

La storia di
Pienza, al contrario di quella dei comuni vicini, non è caratterizzata da lunghi
periodi di vicende medievali e guerre. La città infatti altro non era che un
piccolo borgo fino al 1462, conosciuto col nome di Corsignano. L'evento che
cambiò le sorti di Pienza fu la nascita nel 1405 di Enea Silvio Piccolomini che
53 anni dopo divenne Papa Pio II. Proprio un viaggio del pontefice verso Mantova
lo portò ad attraversare il luogo di nascita e il degrado che trovò lo portò a
decidere la costruzione sopra l'antico borgo, affidandone il progetto
all'architetto Bernardo Rossellino: costruzione che durò circa quattro anni e
portò alla luce una cittadina armoniosa e con forme tipicamente
quattrocentesche. La morte prematura di papa Pio II chiuse anche la storia del
comune che da allora è rimasta pressoché invariata.
Pienza è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione
perché è stata insignita della Medaglia d'Argento al Valor Militare per i
sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana
durante la seconda guerra mondiale.
Per la bellezza del suo centro storico rinascimentale nel 1996 Pienza è entrata
a far parte dei Patrimoni naturali, artistici, culturali dell'UNESCO, seguita
poi nel 2004 dalla stessa zona valliva in cui sorge: la Val d'Orcia.
Ristorante Latte di Luna
Passando
da Pienza e volendo mangiare bene è obbligatoria una sosta al Ristorante Latte
di Luna. Sito in pieno centro storico, il ristorante è piccolo e
accogliente, il servizio celere e gentile.
Tra i vari piatti del menù abbiamo scelto un antipasto di pecorino (un solo tipo disponibile ma veramente pregevole) accompagnato con un po' di miele (però non della zona).
Come primo la scelta è caduta sui pici all'aglione, un piatto semplice che ha esaltato la bontà della pasta fatta a mano, il condimento con sapori bilanciati e mai troppo forti. Per il secondo siamo caduti sul piatto per cui è più noto il ristorante: il maialino da latte arrosto. Veramente da provare, cottura azzeccatissima che lascia alla carne il giusto sapore e una morbidezza imbattibile, lo abbiamo abbinato ad uno sformato di verdure che lo accompagna in modo egregio.
Per il vino ci siamo fidati del rosso della casa, senza scomodare etichette importanti, che è un buon vino da pasteggio, non troppo forte ma di cui si percepisce comunque la fattura genuina.
Il conto? Circa trenta euro a testa con il caffè, veramente ben spesi.
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