
SAN GIMIGNANO
UNA DELLE TANTE PERLE TOSCANE
LA STORIA
San Gimignano sorse su un sito abitato
sicuramente dagli etruschi, almeno dal III secolo a.c., come testimoniano i
numerosi ritrovamenti archeologici (soprattutto tombe) nel territorio
circostante. Il colle era stato scelto sicuramente per questioni strategiche,
essendo dominante 324 m s.l.m. dell'alta Val d'Elsa.
La prima menzione risale al 929, mentre alla fine del X secolo si trova citato
nell'itinerario lungo la via Francigena dall'arcivescovo Segerico, che segnalava
il "borgo" anche come punto di intersezione con la strada fra Pisa e Siena.
Secondo la tradizione il nome derivò dal santo vescovo di Modena, che avrebbe
difeso il villaggio dall'occupazione di Attila.
La prima cinta muraria risale al 998 e comprendeva il poggio di Montestaffoli,
dove già esisteva una rocca sede di mercato di proprietà del vescovo di
Volterra, e il poggio della Torre con il castello vescovile.
Verso il 1150, nonostante l'apertura di un nuovo tracciato della Francigena, San
Gimignano continuò ad essere un centro emergente, con una politica di espansione
territoriale e una significativa crescita delle attività commerciale. Fu in
questo periodo che si formarono due "borghi" al di fuori delle mura: quello di
San Matteo, verso Pisa, e quello di San Giovanni, verso Siena, entrambi lungo
una nuova "via maestra", che vennero inglobati nelle mura con il nuovo tracciato
completato nel 1214.
Nel 1199, nel pieno del suo splendore economico, il paese guadagnò la propria
indipendenza comunale rispetto ai vescovi di Volterra. Non mancarono le lotte
intestine tra guelfi e ghibellini (rispettivamente capeggiati dagli irriducibili
Ardinghelli e Salvucci), ma al XII secolo, sotto i ghibellini, risale il periodo
di maggior splendore economico, che si basava sul commercio dei pregiati
prodotti agricoli locali, tra i quali il più ricercato era lo zafferano, venduto
in Italia (Pisa, Lucca, Genova) ed all'estero (Francia e Paesi Bassi, fino anche
alla Siria e all'Egitto). Inoltre, al pari di altri centri toscani, si diffuse
la speculazione finanziaria e l'usura. La solida economia permise la creazione
di un ceto aristocratico urbano, che espresse la propria supremazia politica e
sociale nella costruzione delle torri: nel Trecento si arrivò a contare 72 torri
(oggi ne rimangono 14).
Gli ingenti capitali accumulati vennero investiti nel corso del Duecento in
importanti opere pubbliche, che diedero alla cittadina l'articolazione degli
spazi urbani visibile ancora oggi.
Nel 1251 le mura inglobarono Montestaffoli, ma pochi anni dopo, nel 1255, la
città venne presa dai guelfi di Firenze che ordinarono la distruzione delle
mura. Riacquistata l'indipendenza nel 1261 e tornata la supremazia ghibellina
dopo la battaglia di Montaperti, i sangimignanesi ricostruirono le mura
comprendendo anche il poggio della Torre. Da allora la conformazione cittadina
venne suddivisa in quattro contrade, ciascuna corrispondente ad una porta
principale: quella di Piazza, di Castello, di San Matteo e di San Giovanni.
Gli ordini religiosi, appoggiati dal comune, si insediarono in città a apartire
dalla metà del Duecento: i francescani fuori porta San Giovanni (1247), gli
agostiniani alla porta San Matteo (1280), i domenicani a Montestaffoli (1335) e
le benedettine di San Girolamo presso la Porta San Jacopo (1337).
Dall'8 maggio del 1300 il Comune ebbe l'onore di ospitare Dante Alighieri come
ambasciatore della Lega Guelfa in Toscana.
Il Trecento fu un secolo di crisi che non risparmiò San Gimignano: travagliata
dalle lotte interne, essa fu pesantemente colpita dalla peste nera e dalla
carestia del 1348, che decimò la popolazione. Nel 1351 la città stremata si
consegnò spontaneamente a Firenze, rinunciando alla propria autonomia ed a un
ruolo politico nello scacchiere toscano. Risale a quell'anno la Rocca di
Montestaffoli, mentre nel 1358 vennero rinforzate le mura.
Nonostante il declino economico e politico, il XIV e XV secolo furono importanti
dal punto di vista artistico, grazie alla presenza in città di numerosi maestri,
senesi o più spesso fiorentini, chiamati soprattutto dagli ordini religiosi ad
abbellire i propri possedimenti. Lavorarono a San Gimignano Memmo di Filippuccio,
Lippo e Federico Memmi, Taddeo di Bartolo, Benozzo Gozzoli, Domenico Ghirlandaio,
Sebastiano Mainardi (nativo di San Gimignano), Piero del Pollaiolo, ecc.
Il declino e la marginalità della città nei secoli successivi furono le
condizioni che permisero la straordinaria cristallizzazione del suo aspetto
medievale, soprattutto lo spopolamento delle campagne negli anni '60 e '70 ha
permesso che il suo aspetto sia rimasto quasi inalterato.
Nel 1990 è stata dichiarata dall'Unesco
patrimonio culturale dell'Umanità.
LE FOTO, SAN GIMIGNANO NEL 2008
San Gimignano dalle belle torri è famosa per le circa quindici torri medievali
che ancora svettano sul suo panorama. Delle 72 tra torri e case-torri, esistenti
nel periodo d'oro del Comune, ne restavano venticinque nel 1580 ed oggi ne
restano circa quattordici maggiori, con altre "decapitate" intravedibili nel
tessuto urbano. La più antica è la Torre del Podestà, detta la Rognosa, che è
alta 51 metri, mentre la più alta è la Torre Grossa, di 54 metri. Un regolamento
del 1255 vietò ai privati di erigere torri più alte della Rognosa, anche se le
due famiglie più importanti, Ardinghelli e Salvucci, non lo rispettarono.
I prodotti tipici sono la Vernaccia e lo zafferano. La Vernaccia di San
Gimignano è uno dei vini bianchi più pregiati, viene prodotto in una ristretta
zona della Toscana tra Siena, Pisa e Firenze coincidente con il territorio
comunale di San Gimignano. Esso è conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo ed
è stato il primo vino italiano a ricevere il marchio di Denominazione di Origine
Controllata (DOC) nel 1966. E' un vino antichissimo, Dante lo nomina nella
Divina Commedia (guarda caso nel purgatorio, girone dei golosi...) e le sue
origini vengono poste attorno al 1200. Lo zafferano in passato è stato definito
"l'oro rosso" tanto era il suo valore e ha contribuito non poco alla ricchezza
della città. Naturalmente tutta la gastronomia è una chicca, i piatti
tipici toscani la fanno da padrone e il loro Re indiscusso è il cinghiale!
Desmomelo
•