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Gilles Villeneuve

La leggenda di un pilota straordinario

 


I suoi primi passi nel mondo degli sport motoristici, Villeneuve li compie correndo e vincendo con le motoslitte, per poi arrivare in Formula 1 quasi sconosciuto, prima che Enzo Ferrari non decida di scommettere su di lui.

Nel mondo dello sport ed in quello dei motori in particolare contano soprattutto i titoli, le righe degli albi d'oro riempite, i record conquistati, le gare vinte. Ciò solitamente è infatti il metro di giudizio ritenuto universalmente valido per giudicare un'atleta e naturalmente un pilota. E' una legge non scritta, forse un po' fredda, come il responso del cronometro, ma certamente il più delle volte inappellabile. Si può senza ombra di dubbio dire che solo pochi, forse pochissimi, sportivi siano riusciti a sovvertirla, più facile magari trovare esempi di questo genere nel cinema, nel teatro o comunque nelle arti figurative, dove l'elemento soggettivo è
preponderante rispetto a quello oggettivo. La leggenda di Gilles Villeneuve è invece divenuta tale proprio perché Gilles, al di là dei risultati, per la verità di limitata portata, specie se paragonati a quelli di tanti suoi colleghi dell'epoca e non, ha saputo trascendere quasi totalmente da essi. La sua straordinaria unicità è stata infatti quella di aver saputo incarnare alla perfezione, per milioni di tifosi e appassionati, quello che nell'immaginario collettivo è il comune senso delle corse, l'essenza della velocità stessa. In una sorta di parodia lo si potrebbe quasi paragonare agli eroi della mitologia greca, i quali riuscivano a dare corpo ai sogni e alle ambizioni della fantasia dei mortali.Con le sue gesta, il suo coraggio smisurato, la sua generosità e quell'espressione da eterno adolescente, Gilles ha infatti fatto sognare un'intera generazione di tifosi del Cavallino e non solo, restando tuttora uno dei piloti più amati e venerati di ogni epoca. Per capire perché uno sconosciuto canadese di umili origini, sia diventato un mito assoluto dell'automobilismo è necessario però conoscerne le origini e ripercorrerne le tappe fondamentali della carriera, contestualizzando il tutto all'interno dell'epoca storica nella quale Gilles si affacciò sul palcoscenico della Massima Formula. E questo è ciò che con immenso piacere cercheremo di fare, aiutati dalle testimonianze dei tecnici e degli uomini della Scuderia Ferrari che condivisero con lui quegli anni meravigliosi.


Joseph Gilles Henry Villeneuve nasce il 18 gennaio 1950 a Richelieu nel Québec da una modesta famiglia d'imprenditori edili. La passione sfrenata per la meccanica e la velocità Gilles l'aveva eredità da papà Seville che pure non si era mai impegnato in prima persona in nessun tipo di attività che avesse a che fare con il mondo dei motori. Così come non aveva mai fatto lo stesso Gilles fino all'età di diciassetteanni quando, terminati gli studi, e quasi per gioco, papà Seville decide di acquistargli una motoslitta. Questa prima presa di contatto folgora il giovane Gilles che, per la verità, si esibiva già da tempo in spericolate evoluzioni sulle strade ghiacciate nei pressi di Berthierville, al volante di una vecchia MGA, da lui stesso modificata per renderla più performante. La decisione di prendere parte alle prime gare che venivano in quegli anni organizzate per quei mezzi alquanto popolari in un paese che per buona parte dell'anno vive a temperature "polari", fu praticamente immediata. Come praticamente immediati furono i successi, frutto del già straordinario controllo del mezzo in situazioni al limite dell'impossibile, quali quelle in cui spesso si disputavano quelle singolari competizioni. Negli anni a cavallo tra il 1969 ed il 1970 Gilles conquista prima il titolo di campione del Québec, seguito subito dopo da quello mondiale per la classe 440 cmc. Il talento messo in mostra dal canadese, induce il suo tecnico a suggerirgli una buona scuola di pilotaggio che si teneva con le Formula Ford sul nuovissimo tracciato di Mont Tremblant. Consiglio che, a prezzo di duri sacrifici, Gilles decide di seguire immediatamente andando, una volta terminato il suddetto, ancora più in là ed iscrivendosi al campionato che stava per iniziare proprio in quei giorni. A questo proposito, egli stesso dichiarò alcuni anni più tardi: "uscii di strada molte volte, ma mi divertivo davvero e vinsi il 70% delle gare a cui presi parte." Per la precisione sette su dieci, risultati che ovviamente indussero il giovane Gilles che, nel frattempo si era sposato con Joann la quale aveva dato alla luce il primogenito Jacques, a tentare il grande salto e provare l'avventura in Formula Atlantic, la categoria di monoposto più importante di tutto il Canada. Telaio in traliccio di tubi, gomme slick e propulsore Cosworth da 1.6 cmc, queste le caratteristiche salienti della Formula Atlantic dove Gilles, ipotecando la casa di proprietà, convincerà il titolare della Ecurie Canada ad affidargli un telaio March per le prime gare della stagione. Stagione che si rivelerà però costellata di incidenti e avara di risultati, al punto da lasciarlo a piedi al termine di quello stesso anno, nel quale Villeneuve s'infortuna anche abbastanza seriamente in un paio di occasioni. La tenacia di Gilles che, nel frattempo, continua a correre e mietere successi con le motoslitte (unica fonte di reddito che gli consentiva di pagare parte dei debiti accumulati), e gli sforzi di amici e parenti gli permettono comunque di acquistare in proprio una March-Cosworth. Vettura con la quale prenderà parte da privato assoluto (aveva con sé un solo meccanico, quello che abitualmente utilizzava nella gare con le motoslitte) alla stagione del 1975. Stagione che dopo un avvio stentato, principalmente a causa degli scarsi mezzi economici a disposizione, gli regalerà finalmente il primo sospirato successo. Successo al quale seguiranno alcune altre prestazioni di rilievo assoluto che gli varranno una nuova convocazione da parte della Ecurie Canada per l'anno 1976, il primo che Gilles avrebbe disputato a tutti gli effetti in qualità di pilota professionista. Grazie anche all'appoggio di un'importante industria locale e all'amicizia che egli stesso stringerà con il titolare di quest'ultima, nonché suo futuro manager, Gilles inizia la stagione in maniera folgorante, al punto che la McLaren lo chiama per disputare il GP di Pau di Formula 2, uno tra i più prestigiosi palcoscenici per i giovani piloti europei emergenti. Per una serie d'incovenienti le cose però non andranno per il verso giusto e a Gilles non resterà che attendere la fine dell'anno, nel tradizionale appuntamento di Trois-Rivières, per misurarsi nuovamente con i piloti del Vecchio Continente. Nel frattempo, al suo rientro in Canada, Villeneuve inanella una serie incredibile di successi, ben quattro consecutivi, che lo proiettano in vetta al campionato. Vetta che manterrà fino alla fine della stagione, andando così a vincere il primo titolo di Formula Atlantic della sua carriera. La gara che però consacrerà Gilles nell'olimpo dorato della Formula 1 sarà proprio quella di Trois-Rivières dove, grazie ad una prestazione magistrale per tenacia e tattica, avrà la meglio su piloti del calibro di Patrick Tambay, Alan Jones, James Hunt (che di lì a poco si sarebbe laureato Campione del Mondo) e Vittorio Brambilla. Ad accorgersi per primo di quel giovane canadese sarà proprio Teddy Mayer, allora figura di riferimento all'interno della McLaren, il quale farà siglare a Gilles un contratto per la disputa di cinque gare di Formula 1 in qualità di terzo pilota del team, unitamente ad alcune altre apparizioni in Formula 2 e alla possibilità di difendere comunque iltitolo conquistato in Formula Atlantic. L'inizio della stagione 1977 fu però per Gilles particolarmente avaro di soddisfazioni, specie a causa della scarsa competitività della sua Chevron e all'accresciuto livello dei partecipanti, decisi in tutto e per tutto a strappargli il titolo conquistato l'anno precedente. Uno in particolare, un tale finlandese di nome Keke Rosberg, appariva decisamente agguerrito ed in grado d'impensierirlo, al punto che nel corso della stagione i duelli all'arma bianca tra i due non si conteranno. A tal proposito lo stesso Rosberg ebbe a dire: "Gilles era straordinariamente coraggioso, uno dei più difficili contro i quali si potesse correre ma assolutamente leale. Un pilota grandissimo." Giudizio che venne ulteriormente ampliato dall'ex pilota Chris Amon, titolare in quegli anni di una scuderia nelle serie Can-Am, nella quale Villeneuve disputò alcune gare in quella stagione: "ho conosciuto un solo pilota che avesse lo stesso controllo della macchina di Gilles. Il suo nome era Jimmy Clark." Circondato da cotanti elogi, Villeneuve fa finalmente il suo atteso debutto in Formula 1, al volante della McLaren numero 40, in qualità di terzo pilota.
Dopo le prime due sessioni di apprendistato, nelle quali Gilles prende confidenza con la vettura ed il tracciato, tra lo stupore generale, il sabato fa siglare il nono tempo assoluto, a soli quattro decimi dal poleman Hunt, Campione del Mondo e prima guida della squadra. Nonostante alcuni problemi di natura tecnica lo releghino all'undicesimo posto finale, lo stile incredibilmente aggressivo e lo straordinario controllo della vettura non sfuggono ai media che fanno un gran parlare di questo ragazzino proveniente dalle motoslitte. Riconoscimenti che però non gli varranno la fiducia del team inglese che a sorpresa gli comunica l'intenzione di non far valere la sua opzione per l'anno seguente. Gilles è sconfortato e non si capacita di tale decisione, al punto che la sua carriera all'età di 27 anni pare in una fase di pericoloso stallo. Situazione che Villeneuve riesce in parte a raddrizzare, in virtù di un incredibile finale di stagione nel quale, proprio all'ultima gara, si laurea nuovamente campione di Formula Atlantic, per il secondo anno consecutivo. Gilles però ormai aveva occhi e cuore solo per la Formula 1, un'altra stagione con le monoposto di Formula Atlantic sarebbe infatti parsa ai suoi occhi un semplice ripiego. Ed è proprio a questo punto che accade l'incredibile: Enzo Ferrari, ormai in aperta rottura con Niki Lauda, che pure si stava aggiudicando il suo secondo titolo mondiale al volante di una vettura del Cavallino, decide di chiamare a Maranello questo giovane canadese venuto quasi dal nulla. L'idea di Ferrari era palesemente quella di dimostrare come i meriti delle vittorie delle sue vetture erano principalmente ascrivibili alle doti tecniche di queste ultime e non tanto a quelle del pilota. Ingaggiando un semi-sconosciuto, avrebbe dimostrato al mondo la validità di questa sua teoria. Detto, fatto e su consiglio di Chris Amon e di Walter Wolf alla fine di agosto, tra lo stupore generale, Gilles viene convocato a Maranello per la firma del contratto. Lo stesso Villeneuve ricorderà così quel momento: "mi chiamò Enzo Ferrari in persona e mi chiese se fossi pronto a correre per la Ferrari. Sulle prime pensai si trattasse di uno scherzo di qualche amico, poi quando mi resi conto che era tutto vero ovviamente risposi di si e mi precipitai in aeroporto il giorno stesso."
Così, in modo quasi rocambolesco ed incredibile, aveva inizio una delle favole più belle della storia dell'automobilismo: quella tra Gilles Villeneuve e la Rossa di Maranello. Ancor più sorprendente sarà peròl'epilogo della relazione tra la Scuderia e Niki Lauda, il quale arriverà addirittura ad abbandonare il Team alla vigilia del terz'ultimo appuntamento della stagione, in programma a Watkins Glen. Abbandono che ovviamente spinge forzatamente in macchina Villeneuve, ancora a digiuno di test con la 312 T2 e privo anche della necessaria conoscenza del tracciato. A riprova di quanto sopra, le gare di Watkins Glen e Mosport si riveleranno alquanto deludenti e caratterizzate anche da diversi inconvenienti di natura tecnica. Peggio ancora andrà però nell'ultima gara, in calendario sul tracciato giapponese del Fuji, dove la vettura di Gilles, a causa di una contatto con la Tyrell di Ronnie Peterson, volerà tra la folla, travolgendo fatalmente alcuni spettatori. La stampa, ed in particolare quella italiana, alimenta la polemica, domandandosi come Enzo Ferrari abbia potuto affidare una propria vettura ad un giovane totalmente privo della necessaria esperienza e, sostengono alcuni, anche del necessario talento. Il Drake, profondo conoscitore delle "umane vicende" e sempre poco avvezzo a prestare ascolto alle critiche, fa però orecchie da mercante e conferma per la stagione successiva la coppia Reutmann-Villeneuve, al volante della nascitura 312 T3. In realtà il Drake si era anche avvalso dei suggerimenti dell'allora direttore sportivo Antonio Tomaini e di Mauro Forghieri, tradizionalmente entrambi poco teneri con i loro piloti i quali, oltre che dalla straordinaria sensibilità di guida del canadese, erano rimasti particolarmente impressionati dalle sue conoscenze tecniche e da quella voglia di comprendere sempre a fondo gli intimi segreti di funzionamento di ogni singolo componente della vettura. "E' un allievo diligente, più passa il tempo e più mi piace", dichiarò infatti Tomaini ad inizio stagione, subito seguito a ruota dallo stesso Forghieri, il quale gli fece eco dichiarando alla stampa: "Villeneuve è in crescita, in pochissimo tempo è riuscito a fare passi da gigante. Siamo tutti molto soddisfatti di lui, ci darà certamente delle soddisfazioni." L'inizio della stagione '78 non sarà però ancora privo di polemiche, anche a causa di alcuni contatti che Villeneuve stesso ebbe in gara e riguardo ai quali sia Peterson - "quell'uomo è un pericolo pubblico" - che lo stesso Lauda, non gli risparmiarono certo commenti piuttosto sagaci. Il contatto con Clay Ragazzoni nel GP degli Stati Uniti a Long Beach, dopo che per i primi 38 giri la Ferrari numero 12 del canadese aveva condotto la gara con autorità, non fece poi altro che alimentare tale stato di cose. Fortunatamente, il terzo posto nel GP d'Austria a Zeltweg, sotto una pioggia torrenziale e alle spalle di Peterson e Depailler, inizia in parte a placare gli animi. Villeneuve si stava infatti cominciando ad affiatare con il Team ed i meccanici e la sua conoscenza della 312 T3 migliorava di gara in gara, al punto che in numerose occasioni, specie in qualifica, riusciva ad essere persino più veloce del compagno di squadra Reutmann. Dopo alterne vicende nel corso della stagione, tra cui prima tra tutte il drammatico epilogo di Monza, nel quale perse la vita Ronnie Peterson, pilota al quale lo stesso Villeneuve si era sempre ispirato, si arriva al GP degli Stati Uniti a Watkins Glen dove, a testimonianza della ritrovata competitività della T3, Reutmann coglie la prima ed unica vittoria al volante della Ferrari. E' il preludio al grande giorno di Gilles, datato 8 ottobre 1978 dove, sul nuovissimo circuito di Montréal in Canada, si disputava l'ultima gara della stagione. Il Gran Premio di casa mette le ali a Gilles che, già sin dalle prove (3° tempo), è fortemente deciso a conquistare la sua prima affermazione al volante di una Ferrari. Affermazione che poi puntualmente arriverà, tra il tripudio generale della folla, grazie ad una prestazione straordinaria, capace di mandare letteralmente in delirio gli oltre ottantamila spettatori, accorsi per vedere la prima vittoria di un pilota canadese in Formula 1. Gilles, com'era nel suo stile, non solo vince, ma da spettacolo; intraversando continuamente la sua T3 ad oltre 260 chilometri orari. A proposito di quella gara lo stesso Villeneuve ebbe poi a dire: "questo è stato il giorno più felice della mia vita." Archiviata così la stagione '78, la Scuderia Ferrari schierava ai nastri di partenza del nuovo anno quella che Mauro Forghieri ebbe a definire: "la coppia di piloti più forti che abbia mai avuto." Scheckter e Villeneuve, infatti, formarono un binomio inscindibile, tanto in pista che fuori, legati da una profonda amicizia e da un rispetto reciproco che permetteranno alla Ferrari di aggiudicarsi, al termine di quell'annata memorabile, sia il titolo piloti che quello costruttori. Al termine della stagione, lo score personale di Villeneuve farà infatti registrare ben tre vittorie: Kyalami, Long Beach e Watkins Glen, più la Corsa dei Campioni a Brands Hatch, non valida per l'assegnazione di punti nel mondiale piloti. Al di là dei risultati però, a far scoppiare definitivamente quella che verrà chiamata la "febbre Villeneuve", saranno alcune prestazioni incredibili, come l'epico duello di Digione con la Renault del francese Renè Arnoux, pietra miliare assoluta dell'automobilismo moderno, o il giro su tre ruote nel GP d'Olanda, dove Gilles non si arrende, all'evidenza dei fatti di una foratura che lo avrebbe privato di una possibile vittoria. Il titolo infatti gli sfuggirà quell'anno a favore del compagno di squadra, proprio anche a seguito di una serie di episodi sfortunati che, nella fase centrale della stagione, ne condizionarono quella che, dopo il GP degli Stati Uniti, sembrava poter essere una cavalcata solitaria. Stagione in parte sfortunata si, ma anche tanto indimenticabile quanto leale, specie nei confronti del compagno e della squadra. A nessuno infatti, sfuggiranno gli ultimi venti giri del GP d'Italia quando Gilles, ancora pienamente in lotta per il titolo, si accoda al compagno di squadra, proteggendone la prima posizione e permettendogli di conquistare il tanto sospirato titolo. Titolo che per Gilles pare solo una questione rimandata a breve termine, mentre la sua popolarità è ai massimi livelli, al punto che nel Circus della Formula 1 è ormai senza dubbio il pilota più ricercato e desiderato in assoluto, da team e sponsor. Nonostante le attese della vigilia però, la stagione successiva, quella del 1980, si rivelerà per la Ferrari un vero e proprio disastro, con la T5 che di stare in strada proprio non ne voleva sapere, al pari di Scheckter che infatti, di lì a poco, annuncerà il suo definitivo ritiro dalle competizioni. Villeneuve però non ci sta e si batte comunque come un leone, accrescendo ulteriormente la sua fama di pilota indomito ed eroico. Alcuni incidenti clamorosi, come quello di Imola, lo vedono miracolosamente illeso, al punto che un famoso giornalista dell'epoca arriva a sintetizzare perfettamente la filosofia di Gilles con queste parole: "raramente Villeneuve prendeva in considerazione la paura, fattore che limita la maggior parte delle reazioni umane.
Se così non fosse stato, non sarebbe diventato il pilota il cui ricordo è ora per noi un tesoro". Già, un vero e proprio tesoro, come quel suo stile unico d'interpretare le corse, di trasmetterne al pubblico la loro essenza stessa, cercando prima di ogni cosa la velocità pura, il limite assoluto del mezzo e della meccanica, senza alcun calcolo, senza difese, solo per il puro gusto di dimostrare di essere il più veloce, il migliore, il più amato.
E Gilles il più amato lo era senza dubbio, e non solo dal pubblico, ma anche dallo stesso Ferrari che in lui rivedeva le gesta ed il cuore del grande Tazio Nuvolari. Così era anche per il resto della squadra e per il suo compagno ed amico Schekter che, un giorno di molti anni dopo, ebbe a dire: "Le corse erano per lui qualche cosa di romantico, eravamo molto amici, facevamo lo stesso lavoro nella stessa squadra, ma avevamo un atteggiamento completamente diverso verso le gare." Circondato da tanta popolarità e altrettanto affetto, Gilles non mutà carattere, resta sempre lo stesso adolescente di quando correva in motoslitta e i suoi hobby sono sempre i medesimi. Si diverte infatti a spingere al massimo e ad elaborare qualsiasi mezzo a motore gli capiti tra le mani: sia esso un off-shore, il tanto amato elicottero, un fuoristrada o la nuovissima Ferrari 208, con la quale ingaggia sfide al limite della follia sull'autostrada che da Montecarlo porta a Maranello. Gilles era così: sempre al limite del mezzo e di sé stesso, sempre "di traverso", sempre a "tavoletta", fuori e dentro le piste. A tal proposito, è illuminante la descrizione che diede di Villeneuve l'amico e collega Patrick Tambay: "Gilles nella sua vita faceva tutto a 300 all'ora: sciare, guidare il motoscafo, giocare a backgammon….Io gli dicevo che era pazzo, ma lui era fatto così." Tornando alla cronaca, per la stagione 1981 la Ferrari gli affianca il francese Didier Pironi, in quel momento uno dei migliori talenti in circolazione e già buon amico di Gilles. La vettura è la nuovissima 126 C equipaggiata, al pari delle principali rivali, con il neonato propulsore turbocompresso da 1.5 litri.
La vettura progettata dall'ingegner Forghieri si dimostrò subito competitiva, fin dalle prime uscite, seppur parzialmente penalizzata dallo stesso propulsore che, ancora piuttosto acerbo, seppur potentissimo, risultava terribilmente scorbutico, al punto da mettere in seria crisi l'intero pacchetto formato da telaio e sospensioni. Gli equilibrismi di Gilles però, la mantengono miracolosamente in pista e lo producono in evoluzioni incredibili in Brasile e Argentina, fino alla pole del GP di San Marino. Nonostante le difficoltà di messa a punto, e l'ancora relativa affidabilità del propulsore, Gilles fa crescere insieme ai tecnici la vettura che progredisce continuamente, pur rimanendo molto difficile da condurre al limite. Limite che Gilles eguaglierà e addirittura supererà nei successivi GP di Monaco e Spagna. Due vittorie strepitose, figlie dell'incredibile tenacia e dell'assoluta percezione del limite che, unite ad un intatta velocità e ad una maggior maturità, facevano di Villeneuve in quel momento, senza dubbio, il miglior pilota in circolazione. A Jarama, sua ultima vittoria, va in scena la sua gara capolavoro: parte dalla quarta fila, al via è subito terzo, grazie ad una partenza al fulmicotone e al 14° passaggio è in testa alla corsa. Da lì in poi, e per i successivi sessantasei giri, con una vettura nettamente inferiore, Gilles rintuzza i continui attacchi di Lafitte, Watson, Reutmann e De Angelis che infatti arriveranno nell'ordine sul traguardo, tutti racchiusi nello spazio di 1"240. Riguardo a quella gara Jacques Lafitte ebbe a dire: "So che nessun essere umano può fare miracoli ma Gilles a volte riusciva davvero a stupirci." A seguito di quell'impresa, il "Time" gli dedica la copertina del n. 35, in edicola il 31 di agosto 1981, prima di lui nella storia, tale onore era toccato solo ad un altro grande pilota: Jim Clark. Tra successivi ritiri e qualche incidente, la stagione va in archivio con un'altra grande prestazione: il terzo posto ottenuto nel GP del Canada, quando con l'alettone danneggiato che gli oscurava totalmente la visuale, Gilles compie un intero giro, praticamente al "buio", riuscendo a rientrare ai box per la sostituzione che gli varrà il podio finale. Un inverno di relax, culminato con la straordinaria esibizione di Istrana, dove Gilles a bordo della sua Ferrari e alla presenza di una folla di oltre 100.000 spettatori, sfida e batte un F104 dell'Aeronautica Militare Italiana, è il modo migliore per prepararsi al nuovo anno, che pare avere finalmente tutte le carte in regola per la conquista del tanto sospirato titolo mondiale. La 126 C2 appare infatti la macchina da battere e nonostante i problemi di messa a punto patiti nelle prime tre gare del mondiale (nell'ultima, quella di Long Beach il terzo posto ottenuto da Villeneuve è vanificato dalla squalifica per irregolarità al doppio alettone posteriore), la vettura appare in grado di colmare i punti perduti in questo primo scorcio di stagione. Ad Imola va in scena il quarto appuntamento del mondiale, boicottato dalla quasi totalità dei team inglesi, a causa di un braccio di ferro con la Federazione Internazionale, culminato in questa clamorosa forma di protesta. Le uniche avversarie delle due Ferrari sono le gialle Renault che infatti partono in prima fila, salvo poi ritirarsi entrambe, poche tornate più avanti, per problemi al V6 sovralimentato. La restante parte di gara si traduce in una cavalcata solitaria, con i due piloti del Cavallino che, per la gioia del pubblico, si scambiano di continuo le posizione fino a che, a poche tornate dal termine, dai box viene esposto il cartello "slow", congelare le posizioni: Villeneuve primo, Pironi secondo. Il francese però non ci sta e sopravanza Villeneuve a due giri dal termine, fingendo di non aver visto il segnale. Per Gilles è uno sgarbo insopportabile, l'amico di tante avventure lo aveva infatti tradito nel modo più subdolo e, per giunta, proprio di fronte al suo pubblico. Riguardo a quello stesso episodio, il famoso giornalista sportivo Franco Lini dichiarò: "Gilles si dedicava totalmente a quello in cui credeva, alle corse, alla famiglia, agli amici. Ecco perché era così arrabbiato con Pironi che lo aveva tradito." In quei giorni, la tensione in seno al Team si tagliava con il coltello. Marco Piccinini, braccio destro del Drake, cerca in tutti i modi di mettere pace tra i due piloti ma Gilles non ne vuole sapere: a Zolder sarà guerra aperta, dichiara ad un amico alla vigilia del GP del Belgio. E così infatti sarà, al punto che a soli dieci minuti dal termine delle qualifiche, lo stesso Villeneuve, in quel momento alle spalle del compagno di squadra, decide di scendere nuovamente in pista per battere il tempo del rivale. Dopo il primo giro a velocità ridotta per mandare in temperatura gli pneumatici, Gilles si lancia nel suo giro veloce. Dopo le prime curve, il responso cronometrico non è eccezionale, Gilles cerca allora di spingere ulteriormente per affrontare l'ultima parte del giro, quando alla terribile curva Terlamenbocht, intravede la sagoma della vettura di Jochen Mass che procede a rilento nel suo giro di rientro. Sono le 13.52 di sabato 8 maggio 1982, Gilles fedele alla sua filosofia di vita pensa a quanto aveva dichiarato ad un giornalista poche settimane prima: "non puoi staccare il piede dall'acceleratore mentre stai correndo veloce. L'unica speranza è che l'altro pilota ti stia guardando nello specchietto retrovisore."
E così Gilles deve aver pensato anche questa volta, nell'affrontare quell'ultima maledetta piega. Solo che Mass non stava guardando nello specchietto retrovisore. L'impatto terribile tra le due vetture che ne segue, sbalza Gilles fuori dall'abitacolo della sua Ferrari numero 27 e spegne definitivamente il sogno di tanti tifosi che, senza questo piccolo canadese, vedono definitivamente chiudersi quella che per molti è tutt'oggi considerata l'epoca romantica delle corse. Un uomo ormai solo e provato dal peso del dolore e degli anni, meglio di tutti gli altri sintetizzerà l'esistenza di quella che è stata soprannominata la "cometa Gilles".

Quell'uomo ebbe a dire: "Villeneuve, con il suo temperamento, conquistò subito le folle e ben presto divento Gilles! Si, c'è chi lo ha definito "aviatore" e chi lo valutava svitato, ma con la sua generosità, con il suo ardimento, con la capacità "distruttiva" che aveva nel pilotare le macchine macinando semiassi, cambi di velocità, frizioni, freni, ci insegnava cosa bisognasse fare perché un pilota potesse difendersi in un momento imprevedibile, in uno stato di necessità. E' stato un campione di combattività e ha regalato, ha aggiunto tanta notorietà alla Ferrari. Io gli volevo bene."

Quell'uomo era un certo Enzo Ferrari.

 

 

 


 

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