WALTER E IL PROGRAMMA DEL PD

Serve davvero un programma? O ne potrebbero fare tutti a meno contando solo su se stessi e sulle loro idee?

Sembrerebbe che oggi Walter Veltroni abbia presentato il programma del PD in 12 punti. Meglio, diremmo noi, rispetto alle trecento pagine di quello dell’Unione. E’ un bel progresso. Personalmente sono sempre stato dell’idea che i programmi non servono granché. Coma già detto in un mio precedente post, è servito a molto poco quello presentato da Berlusconi nel 2001. Sappiamo tutti come è andato a finire il contratto con gli italiani. E’ servito forse, anche per oggettiva mancanza di tempo materiale, ancora meno quello di Prodi nel 2006.
In realtà, i programmi fanno parte di quelle cattive abitudini che la politica sta prendendo in questi ultimi anni, in cui molti dei partiti hanno perso buona parte della loro identità originaria senza, nel frattempo, riuscire a trovarne una alternativa e convincente. Ovvio che sto parlando dei partiti tradizionali o delle loro evoluzioni, non delle costruzioni artificiali senza né capo, né coda.
Un tempo si sapeva molto bene cosa ci si attendeva votando PCI, DC, PSI, PLI, eccetera. Il programma era rappresentato dall’ideologia del partito, dai suoi uomini, dai loro ragionamenti.
Oggi qualcuno sostiene che la società sia diventata liquida, non sono mai stato in grado di capire profondamente questa espressione, ma che i partiti, e quindi la politica in generale, sia liquidissima è poco ma sicuro. Guardate il rapporto tra Destra e Sinistra. Francamente dovendolo avvertire come un osservatore esterno, con quel tanto di disincanto che occorre in questi casi, non potrei che rimanerne quantomeno frastornato. Prendiamo ad esempio un tema come il rigore dei conti pubblici. Argomento tipicamente di destra dovremmo dire. E sì, perché dover tenere ben strette le briglie della spesa pubblica, cesellare i conti, lavorare di bilancino, è sempre stata materia per governi di destra, così come è di destra il contenimento delle spese. Ed invece a cosa ci capita di dover assistere: ad un ex-ministro dell’Economia, tal Tremonti da Sondrio, definito dal suo principale “il mago dei numeri”, inventore della finanza creativa. Tanto creativa da perdere materialmente il controllo al punto tale da farsi rimbrottare da Bruxelles in più di un’occasione per aver conteggiato due o più volte, in diversi bilanci, sempre gli stessi proventi derivanti dalle cartolarizzazioni. Tradizionalmente un ministro così sarebbe piaciuto tantissimo alla sinistra, con la spesa pubblica che schizza ed i conti che non tornano più. Invece no, lui sta a destra.
Di converso, il secondo governo Prodi, formalmente quindi di centro-sinistra, assume, per dover riparare ai disastri della finanza creativa, un tal Tommaso Padoa Schioppa, che, nomen omen, fa letteralmente “schioppare” gli italiani con una finanziaria che per trovarne una simile bisogna andare ai tempi di Amato presidente del Consiglio, socialista per giunta. E’ il mondo alla rovescia. Il rigore nei conti, che avevamo sempre immaginato come una peculiarità della Destra, diventata una necessità della Sinistra.
Prendiamo un altro argomento classico della Destra: la legge e l’ordine, law and order direbbero gli americani. Argomento più di destra non esiste. Ed invece cosa è accaduto dal 2001 al 2006? Quando a capo del governo c’era l’ometto di Arcore? Legge sul legittimo sospetto; legge Pecorella sull’inappellabilità delle sentenze di assoluzione; legge sulla riduzione dei tempi di prescrizione dei reati; legge sulle rogatorie internazionali.
Stiamo parlando non di metodi che tendono ad inasprire le pene o a renderle più severe. No, stiamo parlando di escamotage inventati di bella posta per agevolare i processi a qualche potente di turno ed a qualche suo accolito, al punto da avere avvocati doppiolavoristi che a giorni alterni rappresentavano i loro clienti in Tribunale o in Commissione Giustizia in Parlamento, quando si dice sinergia. Il tutto con buona pace del law and order. L’unico che ha provato a non deviare troppo la barra è stato Fini che si è inventato la legge sull’immigrazione in sintonia con Bossi (quella ha introdotto il reato di immigrazione clandestina) e l’altra (questa in solitaria) che manda in prigione i consumatori di droghe leggere, oltre chi masterizza CD e DVD. A volte qualche foglia di fico, almeno per pudore, bisogna pure tenerla.
La Sinistra è rimasta famosa per l’indulto, voluto soprattutto da Mastella. Non dimentichiamo però che un provvedimento come quello necessita di una maggioranza qualificata in Parlamento per poter essere approvato. Quindi anche la Destra ha fatto la sua parte estendendolo soprattutto a quelli che in prigione ci sono finiti per reati, cosiddetti, dei colletti bianchi. Qualcuno di quei colletti bianchi è finito in Parlamento con condanne passate in giudicato ed hanno impiegato più di un anno per cacciarlo. Avessero atteso un altro po’ e saremmo arrivati alla fine anticipata della legislatura.
Almeno in questo la Sinistra è stata coerente, si sa che si hanno idee molto particolari sulla delinquenza, specie quella da strada o più spicciola. Per quella dei quartieri alti bisogna girare dalle parti di Arcore per trovare qualche comprensione.
Tutto questo per dire che i programmi elettorali segnano in qualche modo il fallimento della capacità di porsi per quello che si è o che si rappresenta. Essere di sinistra, così come essere di destra, ha una sua particolare valenza identitaria che non ha bisogno di documenti più o meno voluminosi per essere certificata. Quando quei documenti si impongono vuol dire che parte di quell’identità si è persa.
Facciamo un esempio. Cosa farebbe Veltroni, caso mai lo diventasse, quando da presidente si ritroverebbe di fronte ad una crisi improvvisa ed imprevedibile per la quale non ha previsto niente nel programma? E’ ovvio che a decidere sarà la sua sensibilità politica, la sua esperienza ed un tantino, anche, la sua ideologia di riferimento. Non è vero che l’ha dimenticata, ce l’ha sempre. Così come saremmo perfettamente in grado di prevedere le mosse nel caso, speriamo di no, l’ometto di stato debba riprendere in mano le redini della nazione. E’ tutto molto prevedibile, conosciamo gli individui e lo sappiamo.
I dodici punti del programma veltroniano ci sono stati resi noti e nei prossimi giorni spero di poterli discutere, nell’attesa che magari anche il Berlusca ci faccia conoscere i suoi. Tenteremo, spero insieme, di fare un’analisi comparata.

Alla prossima.


Sabino Saccinto

Pubblicato il 25.02.08 h 23:30

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