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Pensioni: si parte malissimo
di Dino Tibaldi
editoriale pubblicato su Rinascita del 17 maggio 2007
E’ partito male anzi malissimo il confronto sulle pensioni. Il tavolo di concertazione tra governo e parti sociali, che si è aperto a Palazzo Chigi, ha evidenziato la frattura tra la sinistra, e il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, sui temi piú caldi: scalone e coefficienti. Ma ha anche confermato le distanze tra esecutivo e sindacati, che hanno chiesto di rivedere i parametri con cui è calcolata la spesa previdenziale e ribadito che i 2,5 miliardi di euro (una quota del tesoretto) messi a disposizione dal ministro dell'Economia per i vari capitoli della concertazione "sono insufficienti".
Il ministro Padoa-Schioppa ha dato dello scellerato a chi ritiene che il tesoretto sia da utilizzare per un parziale risanamento del disastro sociale frutto di decenni di scelte iperliberiste che hanno portato i lavoratori italiani, i pensionati e le loro famiglie ad essere i più poveri d'Europa. Dopo una finanziaria molto piu’ generosa verso le imprese che verso lavoratori, pensionati e giovani, oggi per il governo di centrosinistra e' obbligatoria un'azione di redistribuzione delle risorse in favore dei ceti più deboli. Continuare ad insistere sull'esigenza di aumentare l'età pensionabile e di rivedere i coefficienti, questa sì che e' una scelta di politica economica scellerata. Gli impegni assunti nel programma sottoscritto da tutte le forze della coalizione vanno mantenuti. E’allora necessario utilizzare le risorse disponibili per: abolire il famigerato scalone; aumentare subito le pensioni più basse; garantire i rinnovi contrattuali a partire da quelli del pubblico impiego; estendere gli ammortizzatori sociali; fare una severa lotta alla precarietà e alla insicurezza sul lavoro e del lavoro. Se si modifica l'attuale legislazione sulle pensioni, ha ammonito Padoa-Schioppa, salta l'equilibrio del sistema.
A Padoa Schioppa ed al governo Prodi rispondiamo che se sulle pensioni, sulla lotta alla precarietà, sull’estensione degli ammortizzatori sociali alle fasce più deboli del mercato del lavoro, sulla tutela dei salari che ormai sono diventati i più bassi d’Europa, sull’innalzamento di quelle più basse e sulla tutela del potere d’acquisto delle pensioni che negli ultimi 10 anni hanno perso oltre il 30% del loro potere d’acquisto, sulla lotta per la sicurezza sul lavoro e sulla sicurezza del lavoro, non si onorano gli impegni presi, a costo di dover utilizzare tutto il tesoretto, non e’ a rischio l’equilibrio del sistema: è a rischio questa maggioranza parlamentare, ma soprattutto è a rischio quel tanto di consenso che questo governo ha ancora nel paese.
Il confronto aperto tra governo e parti sociali che oltre alle pensioni riguarderà tutte le principali tematiche del lavoro, dai contratti al mercato del lavoro, nelle prossime settimane sarà la vera cartina di tornasole sulla quale si misurerà la possibilità di sopravvivenza e di credibilità del nostro governo ed è a mio avviso il terreno vero sul quale si costruiranno le reali condizioni per il processo di ricostruzione di una sinistra plurale e di massa nel nostro paese che assuma il lavoro come centrale, con l’obiettivo di ridargli valore e dignità assieme alla rappresentanza politica. Questo è l’impegno che il paese reale ci chiede. E' nostro dovere su questi temi ingaggiare ed assumere una battaglia comune nel paese e nelle istituzioni a partire dalle prossime ore. |
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