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Del grande Osvaldo Cavandoli
Osvaldo
Cavandoli nacque il 1° Gennaio del 1920 a Maderno sul Garda, ma due anni dopo la
famiglia si trasferì a Milano. Osvaldo fu iscritto al ginnasio con scarsi
risultati, per cui passò ad una scuola d'avviamento professionale con medesimi
esiti e così a 18 anni s'impiegò come disegnatore tecnico all'Alfa Romeo e poi
alla Cemsa di Saronno, un'industria bellica. Queste esperienze lo influenzarono
tanto che ancora oggi Cavandoli disegna e progetta macchine da presa e
attrezzature cinematografiche. Nel frattempo cominciò a pubblicare vignette di
satira politica. Nel 1943, durante la guerra, fu deportato in Germania.
Rimpatriato, lesse un annuncio dei fratelli Pagot che cercavano disegnatori per
un nuovo cartone animato. Si presentò, realizzò qualche schizzo e fu assunto:
nacque il così suo amore per il cinema d'animazione. Iniziò a lavorare come
intercalatore e partecipò alla realizzazione del cortometraggio "Lalla e il
funghetto" e "I Fratelli Dinamite", il primo lungometraggio animato della storia
del cinema italiano. Con la chiusura dello Studio Pagot nel 1950 Cavandoli si
mise in proprio e aprì la Pubblifilm, che risultò un fiasco. In uno scantinato a
llora
aprì in società con Moroni uno studio di produzione chiamato Pupilandia,
specializzato in pupazzi animati, che produsse una ventina di filmati
cinematografici e mise in cantiere anche un lungometraggio su Pinocchio,
incompiuto. Nel 1956 la società si sciolse e Cavandoli cominciò a lavorare per
vari studi realizzando i "codini" delle pubblicità di Carosello in cui
apparivano oggetti animati (coltelli che tagliano salumi, pasta che esce dalla
scatola e così via). Nel 1965 ritornò a occuparsi di disegni animati, producendo
e sceneggiando per Carosello gli spot della Mucca Carolina insieme a Pier Luigi
De Mas e Giuseppe Laganà e quelli di Lancillotto insieme a Marco Biassoni.
"Sgomberai il tavolo e la mente da tutto ciò che mi ricordava il passato e
l'esperienza acquisita. Mi stimolò a trovare qualcosa che sconvolgesse le teorie
del "classico"...l'impostazione e l'animazione di personaggi elaborati non era
il mio forte...io amavo l'azione e il movimento ed il fatto di dovermi
soffermare per lungo tempo su un foglio a cincischiare con svolazzi e
particolari mi bloccava. Ho cominciato a togliere dai disegni ed è venuta fuori
"La linea". Oltre a quello, graficamente, non si poteva togliere altro. Era un
controsenso, in quel periodo in cui i telesc
hermi
ridondavano di bellissime pubblicità colme di ricche scenografie e di personaggi
piacevoli e ben disegnati". Correva l'anno 1969 e Cavandoli provò a proporre "Mr
Linea", come si chiamò all'inizio, a varie grandi agenzie pubblicitarie, ma
invano. Infine, avvenne l'incontro con l'ingegner Emilio Lagostina, non a caso
collezionista d'arte, che vide in quello scarabocchio delle enormi potenzialità
e lo prese come testimonial delle sue pentole a pressione. A completare un'idea
già di per sé rivoluzionaria, l'omino fu doppiato splendidamente da Giancarlo
Bonomi, che lo dotò di una parlata dall'accento vagamente meneghino,
incomprensibile ma efficacissima nel descrivere gli stati d'animo e quindi
intesa dal pubblico di tutto il mondo. Infine, un orecchiabile jingle di Franco
Godi, un ritmo jazz con vocalizzi che in coda si trasformava nel noto motivetto
"La Titina", parola sostituita per l'occasione da "Lagostina". Fu un successo
incredibile: nel giro di breve tempo la Linea diventò uno dei personaggi più
amati di Carosello e Cavandoli, inizialmente unico realizzatore, si fece
affiancare da due abili animatori modenesi, Gianfranco e Loretta Marchesi. Nel
1972 la Linea diede vita a una striscia a fumetti e debuttò su Sorry per poi
passare al Giornalino, riscuotendo un riconoscimento internazionale, il premio
al Festival di Annecy, cui seguì l'anno dopo quello al Festival di Zagabria. Nel
frattempo si moltiplicavano le vignette per i giornali, i volumi, i poster, i
calendari.
La premiata ditta Cavandoli non si adagiò sugli allori e nel 1972 mise mano a
Bill e Bull, il vec
chio
sceriffo del West e il suo cane testimonial della Argo, ideati nel 1964 da Tino
Figoli. Cavandoli rimodernizzò i disegni e i contenuti, sostituendo alle
tradizionali avventure un Bill professore che ai suoi alunni raccontava con
grande umorismo i personaggi e i luoghi del West. Nello stesso anno Cavandoli
lavorò con Nedo Zanotti per gli spot del lievito Bertolini dal titolo
"Matrimoni", in cui oggetti e alimenti disparati volevano sposarsi tra loro.
Ancora per Bertolini nel 1973 nacque il personaggio di Felice Siconservi,
azzeccaproverbi, che sciorinava proverbi illustrandoli con grande comicità: fu
famoso lo slogan "Tutte le ciambelle riescono col buco con il lievito Bertolini".
Infine, nel 1976 Cavandoli diresse per Galbani tre episodi della serie Minù e
Pachi, un bambino e il suo elefante che intervenivano in aiuto di persone e
animali.
Nel 1977 Carosello chiuse i battenti e molti studi d'animazione ne seguirono la
sorte. Non fu il caso di Cavandoli: la Linea era popolarissima, l'autore rimontò
gli spot di Carosello ricavandone un centinaio di film brevi da tre minuti che
riscossero grande successo in 40 paesi...tranne l'Italia! Incredibilmente, la TV
di stato chiuse le porte a una delle sue creature più celebri. Il motivo è già
stato accennato: nell'immaginario collettivo il personaggio è immediatamente
associato alla pentola, per cui trasmetterlo significherebbe fare pubblicità
indiretta... Questa forma assurda di censura non ha mai colpito altri personaggi
dei cartoni nati in pubblicità, come Calimero, o
comunque
ampiamente utilizzati da essa, come gli Antenati o Silvestro e Titì. Non ci
risulta che abbia neppure colpito interpreti celebri, come Gino Bramieri o Mike
Bongiorno, che lanciarono slogan diventati addirittura modi di dire, "E
mo'...Moplen" e "Concludendo...Grappa Bocchino!", rispettivamente.
Cavandoli ne fu giustamente amareggiato, ma per fortuna continuò a mietere
successi all'estero, realizzando 56 episodi per la Tv franco-tedesca e tre
approcci ironici al mondo dell'eros, "Eroslinea", "Sexilinea" e "Pornolinea".
Nel 1992 fu la volta dei "Giochi Olimpici" e nel 1997 il rientro "clandestino"
della Linea sulla RAI, travestita da Pinocchio nella sigla dell'omonimo
programma di Gad Lerner. Nel 2001 fu la volta di una ventina di episodi da un
minuto per l'emittente satellitare Studio Universal. Cavandoli ha avuto una
splendida carriera, universalmente è riconosciuto come uno dei più grandi
umoristi e animatori del mondo e alla bella età di 84 anni ha ancora voglia di
lavorare e divertirsi, anche se vorrebbe ritornare laddove la sua avventura ha
avuto inizio, la RAI. Sarebbe veramente ora di togliere questo incredibile veto
a una gloria internazionale del nostro paese e non si comprende davvero perché
solo la Linea sia stata così duramente perseguitata solo per motivi
pubblicitari, a meno che, come abbiamo adombrato all'inizio, in realtà non se ne
tema il messaggio eversivo e dissacrante...
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