qualche senatore della maggioranza in odor di fuga, ha dichiarato testualmente che Mastella gli farebbe perdere dagli otto ai dodici punti percentuali. La moglie, la signora Sandra Lonardo, ha dichiarato ad un giornale di essere rimasta a far anticamera presso la sua segreteria per sentirsi dire che un incontro con il Cavaliere sarebbe stato impossibile.
Certo, tutto si può dire di Mastella tranne che sia un genio della strategia, anzi, piuttosto è uno che corre il rischio di incartarsi ad ogni piè sospinto. Allontanato come il diavolo da Bossi, trattato come un appestato da Berlusconi e non accolto nemmeno dai suoi amici centristi dell’UDC, oggi abbiamo letto sui giornali che ha perfino rifiutato una candidatura nello SDI di Boselli, altro partito a rischio estinzione. E pensare che alla kermesse di sabato scorso, dove l’ometto di stato ha perfino stracciato platealmente il programma del PD (chissà cosa avrà pensato Stefania Prestigiacomo che accusava i democratici di plagio per averlo copiato dal loro), erano presenti sul palco, mentre il Cavaliere si dimenava in roboanti evoluzioni, i senatori Di Gregorio e Dini, sicuramente non tanto meglio di Mastella. Quando si dice l’ingratitudine.
Oggi Clementone ha rilasciato ai giornali le seguenti dichiarazioni:

“ringrazio Borselli per la sua offerta di candidatura e lo ringrazio per aver esercitato un atto di generosità rispetto a relazioni umane e politiche da me vissute in questo periodo dove il cinismo, il venir meno della parola data e le ipocrisie hanno prevalso sul buon senso, sulla correttezza e sulla politica. Ho deciso però di non giocare questa partita. Non voglio dare l’idea ostinata di rincorrere a tutti i costi il mandato parlamentare. La politica e i miei valori possono trovare altri modi di espressione. Non sciolgo il mio partito anche se lo rinnoverò dalle fondamenta puntando su nuovi modelli e sull’attenzione seria al Sud”.

Clementone ha perso la battaglia, ma non la guerra. C’è da scommetterci che tornerà in salsa diversa. L’antica idea della Lega Sud è un suo vecchio pallino che un tempo gli fece meritare anche un commento non sarcastico di Giampaolo Pansa su “L’Espresso”. Diventerà il paladino delle masse meridionali oppresse e sfruttate che da Ceppaloni marceranno verso Roma? Intanto per questo giro ha deciso di rimanere al palo. Per il prossimo, non molto lontano se le elezioni finiranno con un pareggio, si vedrà. Clementone sarà di quelli che qualche volta sbagliano a far di conto, ma è indubbio che il fiuto dell’animale politico non gli manca.


Sabino Saccinto

Pubblicato il 10.03.07 h 23:08

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