Venezuela :
 
fatti, non parole!
 
 
 
 


Bravo, Compagno Hugo Chavez!
 
giovedì, 24 maggio 2007
Venezuela: 6 ore giornaliere lavorative entro il 2010


Il provvedimento dell'articolo qui sotto venne preso, la prima volta nella
Storia, nella Russia Sovietica del 1919 all'VIII Congresso del Partito
Bolscevico.

A partire del primo maggio 2010 la giornata lavorativa in Venezuela passa ad
essere di sei ore.

Attilio Folliero, Caracas, 01/05/2007, LPG - È un salto epocale, quello
annunciato oggi da Hugo Chavez, in occasione della Festa del Primo maggio.
Costituita una commisione presidenziale, presieduta dal Vice Presidente
Jorge Rodriguez, incaricata di promuovere una riforma costituzionale
tendente a portare la giornata lavorativa dalle attuali otto ore a sei ore,
con meta da raggiungere progressivamente il primo maggio del 2010. Ossia,
progressivamente la giornata lavorativa in Venezuela passerà dalle otto ore
attuali, a sei ore, il che significa un enorme miglioramento della qualità
della vita del lavoratore, del proletariato.

Con questo annuncio Hugo Chavez si pone decisamente alla testa delle
rivendicazioni del proletariato non solo venezuelano e latinoamericano, ma
mondiale. Una dozzina di anni fa, in Italia sulla scorta dell’approvazione
in Francia di una legge che fissò la settimana lavorativa a 35 ore, si ebbe
un grande dibattito, poi caduto nel dimenticatoio. Oggi, la sinistra che
allora era alla testa della rivendicazione della settimana lavorativa di 35
ore, è pienamente inserita nel Governo, ma il tema della riduzione della
giornata lavorativa non è stato più ripreso. Oggi, questa sinistra sembra,
preoccupata esclusivamente delle sorti del capitalismo italiano in affanno
per la profonda concorrenza da parte dei nuovi capitalismi selvaggi, dove lo
sfruttamento dei lavoratori è illimitato ed il salario orario è di poche
decine di centesimi di dollari. Quest'annuncio di Chavez può e deve avere
ripercursioni anche in Italia, stimolando la ripresa delle lotte
rivendicative dei lavoratori e del proletariato.

È indubbio che l’annuncio di oggi, di Hugo Chavez avrà ripercursioni non
solo in America Latina, ma in tutto il mondo e soprattutto nei paesi del
capitalismo avanzato, dove la giornata lavorativa è ferma alle otto ore. È
arrivato il momento che ovunque si apra la stagione della rivendicazione
della giornata lavorativa di sei ore. Da oggi è necessario lottare per
rivendicare una nuova riorganizzazione della giornata dell’uomo: 6 ore per
il lavoro, 6 ore per dormire, 6 ore per la diversione e 6 ore per la
formazione e la rigenerazione, per alimentare il corpo e formare il
cervello.

Ricordiamo anche che la rivoluzione bolivariana, in otto anni di Governo
Chavez ha sconfitto l’analfabetismo in Venezuela ed è fortemente impegnata
nella sfida per debellare la povertà entro il 2021. Ma la rivoluzione
bolivariana non ha solo mete in Venezuela: è di questi giorni il lancio del
programma, nell’ambito dell’ALBA, tendente a sconfiggere l’analfabetismo in
tutta l’America Latina.
Inoltre, sono numerosi i programmi di solidarietà intrapresi nei vari paesi
dellÂ’America Latina, fino ai settori poveri della società statunitense, ai
quali lo stato venezuelano fornisce petrolio a prezzo agevolato.

Se l’annuncio più eclatante, che sicuramente farà il giro del mondo, è
quello della riduzione della giornata lavorativa, non meno impattanti sono
gli altri provvedimenti annunciati: da oggi il salario minimo in Venezuela
passa a 614.000 bolivares circa, con un aumento del 20%. È bene ricordare
che il salario minimo è accompagnato anche da un buono pasto giornaliero.

Negli otto anni di Governo Chavez il recupero del potere d’acquisto reale
del salario del lavoratore è cresciuto come in pochi paesi al
mondo: dai circa 30 dollari USA mensili del 1999, anno dell’arrivo di Hugo
Chavez al Governo, ai poco meno di 300 dollari USA mensili attuali; in
realtà aggiungendo il valore del buono pasto giornaliero, il salario minimo
supera abbondantemente i 400 dollari USA mensili.
Ma vi è un altro dato da considerare: quando Chavez arriva al Governo
l’inflazione, che nel 1996 arrivò a superare il 100%,
(http://www.lapatriagrande.net/01_venezuela/economia/ipc_ven.htm)
divorava interamente lo scarso salario; negli anni di Chavez l’aumento del
salario è sempre stato al di sopra dellÂ’inflazione; nel mese di Marzo 2007,
ad esempio, ultimo dato disponibile, l’inflazione è stata di -0.7%.

Sono stati numerosi i provvedimenti annunciati e che da oggi entrano in
vigore, tutti tendenti a migliorare la qualità della vita delle fasce più
deboli, come la pensione sociale (il 60% del salario minimo) per le persone
anziane (61 anni di età) che non hanno versato contributi previdenziali e
che fino ad oggi non avevano diritto a nessuna fonte di reddito.

Ma oggi è anche il giorno della fine della “Apertura petrolifera”, ossia la
legge che permise la privatizzazione del settore petrolifero, pur in
presenza di una legge costituzionale che riservava l’attività lucrativa nel
settore petrolifero ed energetico esclusivamente allo Stato. Con l’”apertura
petrolifera” negli anni novanta si permise praticamente la privatizzazione
del settore petrolifero. A partire da oggi, l’attività petrolifera torna ad
essere interamente di uso esclusivo dello Stato.

È proprio grazie al recupero degli introiti derivanti dallo sfruttamento
delle fonti energetiche che il Governo Chavez ha potuto operare una
ridistribuzione delle ricchezze più giusta ed inidirizzata fortemente a
pagare l’enorme “debito sociale” di cui furono vittime le classi lavoratrici
e più povere. Fino all’avvento del Governo Chavez, le enormi ricchezze del
Venezuela erano di uso esclusivo delle classi oligarchiche e di governo,
lasciando al proletariato esclusivamente le briciole, ossia i circa 30
dollari USA mensili di salario minimo, con cui era costretta a sopravvivere
il 70% della popolazione venezuelana. Mai in passato i governi venezuelani
avevano realizzato politiche di carattere sociale: il 70% della popolazione
venezuelana non aveva diritto a sanità, educazione, formazione, pensione,
assistenza sociale... non aveva diritto che alla povertà estrema.

Oggi Chavez non è solo sempre più saldamente al Governo nel suo paese, ma è
sempre più popolare in America Latina e nel mondo intero e lider
riconosciuto alla testa delle rivendizioni del proletariato mondiale.
 
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