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Diario del 07.06.09

Oggi, domenica 07 giugno, si vota sia per le Europee che per l’elezione del presidente e del primo consiglio della nuova provincia pugliese. Un dato che da solo basterebbe per rendere storiche, alla loro maniera, queste elezioni.
Ma non è solo questa concomitanza oggettiva ad infonderle qualcosa di speciale. Da sinistra vengono vissute come una sorta di momento della verità, nel quale si deciderà quanto gli italiani saranno disposti a seguire questo governo in quella che ogni giorno di più appare evidente come un’opera di limitazione delle libertà individuali, della coesione sociale, della democrazia.
Curiosamente, anche le elezioni provinciali appaiono come una prova estrema, dove in ballo non vi è semplicemente una qualche decisione in ordine alla mera amministrazione degli enti locali, ma un evento conforme ad un paradigma, ovvero quel processo nazionale di alterazione della natura stessa della nostra democrazia. Anche in questo caso la scelta degli elettori della Sesta Provincia deciderà se saranno vincenti certi metodi di assicurazione del consenso o altri. Vi è più di un parallelo tra quanto accaduto a Roma in questi giorni e quanto è stato denunciato nella BAT. Da una parte scandali con minorenni, voli di Stato per ospiti di ville private di proprietà del Presidente del Consiglio, sequestri di foto compromettenti; dall’altra spese folli per campagne elettorali imponenti, un aspirante presidente di provincia e due apiranti consiglieri con problemi con la giustizia, un affare misterioso intorno ad una megadiscarica di rifiuti speciali, finanziamenti strani in ordine ad una campagna elettorale. E la politica?
Credo che è naturale che ci appaia così lontana e ciò per un motivo estremamente semplice. Che personalità che non siano tecnicamente dei pregiudicati o probabili tali, che diano risposte ai cittadini quando richieste, e che non tacciano quando vengono invocati argomenti scomodi, appartengono alle fondamenta di una civiltà basata sul diritto e sulla democrazia; fa parte dello strato condiviso sul quale si costruiscono poi le idee, le visioni del mondo, la politica per l’appunto. In questi anni ciò che è venuto meno è proprio quel substrato che ha trasformato in valori di parte da difendere quello che è invece è l’ovvio, lo scontato. La disonestà, il buongoverno, l’oculatezza nella gestione dei fondi pubblici, in altre parole il non delinquere ed il non malversare, non sono bandiere dell’uno o dell’altro schieramento, ma requisiti obbligatori in uno stato moderno, democratico. Da domani, invece, sapremo se i cittadini della BAT e gli italiani avranno deciso, oltre allo schieramento politico, anche se i prosecutori, gli ispiratori e gli autori non di una politica, bensì di un metodo, saranno ancora legittimati a continuare nel loro modus operandi o dovranno rivedere qualcosa; non una questione meramente politica, ma una, molto più importante, di democrazia.

Diario del 31.03.09

Martedì 31 marzo 2009. Si è concluso il congresso costitutivo del PDL domenica scorsa. Non basterebbe un sito per commentare tutto quello che è accaduto, né tantomeno è mia intenzione farlo, sarebbe uno sforzo titanico. Mi piacerebbe, solamente, ragionare un tantino su una frase di Fini, l’unico uomo politico all’interno di quello schieramento che abbia elaborato argomentazioni per le quali vale la pena rimettere qualche stilla di inchiostro. Di tutto il discorso, già ampiamente commentato e per certi aspetti perfino condiviso, ha suscitato la mia attenzione una frase detta a proposito dell’incapacità della Sinistra di comprendere il mondo di oggi, ed esattamente quando ha sostenuto che i vecchi schemi, i vecchi paradigmi a cui le forze di sinistra si rifanno, sono vecchi, decrepiti, del secolo passato. Insistere sulla lotta di classe, sostiene il Presidente della Camera, non solo non paga più, ma denota una certa incapacità di leggere le cose del mondo, di intendere, ad esempio, che oggi non esistono più datori di lavoro e prestatori, ma un’unica classe che accomuna entrambe le categorie nei consumatori.
E’ un passaggio, questo, apparentemente trascurabile, di quelli che sfuggono ai resoconti dei commentatori politici e che non rientrano nelle note, né nelle sintesi, degli osservatori professionali. Non so se giornali come “Liberazione” o “Il Manifesto” lo abbiano ripreso, eppure penso che sia un passaggio cruciale per il nuovo partito, in cui si smonta l’esperienza attuale della Sinistra e si riducono le classi sociali ad un’unica sola categoria: quella di chi compra. Parimenti mi verrebbe da pensare che anche il concetto di cittadinanza possa subire qualche contraccolpo e trasformarsi semplicemente in un diritto alla proprietà o all’uso di cose o servizi.
Mi è venuta spontanea un’osservazione. Probabilmente Fini asseriva questa sua convinzione sotto l’effetto di una crisi economica mondiale da lui, e da molti, percepita come causata da un improvviso crollo dei consumi. Nulla di nuovo dietro, quindi, l’esortazione a spendere a cui il suo fratello maggiore (Berlusconi) non smette mai di richiamare gli italiani. Ma essere consumatori, come lui ritiene, non è una categoria d’elezione, ma semplicemente uno stato di fatto che non può prescindere dalla possibilità di disporre di un reddito, di una rendita, di un qualcosa che possa permettere di trovarci in tale condizione. E poi ci sono consumatori e consumatori.
Proprio oggi, ad esempio, i notiziari regionali hanno diffuso la notizia che la fabbrica della Coca Cola di Bari chiuderà i battenti e lascerà senza lavoro circa una cinquantina di consumatori, tra operai e impiegati. L’azienda ha tenuto a precisare che non c’è nulla di cui scandalizzarsi, i sindacati erano già stati avvisati e nei giorni scorsi è toccata analoga sorte anche a quella di Reggio Calabria, un altro bel gruppo di consumatori che rimarrà senza lavoro.
Non credo che dopo la chiusura di questi stabilimenti si avrà una contrazione dei consumi della celebre bevanda in Puglia ed in Calabria, né tantomeno che gli scaffali dei supermercati rimarranno privi della bibita di Atalanta. A produrla ci penserà qualche altro stabilimento dislocato magari nell’Est Europa o in Cina, o in India. In pratica si creerà, ma è già così da un bel po’ di tempo, uno strano giro vizioso, per cui in Europa ed in America ci saranno i consumatori ed in Cina e India i produttori. Probabilmente quel centinaio scarso di ex-dipendenti della Coca Cola difficilmente continuerà ad essere anche suo consumatore, ma sarà poca cosa. Atlanta continuerà a venderla nel mondo, o almeno a chi potrà permettersela. Il paradigma di un Occidente che consuma e di un Oriente che fabbrica, rimarrà inalterato nelle menti degli strateghi delle multinazionali, anche se poco per volta la platea di chi potrà sostenere i consumi andrà via via assottigliandosi, assestando uno choc da crisi della domanda all’intero sistema. Non è uno scenario futuro questo, è solo matematica e già sta accadendo. Il sistema capitalistico che doveva assicurare la felicità e la soddisfazione di tutti i bisogni, è già entrato in crisi e con ciò mostra anche i suoi limiti, il principio del fallimento. L’affare più brutto è che da questa crisi sembra impossibile uscirne e non so fino a che punto sia efficace riequilibrare il rapporto interno ad ogni singolo stato tra meri produttori e meri consumatori. Per intenderci, chiudere le fabbriche in Polonia o in Cina per riaprirle in Italia, Germania o Francia rappresenta un paradosso economico, in quanto da un lato si bloccano i processi di sviluppo in quelle nazioni, dall’altro si accetta di produrre ad un prezzo più elevato, alterando i valori di mercato e rischiando la contrazione della domanda residua.
In altre parole ci siamo cacciati tutti in un bel guaio dal quale nessuno sa come uscirne, se non sperando che accada qualcosa e che il tutto si aggiusti da solo. Sono le imperscrutabili regole dell’economia.
In realtà, a questa situazione ci siamo arrivati in un numero consistente di anni, azzeccando tutta una serie di mosse sbagliate, ed ora che vorremmo tornare indietro non siamo più in grado di ricostruire la strada. E’ come se fossimo alle prese con un gigantesco cubo di Rubik, dobbiamo rimettere al loro posto tutti i tasselli dello stesso colore dopo averli per bene mescolati e l’impresa non è semplice. Forse anche i paradigmi della Destra di Fini non riescono a spiegare compiutamente la realtà, un po’ di sinistra in fondo non guasterebbe.

Diario del 26.03.09

“Auspico che chi è stato licenziato si trovi qualcosa da fare, io non starei con le mani in mano”. Frase pronunciata a Pomigliano d’Arco da Silvio Berlusconi il 25 marzo 2009, giorno dell’Annunciazione di Nostro Signore.
A parte la coincidenza di date, siamo alle prese sempre con l’ometto di stato che ogni tre per due non perde occasione per spararne qualcuna delle sue. Probabilmente fra una decina d’anni, quando speriamo verrà consegnato al guardaroba della storia, qualcuno si ricorderà di lui e pubblicherà un’antologia delle frasi e delle azioni più celebri, dalle corna di Caceres all’assalto all’operaia russa che si negava, dalle barzellette politicamente scorrette alle sue uscite al Parlamento europeo. Se ne verrà fuori un film ci sarà da sganasciarsi dalle risate.
Ieri ci ha deliziati con una che fa il paio con quella più famosa pronunciata qualche anno fa, quando parlando di cassintegrati, li invitava a non essere poi tanto tristi, si sarebbero potuti ingegnare benissimo in qualche lavoretto extra per arrotondare la magra indennità. Al momento non sapeva, o forse più semplicemente non ricordava, che per legge i cassintegrati risultano sempre assunti presso la loro azienda e che tale stato di fatto è incompatibile con altre attività lavorative, sempre che non le svolgano in nero. Ma tant’è, il nero va di moda ed al nostro premier non sorgono pensieri avveduti quando di fronte al dramma di gente che rischia di perdere il posto di lavoro in realtà fortemente segnate dalla delinquenza organizzata, deve pronunciare qualche frase che non sia la scempiaggine di routine.
Il sur Brambilla non resiste al retropensiero del Sud assistito e del meridionale scansafatiche che cerca nel posto fisso la sua sistemazione. Che vadano a lavorare sul serio, magari a vendere gondolette a Venezia come il Ministro Brunetta da bambino. Facendo quel lavoro, ha confessato, ha imparato a dire i prezzi in tutte le lingue del mondo e poi è diventato perfino economista.
Non hanno pane, che mangino le brioche. Quella frase fu fatale per Maria Antonietta che di lì a poco si sarebbe trovata decollata per effetto di una macchina inventata da un filantropo francese. Al Nostro siamo sicuri che non accadrà mai, esercita un controllo totale sui mezzi di informazione e poi sono sicuro che domani smentirà, colpa dei soliti giornalisti che non capiscono o che non contestualizzano.
Fini sosteneva che nel PDL non ci deve essere il pensiero unico, il Berlusca ne è il più chiaro esempio: i suoi pensieri non sono mai unici, ma sempre molto volubili.

Diario del 01.03.09

Domenica, 01 marzo 2009. Due sono le notizie curiose che stanno girando in questi giorni. La prima riguarda le cosiddette ronde e la seconda i Tremonti Bond.
Iniziamo dalle ronde. Sappiamo che sono state istituite con un decreto legge dopo che la Lega, ed il Ministro Maroni in particolare, avevano insistito fortemente per averle. Dapprima si parlò di un provvedimento estremamente dannoso e pericoloso che avrebbe provocato più problemi di quanti ne avrebbe risolti. Maroni difendeva la bontà del suo decreto con il motivo della maggiore sicurezza e con il fatto che si trovava una norma per una tendenza diffusa soprattutto nei gruppi leghisti: quella di istituirle naturalmente e al di fuori della legge. E’ un po’ come se per combattere il fenomeno dei furti in appartamento li si autorizzasse entro certi limiti.
Il danno è ancora nel dominio delle possibilità, mentre si sta inverando quello che è l’aspetto più comico delle ronde. A Padova è accaduto, qualche sera fa, che gruppi di rondisti di opposte fazioni si incontrassero e che ne nascessero discussioni piuttosto accese e per nulla amichevoli. In altre parole sono venuti alle mani con richiesta urgente di intervento da parte della polizia, costretta ad accorrere per evitare il peggio. Ormai si sfiora il ridicolo. Che le ronde avrebbero provocato più problemi che altro, lo avevano già annunciato le rappresentanze di polizia. Nel decreto qualcuno ha voluto insistere che a guidare i gruppi organizzati di cittadini fossero poliziotti o carabinieri in pensione, comunque personale esperto che oltre ad evitare di prendere lucciole per lanterne, non creasse ulteriori problemi alle già bistrattate e sottodimensionate Forze dell’Ordine.

I Tremonti bond sono l’altra notizia curiosa che sta girando in questi giorni. Propagandati come il toccasana della crisi, oggi Eugenio Scalfari, nel suo domenicale su “La Repubblica”, ha spiegato di cosa realmente si sta parlando. In pratica sono prestiti che lo Stato fa alle banche affinché quest’ultime provvedano a rigirare i fondi alle piccole e medie imprese. In pratica un modo per sopperire alla mancanza di liquidità (Tremonti sostiene) che caratterizza tale crisi.
Peccato che sui Tremonti bond non siano tutti d’accordo ed i primi a suscitare dubbi siano proprio i beneficiari ultimi di tale provvedimento. Gli imprenditori piccoli e medi vedono, infatti, come fumo negli occhi i bond di Tremonti e sostengono, direi a ragione, che tale invenzione serva alle banche più che ad altri.
Cerchiamo di capire come funziona l’idea di Tremonti. Dico subito che nella sua accezione è francamente geniale, e per almeno due motivi. Il primo è il meccanismo che il Ministro dell’Economia si è inventato per far incassare soldi allo Stato, il secondo è per il contesto in cui matura e per il fatto che compie un’operazione politica incredibile: fa credere di aver risolto lui in prima persona un problema e di aver trovato risorse per lenire la crisi, quando in realtà specula perfino sui soldi dei risparmiatori.
In pratica, Tremonti concede iniezioni di liquidità alle banche facendosele pagare profumatamente con un tasso del 8%. Il bello è che non sono nemmeno soldi provenienti dalle riserve dello Stato, ma frutto di un’emissione di BOT che ci sarà a breve; ovvero il Ministro chiede soldi in prestito ai risparmiatori italiani pagandoli ai tassi correnti dei BOT; li rigira a determinate condizioni alle banche lucrando qualche punto percentuale; queste ultime finanziano a loro volta la crisi, prestando soldi a piccoli e medi imprenditori aggiungendoci qualcosa di loro; i piccoli e medi imprenditori risolvono il problema della disponibilità dei capitali, ma non quello del loro costo, rimanendo quasi inalterato il tasso di interesse dei prestiti. Un’idea davvero geniale in cui chi ci guadagna sono il Tesoro e le banche. Ma la crisi non doveva stimolare atteggiamenti virtuosi e possibilmente solidali? Almeno così doveva essere. E pensare che Tremonti aveva esordito come il Robin Hood che avrebbe difeso i poveri dai ricchi, prendendo partito proprio contro banche e petrolieri. E meno male che aveva capito tutto fin dal principio come si affanna a spiegare ogni volta che lo intervistano, portando come prova il suo libro. Ha criticato la finanza tossica poi diventata radioattiva, ma evidentemente qualche radionuclide deve aver colpito anche lui.

Diario del 22.02.09

E’ da circa un paio di giorni che il nostro Presidente del Consiglio tiene banco. Ieri (24 febbraio) per la firma di un accordo con il Presidente della Repubblica francese, Sarkozy, per la costruzione di quattro centrali termo-nucleari di terza generazione in Italia, nonostante un referendum abbia abolito impianti di questo genere. Oggi (25 febbraio) per la richiesta di archiviazione da parte del Procuratore della Repubblica di Roma, della posizione del Nostro in merito alle indagini che lo avevano visto protagonista insieme ad Agostino Saccà nel tentativo di sistemare qualche conoscenza femminile del Cavaliere in RAI; così, tanto per fare un piacere ad un amico che poi avrebbe dovuto aiutarlo a far cadere il Governo Prodi. In cambio il Berlusca gli faceva promesse per quel tal progettino che Saccà stava curando nella sua Calabria. All’epoca Saccà era un alto dirigente della RAI che confabulava amabilmente al telefono con il proprietario della principale concorrente dell’azienda che gli passava lo stipendio. Che poi stesse aiutando il capo dell’opposizione a tramare contro il capo del governo di allora, Romano Prodi, suo diretto datore di lavoro, rende ancora più grave tutta la questione.
Grave sicuramente, censurabile sotto il profilo morale e politico, ma irrilevante sotto quello penale, almeno così hanno ritenuto i giudici che hanno scagionato i due. Per sovramercato hanno deciso anche di cancellare la prova del loro presunto reato, ovvero le molto istruttive intercettazioni telefoniche, quelle che milioni di italiani hanno avuto la possibilità di ascoltare in televisione o su internet, facendosi un’idea molto precisa di cosa sia il potere. Una decisione sorprendente, specie se si considera che la legge sulle intercettazioni non è ancora stata approvata, ma c’è sempre qualcuno pronto ad adeguarsi al vento che cambia.
Altro argomento della giornata è appunto il disegno di legge, in discussione in commissione, sulle intercettazioni e sul diritto di cronaca, il cosiddetto “Decreto Alfano”. In sintesi si ridurrebbe la possibilità di disporre intercettazioni, limitandole solo ai casi in cui è manifesto un grave indizio di colpevolezza, fatta eccezione per i reati di mafia e terrorismo. I giudici sono insorti, ritenendo un controsenso disporre intercettazioni per un sospetto del quale già si hanno ottimi elementi per accusarlo di un reato, basterebbe già incriminarlo. Le intercettazioni finora si sono usate quando vi erano forti indizi sul fatto che si stessero compiendo azioni illegali e si andava alla ricerca di una prova o di un elemento che facesse luce su quanto stava accadendo.
Visto che c'era, il Ministro Alfano ha pensato di sistemare anche i giornalisti troppo intraprendenti, quelli che solitamente riferiscono di reati per i quali si finisce in prigione. Se dovesse passare questa legge, non si potrà più sapere nulla di un indagato, o addirittura di un arrestato, fino a quando i giudici non solo non avranno completato tutte le indagini preliminari, ma fino a quando il reo non sarà comparso d’avanti al GUP (Giudice per l’udienza preliminare), evento che avviene solitamente dopo un anno o due da quando è scoppiato il caso. Giusto per fare un esempio, non sapremmo ancora niente dell’omicidio di Garlasco, quello in cui è stata uccisa una ragazza, Chiara Poggi, e del quale è accusato Roberto Stasi, il suo fidanzato, l’udienza preliminare è stata infatti rinviata a Marzo 2009, l’omicidio è del 2007. Non sapremmo niente dell’arresto di Del Turco, saremmo solo al corrente del fatto che il Presidente della Regione Abruzzo si è dimesso e che è diventato improvvisamente irreperibile finanche a casa. Chissà come la prenderà Bruno Vespa.

Brevi del 13.02.09

Mentana si dimette
Una prima vittima illustre, il caso di Eluana lo ha fatto: è il direttore editoriale di Mediaset, Enrico Mentana, alias Mitraglia, come era conosciuto ai tempi dei suoi esordi al TG1.
E’ accaduto tutto nel giro di poche ore. Le agenzie non avevano ancora finito di battere la notizia della morte della donna, che Enrico Mentana, logicamente e come si conviene per un giornalista, ha chiesto di anticipare in prima serata alcune finestre informative del suo “Matrix”, così, tanto per non disturbare troppo la programmazione ufficiale. Su RAI 1 era già in onda “Porta a porta”, mentre su Rete 4 Emilio Fede aveva ricevuto da poco un permesso speciale per prolungare ad oltranza il suo telegiornale.
Mentana era svantaggiato rispetto ai suoi colleghi, dovendo fronteggiare il “Grande Fratello 9”, una puntata particolarmente attesa per via dello psicodramma annunciato per il lancio di una tazza (come in “La guerra dei Roses”) di una delle concorrenti contro un suo convivente coatto. Mediaset, non è noto da chi sia arrivato l’ordine, ha rifiutato ed ha preferito lasciare il reality e tagliare il Direttore editoriale. Mentana, indignato, ha rimesso le sue dimissioni, prontamente accolte, e senza ripensamento alcuno, da parte dei massimi dirigenti della società.
Quando è troppo, è troppo. Chicco ha infatti raccontato che a colmare la misura è stato l’inganno, chiamiamolo così, di una concorrente piangente de “Il Grande Fratello”. Per un po’ ha pensato (con il televisore a volume basso) che stesse versando lacrime per la morte di Eluana, ha dovuto ricredersi quando lo ha rialzato ed ha scoperto che era in crisi per tutt’altro.
Più tardi sarà direttamente il padrone a commentare: “Mentana? Meglio così, non voglio primedonne. Meglio liberarci di chi non capisce le nostre esigenze”.
E di fatti diventa piuttosto difficile capire di quali esigenze si stia parlando. Non era stato proprio il padrone di Mediaset a tentare di costringere il Presidente della Repubblica a firmare un decreto legge proprio sul caso di Eluana? Non era stato proprio lui a sollecitare il Parlamento affinché approvasse un disegno di legge, molto simile al decreto, in tre giorni? Non era stato lui a far pesare su quella vicenda il gravame di una questione che diventava di vita o di morte?
Ma gli interessi del nostro Presidente del Consiglio sono tanti, ma sempre in armonia, altro che conflitti. L’interesse che Mentana non ha compreso non è quello del diritto all’informazione, piuttosto quello della sacralità del soldo. Una donna deceduta può perfino valer bene un Mentana in meno ed un reality in più, anche se qualche giorno prima proprio per quella vita si era arrivati ad una crisi tra poteri dello Stato.

Brevi del 06.02.09

Il Comandante Schioppa rinviato nuovamente a giudizio
Il Comandante Schioppa, già vecchia conoscenza di questo sito, è stato nuovamente rinviato a giudizio da parte del GUP di Ravenna, Corrado Schiaretti.
Come tutti sappiamo, Bartolomeo Schioppa è comandante dei Vigili urbani di Canosa con contratto a tempo determinato (un quasi lavoratore a progetto) di durata annuale, dal 31.12.08 al 31.12.09 salvo rinnovi comunque possibili e a discrezione del nostro sindaco. Il Comandante ha già a suo carico una condanna in primo grado a due mesi di reclusione, commutata in un’ammenda da 2.400 euro, per peculato. Il procedimento per il quale è stato rinviato nuovamente a giudizio riguarda invece reati ben più gravi in cui si ipotizza la truffa, la corruzione ed il concorso in false certificazioni mediche. La vicenda è quella già narrata dei rapporti molto particolari intercorsi tra lui e un concessionario di automobili giapponesi del quale Schioppa era cliente e dal quale avrebbe acquistato, a prezzi di favore, macchine, in cambio, è l’ipotesi accusatoria, di agevolazioni nella fornitura al Corpo dei Vigili urbani di Ravenna di mezzi di servizio (altre automobili delle quali veniva indicato perfino il modello preciso e la cilindrata). Il processo di primo grado a carico del Comandante e dei fratelli Dradi si terrà il 03 Aprile 2009.

Brevi del 29.01.09

Il contratto con gli italiani
Qualche giorno fa i giornali hanno dato scarso peso ad una notizia che al contrario mi sembra estremamente interessante. I giudici del Tribunale civile hanno condannato il signor Casamassima al pagamento delle spese processuali (più di 7.000 euro) e ad un risarcimento di circa 500 euro alla controparte, ovvero Silvio Berlusconi. Il motivo è una causa intentata dal ricorrente Casamassima, contro l’attuale Presidente del Consiglio per violazione del contratto con gli italiani. Secondo il Casamassima ed il suo avvocato, Berlusconi non avrebbe ottemperato a tutti gli obblighi derivati dall’ormai storico “contratto con gli italiani”. Per intenderci quello che Berlusconi, seduto alla scrivania di ciliegio, in una puntata di “Porta a porta” che probabilmente comparirà sui libri di storia dei nostri nipotini, vergò d’avanti allo sguardo per nulla attonito, ma complice e compiacente, di Bruno Vespa. I giudici hanno stabilito che quello sottoscritto dal Cavaliere non era assolutamente un contratto vero, pertanto non è nemmeno possibile fare ricorso.
A questo punto a molti saranno sorti numerosi dubbi: se quello di Berlusconi non era un vero contratto, perché da Vespa è stato presentato come tale? E se Vespa era al corrente della assoluta infondatezza giuridica di quel pezzo di carta, perché gli ha fornito penna, carta, calamaio e scrivania di ciliegio per sottoscriverlo? Ed è lecito che una trasmissione che si dice giornalistica possa lasciare spazio a sketch o a scene di cabaret?
Tutto può accadere nel paese di sottosopra, perfino che un giudice (Terzo Potere) possa smentire un candidato alla carica di Presidente del Consiglio (Secondo Potere), certificando che sta spacciando per contratto un semplice tappeto di bassa lega e che lo sta facendo in uno dei salotti politici più seguiti d’Italia, quella che qualcuno definisce già da tempo la Terza Camera.
Se a questo si aggiunge che il turlupinato due volte (la prima perché ha creduto ad un ometto calvo che gli faceva promesse dal teleschermo, la seconda perché ha dovuto constatare che nessuna delle sue aspettative ha avuto effetto) è stato beffato perfino una terza volta e condannato a sborsare quattrini per le spese per pagarsi la causa, rende molto chiaro il corto circuito istituzionale.

Brevi del 24.01.09

Affermazione della legalità
In questi giorni l’ineffabile Ufficio Stampa comunale, ovvero un gruppo di lavoratori a termine che cura l’immagine pubblica personale del Sindaco, ha diramato un comunicato che ha a dir poco del comico. La data di diffusione è del 20 gennaio, l’argomento è di quelli pregnanti: Nuovo incontro del Gruppo di lavoro per l’affermazione della legalità.
Un obiettivo quanto meno velleitario specie se si conoscono i recenti trascorsi del nostro sindaco: sembra quasi incredibile che possa mettersi a presidiare o convocare un gruppo di lavoro che si propone di monitorare i fenomeni delinquenziali, a meno che non si ritenga che per fenomeni delinquenziali siano da intendersi solo quelli legati alla criminalità comune, come i borseggi, gli scippi, i furti in appartamento, quelli d’auto, lo spaccio al minuto ed altre attività di bassa manovalanza.
D’altronde, essendo a capo di un’amministrazione comunale dove al suo massimo rappresentante è stata comminata una pena di otto mesi di condanna in primo grado per abuso d’ufficio (via via a scendere la condanna è stata estesa, nell’ordine, ad un ex-vicesindaco, a due ex-assessori ed ad un dirigente di servizio) diventa piuttosto imbarazzante parlare di criminalità dei colletti bianchi, sarebbe come parlare di corda in casa dell’impiccato.
Eppure tali reati, in cui solitamente gli autori rimangono ben coperti e nascosti e quasi sempre annidati nella Pubblica Amministrazione, costituiscono la forma più subdola e perniciosa di delinquenza, quella che attacca il sistema nei suoi gangli vitali; ma i potenti, di questi “piccoli incidenti di percorso” non se ne curano e proseguono quasi sempre indisturbati nella loro opera.
Si tratterà di uno strano caso di amnesia dissociativa?
Sta di fatto che il comunicato annuncia che il “Gruppo di lavoro per l’affermazione della legalità” è “tornato a riunirsi”, stranamente proprio dopo le condanne in primo grado di alcuni dei suoi componenti. Ne fanno parte il Sindaco Francesco Ventola (otto mesi per abuso d’ufficio in primo grado e ricorrente in appello), il Comandante Schioppa della Polizia municipale (due mesi commutati in multa ed un rinvio al GUP per corruzione), un commissario di polizia, un capitano dei Carabinieri, ed il comandante della Tenenza di Andria della Guardia di Finanza (la stessa che indagò sui reati commessi dal nostro sindaco).
A che data risale l’ultima assise e quali risultati abbia prodotto, non è riportato, in compenso rimangono tutti elencati i buoni propositi che persegue, tra i quali perfino “un’attività di ricerca scientifica e di analisi sociologica sui temi della sicurezza urbana e dei fenomeni criminali”.
Se tra questi ultimi è menzionata anche la corruzione, il peculato, l’abuso e l’omissione d’atti d’ufficio non è noto, se così dovesse essere, sapremmo con certezza da dove il Gruppo di lavoro dovrà partire, a meno che non l’abbiano fatto già altri, ad esempio quelli che attività di questo genere le fanno di mestiere, lasciando poco spazio all’improvvisazione e all’estemporaneità.

Brevi del 20.01.09

Annozero e i morti di Gaza
Giovedì 15 gennaio la puntata di “Annozero” di Santoro ha proposto una sorta di cortocircuito dell’informazione dal quale ne è derivato uno scontro al calor bianco tra il conduttore della trasmissione e la giornalista ospite Lucia Annunziata.
Il motivo è sempre quello di una presunta parzialità di Santoro nel riferire le notizie. Secondo i suoi detrattori avrebbe calcato troppo la mano sugli effetti più perversi e devastanti dell’attacco israeliano nella Striscia di Gaza.
Immancabili il giorno dopo le reazioni politiche, a partire da quelle del Presidente della Camera, Fini, passando per quelle del Presidente della RAI, Petruccioli, per concludersi con quelle dell’ambasciatore israeliano in Italia che ha definito poco professionale il servizio reso da “Annozero”.
Verrebbe da osservare “siamo alle solite”. Già si minacciano punizioni esemplari, deferimenti a non meglio precisate autorità. La ciliegina sulla torta che rende ancora più grottesca tutta la vicenda, è che l’organo deputato istituzionalmente ad intervenire, è di fatto inattivo. Infatti il sen. Villari, quasi autoproclamato Presidente della Commissione di Vigilanza, si ritrova ancora a capo di un ufficio dal quale è disconosciuto. Nel frattempo si improvvisano un po’ tutti facenti funzioni.
Ovviamente i solerti censori non osano proferire parola su altre nefandezze che il servizio giornalistico televisivo italiano sta compiendo e proprio a riguardo della “sporca guerra”. Prendete ad esempio il TG1. Ogni giorno in tutte le edizioni, appare un fighetto che ci racconta la guerra secondo il punto di vista degli israeliani, ci mostra scene di terrore in Israele, rimesta nel passato a quando un commando palestinese assalì una postazione israeliana e fece prigioniero il caporale Gilad Shalit. Dei morti nella Striscia di Gaza non parla mai, se non come una di normale statistica. Dei bambini falciati dalle bombe nemmeno l’ombra. La musica non è molto diversa sul TG2, l’inviato ce l’hanno in condivisione. Quando le sinergie servono, si direbbe. Questa situazione non provoca grandi allarmi tra i politici, nonostante l’obbligo di obiettività sia propria dei telegiornali che, eludendola, conculcano di fatto il diritto all’informazione. A questo punto è doveroso porsi qualche interrogativo. Santoro ha il diritto ad organizzarsi come crede ed a mostrare immagini, raccontare fatti che altrove non troverebbero albergo? Si ha diritto a presentare gli accadimenti dal punto di vista di chi subisce sulla propria pelle gli effetti di talune scelte politiche? La guerra può essere mostrata nel suo aspetto più brutale e irrazionale? L’orrore può avere menzione in TV o deve rimanere confinato dietro le cortine fumogene dei discorsi di geopolitica?
Al cittadino che paga il canone ed avrebbe il diritto di essere informato, la risposta.

Brevi del 14.01.09

La falsa partenza della nuova Alitalia
In data 12.01.09 è stata diffusa la notizia di CAI che ha concluso l’accordo con Air France. In pratica si chiude, o quasi, così una vicenda che ha tenuto ballo per circa un anno. Sulla questione ho già scritto abbastanza su questo sito e negli ultimi tempi l’avevo un po’ persa di vista. Giusto per non andare troppo indietro nel tempo e per rimanere agli ultimi episodi, ricorderemo che l’ultima bagarre si era consumata completamente all’interno della maggioranza, ma non aveva disdegnato di coinvolgere trasversalmente gli schieramenti. Come al solito, noi italiani siamo bravissimi a dividerci su questioni di pura bottega ed a perdere come sempre l’interesse strategico generale.
Si sono ascoltate urla belluine e qualcuno è perfino riuscito a rinsavire, spinto da quel pezzo di potere che sentiva venirgli meno. Improvvisamente qualche esponente in dissenso della maggioranza si è ricordato che tutta l’operazione CAI è di quelle che rimarranno alla storia per l’abnorme livello di irregolarità che lo ha caratterizzato in tutta la sua gestione e per i conflitti di interesse più biechi. Ma la farsa non è mai diventata commedia, anzi per certi versi si sta già sfiorando il dramma se non la tragedia.
Il bilancio finale di questa operazione, a cui Bellachioma era particolarmente legato per la difesa quasi campale dell’italianità della compagnia aerea di bandiera, ma che in realtà è servita solo, nella migliore delle ipotesi, come strumento di vittoria delle elezioni del 2008, è un debito a carico dello Stato di circa quattromiliardi di euro; una perdita occupazionale di circa 7.000 unità al minimo; una compagnia piccola piccola che ha ritirato i suoi voli da molti aeroporti italiani, specie nel Sud; un gruppo di industriali (i capitani coraggiosi che ritornano) che da soli non sarebbero capaci di far volare nemmeno un aeroplanino di carta; il ritorno di Air France. All’epoca era il Moloch da combattere, l’abominevole orco che avrebbe divorato la compagnia aerea riducendola ad una dependance di Parigi. E questo non andava bene per il Cavaliere, ché ad Alitalia ci teneva per il turismo e temeva che Spinetta avrebbe spostato in Francia l’asse dei suoi interessi, soffiandoci quei visitatori che, a suo dire, sarebbero stati dirottai negli hub francesi piuttosto che in quelli italiani.
In quest’anno il Berlusca deve aver cambiato idea sull’infido di Oltralpe, visto che Alitalia, operativa da oggi nella nuova veste di CAI, è diventata di proprietà dei francesi per il 25% dopo che questi ultimi hanno investito 340 milioni di euro. Se si considera che al momento è la quota più alta in CAI e che sono gli unici a detenere il know how per gestire aziende che si occupano di traffico aereo, si comprende anche il peso attuale e futuro che sono destinati ad esercitare.
All’epoca dello “svenditore “ di Stato, Prodi, al Berlusca erano apparsi bruscolini quei tremiliardi che a vario titolo il Governo di allora era riuscito a scucire a Spinetta; cedendo, tra l’altro, tutta l’azienda (non solo la “good company”) e non lasciando sul groppone dei conti pubblici un euro, facendo riqualificare il personale ed impegnandosi ad assumere nelle varie aziende del gruppo quello in eccedenza riassorbibile. In più si offriva ad Alitalia la possibilità di sedere nel Consiglio d’Amministrazione di uno dei più importanti gruppi aereonautici mondiali.
Oggi i capitani coraggiosi sono costretti giocoforza ad accettare la proposta, molto meno onerosa per Air France, che arriva dal competitore francese, senza che ciò eviti litigi e dissapori nella maggioranza di governo.
Al Nord vorrebbero che CAI puntasse tutto sull’aeroporto di Malpensa, ma il Berlusca sa benissimo che questi non sono i programmi dei francesi, che da sempre considerano strategico Fiumicino. Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, si ritrova a dover incassare un doppio ceffone: Linate è in via di smantellamento e Malpensa è abbandonata al suo destino. Bossi schiuma rabbia e vive come un tradimento la decisione del Presidente del Consiglio. Penati, presidente della Provincia di Milano, chiede la cessione degli slot di Alitalia e la riassegnazione a chiunque voglia investire in quell’aeroporto. In altre parole, un gran casotto.
Manca, in tutto questo gran bailamme, la voce del Sindacato, in modo particolare quella del Segretario della CISL, Bonanni, che ai tempi del Prodi svenditore aveva levato alti lai ed aera stato tra i maggiori propugnatori della soluzione italiana, ovvero quella di un gruppo di industriali nostrani con le pezze al culo, che svogliatamente venivano chiamati ad occuparsi di un oggetto del quale gliene calava ben poco e di cui si intendevano ancora meno.
Ciò che hanno ottenuto è stata una compagnia che avrebbe dovuto generare semplicemente profitti per loro, anche grazie ad un decreto che assicurava il monopolio sui voli da Milano a Roma e ritorno; all’antitrust veniva vietato di perseguire la posizione dominante.

Brevi del 12.01.09

I dolori del giovane Walter
Da qualche giorno, esattamente dal 10.01.09, circola la notizia di una spaccatura all’interno del Partito democratico. In realtà non sarebbe la prima, visto che da qualche mese si parla insistentemente di un coordinamento del Partito democratico del Nord che a seconda degli esponenti può prendere addirittura le forme di un partito federato e con ampi margini di autonomia. Ma ciò che turba maggiormente i sonni di Veltroni è l’idea, per alcuni non peregrina, di una fuoriuscita dei rutelliani dal PD, sensibili, secondo alcuni, ai richiami dell’UDC di Cesa e Casini. Veltroni ha smentito subito, ma si sa, le smentite sono notizie date due volte. Sarebbe il fallimento di un progetto in cui molti hanno creduto e sul quale molti hanno investito.

Brevi del 06.01.09

Corriere della Sera del 05.01.2009. Ostellino, noto editorialista della testata, scrive un fondo in cui sostiene una teoria piuttosto ardita: in estrema sintesi accusa l’organizzazione Hamas di essere la vera responsabile dei bombardamenti israeliani nella Striscia di Gaza, essendo stata - a dire dell’Ostellino – quella che ha rotto la tregua con Israele.
Tralasciamo, almeno per oggi, l’enorme tragedia rappresentata da questa guerra, avvenuta a ridosso del Natale cristiano, per le conseguenze che essa riveste sul piano umanitario. Non dimentichiamo che le maggiori spese le stanno facendo i soggetti più deboli (donne e bambini in particolar modo) e che di miliziani uccisi se ne sente davvero poco parlare. Almeno in questo senso la nuova guerra di Israele convince poco sulle motivazioni reali di un intervento così massiccio, sconvolgente e distruttivo nella Striscia di Gaza. E’ difficile da credere che la minaccia dei razzi Qassam e Grad sia tale da impensierire l’apparato difensivo israeliano. Non dimentichiamo che nella prima guerra del Golfo, l’allora satrapo iraqeno, Saddam Hussein, bersagliò in più di un’occasione il territorio israeliano con missili di ben diversa portata e potenza esplosiva (gli Scud di fabbricazione sovietica) e gli americani corsero in aiuto dei loro alleati rifornendogli di batterie anti-missile Patriot. Non erano efficaci al cento per cento, ma in più di un’occasione dimostrarono di essere funzionanti. L’industria bellica israeliana è sempre stata all’avanguardia, è strano che non si siano mai preoccupati di sviluppare questo tipo di tecnologia.
E’ quindi ipotizzabile che il ricorso alla guerra sia strumentale ed avvenga più per recuperare consensi interni, in vista anche delle prossime elezioni, che per una reale minaccia rappresentata dai gruppi di Hamas. Non dimentichiamo che la leadership di Olmert è segnata da scandali (è stato accusato di corruzione) e da fallimenti (l’impresa militare in Libano con una disastrosa operazione di terra contro Hezbollah) che lo hanno portato perfino sul banco degli imputati.
Anche i militari israeliani sono alla ricerca di una rivincita dopo la caduta del mito dell’imbattibilità di Tsahal nell'ultima campagna in Libano. Questa volta faranno molta attenzione a non fallire. L’opposizione laburista, dal canto suo, per quasi le medesime ragioni dei centristi di Kadima (il partito fondato da Ariel Sharon e di cui fanno parte lo stesso Olmert e il Ministro degli Esteri, Tzipi Livni) non può assolutamente dissentire dalla linea feroce; in uno stato come quello di Israele la sicurezza è al primo posto e l’argomento è tanto sentito da rappresentare da solo un buon motivo per decidere chi sarà il vincitore delle prossime elezioni. D’altronde la destra del Likud da quelle parti non fa sconti a nessuno, e non desta alcuna meraviglia sentire il premio Nobel per la pace, Simon Peres, o il Ministro della Difesa, Ehud Barak, parlare come i falchi.

Se a Gaza la situazione è drammatica, in Italia si sfiora allegramente e impudicamente la comicità. Ormai anche le questioni di politica estera, che in uno stato con un governo serio verrebbero trattate con la massima cautela, diventano oggetto di una propaganda di regime che come tale non può essere immune da tratti decisamente grotteschi. Citiamone qualcuno. Il TG2 delle 20,30 (notiziario controllato da AN e di conseguenza filogovernativo per eccellenza) non ha potuto esimersi di annoverare tra i grandi della Terra il Silvio nazionale.
Essendo a corto di argomenti e dovendo necessariamente narrare l’atto storico giornaliero del Presidente del Consiglio, anche se si tratta solo di uno sbadiglio o di uno starnuto, ha dato la sbalorditiva notizia che “questa sera Silvio Berlusconi ha telefonato ad Erdogan e Topolanek”, ovvero al capo del governo turco ed al presidente di turno della UE, distintosi il giorno prima in una sorta di gaffe d’esordio presidenziale, avendo affermato che l’operazione di terra israeliana era da considerarsi meramente difensiva. I colleghi UE (almeno quelli più avveduti) lo hanno rimbrottato immantinentemente, Sarkozy per primo, che dell’UE è il presidente uscente.
D’altronde la simpatia tra il nostro e quello ceco è comprensibilissima, non era stato lo Psiconano ad esordire nella sede del Parlamento europeo con l’intemerata del kapò rivolta al presidente del gruppo del PSE Martin Shulz? Tra gaffeur ci si riconosce dall’odore.

Se nel caso del premier i telegiornali sono costretti ai tripli salti mortali carpiati per riempire con qualche finta notizia di peso il vuoto pneumatico delle iniziative di governo (Blob sta facendo strame di Emilio Fede che annuncia le preoccupate vacanze in Sardegna di Al Tappone mentre sciala allegramente tra messe sorridenti e festanti di figuranti) va a Frattini la palma d’oro del gaffeur che non ha bisogno di telegiornalisti che trasformano in notizie, con un colpo di bacchetta magica, i normali accadimenti della quotidianità. In questo Frattini è un vero maestro.
Archiviata la parentesi balneare dell’estate scorsa, quando in Georgia infuriavano venti di guerra, questa volta il Nostro si è fatto beccare in due occasioni, tanto da far gridare addirittura a Fassino (e ce ne vuole) l’accusa di inadeguatezza. Per rimanere nell’ambiente vacanziero, aveva rilasciata una criticatissima intervista in tuta da sci (anche in questa disciplina Frattini è un maestro) sul riacutizzarsi del conflitto israelo-palestinese. Le critiche sono arrivate non tanto per il contenuto delle sue dichiarazioni, quanto per la forma, ovvero per il fatto che il Ministro degli Esteri si presentava in tenuta sportiva d’avanti a milioni di italiani per annunciare le posizioni ufficiali del governo. Ci poteva anche stare, visto che il nostro governo non è immune ad acrobazie logiche e sintattiche quando si tratta di prendere posizioni definitive, ma a certi livelli la forma è sostanza.
Frattini risponderà ai suoi detrattori con una toppa peggiore del buco: “anche Obama era al mare e si faceva fotografare a torso nudo”. A parte che Obama non ricopre ancora alcun incarico, dovendo insediarsi a Gennaio, ma un incidente diplomatico con il futuro presidente degli Stati Uniti non è consigliabile per il capo della Farnesina. Frattini capisce e fa marcia indietro.
Ma le sue disavventure diplomatiche non finiscono qui. Il 30 Dicembre annuncia che ha avuto rassicurazioni da Tzipi Livni e da Simon Peres che la temuta invasione di terra israeliana non avrà luogo; il 4 gennaio, infatti, gli israeliani muovono le loro truppe in direzione di Gaza City.
Delle due l’una: o Frattini non conosce l’inglese e capisce il contrario di quanto gli viene comunicato, oppure non conosce l’italiano e non ha idea di cosa sia un’operazione di terra. In entrambi i casi la situazione è davvero imbarazzante. Potrebbe far bene a dimettersi, ma c’è da giurarci che non accadrà e chissà cosa ci riserverà il futuro.

Brevi del 30.12.08

Uomini di buona volontà

Nel mio ultimo post auguravo a tutti un Buon Natale laico, intendendo per laico un messaggio che si estendesse anche a chi, lontano dalla religione o più semplicemente di altro credo, fosse in grado di comprendere il messaggio natalizio nella sua essenza. D’altronde la Lieta Novella ha sempre destato un interesse speciale in tutti, al di là del più o meno profondo coinvolgimento religioso.
A distanza di pochissimi giorni dal Natale, giornali e televisioni ci raccontano che proprio in Terra Santa è in corso una delle più massicce operazioni che le forze armate israeliane abbiano mai condotto nella Striscia di Gaza. Come tutti sappiamo la Striscia di Gaza, insieme alla Cisgiordania, è uno dei territori occupati dagli israeliani. La striscia fu occupata nel 1967 in seguito alla Guerra dei sei giorni ed è lì che attualmente vivono, si fa per dire, una quantità tale di palestinesi da renderla uno dei posti al mondo a più alta densità di popolazione. Si tratta di gente poverissima che versa in condizioni pessime, da più commentatori internazionali paragonata ad una sorta di prigione a cielo aperto.
L’altro protagonista della storia è Hamas, un’organizzazione politica il cui leader vive sotto protezione in Siria e che da qualche anno, precisamente da dopo le elezioni, sembra essere diventato il partito più rappresentativo del popolo palestinese, avendo conseguito la maggioranza dei suffragi. Oggi la vecchia Al Fatah, il cui leader Abu Mazen è presidente dell’Autorità Nazionale della Palestina, sembra essere messa fuori gioco da questo nuovo soggetto politico e sia nella propaganda di Hamas che nel sentire comune del popolo palestinese, Abu Mazen è percepito come una sorta di Maresciallo Petain, ovvero un soggetto a capo di un’organizzazione collaborazionista.
Il problema quasi insormontabile del momento è che Hamas da quasi tutto il mondo occidentale, e soprattutto dai suoi interlocutori israeliani, è visto non come un partito politico accreditabile, ma come un gruppo terroristico che semina morte in Israele, ora ricorrendo ai kamikaze che si lasciano esplodere con le loro cinture imbottite di tritolo sugli autobus o nei centri commerciali, ora sparando razzi Qassam contro le città più vicine della parte meridionale dello stato ebraico.
La sequenza degli attentati suicidi sembra essersi interrotta già da un bel po’, in compenso Hamas sembra trovare più conveniente lanciare questo tipo di ordigni, rudimentali e di costruzione propria.
Israele, nonostante solo un anno fa ad Annapolis si tentò di trovare un accordo che finalmente stabilisse la pace in Medio Oriente, ha deciso, come solitamente fa, di non andare troppo per il sottile e di rispondere agli attacchi di Hamas alla sua maniera, ovvero avviando operazioni di guerra nella Striscia di Gaza, il posto dove Hamas ha tutte le sue strutture, dal governo alle forze di sicurezza.
Lo sta facendo senza tante preoccupazioni, incuranti del fatto che operazioni simili siano di respiro corto e che alla fine potrebbero procurare alla sicurezza dello Stato molte più grane di quante in realtà pensano di risolvere. Gli israeliani stanno preparando l’offensiva di terra verso una delle zone umanamente più esplosive del pianeta e francamente non si capisce bene quale sia la visione strategica che la sottende, se non il proposito dichiarato di annientare Hamas.
Ma la questione che qualcuno si pone, non peregrina, è un’altra: gli attacchi aerei di Israele stanno producendo, per ovvie ragioni, un numero per niente accettabile di morti civili, spesso anche donne e bambini. Il proposito di distruggere un’organizzazione che si mimetizza e che sicuramente si rigenererà all’interno dei campi palestinesi, è di fatto irrealizzabile, pena lo sterminio di buona parte della popolazione. Siamo veramente sicuri che la guerra convenzionale di Tsahal avrà ragione di un gruppo che Israele stesso definisce terrorista e pertanto trattabile con metodi differenti, senza che politicamente alla fine sia proprio Hamas a riceverne maggiori vantaggi, a discapito proprio dei più moderati di Al Fatah? L’esito finale dell’operazione “piombo fuso” (questo il nome convenzionale assegnatole) potrebbe stranamente tradursi proprio nell’opposto di quello desiderato e porre Israele nella condizione di dover negoziare poi la pace con chi si erano proposti di distruggere.
Con prospettive di questo genere inizia il nuovo anno e ciò che sconcerta terribilmente è che, come al solito, il nostro premier arriva impreparato ai grandi appuntamenti della storia. Per ora sembra sia partito per la Sardegna, dove in una delle sue ville (Villa Certosa?) impressionerà i suoi ospiti con fantascientifici effetti speciali nella notte di S. Silvestro.
A noi comuni mortali non rimane che augurarci un Buon 2009, o, dovendo attenerci alle previsioni, un auspicabile meno peggio anno nuovo.

Brevi del 26.12.08

A tutti un laico Buon Natale

Come sarà ormai chiaro a tutti, il presente non è un sito confessionale, si sforza di rimanere il più possibile laico perché è convinzione dell'autore che il senso religioso sia un fatto intimo e personale e che ognuno abbia il diritto di viverlo come meglio crede. Ciononostante anche i laici, o quantomeno coloro i quali si sforzano di dare un taglio laico alle loro argomentazioni, non rimangono insensibili di fronte ad una festa che richiama valori e sentimenti comuni all’umanità intera: dalla ricerca della pace alla solidarietà, dallo spirito di servizio all’umiltà, per giungere fino alla fratellanza universale. E potrei continuare per molto ancora.
Di sicuro, in un periodo storico come quello che stiamo vivendo, l’imporsi del ricordarci degli ultimi non è stato mai tanto opportuno, specie quando non si fa altro che parlare di crisi e di recessione che come denominatore comune portano con sé maggiore povertà, disoccupazione, impossibilità a mantenere un tenore di vita che via via perde valore.
Un Buon Natale laico, allora, ai poveri della porta accanto, sempre più spesso anziani pensionati dei quali avevamo quasi dimenticato l’esistenza fino a quando la social card non ce li ha fatti tremendamente tornare di attualità, almeno in questo un merito l’ha avuto. Abbiamo tutti scoperto che esistono persone talmente povere per le quali anche quaranta euro mensili possono significare qualcosa. Ma anche tra i poveri esiste uno strano gradiente che può farli essere più o meno visibili, più o meno meritevoli di un aiuto di governo. E’ la storia di quegli anziani che pur avendo ricevuto la social card dagli uffici postali, sono rimasti al palo con il credito caricato da Mastercard. E’ accaduto davvero, sembrerebbe che più di un terzo dei possessori della carta acquisti non siano in regola (almeno di quel tantino) con i requisiti verificati dall’INPS: sarebbe bastata anche una pensioncina di guerra, non rientrante tra i rediti da dichiarare, a fargli saltare il diritto. Può accadere. Anomalo è che nessuno li abbia avvisati, così come è anomala la cesura netta che vene frapposta tra il diritto a goderne ed il rimanerne esclusi, come se la povertà , in definitiva, fosse riconducibile a questione di pochi spiccioli.
Un Buon Natale laico alle migliaia di lavoratori che stanno per passare, o sono già passati, in cassa integrazione e che almeno per il 2009 intravedono pochissime speranze.
Un Buon Natale laico ai reietti, agli abbandonati, ai profughi politici, a chi è costretto a lasciare la propria terra, imbarcarsi su un battello di fortuna ed andare a cercar lavoro in terre ostili oltre che straniere.
Un Buon Natale laico a chi ogni giorno rischia la propria vita sul posto di lavoro, in situazioni di sicurezza minime e senza un contratto.
Un ricordo invece per chi la vita l’ha perduta lavorando, ai morti riesce difficile augurare Buon Natale, lo faccio ai loro parenti, genitori, mogli, figli.

Si dice che dietro un Buon Natale c’è sempre un augurio di maggiore giustizia, riscatto per i soggetti più deboli, umili ed indifesi. C’è un messaggio realmente rivoluzionario, quasi sovversivo che stranamente ci sfugge quasi sempre. Un Buon Natale che spesso si traduce in un rito o in una serie di riti a noi comunque molto cari, ma dei quali forse non si percepisce la forza intrinseca. Magari ci ragionassimo un po’ di più.

Si dice sempre che a Natale ci si senta più buoni, troppa grazia, spero solo che ci si sforzi di essere un tantino meno stronzi.

Un Buon Natale laico a tutti

Brevi del 01.12.08

Berlusconi e le parabole a pagamento

La notizia del giorno è quella di Berlusconi e della sua idea di raddoppiare l’IVA sugli abbonamenti alla pay-tv, ovvero quello a Sky del magnate australiano Rupert Murdoch.
Improvvisamente tra le fila dell’opposizione vi è stato un rigurgito di anti-berlusconismo che ha fatto riscoprire ai vari D’Alema e Veltroni che insieme al Cavaliere esiste perfino il più grande conflitto di interessi che la storia abbia mai annoverato e che in un qualche modo esso è perfino ontologico. Sembrava un fatto passato di moda, sconveniente a ricordarlo e che faceva fare la figura del giustizialista un po’ becero e un po’ retrò a chiunque si avventurasse ancora a rimembrare che il Caimano in questi anni non ha ceduto di un millimetro il suo impero, anzi l’ha perfino ampliato e rafforzato, andando a conquistare settori in cui la sua presenza era più limitata.
Ormai diventa perfino impossibile considerare un lembo del potere economico in cui i suoi artigli non detengano qualche pacchetto azionario, o qualche consiglio d’amministrazione di banche, assicurazioni o di altre aziende strategiche, in cui non sia presente qualche suo emissario. Tutto sommato la manovra sugli abbonamenti alle pay-tv non è altro che un piccolo scandalo tra i tanti, dal Lodo Alfano alle leggi ad personam; e fra tutti questi è forse quello più veniale, quello che al massimo toglierà qualche euro dalle tasche degli italiani che non guardano le sue reti o quelle RAI, che poi non cambia tanto. Eppure potrebbe essere la buccia di banana sulla quale il Cavaliere rischia di scivolare e farsi molto male. Finora le leggi che lo hanno favorito economicamente sul piano della concorrenza, hanno sempre colpito competitori molto più deboli di lui ed in un contesto quasi sempre nazionale, dove se non sottostavano alla legge del più ricco, dovevano necessariamente soccombere di fronte al suo potere politico. Ora, invece, il tiro mancino lo sta tirando ad un tycoon molto più potente di lui, Rupert Murdoch, per l’appunto detto “lo squalo”.
Con questo signore si rischia grosso, anche perché il suo segnale non si ferma all’Italia, ma vaga nel mondo. Così come è notorio che “lo squalo” influenza, con le sue televisioni, buona parte dell’opinione pubblica conservatrice americana, quella, per intenderci, che permette accreditamenti diversamente impossibili. “Lo squalo” non si è risparmiato, già ha preparato un bel pacchetto di spot pubblicitari sulle sue emittenti che nella drammaticità dei toni e delle parole della voce fuori campo, ricordano quelli che il Caimano confezionò in occasione del referendum sulle sue emittenti, ricordate quel vietato vietare? In più ha perfino aggiunto una coloritura politica per nulla indifferente: ha ricordato che nel programma elettorale del Berlusca vi era la riduzione delle tasse, mal conciliabile con l’aumento dell’IVA. Con le informazioni ed i mezzi di cui Murdoch dispone, c'è da giurarci che impiegherà un nonnulla a diffondere l’idea nel mondo che l’Italia è una sorta di repubblica delle banane dominata da un caudillo capriccioso il cui potere è del tutto incompatibile con le forme dello stato democratico e liberale. Potremmo riscoprirci, un giorno, assimilati alla Malesia e la cosa potrebbe farci molto poco piacere.

Brevi del 23.11.08

Il mistero buffo

E’ curioso che di fronte alla piaga degli incidenti sul lavoro che non accenna ad attenuarsi; di fronte alla CGIL che denuncia un’ecatombe di posti di lavoro prossima ventura; di fronte alla notizia che in America sia ritornato il baratto, in Italia siamo tutti alle prese con questa sorta di mistero buffo rappresentato dalla nomina del Presidente della Vigilanza. Una farsa, definita da qualcuno, una pochade da qualche altro. Più di un commentatore politico, e non solo, si chiede insistentemente: ma cosa è accaduto al sen. Villari? C’è qualcuno che trama alle spalle di qualcun altro? E a che scopo lo farebbe?
Potrebbe trattarsi di una forma acuta di attaccamento alla poltrona, ma la cosa verrebbe smontata in poco tempo, basterebbe rendere impossibile il funzionamento della Commissione di Vigilanza e la stessa morirebbe di inedia. In tal caso la presidenza del sen. Villari si potrebbe rivelare come una delle più corte della storia repubblicana; non si capisce francamente l’ostinazione a rimanere seduto su una poltrona ormai rovente. Oppure il gioco del neo-eletto presidente è funzionale ad una qualche strategia, magari un regolamento di conti interno all’opposizione. Se fosse così sarebbe un gioco suicida prima ancora che un mistero buffo. Non si rende conto qualcuno che l’autogol della commissione è un punto incredibile a favore dell’altra opposizione (quella di Di Petro)? E che vantaggi si potrebbero ricavare tenendo in esercizio un presidente che, almeno stando alle dichiarazioni, nessuno vuole?

Brevi del 18.11.08

In data 10 novembre è comparso sul portale Canosaweb un articolo del dott. Morra , già autore di un libro sul bombardamento del 6 novembre del 1943 a Canosa, in cui ricorda l’importanza della Storia e la scarsa importanza che gli viene riconosciuta, specie se si considera quella di quest’ultimo secolo: il “900. Un’osservazione che mi trova pienamente d’accordo e per la quale mi sono sentito in dovere di scrivere al dott. Morra. Vi riporto di seguito il testo della mia e-mail.

Buona sera, dott. Morra. Mi complimento con Lei per il suo ultimo post al portale Canosaweb.it. Da quanto avrà capito, forse dando un'occhiatina al mio sito, quello che Lei riporta è oltremodo stimolante per me, anche in ragione, se vogliamo, delle mie idee politiche, che non celo, né delle quali mi vergogno.
Sono profondamente d'accordo con Lei. Stranamente la nostra è un terra che conserva ricordi antichissimi di epoche remote, ma non è assolutamente in grado di trarre beneficio dai suoi trascorsi più tragici e recenti: due guerre mondiali di cui è rimasto emblematicamente un monumento nella villa comunale; un movimento anarchico che, secondo alcuni, è stato secondo, per numero di aderenti, solo a quello di Massa Carrara; le persecuzioni ed il confino scontati da moltissimi di loro; i bombardamenti; i morti.
Tutto dimenticato in un oblio senza senso. Il nostro è un paese che non ha più memoria.
Ricordo che alcuni anni fa, credo fosse il 2002 o il 2003, in pratica nell'anno secondo o terzo dell'era berlusconide, assistetti all'Oasi Minerva ad un convegno, chiamiamolo pure di emergenza, organizzato dal professor Cramarossa in seguito alle infelici dichiarazioni del PresdelCons in cui, in un'intervista rilasciata allo "Spectator" , lo stesso si lasciava andare ad alcune amenità del tipo: "Mussolini, tutto sommato, era un dittatore buono che mandava in villeggiatura (confino n.d.r.) i suoi oppositori politici". Quella sera, su mobilitazione del prof. Cramarossa (allora esisteva ancora la capacità di indignarsi), furono chiamati a partecipare come testimoni i nipoti e qualche figlio degli anarchici canosini mandati in "villeggiatura" da Mussolini; qualcuno di questi era stato particolarmente fortunato in quanto del Grand Hotel Confino era stato ospite anche più di una volta.
Mi creda, ve ne erano tanti e di alcuni non avrei mai pensato potessero avere nonni a cui era toccata quella sorte. Ne venne uno spaccato triste ed angoscioso, fatto di miseria, di calamità naturali a cui non seguivano gli aiuti da parte dello Stato, ma le botte.
Oggi che abbiamo perso perfino la capacità di indignarci se vengono messi in discussione alcuni principi basilari della convivenza civile sanciti dalla nostra Costituzione, Lei giustamente ci ricorda che a ramengo è finita tutta la nostra memoria, la storia più recente ed i valori che in qualche modo sono stati ispirati da quell'esperienza. E' tristemente vero, è così.
Io, da vecchio comunista, ho sempre pronto un paradigma che schematizza la situazione. E' sempre stata una nostra caratteristica e forse lo sarà sempre. Quel modello io lo chiamo regime. So di per certo che molti non saranno d'accordo, ma per me è così.
Lei è un conoscitore di storia e meglio di chiunque altro conosce le dinamiche che presiedono a certi fenomeni e sa perfettamente bene che i regimi giustificano la loro esistenza proprio partendo da un'operazione di revisione storica che neghi i fatti più scomodi o più difficili da ricondurre ad un determinato quadro di riferimento. Spesso accade anche che si renda necessario svuotare la storia, cancellarla, relegarla all'oblio. E' quello che sta accadendo in questi giorni di cui Lei è in qualche modo testimone.

La saluto cordialmente

Sabino Saccinto

Il dott. Morra ha risposto confermando quello che aveva già scritto nel suo articolo ed aggiungendo che almeno la riscoperta del passato più remoto va considerato comunque un fatto meritorio, grazie anche all’azione svolta dall’attuale direzione della Fondazione archeologica. Conferma l’importanza dal movimento anarchico canosino, forse unica manifestazione intellettuale di un certo rilievo che abbia avuto cittadinanza a Canosa; ormai assolutamente cancellata dai nostri archivi (se mai ne abbiamo conservato uno). Si mostra dispiaciuto, ad esempio, che di quel convegno di circa sei anni fa sugli oppositori canosini del regime fascista, in buona parte anarchici, non si sia conservata una relazione. Personalmente cercherò di impegnarmi nell’incontrare il Prof. Cramarossa, anche se voci raccolte in giro non lo portano propriamente in ottima salute. Vi rimetto di seguito la risposta integrale giunta dal dott. Morra il 13 Novembre, ovvero a distanza di circa una settimana dalla ricorrenza del bombardamento del 1943. Data che quest’anno è stata completamente dimenticata nonostante l’importanza del numero: 65. La nostra amministrazione ha preferito ricordare la festa del 4 Novembre come festa delle Forze Armate e dell’Italia unita.
Anche questo è un tentativo, magari piccolo, di rimuovere parte della nostra storia più scomoda?

Gentile Signor Saccinto,

la ringrazio per la mail e per i complimenti.

Ho volutamente scritto un articolo provocatorio su Canosaweb, ma che purtroppo è anche la triste realtà: la storia contemporanea di Canosa è scomparsa.

Solo un libro del compianto Vincenzo Petroni - "Canosa 1800-1950" racconta, a grandi linee, basandosi principalmente su ritagli di giornali dell'epoca, alcune pagine della nostra storia.

Poi non c'è più nulla; è come se un diluvio si fosse abbattuto su Canosa e si fosse portato via tutto.

Le confermo, tra l'altro, l'importanza del movimento anarchico di Canosa; era così importante che nel 1948 nella nostra Città si tenne il Convegno Nazionale degli Anarchici.

Oggi non è rimasto più nulla del movimento anarchico a Canosa: non c'è neanche uno scritto che si conservi a Canosa, al contrario di quanto si possa trovare a Carrara o a Modena (archivio Berneri).

Ed è un peccato che di quella conferenza organizzata dal Prof. Cramarossa non ne sia stato pubblicato nulla; sarebbe stato un lascito prezioso.

Lei dà alcune risposte sulle motivazioni dell'oblio a livello nazionale e locale: è proprio così.

Scrive il filosofo Remo Bodei: "La memoria e l'oblio non rappresentano [...] terreni neutrali, ma veri e propri campi di battaglia, in cui si decide, si sagoma e si legittima l'identità, specie quella collettiva".

Tuttavia, almeno a Canosa, quest'oblio non è dovuto solo o esclusivamente a motivazioni di ordine politico; verrebbe da dire: magari!

Purtroppo anche quando Canosa è stata amministrata da maggioranze di centro-sinistra l'interesse per la storia locale è sempre stato scarso; la cultura è stata per lunghi anni per il canosino medio un "optional".
E' per questo che dopo 15 anni mi meraviglia (in senso positivo) il successo della Fondazione Archeologica (merito dell'attuale Presidente Sabino Silvestri); di solito iniziative del genere duravano da Natale a Santo Stefano.

Penso di scrivere qualche altro pezzo sulla storia di Canosa contemporanea ed anche sugli anarchici di Canosa.

Spero di averLa come mio lettore come io sono un lettore del suo blog.

Cordiali saluti

Francesco Morra



Brevi del 12.11.08

Riprendo per un attimo una vecchia polemica aperta con lo staff di Canosaweb.it. Scorrendo tra i commenti presenti nel forum, la mia curiosità è stata catturata da un paio di post legati ad un articolo comparso in home-page qualche giorno fa. Si trattava della presentazione di una saletta d’esposizione in una piazza centrale della città da parte di un negozio di articoli da regalo, il tutto corredato anche da un servizio fotografico non indifferente. Il carattere del pezzo, presentato alla redazione di Canosaweb proprio dalla proprietà dell’esercizio commerciale, sembrava volesse fornire cenni storici su alcuni oggetti caratteristici del Natale, dalle candele all’abete; in realtà era chiarissimo l’intento pubblicitario. Giustificata la reazione di un paio di internauti che si son chiesti a quale titolo fosse presentato l’articolo, se culturale, di informazione e se non fosse stato opportuno associarlo ad uno spazio più appropriato, ove fosse chiaro l’intento pubblicitario. Non sono mancate le risposte piccate della redazione.
A questo punto credo sia doverosa una riflessione. Canosaweb soffre giustamente di un piccolo complesso di onnipotenza e di infallibilità, condizione amplificata a dismisura dal fatto che in città non esistono altre fonti di informazione puntuali che possono fornire in tempo reale notizie su quanto accade in una realtà di prossimità. E’ naturale, quindi, che, se anche limitatamente al web, il portale acquisisca un’importanza forse sproporzionata rispetto alla funzione che dovrebbe, in teoria, ricoprire. Si ammanta, e la cosa sembra anche trovare una qualche giustificazione nel comportamento generale che avalla tale stato di fatto, del merito di espletare una sorta di servizio pubblico, ma il portale è completamente privato e vive di pubblicità. Quindi, in un qualche modo, il suo staff, o padrone, o proprietario, o web-master, potrebbe riportare, scrivere e scegliersi la linea editoriale che più gli dà aggio, senza dover rendere conto a nessuno. Ne ha pienamente diritto. Ma sempre più spesso accade che giunga qualche post polemico su alcune scelte fatte dalla proprietà del sito. Come mai questo elementare concetto che dovrebbe essere chiaro a tutti spesso viene dimenticato?
E’ una bella domanda a cui sfido qualcuno dei miei visitatori a dare una risposta. Prometto che la pubblicherò. Forse più di uno, prima di guardare alla proprietà di un mezzo di comunicazione, si rivolge alla sua funzione e se questa è di servizio pubblico, o quantomeno ci rassomiglia, pretende che si comporti di conseguenza. Di un quotidiano tolleriamo spesso la faziosità nei commenti, ma pretendiamo che almeno le notizie ci vengano riferite in maniera corretta; non per niente è obbligatoria l’iscrizione all’Ordine dei giornalisti degli operatori professionali dell’informazione. Sugli ordini professionali possiamo dire tutto quello che vogliamo, che non servono, che sono superati, che ingessano la libera professione, ma dobbiamo ammettere che almeno stabiliscono una serie di regole e di obblighi ai quali i suoi componenti devono sottostare, in altre parole impongono un codice deontologico.
All’inizio anch’io ero piuttosto scettico sull’efficacia di tali organismi e per un po’ l’ho pensata come Beppe Grillo, ovvero che fosse meglio abolirli del tutto. Ma, devo dire, sulla mia pelle ho sperimentato che lasciar fare di fatto informazione a chi non ne possiede i titoli o le conoscenze di base adeguate, o più semplicemente è all’oscuro delle più elementari regole deontologiche per farlo, si rischia ancora di più, con il risultato che diventa perfino più difficile censurarlo se commette delle violazioni, per non parlare dell’onnipotenza di cui gode in virtù del fatto che le regole le stabilisce lui stesso caso per caso: potrebbe decidere il giorno prima che i post debbano essere al massimo di 200 parole, così come potrebbe rimangiarselo il giorno dopo; potrebbe pretendere che i commenti da passare in prima pagina siano tutti firmati, così come potrebbe far finta di non saperlo a distanza di una settimana; potrebbe porre degli omissis su nomi e cognomi di persone citate su pezzi firmati, così come potrebbe decidere di far apparire pezzi assolutamente anonimi contenenti riferimenti a fatti molto dubbi; potrebbe perfino far passare per un articolo culturale quello in cui si propaganda, nemmeno tanto velatamente, un negozio.

Brevi del 06.11.08

La vittoria di Barack Obama alle Presidenziali USA ha creato in molte anime progressiste un doppio effetto: la soddisfazione e la contentezza per un presidente di colore simbolo del riscatto di un intero popolo (quello afroamericano, ma non solo), l'idea che veramente l'America è la terra dell'impossibile, la soddisfazione per Bush che finalmente va via; ma anche fa sentire noi italiani come una sorta di minorati civili, incapaci di inventarci qualcosa di diverso dalle vecchie nomenclature, incapaci di realizzare se non un sogno americano, almeno un piccolo miracolo casalingo e costretti a tenerci al Governo manutengoli di regime che ci stanno facendo precipitare in una delle ere più fosche del Dopoguerra. In altre parole avvertiamo sì soddisfazione, ma unita ad una massiccia dose di frustrazione. Vorremmo anche noi il nostro Obama che ci porti lontano dal guado e ci ridia fiducia.
I have a dream. Così, tanto per citare Martin Luther King.

Brevi del 21.10.08

Sull’ultimo numero de “il Campanile” il Sindaco risponde alle domande della redazione in merito al nuovo museo (sicuramente si farà, visto che i finanziamenti sono pubblici e già stanziati) e sul San Giorgio Village. In entrambi i casi si mostra piuttosto ottimista, anche se il primo rientrerebbe in qualche modo tra le sue competenze, il secondo è invece un megaprogetto da non si sa bene da quante centinaia di milioni di euro finanziato da chissà chi e comunque gestito da privati.
Lasciamo stare i tempi di realizzazione di quest’ultimo, i lavori, ad esempio, dovrebbero già essere iniziati, invece, con tutta probabilità, si andrà oltre, visto che il Sindaco sostiene che è ancora in corso la fase di acquisizione dei terreni.
Non dice nulla del fatto che GESCOS, stando a quanto si è saputo di straforo, sembra stia avendo qualche difficoltà per onorare i preliminari di contratto che ha già stipulato con i proprietari dei terreni interessati all’operazione. Entro il 31 ottobre alcuni, se non tutti, i preliminari vanno in scadenza e se GESCOS non dovesse concludere, penderebbe una penale di circa il 30% del prezzo pattuito.
Qualche maligno sostiene che starebbero venendo meno i finanziamenti, o meglio i finanziatori, spinti verso cautela estrema dalle ultimi crisi di borsa. Secondo alcune voci si tratterebbe di fondi di investimento inglesi che al momento preferiscono tirare i remi in barca in attesa di momenti più tranquilli, inoltre non è chiaro se l’attuale stato di recessione possa indurre i consumatori a frequentare parchi di divertimento.
Ovviamente ci sono anche altri motivi che fanno pensare sulla riuscita dell’operazione S. Giorgio. Ad esempio il capitolo infrastrutture o anche la gestibilità tecnica di un impianto di tali dimensioni, gli ampliamenti del casello autostradale. Non dimentichiamo che già per settembre era prevista la presentazione del progetto, dichiarazioni rilasciate dal Sindaco durante un comizio, e che a novembre che si approssima sono ancora fermi alle prese con i terreni.
Vedremo fra qualche mese cosa accadrà.

Brevi del 10.10.08

In data 10 ottobre è arrivata una dichiarazione del sindaco con la quale si oppone fieramente allo scippo dell'eventuale trasferimento a Bari dei reperti trovati nella tomba Varrese. Attualmente tali pezzi sono ospitati a Palazzo Sinesi e da anni, ormai, tale sede è una delle più centrali e visitate raccolte di una piccola parte del patrimonio archeologico canosino. Sembrerebbe, da quel che si dice, che l'idea sia proprio del presidente della provincia di Bari, Divella. Non comprendo la ratio per cui possa aver avuto un'idea simile, di sicuro derubricabile ad un clamoroso autogol che ha mancato di provocare imbarazzo proprio tra le fila del Partito democratico, sia in città che nella costituenda provincia BAT, tale da costringere il suo segretario provinciale, Mennea, ad una pronta presa di posizione.
Per il sindaco è stata come una boccata d'ossigeno che gli ha permesso di riproporsi alla sua maniera. Probabilmente non avrà creduto ai suoi occhi ed alle sue orecchie quando ha letto o sentito le dichiarazioni del Divella. Immantinentemente è corso a battere il comunicato prima ancora che il Divella, magari rendendosi conto della gaffe, potesse smentire. D'altronde bisogna comprenderlo. Dopo una avvio di sindacato non proprio brillante in cui non ha potuto stupirci, come avrebbe voluto, con i suoi effetti speciali, a parte la consolazione dei "battiti live" e dell'Estate canosina, e dopo una ripresa dell'attività politica non priva di dispiaceri (da un consiglio comunale monotematico su Contrada Tufarelle in cui ha dovuto fare scena muta per tutta la sua durata, ad un fallito tentativo di rimuovere il Presidente del Consiglio, da una crisi in maggioranza spaccata sulla costituzione di un consorzio di assistenti sociali, ad un consiglio comunale finito in gloria sulla discussione di un punto all'ordine del giorno sulla Polizia municipale) era naturale che trovasse la sua riscossa contro l'odiato Divella, già oggetto di critiche accese sulla messa in sicurezza della S.P. 231.

Brevi del 28.09.08

In data 26.09.08 è stato diffuso un comunicato stampa del Comune di Canosa di Puglia in cui si annuncia che in materia di buoni mensa (ribattezzati ticket) l’Amministrazione ha fatto un passo indietro rispetto alla sua decisione precedente di fissare la quota massima, quella per le famiglie più agiate (sic!), del costo di ogni singolo buono a 4 Euro.
Per la precisione è stata stabilita una nuova tabella in cui si è soppressa la quarta fascia, unificandola di fatto alla terza, e lasciate inalterate la prima e la seconda, tutto riferito, ovviamente, al parametro ISEE. Il costo del buono è rimasto inalterato in prima fascia (pari a 2 Euro); è passato da 3 a 2,50 Euro in seconda fascia, portandosi ad un tetto massimo di 2,75 Euro in terza e quarta fascia, dove la prima tabella prevedeva un costo rispettivamente di 3,50 e 4 Euro; una sorta di ravvedimento, quindi, nei confronti degli utenti di tale servizio.
Rimane inalterata la progressività del costo del buono mensa, così come non viene rinegoziato, con l’azienda concessionaria del servizio, il costo complessivo del buono che rimane fermo a 4,50 Euro. Nei giorni scorsi il Sindaco era stato attaccato più volte, spesso direttamente su tale questione, ma nelle sue risposte aveva sempre confermato le ragioni della revisione dei prezzi, ovvero l’aumentato costo delle materie prime (grano soprattutto), il congelamento da alcuni anni del prezzo del buono pasto, i ridotti trasferimenti agli enti locali (leggi abbattimento dell’ICI).
Deve avergli fatto cambiare idea la diffusione della notizia, ma anche e soprattutto i dati giunti alla sua attenzione, sul numero di iscritti al servizio di refezione scolastica. Del resto il numero sembra essere ballerino, come sempre in certe occasioni è. Secondo un articolo comparso su “La Gazzetta del Mezzogiorno” a firma di Antonio Bufano, il 15 settembre, gli iscritti sarebbero poco più di 350, mentre, secondo il comunicato stampa del Comune, sarebbero già saliti a 600 a fronte di 900 bambini frequentanti le scuole primarie e dell’infanzia. Un dato “politicamente” corretto, il secondo, che potrebbe tradursi in una debacle del servizio mensa perfino per chi lo gestisce, riducendosi i margini di guadagno in ragione di una ridotta domanda. Il Sindaco ha preferito correre ai ripari rimettendoci del suo, o meglio del nostro, non rinegoziando il costo non tanto più sopportabile del servizio di refezione scolastica, bensì allargando i cordoni della borsa. D’altronde sarebbe stato ancora poco spiegabile alle famiglie, dopo un’estate canosina dai costi non completamente noti ed un’iscrizione a spese comunali della locale squadra di calcio, come mai non vi fossero denari per coprire la stangata. Per ora sembra averci messo una pezza, rimandando a qualche altro capitolo di spesa l’onere di far quadrare i conti.

Brevi del 14.09.08

Uno dei punti del programma di governo dell’attuale coalizione è il cosiddetto federalismo fiscale. Cosa sia di preciso non è ancora molto chiaro, visto che quella di Calderoli è semplicemente una bozza di legge delega, scritta da qualcuno di non molto ben precisato. Visti i precedenti del Ministro della semplificazione ci sarebbe da preoccuparsi non poco all’idea che egli stesso stia elaborando un sistema che sconvolgerà l’intero assetto dello Stato.
Non è mia intenzione, almeno per ora, entrare nel merito della legge, ma limitarmi semplicemente ad osservare il modo e le parole con cui si cerca di convincere anche i meridionali (dalle analisi matematiche indicati come quelli che ne subiranno maggiormente gli effetti) della bontà della trovata leghista.
Lo ha fatto il Presidente del Consiglio a Bari all’inaugurazione della Fiera del Levante e ci mancava poco si impappinasse tra tutte quelle nuove norme, lo fanno regolarmente i ministri, i parlamentari ed i sindaci leghisti. Il refrain è che il federalismo fiscale aumenta l’efficienza della spesa, fa crescere la trasparenza dei bilanci e responsabilizza gli amministratori. Non è chiaro quali sono i meccanismi, sicuramente complicati, per i quali dovrebbe accadere questo. Sta di fatto, e mi limito ad osservare solo tale aspetto, che il miglioramento del personale politico per via contabile non mi pare sia un gran successo, specie se rimangono inalterati gli attuali sistemi di selezione di chi in qualche modo dovrà gestire la cosa pubblica.
Per intenderci, un pessimo amministratore è tale se da Roma gli arrivano molti soldi, lo sarà ancora di più se i trasferimenti dovessero ridursi. Se a questo aggiungiamo che Calderoli darà a tali signori la possibilità di imporre nuove tasse, stiamo freschi. Con molta probabilità il cittadino medio meridionale si ritroverà con un prelievo fiscale non migliorato dal federalismo, a cui si aggiungerà anche quello locale che lo decimerà definitivamente.
Logica vorrebbe, invece, che prima di avventurarsi in esperimenti dagli esiti molto incerti, i ministri romani, o leghisti che siano, si preoccupassero di escogitare un sistema che selezioni a priori, ed in maniera efficace, la classe politica, anziché mandare allo sbaraglio pericolosi dilettanti. In questo senso non mi pare si stiano facendo grandi sforzi, parlo ovviamente di sistemi elettorali. Anzi, proprio su questo argomento i precedenti del Ministro della semplificazione non sono propriamente incoraggianti. Quando era Ministro delle riforme istituzionali si inventò un meccanismo elettorale (quindi di selezione dei rappresentanti del popolo) che deresponsabilizzava completamente i candidati, facendo sì che gente dal molto dubbio valore e competenza, si ritrovasse in una posizione in lista piuttosto che in un’altra, solo per la simpatia che poteva riscuotere presso chi comandava nel partito. Da quanto si sente dire in giro, sembrerebbe che tale aberrante sistema, per cui un elettore non può scegliere direttamente il proprio candidato, ma semplicemente quello che gli è stato imposto, lo vorrebbero estendere anche alle elezioni europee. Penso che questa osservazione spieghi da sola quali conseguenze nefaste potrà avere sul nostro sistema politico ed amministrativo un tale combinato disposto.

Brevi del 11.09.08

E’ ricominciato l’autunno per le famiglie canosine e da quelli che sono i prodromi si prevede un autunno incredibilmente caldo. Esauriti i fuochi, i ricchi premi, i fragori e i cotillon dell’Estate canosina, l’autunno si annuncia come pegno da pagare alle spese allegre dell’amministrazione in versione vacanziera. Il paese dei balocchi, dopo i bagordi, riserva cattive sorprese e le orecchie d’asino sono spuntate un po’ a tutti, anche se a qualcuno, e sapete bene di chi sto parlando, si è allungato sensibilmente il naso.
Il ritocco del prezzo dei buoni pasto ai bambini della scuola elementare ha suscitato non poche proteste, anche tra quelli che il Rieletto l’hanno riconfermato con percentuali bulgare. In realtà, questo è già il secondo aumento che si registra da quando il Rieletto è sindaco, con la differenza che la tariffa unica di due euro per buono, a prescindere dai redditi delle famiglie (il contributo di un euro lo versava il Comune) questa volta si è trasformata in una tassa progressiva, con un minimo di due euro per le famiglie meno abbienti ed un massimo di quattro euro per quelle più agiate. Già, ma quanto agiate? Non molto direi. Cos’è avvenuto è il Sindaco stesso a spiegarlo, omettendo i particolari più interessanti, nella lettera con cui annunciava alle famiglie la spiacevole novità: è stato rinnovato l’appalto per le mense scolastiche alla Pastore s.r.l. ed insieme hanno concordato un ricarico, del singolo pasto, del cinquanta per cento netto. La Pastore s.r.l. non si accontentava più di tre euro per pezzo, pretendendone quattro e mezzo. Richiesta accordata. Motivazioni dell’incredibile aumento: le derrate alimentari sempre più costose, l’inflazione, il costo della vita. In altre parole quello che sentiamo sempre al telegiornale.
Qualche domanda: ma le istituzioni non servono proprio ad evitare che gli aumenti dei prezzi si abbattano come una scure sui poveri cittadini? Non si dovrebbero fare politiche anticicliche per evitare che gli effetti nefasti di un certo tipo di economia non si traducano in maggiore impoverimento per le classi sociali meno agiate? E partire dalle mense dei bambini nelle scuole dell’obbligo non è proprio la scelta più odiosa che si possa fare nei confronti dei soggetti più deboli?
Sono tutte domande a cui nessuno darà mai una risposta, ovviamente. Di sicuro l’effetto mediatico sortito da questa scelta non poteva essere meno disastroso di quanto è stato, considerato che avviene a nemmeno un mese dalle spese folli, e mai completamente appurate, dei vari “Battiti live”.
Oggi, l’Ufficio stampa del Comune, organo ufficiale di informazione e propaganda dell’Amministrazione Ventola, sparava il suo ennesimo auto-incensamento lodandosi del successo dell’Estate canosina, una sorta di chiusura in un autismo amministrativo che li porta a considerarsi padroni della città.
Una piccola nota a margine. In maniera poco precisa molti hanno inteso che la determinazione degli scaglioni, per i quali verranno pagati i buoni pasto, avverrà sulla scorta della mera dichiarazione dei redditi. Non è proprio così, il metodo utilizzato è quello dell’ISEE, ovvero un parametro che, nel calcolo del suo valore, tiene conto dei redditi da lavoro, dei proventi da partecipazioni azionarie e obbligazionarie, dei depositi in conto corrente e della situazione patrimoniale. Il tutto rapportato ad un equivalente famigliare. Il dato da allegare alla domanda è calcolato dai CAAF, ma il modello che vi riporto in ipertesto potrebbe aiutarvi a capire quanto siete ricchi e fortunati.

Brevi del 08.09.08

In una querelle su Canosaweb, innescata dalla lettera di un tredicenne di nome Michael che chiedeva maggiori spazi nel suo rione per giocare a pallone senza disturbare i vicini di casa, il Sindaco ha risposto alla stessa maniera di Maria Antonietta che, alla vigilia della Rivoluzione francese, al popolo affamato che chiedeva pane, rispondeva: “se non trovate il pane, mangiate le brioche”. Il Terzo Stato non gradì l’atto di gentile e sottile ironia e decise pesantemente per il destino dei Reali di Francia.
Così oggi il Rieletto, dopo aver ammesso che Michael ed i suoi amici non hanno oggettivamente torto, e che se anche volesse non saprebbe nemmeno dove costruirlo un campo di calcetto in quella zona, gli ha letteralmente spediti in parrocchia, all’oratorio per la precisione, incurante magari del diverso credo del ragazzino. Un modo per lavarsene le mani ed abdicare una funzione, che dovrebbe essere propria della struttura pubblica, ad un ente altro, meritorio per molti versi, ma non formalmente sottoposto alla giurisdizione del sindaco.
Dal sindaco sceriffo invocato da alcuni, siamo al sindaco regolatore del traffico o buon consigliere. Se c’è da giocare al pallone lui ti consiglia di rivolgerti al parroco; se hai bisogno di un alloggio popolare ti spedisce direttamente allo IACP; se cerchi lavoro datti pane; e se protesti per le strade rotte la colpa è di quelle ditte che le sventrano per posare tubi e quant’altro e poi ricoprono le buche alla meglio, con un saliscendi di manti di asfalto buoni per chi è in vena di emozioni forti.
Il Sindaco Maria Antonietta è fatto così, alle domande ed alle esigenze dei cittadini risponde solo se può e quando può; assume pochi impegni concreti, ma in compenso promette molto, fidando nell’effetto taumaturgico delle proprie parole.
D’altronde il ragazzino Michael l’ha detto, il Sindaco Francesco gli è simpatico e quando avrà diciotto anni lo voterà, sempre che il Sindaco Francesco non decida di anticipare il voto a quattordici, di anni, magari alle Provinciali. Ha una gran voglia il Patruno a reclamare per il PD quel voto, non ha capito che è una questione di feeling. Eletti si nasce, non si diventa. E’ come quando si viene al mondo con la camicia, il Nostro ce l’ha.

Brevi del 29.08.08

Oggi il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera ad un doppio provvedimento per risolvere (sostengono loro) la questione Alitalia. Da anticipazioni avute in questi giorni si trattava di autorizzare la presentazione di un decreto legge e di un disegno di legge di modifica della Legge Marzano sulle società di significative dimensioni a rischio di insolvenza.
Da premettere è che la Legge Marzano non era altro che un rimaneggiamento della vecchia Legge Prodi. Nonostante quel vecchio decreto fosse un prodotto dell’attuale maggioranza nel precedente loro governo, sono riusciti, comunque, a smentire loro stessi modificandolo. Quando si dice leggi “ad personas”. L’operazione di Palazzo Chigi di oggi si è resa necessaria per evitare che un’azione legale dei creditori di Alitalia sequestrasse di fatto l’azienda ormai decotta, e questo sarebbe risultato poco funzionale alle operazioni del Caimano.
A fine consiglio il Caimano è uscito gongolante e con i giornalisti si è lasciato andare ad affermazioni davvero azzardate. In pratica ha rimandato a memoria lo spot della sua ultima campagna elettorale sostituendo il condizionale con l’indicativo: ha salvato Alitalia; ha evitato che finisse in mani straniere; un paese estremamente sviluppato come il nostro non può permettersi di non avere una compagnia di bandiera; Alitalia è importante per il turismo.
Ovviamente ha taciuto sul fatto che della nuova coalizione dei volenterosi costituitasi ieri, sei soci sono immobiliaristi (tra i quali un suo vecchio amico: Salvatore Ligresti), l’unico socio industriale è Toto (il proprietario di Air One) e che come presidente c’è un tale che finora si è occupato di scooter. Ha omesso che probabilmente anche Lufthansa o Air France saranno della partita.
Non dice che il piano industriale elaborato da Intesa, prevede al momento settemila esuberi (secondo il Ministro Matteoli riassorbibili nello Stato tra Agenzia delle Entrate, Poste e Demanio) e che la geniale trovata escogitata dall’advisor sarebbe stata capace di pensarla anche mio figlio, ovvero separare la parte buona e redditizia della società da quella cattiva (bad company) e mandare a gestire quest’ultima un ex-ministro: Fantozzi. Non dice, ovviamente, che la Procura di Roma ha aperto un fascicolo su denuncia delle associazioni dei consumatori a tutela dei piccoli azionisti, beffati oltre che danneggiati dal Cavaliere e dalle sue micidiali pensate. Dimenticano di dire che Bruxelles dovrà pronunciarsi sull’intera manovra pensata dai Nostri, in quanto là dietro ravvisano un probabile aiuto di stato ed una lesione delle norme sulla concorrenza nella UE.
Ricordate quel prestito ponte di trecentomilioni di euro che doveva essere restituito ai cittadini? Scordatevelo, la tassa Berlusconi è stata completamente assorbita già da Tremontio nel capitale di Alitalia e di sicuro il prestito non verrà più restituito, con buona pace di Pantalone. Ovviamente i mass media ufficiali si sono ben guardati dal parlarne. In altre parole, un’autentica debacle propagandata per un successo clamoroso del Caimano. Successo, ovviamente, per isoliti noti.

Brevi del 27.08.08

Ho ricevuto in data 24.08.08 una precisazione del dott. Francesco Morra (spero di non averne sbagliato ancora il nome), che volentieri riporto, riguardo alle brevi del 24.08.08.
Smentisce quello da me riportato ed anticipato dalla rubrica del dott. Chiancone “Secondo me”, in merito ad una sua presunta interruzione delle collaborazioni al sito Canosaweb . Il dott. Morra ci tiene a precisare che non è vero e che i suoi articoli sono stati trasmessi anche nel 2008 con una certa regolarità. Ne prendo atto e chiedo venia all’interessato.
Altro punto segnalatomi riguarda la pubblicazione di un’immagine della copertina del libro scritto dal dott. Morra (“I segreti di una incursione aerea”) nell’articolo pubblicato il 21.08.08. Il dott. Morra precisa di non aver richiesto alcuna pubblicità più o meno palese del suo lavoro e che l’idea di riportare un riferimento al suo libro è stata tutta del sig. Caputo. Prendo atto anche di questo.
In una e-mail ricevuta il 25.08.08 mi viene invece rivolta una domanda a cui volentieri rispondo: perché ho smesso di inviare post a Canosaweb e non sarebbe meglio tornare a farlo?
Non mi va di rivangare storie che ormai appartengono al passato. L’idea del blog nacque poco tempo dopo aver iniziato la mia “collaborazione” con Canosaweb, anche per via dello spazio, soprattutto fisico, che i miei post occupavano, infatti per un po’ ho pubblicato post in contemporanea su blog e portale, poi via via ho specializzato i pezzi adattandone anche la dimensione.
L’idea di “sfruttare” un portale ad ampia diffusione per far sentire la propria voce era ed è appetibile a molti. Lo scopo iniziale era quello di stimolare in maniera forte la discussione politica e civile su tematiche importanti, di ampio respiro per la città. A titolo di esempio ricordo la questione delle pale eoliche, del Registro Tumori, il San Giorgio Village, le discariche di Contrada Tufarelle.
Di risultati, a parte l’azione di denuncia, non ne abbiamo riscossi tanti, anzi. Si sperava di mettere le autorità con le spalle al muro, costringerle a fornirci spiegazioni, dare qualche risposta. Non ne è venuto niente. In certe situazioni si rasentava perfino l’assurdo che a distanza di qualche articolo in home-page su un problema di un certo rilievo sollevato, seguisse un articolo dell’Ufficio stampa comunale o del Sindaco in persona su tutt’altro argomento, sicuramente meno scomodo o impegnativo, suggerito da qualche post un paio di settimane prima.
In sostanza era come scontrarsi con un muro di gomma, una situazione frustrante a cui si aggiungeva la sensazione di non essere, nel complesso, molto ben tollerati dalla folla silente.
La ciliegina sulla torta la pose un corsivo di Eraclio che considerate le mie, ma non solo mie, sensibilità di allora, fece da detonatore ad una polemica accesa con “Il Campanile”. In quel contesto ebbi francamente sensazione che almeno sulla fattispecie di quel fatto si fosse creata una sintonia con la redazione di Canosaweb, sintonia che sentii venir meno del tutto, a polemica quasi conclusa, con la pubblicazione di un pezzo che aveva perfino accenti denigratori ed offensivi nei confronti di chi aveva osato contestare Eraclio.
Per me fu chiaro, a quel punto, che un sito di pura informazione, magari anche istituzionale, è un certo tipo di prodotto, ma che un sito che vuole essere anche di opinione, una qualche linea la deve pur tenere, una qualche tesi la deve pur sostenere. E’ chiaro che non si può pretendere che ad esporsi sia solo l’autore di un post e non magari il suo editore.
Il resto, dalla mia lettera a “Il Campanile” a quello che ne è seguito, è storia d’oggi.
Riprenderò a collaborare con Canosaweb? Al momento non ne sento la necessità e questo blog mi dà già tanto da fare. In merito alla stimolazione del dibattito in città ci stiamo provando anche con un periodico mensile, ma francamente credo che sia essenziale anche trovarsi fisicamente, guardarsi negli occhi e parlarsi “de visu”.
Al momento posso solo registrare con soddisfazione che il numero di accessi al mio blog aumenta, anche se di poco, e questo mi fa già ben sperare.

Un cordiale saluto a tutti.

Brevi del 26.08.08

La chiamata al dovere del dott. Chiancone del 19.08.08 deve aver riscosso un certo successo se almeno due dei collaboratori dormienti hanno ripreso a curare le loro rubriche su Canoaweb.it, ovvero il dott. Schiraldi per quella finanziaria ed il dott. Morra per quella storica. Per l’occasione il dott. Morra ripropone la copertina di un suo libro,“I segreti di un’incursione aerea”. Quando si dice messaggio subliminale. Ma per rimanere in tema di pubblicità nemmeno tanto occulta, propalata attraverso un portale che dovrebbe evitare commistioni tra articoli dal tono solennemente culturale e manifestazioni pubblicitarie per aver scritto un libro o inciso un CD, è ancora il dott. Chiancone a dare prova di come si può parlare di se stessi fingendo di dare risposte ad altri. Questa volta non ricorre ad autocitazioni tratte a spanne ed in maniera sempre molto “casuale”; fa di peggio: scrive addirittura una autorecensione, commentando alcuni giudizi sulla sua opera pervenutigli, attraverso e-mail, da una sua lettrice. Con tale geniale invenzione ci fa sapere che il suo libro non è un romanzo d’amore, come qualcuna, amante del genere, aveva pensato attendendosi l’elemento passionale. Qualche recensore professionale l’ha definito, infatti, romanzo storico (per intenderci qualcosa di simile a “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni). Apprendiamo anche che il libro è composto di due parti, e non di tre come qualcuno ha erroneamente azzardato, e che per la cura maniacale dei dettagli sembra studiato apposta per una rappresentazione teatrale (sarà un desiderio?). Ci anticipa che il finale è aperto, anche se tale scelta ha creato qualche perplessità nella sua interlocutrice e lettrice, ma non ci svela i motivi di questa sua decisione se non con il desiderio che alla fine deve essere il lettore a compiere uno sforzo di fantasia ed immaginare come certe situazioni possono concludersi.
Una piccola considerazione: il quesito che mi ero posto in partenza sulla natura politica ed editoriale di Canosaweb (nato come sito apolitico ed apartitico che veicola messaggi politici e partitici, ma che allo stesso tempo non prende una posizione precisa e questo per alcuni è un bene) non tradisce quello che avevo sostenuto già allora: si tratta di un mercatino. E i contorni commerciali ora sono più chiari di qualche mese fa. E’ pacifico che non vi è nulla di negativo in tutto questo, è legittimo, ma da qui ad ergersi a censori e moralizzatori ve ne passa.

Brevi del 20.10.08

L’ovvio che bastona

Non sappiamo molto di Romolo Chiancone, sappiamo solo che ha scritto un libro, “Penne di pavone”, e che da qualche mese è stato cooptato dal patron di Canosaweb (che prima lo ha scambiato per un professore, salvo poi ricredersi in seguito all’ammissione del Chiancone stesso di non esserlo) per dare un tono più “cultural” al portale.
Il Chiancone cura da allora una rubrica a cui ha voluto leziosamente dare il titolo di “Secondo me”. Detto così potrebbe apparire addirittura innocuo, un modo per non ricadere nell’assolutismo o nel pensiero forte e per non dare ad intendere che dalla sua penna cascano solo verità indiscutibili, all’apparenza. Solo all’apparenza, perché se si lascia ad un solo individuo in campo il diritto di esprimere pareri in servizio permanente effettivo e non si creano i dovuti contrappesi, si corre seriamente il rischio che quel “secondo me” alla fine si traduca in un “secondo me e basta”. Rischio relativo comunque, il Chiancone si sforza talmente tanto di prendere posizioni estremamente mediane, sia negli argomenti scelti che nella loro trattazione, da porsi nella condizione di rappresentare contemporaneamente se stesso ed il suo negato, facendo sempre bene attenzione a non urtare particolari sensibilità; un sermone laico a tutti gli effetti dal quale inevitabilmente affiorano i comportamenti virtuosi e quelli deprecabili, ma senza offendere nessuno “ovviamente”, sempre con quel tono leggiadro e apparentemente vago, rafforzato da quel salvagente che fa da prefisso ad ogni sua prudente esternazione: “secondo me”.

In un epocale “secondo me” apparso il 19 agosto, il Nostro si è lasciato prendere da un quesito atroce, e come da suo costume ha tentato perfino di darsi e di darci una risposta, arrivando ancora una volta a conclusioni paradossali.
Innamorato com’è del sito che gli offre ospitalità (ma personaggi di tale fatta solitamente dispongono di blog per comunicare tutto il comunicabile grazie ai quali non hanno da chiedere favori a nessuno) ha deciso di scrutarlo più approfonditamente, alla ricerca magari di qualche altro argomento che non sia la festa dell’emigrante, il circolo filatelico o il “mazzolamento” del sottoscritto, sport in questi ultimi tempi molto in voga dalle parti di Canosaweb.
Ed è incappato, questa volta, nella pagina delle rubriche, preso magari dalla curiosità di vedere da quanti soci sia composto il club a cui da poco appartiene. Con amara sorpresa ha scoperto che quella sezione è popolata sì di altri segmenti (leggasi esponenti dell’intellettualità locale), ma che le loro rubriche sono desolatamente morte spesso dopo una vita breve, tranne una sola: quella dello stylus magistri. Peppino Di Nunno, attivo come un vulcano in eruzione.
Da qui la ferale domanda: come mai?
Se la domanda è comica, la risposta non può essere da meno. Con la pazienza di un certosino ha letto i post e le ha classificate: alcune, “secondo lui”, sono in realtà pezzi di tesi universitarie proposte per pubblicità (peccato che il patron non se ne è accorto), quindi incomprensibili ai più, ma forse anche a chi li ha scritte; altre pensate sotto la suggestione dei ricordi del bel tempo andato, abbandonate anche queste, azzardo un ipotesi, forse per ricordi svaniti o per mancanza di tempo da dedicargli.
Rimane l’interrogativo comunque senza riposta. Riuscirà il Chiancone a fornircela? No. Il Chiancone non ci dice perché la dott.ssa Ferrante ha smesso di scrivere; perché il dott. Attorre, dopo ben ventuno contributi, tronca la sua partecipazione e ci saluta il 6 marzo 2008 (forse aveva smesso di leggere l’ultimo libro di Freud?); perché il dott. Morra lavora alacremente tra maggio e luglio del 2007 e poi ci abbandona; perché il commercialista scrive sette interventi e dimentica di firmarne alcuni (avrà cambiato mestiere nel frattempo?); perché la ricerca del tempo perduto si è fermata dopo che il dott. Garribba ha mandato venti schede in due mesi per lasciare l’incombenza ad altri che comunque hanno dato forfait a febbraio 2008 (forse non ne valeva la pena?); perché il dott. Labianca è presente per meno di due mesi, nel 2007, per lasciare l’onere di informarci sugli studi turistici a personalità istituzionali, a meno che non sia diventato egli stesso una personalità istituzionale nel frattempo.
Unico ed incoraggiante esempio è l’inossidabile Peppino Di Nunno, per fortuna del Chiancone, direi io, sennò quell’oscuro presagio di cui egli stesso parla forse potrebbe materializzarsi come nei peggiori film horror e far strame di tutti i suoi “secondo me”, relegandoli nell’oblio magari in attesa che qualche altro intellettuale incaricato di scrivere qualche nuova rubrica, dia una sbirciatina nell’album di famiglia arrivando anch’egli ad altre non meno desolanti conclusioni.

La paura dell’oblio e del disinteresse generale è quella che spaventa di più il Chiancone. Infatti si chiede come mai la gente rimanga inerte di fronte ai suoi pezzi, non reagisca, non mandi alcun commento nel forum. Tenta di darsi una spiegazione. Forse quella platea muta è troppo abituata ad accendersi per questioni molto più grandi (io direi cogenti) che ha perso l’abitudine del discorrere del piccolo. E se qualcuno ha colpa chi sarà mai? Degli altri inevitabilmente, o in subordine della politica che non riesce a dar voce a tale disagio, a tale silenzio, al non manifestarsi dei più. La politica senza specificare chi e quale parte, maggioranza e anche opposizione. Un monumento al qualunquismo? Forse no, i qualunquisti un’idea ce l’avevano del mondo, ritenevano, ad esempio, che la “polis” sarebbe stata più gestibile se affidata a uomini (possibilmente probi) avulsi dai partiti e dalle lotte che dilaniano la società, spesso inutilmente e di frequente solo per questioni ideologiche. Nessun partito equivale anche ad un partito solo. In pratica riproponevano il modello dittatoriale del partito unico. Qui invece siamo oltre, siamo alla sublimazione del qualunquismo nel più italico cerchiobottismo, facendo molto ben attenzione a non disturbare troppo il manovratore.
Tutti noi abbiamo famiglia.

Brevi del 15.08.08

E’ comparso oggi su Canosaweb.it, ad opera di un nuovo utente del forum (tale Malachia) e passata immantinentemente sulla home-page del sito, un’intervista all’arcivescovo di Trani, monsignor Giovanbattista Pichierri, dal titolo molto significativo: il marxista non può essere cattolico. Ho letto il pezzo integralmente sia sul portale che sul sito da dove è stato prelevato. Devo dire che mi attendevo di trovare una spiegazione dell’autorevole prelato sull’incompatibilità tra cattolicesimo e marxismo e non l’ho trovata; a dire il vero non ho trovato nemmeno, nel corpo del pezzo, la domanda e la relativa risposta sul marxismo. Peccato, sarà stato un refuso.
Ho trovato invece qualcosa che riguarda la polemica tra la direzione del settimanale cattolico “Famiglia cristiana” ed autorevoli ministri dell’attuale governo e mi è sembrata molto significativa la risposta del prelato tranese ad una domanda non affatto peregrina:

Eccellenza, il settimanale paolino ha usato un linguaggio piuttosto duro contro il Governo, definendo la situazione italiana stile Angola, asserendo che il Governo gioca ai soldatini di ferro e infine ha parlato di Presidente spazzino:

Veramente non lo sapevo. Ma se le cose stanno così, mi tocca precisare che nessuno, anche tra i giornali cattolici, può abbandonarsi ad espressioni sconvenienti. Io non entro nel merito politico della diatriba che non mi compete. Affermo che un cristiano ha sempre il dovere di esprimere le sue idee con carità. Affermava san Paolo, del quale celebriamo l'anno giubilare e al quale si ispirano le Paoline: bisogna essere fermi nella verità, senza rinunciare alla carità. Dunque si evitino linguaggi offensivi.

La domanda è di quelle tendenziose, ma la risposta ha dell’incredibile. Monsignor Pichierri ammette candidamente di non sapere dell’editoriale del settimanale paolino, ovvero di non aver letto non già un servizio interno di “Famiglia cristiana”, ma addirittura il suo pezzo di apertura. Comprendiamo gli impegni di un arcivescovo, ma non aver avuto modo di visionare il settimanale più diffuso tra i cattolici italiani è inconsueto. Del resto anche l’intervistatore non scherza; usa un termine, riferito ai soldatini, che sull’editoriale non compare: di ferro. Nel merito della riposta il prelato fa sapere che l’editorialista del settimanale cattolico ha esagerato nella mancanza di carità, giungendo perfino all’uso di termini offensivi. Al contrario di mons. Pichierri, io mi sono preoccupato di ricercare proprio sul sito di “Famiglia cristiana” l’editoriale dello scandalo e devo dire che non mi è sembrato di ritrovare da nessuna parte parole offensive verso alcun membro di questo governo, ma solo critiche, critiche legittime d’altronde, come si conviene ad ogni buon giornale che si sforza di fare opinione.
Critiche, tra l’altro, espresse in una forma estremamente garbata e pulita, senza esagerare nei toni o trasalire, proprio in linea con il motto di S. Paolo: fermi nella verità. Ma la verità tocca sempre corde sensibili e le reazioni di chi vorrebbe, invece, occultarla o adulterarla non sono mai pacate.
Per quanto riguarda invece il portale Canosaweb.it di cui cancellerò il link dal mio sito in favore di quello di “Famiglia cristiana”, devo dire che ancora una volta ha perso l’occasione di esercitare un’azione critica (non politica) su quanto gli arriva, amplificando e rendendo più giustificate le critiche che mossi alla loro redazione dalle colonne de “Il Campanile”: mancano di una linea editoriale. Avrebbero potuto, ad esempio, proporre l’editoriale di Beppe Del Colle, giusto per dovere di completezza dell’informazione. Non facendolo la scelta di campo è chiara ed è quella che ho sempre temuto.

Brevi del 11.08.08

Sul sito Canosaweb.it compare in data 08 agosto un rarissimo pezzo del consigliere di AN Caracciolo, in risposta ad un post lasciato nel forum da tal Ribelle. La questione è ormai abbastanza nota, anche se tale portale ha dedicato uno spazio molto ridotto al caso: sull’attuale Presidente del Consiglio comunale, avv. Michele Pizzuto, pende, da quasi due settimane, una mozione di sfiducia presentata dal consigliere Caracciolo in persona. Su questo sito avevo dato già notizia di quanto accadeva il 29.06.08 con un articolo dal titolo alquanto esplicativo: “Salviamo il soldato Pizzuto”. Un articolo rivelatosi davvero molto urticante, visto che il patron di Canosaweb.it scriveva, in un post di suo pugno a me dedicato, il 29 luglio: Noi ci auspichiamo che il segretario di partito del suo fraterno amico, il Sig. Caracciolo che riteniamo persona degna di stima, ci racconti l’altra versione dei fatti per poi lasciare decidere ai canosini se .....salvare il soldato Pizzuto!
Probabilmente il consigliere Caracciolo non deve aver letto il pezzo scritto dalla redazione del portale, visto che ha ritenuto di prendere carta, penna e calamaio dieci giorni dopo in risposta a un attacco di Ribelle. Ed attacca alla sua maniera tentando di screditare il suo interlocutore ed ammettendo un paio di circostanze. In primo luogo non viene smentito il fatto che un approccio, o un colloquio, con il rappresentante canosino de “La Destra” c’è stato e precisamente il primo agosto. Non rivela i particolari ed i motivi dell’incontro informale, forse hanno discusso del prossimo campionato di calcio, forse delle Olimpiadi di Pechino, o magari hanno semplicemente parlato di donne e di avventure galanti con graziose rappresentanti del genti sesso, come si conviene, secondo l’iconografia classica, a navigati e impenitenti uomini di destra.
E’ chiaro, tutti quanti noi scegliamo i nostri interlocutori, è un diritto che riconosco al consigliere Caracciolo, ci mancherebbe altro, salvo poi assumerci la responsabilità politica di ogni nostro atto, proprio per non dare adito a censori, o a lagnosi catoni (questa è di Filippo Mancuso), di ricamarci apoditticamente sopra. Se sono rose fioriranno, nel senso che se fra qualche giorno, mese o settimana, vedremo ancora una volta il “soccorso nero” aggirarsi e correre in salvezza della mozione presentata dal consigliere Caracciolo, allora potremo aver ben chiari i motivi di quell’incontro fra uomini liberi e concludere che pur non avendo prove che quanto si son detti è proprio quello che Ribelle ha pensato, di sicuro gli eventi sono andati proprio come apoditticamente teorizzato.
Rimane comunque confermato quell’assioma giornalistico secondo il quale una smentita è una notizia data due volte.
Meritevole di altrettanta considerazione è la famosa, o famigerata (dipende dai punti di vista), “altra versione” che il patron di Canosaweb.it auspicava, essendo il Caracciolo “persona degna di stima”. Se è quella che fornisce nelle sue quattro righe, ritengo sia davvero stiracchiata. “I fatti parlano chiaramente”, sostiene il Caracciolo, noi, invece, attendiamo sommessamente che qualcuno ce li racconti. Al momento di racconti ci sono solo quelli presenti su questo sito e quant’altro si è visto sul portale Canosaweb.it, ispirato, nella maggior parte dei casi, sempre dall’autore di questo sito e, se dovessimo attenerci a quelli, non credo che il Caracciolo abbia tanta tela per tessere, senza ira nei confronti di alcuno e con tanto studio, come tutti coloro i quali hanno curiosità del mondo. Curiosità che a noi cittadini, anche se della parte di chi le elezioni le ha perse, non si potrà mai chiedere di sospendere per cinque anni, “legulei” compresi.
Nota per il patron di Canosaweb.it: se l’altra campana è quella sentita con questo post non mi ritengo affatto soddisfatto. Attendo qualcosa di più sostanzioso dal suo, credo, amico degno di cotanta stima consigliere Caracciolo.

Brevi del 06.08.08

Sembra che l'argomento del giorno sia l'idea, così come suggerito da parlamentari e ministri di AN, di fare in modo che gli atleti italiani partecipanti alle Olimpiadi di Pechino, emettano un segno di dissenso politico nei confronti dello stato comunista e totalitario cinese. Non si capisce se debba essere un dissenso generalizzato o motivato da episodi specifici, come ad esempio la questione del Tibet.
Si sono permessi di evocare perfino quanto accaduto alle Olimpiadi del 1968 in Messico quando due atleti di colore, americani, Smith e Carlos, alzarono, al momento della premiazione, in aria un guanto nero, simbolo del movimento per i diritti civili delle "Black panther".
La questione era ovviamente politica e riguardava ovviamente il loro paese di provenienza, gli stati Uniti d'America, dove i rapporti tra bianchi e neri non erano propriamente idilliaci all'epoca. Quello che non sa chi propone questo gesto, forse anche in ragione della sua giovane età, è che Smith, nonostante fosse stato premiato, da quel giorno, nel suo democraticissimo paese, non ebbe più vita facile. Anzi, in un certo senso gli veniva addirittura impedito di vivere, visto che nessuno lo assumeva perfino in lavori umilissimi. Visse di espedienti per quanche decennio e la sua storia l'ha raccontata qualche anno fa alla televisione.
L'esempio è ovviamente improponibile, soprattutto per parlamentari della maggioranza, ancora di più per due ministri di un governo in carica. Se qualcuno dei nostri atleti olimpionici dovesse, nei fatti, sollevare il pugno guantato o la mano destra con il palmo aperto verso il cielo, non lo farebbe come atto dimostrativo per richiamare l'attenzione su un problema che magari lo riguarda in prima persona, o del quale si fa latore verso il mondo intero, magari in dissenso con il poprio governo, ma si ritroverebbe nell'imbarazzante situazione di dover esprimere il dissenso del proprio governo, o di qualcuna delle sue componenti, nei confronti di uno stato straniero ed ospitante. Ed allora il CIO avrebbe ben dire, nei confronti dell'Italia, di ingerenza della politica nel mondo dello sport, ltro che caso IRAQ. Sicuramente si creerebbe un caso diplomatico. Ma se il caso è diplomatico e puramente politico perchè allora non affidarsi alle collaudate vie della diplomazia per far sapere al governo cinese quello che il governo italiano pensa di certi suoi affari interni, magari boicottando la cerimonia di apertura non inviando alcun membro del Governo a parteciparvi.
Doppiezze tutta italiana. Si sapeva che doveva andarci Berlusconi, ma poi ha fatto sapere che a Pechino fa un caldo boia. Ci manderà il Ministro degli Esteri, Frattini evidentemente più temprato e resistente nei climi particolarmente difficili ed afosi.

Brevi del 05.08.08

Quella di oggi, 4 agosto, è stata la giornata del Ministro La Russa, 'gnazio per gli amici, passato per tutti i telegiornali come il principale artefice dell'operazione "militari in città".
In televiione è stato un tripudio generale di interviste a gente contenta di trovare i militari per strada perchè trasmettono un maggior senso di sicurezza.
Peccato che a Roma il Sindaco Alemanno di AN abbia declinato l'offerta e decisamente ha fatto sapere al ministro competente, cioè Bobo Maroni, che nel centrso storico di Roma i militari non li vuole, e di fatti non ci sono andati. Evidentemente Alemanno ha pensato bene che i soldati potessero spaventare i turisti e magari comunicare una strana sensazione, da leggi marziali.
A Bari, e più precisamente nel CPT di Modugno, già pieno fino all'inverosimile, gli uomini in divisa non hanno destato molte simpatie tra gli ospiti del centro che si sono lasciati andare ad una rumorosa protesta.
Sfortunatamente per lui, si trovava a passare da quelle parti l'on. Mantovano, il quale non ha potuto fare a meno di incassare una bella salva di fischi. I migranti erano soprattutto arrabbiati per le pratiche troppo lunghe e farraginose per l'acquisizione del diritto d'asilo. L'ineffabile on. Mantovano, non più memore che in Italia è in vigore la legge Bossi-Fini, è rimasto esterrefatto ed ha commentato pressapoco così l'accaduto: mi inospettisce il fatto che tali tipi di pratiche in Puglia siano molto lente, vorrà dire che apriremo un'inchiesta.
Sono io il primo ad auspicare che quell'inchieta porti a risultati significativi. Ovviamente controlleremo in futuro se la sua uscita ha prodotto qualche vantaggio.

Brevi del 04.08.08

Non mi piace parlare sul mio sito di affari personali e finora non l'ho mai fatto. Ma sicuramente i frequentatori avranno letto, su quello che è diventato quasi il sito ufficiale di Canosa, il pezzo scritto dal web-master Caputo.
Non entro per ora nei dettagli della polemica, mi riservo di scrivere più diffusamente in seguito, ma stamattina ho letto una mail che mi ha deliziosamente inviato a corredo di quanto aveva già scritto sul suo sito, facendo riferimento al mio contatore di visite che si sarebbe incrementato di ben due unità in seguito a due contatti provenienti dalla sua sede e mirati al pezzo "salviamo il soldato Pizzuto". In effetti devo dire che probabilmente è stato il più gettonato e non solo da lui.
In quanto al mio contatore, aggiungo che l'allusione al fatto che non si incrementerebbe come quello del suo sito non mi tange più di tanto. Non sono in cerca di titoli sui giornali, di lodi sperticate o di pubblicità per campare. Sotto certi aspetti da questa attività prendo più rogne che altro.
Io, al suo contrario, con internet non ci vivo, per fortuna faccio altro. Al mio sito mi dedico per passione e se i contatti non sono tanti... pazienza. In qualche modo mi arrangerò.

Brevi del 20.07.08

E’ del 18.07.08 la notizia che in Francia un altro impianto nucleare,quello di Romans sur Isere, dopo quello di Tricastain di circa una settimana fa, ha subito una perdita di materiale radioattivo in seguito alla rottura di una condotta. Il tutto accade proprio mentre in Italia il Presidente del Consiglio ed il Ministro Scajola, annunciano la costruzione di ben dieci impianti nucleari, dopo un referendum che aveva sancito la definitiva rinuncia a questo modo di produrre energia elettrica e dopo che illustri scienziati hanno dimostrato che anche sul piano economico non conviene affidarsi al nucleare, se non a quello di quarta generazione, quello che ancora non c’è e non si sa quando ci sarà. Motivi: la crescita esponenziale del costo della materia prima che in percentuale è stato più alto di quello del petrolio e la previsione che fra circa quarant’anni non ci sarà più uranio estraibile sul nostro pianeta. In altre parole, ci accolliamo adesso una spesa per nuove centrali che non solo saranno già obsolete quando saranno terminate (si parla, nella migliore delle ipotesi, di circa dieci anni), ma corriamo il rischio di poterle utilizzare per poco, e quindi non in grado di ammortizzarne i costi per mancanza di carburante.
Cade anche l’altro mito di cui questi impianti spesso sono stati oggetto: l’assoluta sicurezza. Due incidenti nel giro di nemmeno un mese non rappresentano un bel esempio di controllo della situazione, nonostante i tecnici francesi abbiano voluto dare l’impressione di una grande efficienza a garanzia del rischio. Sembra anche che qualcuno abbia osservato che i casi di leucemia nella popolazione che vive in prossimità di tali impianti siano più frequenti in altre che dimorano lontano da essi. Insomma, c’è poco da stare allegri anche da noi dove sembra che l’idea di costruire dieci impianti sia di un consigliere del Cavaliere che per giunta è stato anche suo compagno di studi.
Siamo rovinati.

Brevi del 16.07.08

La notizia del giorno è sicuramente l'arresto di Ottaviano Del Turco, ex segretario aggiunto della CGIL, ex Ministro delle Finanze, ex segretario del Partito Soclialista quando Craxi fuggì lasciandoli tutti sull'orlo del fallimento, ex presidente della Commissione Antimafia, ora Presidente della Regione Abruzzo. E' stato asociato alle patrie galere con un'accusa infamante: tangenti nel settore della sanità pubblica.
Si parla di prove schiaccianti e di un giro di tangenti di circa 14 milioni di euro. E'stato incastrato da un imprenditore che dice di aver portato i denari direttamente in casa sua, lasciandoli su una libreria. Lo stesso ha portato come prova fotografie scattate mentre si recava in banca a ritirare i soldi, mentre li deponeva nella valigetta, quando usciva e quando li consegnava. Ha trattenuto le fascette che li avvolgevano.
Stranamente Berlusconi ha espresso solidarietà all'arrestato, accusando invece i giudici com'è nel suo stile, rei di costruire teoremi che poi si risolvono in una bolla di sapone.

Brevi del 29.06.08

Da qualche giorno tiene banco sui giornali la notizia delle intercettazioni pubblicate da "L'Espresso", ultima messe prima che la legge proposta dalla CDL le sotterri definitivamente. Si tratta del sequel innocente, nel senso che con queste il Codice Penale potrebbe c'entrare meno, di quelle già pubblicate mesi fa, in cui Berlusconi e Saccà si scambiavano vicendevolmente favori e si prodigavano a piazzare veline in Viale Mazzini per accontentare qualche senatore dell'Unione disposto a fare il salto della quaglia per far cadere il Governo Prodi.
Questa volta mancano i nani e ci sono solo le ballerine: soubrette e attricette a gogò da piazzare dove meglio capita: in una fiction, in un varietà, in una particina. Avevamo parlato del Regime che si prospetta. Per ora siamo alla pochade, alla commedia degli equivoci, al grottesco che inevitabilmente lo segna e ne rivela il suo lato meno presentabile. Di certo tali miserie non costituiscono reato, ma offrono uno spaccato desolante di ciò che si annida nelle cucine e nelle camere da letto del potere.
Sentire un futuro capo di governo raccomamndarsi con il deus ex-machina in RAI, affinchè quella pazza di Antonella Troise venga accontentata perchè va raccontando in giro certe storie sul suo conto, lascia basiti e ci costringe a porci un interrogatativo inquietante: se perfino una ballerina è in grado di ricattare, anche se solo per un piatto di lenticchie, il Cavaliere, allora quanta forza hanno certi personaggi che con lui sono stati culo e camicia come Previti, Dell'Utri o Confalonieri?
Quanto è ricattabile quest'uomo e quanto indecente è il suo sistema di potere?

Brevi del 24.06.08

E' stato approvati oggi, 24 Giugno 2008, al Senato il Decreto Sicurezza, un decreto molto strano in cui si contiene tutto ed il suo contrario. Si stabilisce che essere clandestini è un aggravante per quasi tutti i reati, in attesa del disegno di legge che istituirà il reato di ingresso clandestino, con il risultato che i disperati dei barconi o delle caccavelle dei mari che son riusciti a raggiungere le coste italiane tra mille stenti e fatiche, riceveranno, alla fine del viaggio, un buono per l'ingresso libero in un CPT, che nel frattempo hanno subito una mutazione lessicale in CDT (centri di detenzione temporanea). In altre parole finiranno in galera. Sempre che prima non abbiano lasciato le penne in mare. Son soddisfazioni.
Il Governo non ha finito comunque di stupirci con i suoi effetti speciali: si stabilisce l'urgenza nei procedimenti per morti sul lavoro; pene più severe per chi guida in stato di ebbrezza.
Si affidano ai militari compiti di pubblica sicurezza, come avviene in alcuni stati dell'America Latina e, dulcis in fundo, si predispone la sospensione dei processi per tutti quei reati che possono essere stati commessi in un qualche modo dal nostro premier, quelli, per intenderci, per i quali la pena massima applicabile è di dieci anni. L'ANM ha calcolato che circa 100.000 processi finiranno nel congelatore per un anno. Come sia possibile conciliare la perentorietà con cui si ordina di procedere, con la sospensione dei processi, forse solo un deputato del PDL può comprenderlo. A noi, comuni mortali e forse anche un po' beoti, rimane difficile afferrarlo. Rimaniamo sempre e comunque incuriositi di vedere l'effetto che fa.
Non farà sicuramente un bell'effetto la norma che ripropone il Ministro Alfano, di reiterazione del lodo Schifani, con l'aggravante che questa volta il conflitto di interessi è più che palese, essendo Schifani stesso Presidente del Senato e quindi oggetto del suo stesso lodo. In pratica si ripropone l'immunità temporanea, quella a vita sarebbe incostituzionale, per le cinque massime cariche dello Stato. La norma si rende necessaria per coprire un vuoto legislativo risalente addirittura alla fondazione della Repubblica, quando per una svista nessuno dei Padri Costituenti si preoccupò di trovare una legge per garantire all'eventuale massima carica inquisita dai giudici per reati comunissimi, un appiglio per evitargli brutte figure nei rapporti con capi di stato o di governo esteri.
Non si spiega come mai la norma sia estendibile a sole cinque personalità e non magari a dieci o a cento. Interrogato, il Guardasigilli Alfano ha risposto che non esiste una motivazione scientifica o oggettiva per la quale debba essere così, ma è semplicemente il frutto di un'approssimazione empirica e cabalistica.

Ad maiora, Ministro Alfano

Brevi del 24.06.08

Il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche, varato all’unanimità dal Governo il 13 Giugno, sta creando preoccupazione non solo fra gli addetti ai lavori (giornalisti, editori e magistrati) che rischiano tre anni di carcere per la pubblicazione o per abuso nel prescriverle. Stando a quanto trapelato sembrerebbe infatti che le intercettazioni siano ammesse solo per reati di mafia, terrorismo, corruzione (foglia di fico voluta dalla Lega) ed in tutti i casi la pena massima prevista sia pari (forse) o superiore ai dieci anni. Non sarà più il GIP ad autorizzarle ma un collegio composto da tre giudici.
Per i giornalisti il divieto è addirittura tout court, senza distinguo di sorta. Non sarà possibile pubblicarne il contenuto, la sintesi ed eventuali riferimenti a frasi pronunciate dagli ascoltati. Un caso clamoroso in cui si conculca il diritto alla cronaca e quello ad essere informati.
La sensazione che si stia progressivamente instaurando un regime di fatto è netta.

Prossimamente su questo sito “Cronaca da un regime”, ovvero come si passa da uno stato democratico ad un sistema illiberale che vorrebbe tanto diventare totalitario.

Commento di Nino del 20.06.08 h 17:20

Siamo alla fine caro Sabino. La democrazia e' sospesa. Il diritto all'informazione e' regimentato.
I giornalisti dovranno cercarsi un altro posto di lavoro. Faranno forse i vu' -cumprà ?
Prepariamoci alla nuova resistenza
Nino Imbrici


Pubblicato il 09.11.08 h 22:23
Modificato il 21.11.08 h 13:40