
Gilles Villeneuve
La leggenda di un pilota straordinario
I suoi primi passi nel mondo degli sport motoristici, Villeneuve
li compie correndo e vincendo con le motoslitte, per poi arrivare in Formula 1
quasi sconosciuto, prima che Enzo Ferrari non decida di scommettere su di lui.
Nel mondo dello sport ed in quello dei motori in particolare contano soprattutto
i titoli, le righe degli albi d'oro riempite, i record conquistati, le gare
vinte. Ciò solitamente è infatti il metro di giudizio ritenuto universalmente
valido per giudicare un'atleta e naturalmente un pilota. E' una legge non
scritta, forse un po' fredda, come il responso del cronometro, ma certamente il
più delle volte inappellabile. Si può senza ombra di dubbio dire che solo pochi,
forse pochissimi, sportivi siano riusciti a sovvertirla, più facile magari
trovare esempi di questo genere nel cinema, nel teatro o comunque nelle arti
figurative, dove l'elemento soggettivo è
preponderante rispetto a quello oggettivo. La leggenda di Gilles Villeneuve è
invece divenuta tale proprio perché Gilles, al di là dei risultati, per la
verità di limitata portata, specie se paragonati a quelli di tanti suoi colleghi
dell'epoca e non, ha saputo trascendere quasi totalmente da essi. La sua
straordinaria unicità è stata infatti quella di aver saputo incarnare alla
perfezione, per milioni di tifosi e appassionati, quello che nell'immaginario
collettivo è il comune senso delle corse, l'essenza della velocità stessa. In
una sorta di parodia lo si potrebbe quasi paragonare agli eroi della mitologia
greca, i quali riuscivano a dare corpo ai sogni e alle ambizioni della fantasia
dei mortali.Con le sue gesta, il suo coraggio smisurato, la sua generosità e
quell'espressione da eterno adolescente, Gilles ha infatti fatto sognare
un'intera generazione di tifosi del Cavallino e non solo, restando tuttora uno
dei piloti più amati e venerati di ogni epoca. Per capire perché uno sconosciuto
canadese di umili origini, sia diventato un mito assoluto dell'automobilismo è
necessario però conoscerne le origini e ripercorrerne le tappe fondamentali
della carriera, contestualizzando il tutto all'interno dell'epoca storica nella
quale Gilles si affacciò sul palcoscenico della Massima Formula. E questo è ciò
che con immenso piacere cercheremo di fare, aiutati dalle testimonianze dei
tecnici e degli uomini della Scuderia Ferrari che condivisero con lui quegli
anni meravigliosi.
Joseph Gilles Henry Villeneuve nasce il 18 gennaio 1950 a Richelieu nel Québec
da una modesta famiglia d'imprenditori edili. La passione sfrenata per la
meccanica e la velocità Gilles l'aveva eredità
da papà Seville che pure non si
era mai impegnato in prima persona in nessun tipo di attività che avesse a che
fare con il mondo dei motori. Così come non aveva mai fatto lo stesso Gilles
fino all'età di diciassetteanni quando, terminati gli studi, e quasi per gioco,
papà Seville decide di acquistargli una motoslitta. Questa prima presa di
contatto folgora il giovane Gilles che, per la verità, si esibiva già da tempo
in spericolate evoluzioni sulle strade ghiacciate nei pressi di Berthierville,
al volante di una vecchia MGA, da lui stesso modificata per renderla più
performante. La decisione di prendere parte alle prime gare che venivano in
quegli anni organizzate per quei mezzi alquanto popolari in un paese che per
buona parte dell'anno vive a temperature "polari", fu praticamente immediata.
Come praticamente immediati furono i successi, frutto del già straordinario
controllo del mezzo in situazioni al limite dell'impossibile, quali quelle in
cui spesso si disputavano quelle singolari competizioni. Negli anni a cavallo
tra il 1969 ed il 1970 Gilles conquista prima il titolo di campione del Québec,
seguito subito dopo da quello mondiale per la classe 440 cmc. Il talento messo
in mostra dal canadese, induce il suo tecnico a suggerirgli una buona scuola di
pilotaggio che si teneva con le Formula Ford sul nuovissimo tracciato di Mont
Tremblant. Consiglio che, a prezzo di duri sacrifici, Gilles decide di seguire
immediatamente andando, una volta terminato il suddetto, ancora più in là ed
iscrivendosi al campionato che stava per iniziare proprio in quei giorni. A
questo proposito, egli stesso dichiarò alcuni anni più tardi: "uscii di strada
molte volte, ma mi divertivo davvero e vinsi il 70% delle gare a cui presi
parte." Per la precisione sette su dieci, risultati che ovviamente indussero il
giovane Gilles che, nel frattempo si era sposato con Joann la quale aveva dato
alla luce il primogenito Jacques, a tentare il grande salto e provare
l'avventura in Formula Atlantic, la categoria di monoposto più importante di
tutto il Canada. Telaio in traliccio di tubi, gomme slick e propulsore Cosworth
da 1.6 cmc, queste le caratteristiche salienti della Formula Atlantic dove
Gilles, ipotecando la casa di proprietà, convincerà il titolare della Ecurie
Canada ad affidargli un telaio March per le prime gare della stagione. Stagione
che si rivelerà però costellata di incidenti e avara di risultati, al punto da
lasciarlo a piedi al termine di quello stesso anno, nel quale Villeneuve
s'infortuna anche abbastanza seriamente in un paio di occasioni. La tenacia di
Gilles che, nel frattempo, continua a correre e mietere successi con le
motoslitte (unica fonte di reddito che gli consentiva di pagare parte dei debiti
accumulati), e gli sforzi di amici e
parenti gli permettono comunque di
acquistare in proprio una March-Cosworth. Vettura con la quale prenderà parte da
privato assoluto (aveva con sé un solo meccanico, quello che abitualmente
utilizzava nella gare con le motoslitte) alla stagione del 1975. Stagione che
dopo un avvio stentato, principalmente a causa degli scarsi mezzi economici a
disposizione, gli regalerà finalmente il primo sospirato successo. Successo al
quale seguiranno alcune altre prestazioni di rilievo assoluto che gli varranno
una nuova convocazione da parte della Ecurie Canada per l'anno 1976, il primo
che Gilles avrebbe disputato a tutti gli effetti in qualità di pilota
professionista. Grazie anche all'appoggio di un'importante industria locale e
all'amicizia che egli stesso stringerà con il titolare di quest'ultima, nonché
suo futuro manager, Gilles inizia la stagione in maniera folgorante, al punto
che la McLaren lo chiama per disputare il GP di Pau di Formula 2, uno tra i più
prestigiosi palcoscenici per i giovani piloti europei emergenti. Per una serie
d'incovenienti le cose però non andranno per il verso giusto e a Gilles non
resterà che attendere la fine dell'anno, nel tradizionale appuntamento di
Trois-Rivières, per misurarsi nuovamente con i piloti del Vecchio Continente.
Nel frattempo, al suo rientro in Canada, Villeneuve inanella una serie
incredibile di successi, ben quattro consecutivi, che lo proiettano in vetta al
campionato. Vetta che manterrà fino alla fine della stagione, andando così a
vincere il primo titolo di Formula Atlantic della sua carriera. La gara che però
consacrerà Gilles nell'olimpo dorato della Formula 1 sarà proprio quella di
Trois-Rivières dove, grazie ad una prestazione magistrale per tenacia e tattica,
avrà la meglio su piloti del calibro di Patrick Tambay, Alan Jones, James Hunt
(che di lì a poco si sarebbe laureato Campione del Mondo) e Vittorio Brambilla.
Ad accorgersi per primo di quel giovane canadese sarà proprio Teddy Mayer,
allora figura di riferimento all'interno della McLaren, il quale farà siglare a
Gilles un contratto per la disputa di cinque gare di Formula 1 in qualità di
terzo pilota del team, unitamente ad alcune altre apparizioni in Formula 2 e
alla possibilità di difendere comunque iltitolo conquistato in Formula Atlantic.
L'inizio della stagione 1977 fu però per Gilles particolarmente avaro di
soddisfazioni, specie a causa della scarsa competitività della sua Chevron e
all'accresciuto livello dei partecipanti, decisi in tutto e per tutto a
strappargli il titolo conquistato l'anno precedente. Uno in particolare, un tale
finlandese di nome Keke Rosberg, appariva decisamente agguerrito ed in grado
d'impensierirlo, al punto che nel corso della stagione i duelli all'arma bianca
tra i due non si conteranno. A tal proposito lo stesso Rosberg ebbe a dire:
"Gilles era straordinariamente coraggioso, uno dei più difficili contro i quali
si potesse correre ma assolutamente leale. Un pilota grandissimo." Giudizio che
venne ulteriormente ampliato dall'ex pilota Chris Amon, titolare in quegli anni
di una scuderia nelle serie Can-Am, nella quale Villeneuve disputò alcune gare
in quella stagione: "ho conosciuto un solo pilota che avesse lo stesso controllo
della macchina di Gilles. Il suo nome era Jimmy Clark." Circondato da cotanti
elogi, Villeneuve fa finalmente il suo atteso debutto in Formula 1, al volante
della McLaren numero 40, in qualità di terzo pilota.
Dopo le prime due sessioni di
apprendistato, nelle quali Gilles prende
confidenza con la vettura ed il
tracciato, tra lo stupore generale, il
sabato fa siglare il nono tempo
assoluto, a soli quattro decimi dal
poleman Hunt, Campione del Mondo
e prima guida della squadra.
Nonostante alcuni problemi di natura
tecnica lo releghino all'undicesimo
posto finale, lo stile incredibilmente
aggressivo e lo straordinario controllo
della vettura non sfuggono ai media
che fanno un gran parlare di questo
ragazzino proveniente dalle motoslitte.
Riconoscimenti che però non gli
varranno la fiducia del team inglese che
a sorpresa gli comunica l'intenzione di
non far valere la sua opzione per l'anno
seguente. Gilles è sconfortato e non si
capacita di tale decisione, al punto che
la sua carriera all'età di 27 anni pare in
una fase di pericoloso stallo. Situazione
che Villeneuve riesce in parte a
raddrizzare, in virtù di un incredibile
finale di stagione nel quale, proprio
all'ultima gara, si laurea nuovamente
campione di Formula Atlantic, per il
secondo anno consecutivo. Gilles però
ormai aveva occhi e cuore solo per la
Formula 1, un'altra stagione con le
monoposto di Formula Atlantic
sarebbe infatti parsa ai suoi occhi un
semplice ripiego. Ed è proprio a questo
punto che accade l'incredibile: Enzo
Ferrari, ormai in aperta rottura con
Niki Lauda, che pure si stava
aggiudicando il suo secondo titolo
mondiale al volante di una vettura del
Cavallino, decide di chiamare a
Maranello questo giovane canadese
venuto quasi dal nulla. L'idea di Ferrari
era palesemente quella di dimostrare
come i meriti delle vittorie delle sue
vetture erano principalmente ascrivibili
alle doti tecniche di queste ultime e non
tanto a quelle del pilota. Ingaggiando
un semi-sconosciuto, avrebbe
dimostrato al mondo la validità di
questa sua teoria. Detto, fatto e su
consiglio di Chris Amon e di Walter
Wolf alla fine di agosto, tra lo stupore
generale, Gilles viene convocato a
Maranello per la firma del contratto.
Lo stesso Villeneuve ricorderà così quel
momento: "mi chiamò Enzo Ferrari in
persona e mi chiese se fossi pronto a
correre per la Ferrari. Sulle prime pensai
si trattasse di uno scherzo di qualche
amico, poi quando mi resi conto che
era tutto vero ovviamente risposi di si e
mi precipitai in aeroporto il giorno stesso."
Così, in modo quasi rocambolesco ed
incredibile, aveva inizio una delle favole
più belle della storia
dell'automobilismo: quella tra Gilles
Villeneuve e la Rossa di Maranello.
Ancor più sorprendente sarà peròl'epilogo della relazione tra la Scuderia
e Niki Lauda, il quale arriverà
addirittura ad abbandonare il Team
alla vigilia del terz'ultimo
appuntamento della stagione, in
programma a Watkins Glen.
Abbandono che ovviamente spinge
forzatamente in macchina Villeneuve,
ancora a digiuno di test con la 312 T2 e
privo anche della necessaria
conoscenza del tracciato. A riprova di
quanto sopra, le gare di Watkins Glen e
Mosport si riveleranno alquanto
deludenti e caratterizzate anche da
diversi inconvenienti di natura tecnica.
Peggio ancora andrà però nell'ultima
gara, in calendario sul tracciato
giapponese del Fuji, dove la vettura di
Gilles, a causa di una contatto con la
Tyrell di Ronnie Peterson, volerà tra la
folla, travolgendo fatalmente alcuni
spettatori. La stampa, ed in particolare
quella italiana, alimenta la polemica,
domandandosi come Enzo Ferrari
abbia potuto affidare una propria
vettura ad un giovane totalmente privo
della necessaria esperienza e,
sostengono alcuni, anche del
necessario talento. Il Drake, profondo
conoscitore delle "umane vicende" e
sempre poco avvezzo a prestare ascolto
alle critiche, fa però orecchie da
mercante e conferma per la stagione
successiva la coppia Reutmann-Villeneuve, al volante della nascitura
312 T3. In realtà il Drake si era anche
avvalso dei suggerimenti dell'allora
direttore sportivo Antonio
Tomaini e di
Mauro Forghieri, tradizionalmente
entrambi poco teneri con i loro piloti i
quali, oltre che dalla straordinaria
sensibilità di guida del canadese, erano
rimasti particolarmente impressionati
dalle sue conoscenze tecniche e da
quella voglia di comprendere sempre a
fondo gli intimi segreti di
funzionamento di ogni singolo
componente della vettura. "E' un
allievo diligente, più passa il tempo e
più mi piace", dichiarò infatti Tomaini
ad inizio stagione, subito seguito a
ruota dallo stesso Forghieri, il quale gli
fece eco dichiarando alla stampa:
"Villeneuve è in crescita, in pochissimo
tempo è riuscito a fare passi da gigante.
Siamo tutti molto soddisfatti di lui, ci
darà certamente delle soddisfazioni."
L'inizio della stagione '78 non sarà
però ancora privo di polemiche, anche
a causa di alcuni contatti che
Villeneuve stesso ebbe in gara e
riguardo ai quali sia Peterson -
"quell'uomo è un pericolo pubblico" - che lo stesso Lauda, non gli
risparmiarono certo commenti
piuttosto sagaci. Il contatto con Clay
Ragazzoni nel GP degli Stati Uniti a
Long Beach, dopo che per i primi 38
giri la Ferrari numero 12 del canadese
aveva condotto la gara con autorità,
non fece poi altro che alimentare tale
stato di cose. Fortunatamente, il terzo
posto nel GP d'Austria a Zeltweg, sotto
una pioggia torrenziale e alle spalle di
Peterson e Depailler, inizia in parte a
placare gli animi. Villeneuve si stava
infatti cominciando ad affiatare con il
Team ed i meccanici e la sua
conoscenza della 312 T3 migliorava di
gara in gara, al punto che in numerose
occasioni, specie in qualifica, riusciva
ad essere persino più veloce del
compagno di squadra Reutmann.
Dopo alterne vicende nel corso della
stagione, tra cui prima tra tutte il
drammatico epilogo di Monza, nel
quale perse la vita Ronnie Peterson,
pilota al quale lo stesso Villeneuve si
era sempre ispirato, si arriva al GP degli
Stati Uniti a Watkins Glen dove, a
testimonianza della ritrovata
competitività della T3, Reutmann
coglie la prima ed unica vittoria al
volante della Ferrari.
E' il preludio al grande giorno di Gilles,
datato 8 ottobre 1978 dove, sul
nuovissimo circuito di Montréal in
Canada, si disputava l'ultima gara
della stagione. Il Gran Premio di casa
mette le ali a Gilles che, già sin dalle
prove (3° tempo), è fortemente
deciso
a conquistare la sua prima
affermazione al volante di una Ferrari.
Affermazione che poi puntualmente
arriverà, tra il tripudio generale della
folla, grazie ad una prestazione
straordinaria, capace di mandare
letteralmente in delirio gli oltre
ottantamila spettatori, accorsi per
vedere la prima vittoria di un pilota
canadese in Formula 1. Gilles, com'era
nel suo stile, non solo vince, ma da
spettacolo; intraversando
continuamente la sua T3 ad oltre 260
chilometri orari. A proposito di quella
gara lo stesso Villeneuve ebbe poi a
dire: "questo è stato il giorno più felice
della mia vita." Archiviata così la
stagione '78, la Scuderia Ferrari
schierava ai nastri di partenza del
nuovo anno quella che Mauro Forghieri
ebbe a definire: "la coppia di piloti più
forti che abbia mai avuto." Scheckter e
Villeneuve, infatti, formarono un
binomio inscindibile, tanto in pista che
fuori, legati da una profonda amicizia e
da un rispetto reciproco che
permetteranno alla Ferrari di
aggiudicarsi, al termine di quell'annata
memorabile, sia il titolo piloti che
quello costruttori. Al termine della
stagione, lo score personale di
Villeneuve farà infatti registrare ben tre
vittorie: Kyalami, Long Beach e Watkins
Glen, più la Corsa dei Campioni a
Brands Hatch, non valida per
l'assegnazione di punti nel mondiale piloti. Al di là dei risultati però, a far
scoppiare definitivamente quella che
verrà chiamata la "febbre Villeneuve",
saranno alcune prestazioni incredibili,
come l'epico duello di Digione con la
Renault del francese Renè Arnoux,
pietra miliare assoluta
dell'automobilismo moderno, o il giro
su tre ruote nel GP d'Olanda, dove
Gilles non si arrende, all'evidenza dei
fatti di una foratura che lo avrebbe
privato di una possibile vittoria. Il titolo
infatti gli sfuggirà quell'anno a favore
del compagno di squadra, proprio
anche a seguito di una serie di episodi
sfortunati che, nella fase centrale della
stagione, ne condizionarono quella
che, dopo il GP degli Stati Uniti,
sembrava poter essere una cavalcata
solitaria. Stagione in parte sfortunata
si, ma anche tanto indimenticabile
quanto leale, specie nei confronti del
compagno e della squadra. A nessuno
infatti, sfuggiranno gli ultimi venti giri
del GP d'Italia quando Gilles, ancora
pienamente in
lotta per il titolo, si
accoda al compagno di squadra,
proteggendone la prima posizione e
permettendogli di conquistare il tanto
sospirato titolo. Titolo che per Gilles
pare solo una questione rimandata a
breve termine, mentre la sua popolarità
è ai massimi livelli, al punto che nel
Circus della Formula 1 è ormai senza
dubbio il pilota più ricercato e
desiderato in assoluto, da team e
sponsor. Nonostante le attese della
vigilia però, la stagione successiva,
quella del 1980, si rivelerà per la Ferrari
un vero e proprio disastro, con la T5
che di stare in strada proprio non ne
voleva sapere, al pari di Scheckter che
infatti, di lì a poco, annuncerà il suo
definitivo ritiro dalle competizioni.
Villeneuve però non ci sta e si batte
comunque come un leone, accrescendo
ulteriormente la sua fama di pilota
indomito ed eroico. Alcuni incidenti
clamorosi, come quello di Imola, lo
vedono miracolosamente illeso, al
punto che un famoso giornalista
dell'epoca arriva a sintetizzare
perfettamente la filosofia di Gilles con
queste parole: "raramente Villeneuve
prendeva in considerazione la paura,
fattore che limita la maggior parte delle
reazioni umane.
Se così non fosse stato, non sarebbe
diventato il pilota il cui ricordo è ora
per noi un tesoro".
Già, un vero e proprio tesoro, come
quel suo stile unico d'interpretare le
corse, di trasmetterne al pubblico la
loro essenza stessa, cercando prima di
ogni cosa la velocità pura, il limite
assoluto del mezzo e della meccanica,
senza alcun calcolo, senza difese, solo
per il puro gusto di dimostrare di essere
il più veloce, il migliore, il più amato.
E Gilles il più amato lo era senza
dubbio, e non solo dal pubblico, ma
anche dallo stesso
Ferrari che in lui
rivedeva le gesta ed il cuore del grande
Tazio Nuvolari. Così era anche per il
resto della squadra e per il suo
compagno ed amico Schekter che, un
giorno di molti anni dopo, ebbe a dire:
"Le corse erano per lui qualche cosa di
romantico, eravamo molto amici,
facevamo lo stesso lavoro nella stessa
squadra, ma avevamo un
atteggiamento completamente diverso
verso le gare." Circondato da tanta
popolarità e altrettanto affetto, Gilles
non mutà carattere, resta sempre lo
stesso adolescente di quando correva
in motoslitta e i suoi hobby sono
sempre i medesimi. Si diverte infatti a
spingere al massimo e ad elaborare
qualsiasi mezzo a motore gli capiti tra
le mani: sia esso un off-shore, il tanto
amato elicottero, un fuoristrada o la
nuovissima Ferrari 208, con la quale
ingaggia sfide al limite della follia
sull'autostrada che da Montecarlo
porta a Maranello. Gilles era così:
sempre al limite del mezzo e di sé
stesso, sempre "di traverso", sempre a
"tavoletta", fuori e dentro le piste. A
tal proposito, è illuminante la
descrizione che diede di Villeneuve
l'amico e collega Patrick Tambay: "Gilles nella sua vita faceva tutto a 300
all'ora: sciare, guidare il motoscafo, giocare a backgammon….Io gli dicevo
che era pazzo, ma lui era fatto così."
Tornando alla cronaca, per la stagione
1981 la Ferrari gli affianca il francese
Didier Pironi, in quel momento uno dei
migliori talenti in circolazione e già
buon amico di Gilles.
La vettura è la nuovissima 126 C
equipaggiata, al pari delle principali
rivali, con il neonato propulsore
turbocompresso da 1.5 litri.
La vettura progettata dall'ingegner
Forghieri si dimostrò subito
competitiva, fin dalle prime uscite,
seppur parzialmente penalizzata dallo
stesso propulsore che, ancora piuttosto
acerbo, seppur potentissimo, risultava
terribilmente scorbutico, al punto da
mettere in seria crisi l'intero pacchetto
formato da telaio e sospensioni. Gli
equilibrismi di Gilles però, la
mantengono miracolosamente in pista
e lo producono in evoluzioni incredibili
in
Brasile e Argentina, fino alla pole del
GP di San Marino. Nonostante le
difficoltà di messa a punto, e l'ancora
relativa affidabilità del propulsore,
Gilles fa crescere insieme ai tecnici la
vettura che progredisce continuamente,
pur rimanendo molto difficile da
condurre al limite. Limite che Gilles
eguaglierà e addirittura supererà nei
successivi GP di Monaco e Spagna.
Due vittorie strepitose, figlie
dell'incredibile tenacia e dell'assoluta
percezione del limite che, unite ad un
intatta velocità e ad una maggior
maturità, facevano di Villeneuve in quel
momento, senza dubbio, il miglior
pilota in circolazione. A Jarama, sua
ultima vittoria, va in scena la sua gara
capolavoro: parte dalla quarta fila, al
via è subito terzo, grazie ad una
partenza al fulmicotone e al 14°
passaggio è in testa alla corsa. Da lì in
poi, e per i successivi sessantasei giri,
con una vettura nettamente inferiore,
Gilles rintuzza i continui attacchi di
Lafitte, Watson, Reutmann e De
Angelis che infatti arriveranno
nell'ordine sul traguardo, tutti
racchiusi nello spazio di 1"240.
Riguardo a quella gara Jacques Lafitte
ebbe a dire: "So che nessun essere
umano può fare miracoli ma Gilles a
volte riusciva davvero a stupirci." A
seguito di quell'impresa, il "Time" gli
dedica la copertina del n. 35, in edicola
il 31 di agosto 1981, prima di lui nella
storia, tale onore era toccato solo ad
un altro grande pilota: Jim Clark. Tra
successivi ritiri e qualche incidente, la
stagione va in archivio con un'altra
grande prestazione: il terzo posto
ottenuto nel GP del Canada, quando
con l'alettone danneggiato che gli
oscurava totalmente la visuale, Gilles
compie un intero giro, praticamente al
"buio", riuscendo a rientrare ai box per
la sostituzione che gli varrà il podio
finale.
Un inverno di relax, culminato con la
straordinaria esibizione di Istrana, dove
Gilles a bordo della sua Ferrari e alla
presenza di una folla di oltre 100.000
spettatori, sfida e batte un F104
dell'Aeronautica Militare Italiana, è il
modo migliore per prepararsi al nuovo
anno, che pare avere finalmente tutte le
carte in regola per la conquista del
tanto sospirato titolo mondiale. La 126
C2 appare infatti la macchina da
battere e nonostante i problemi di
messa a punto patiti nelle prime tre
gare del mondiale (nell'ultima, quella
di Long Beach il terzo posto ottenuto
da Villeneuve è vanificato dalla
squalifica per irregolarità al doppio
alettone posteriore), la vettura appare
in grado di colmare i punti perduti in
questo primo scorcio di stagione. Ad
Imola va in scena il quarto
appuntamento del mondiale,
boicottato dalla quasi totalità dei team
inglesi, a causa di un braccio di ferro
con la Federazione Internazionale,
culminato in questa clamorosa forma
di protesta. Le uniche avversarie delle
due Ferrari sono le gialle Renault che
infatti partono in prima fila, salvo poi
ritirarsi entrambe, poche tornate più
avanti, per problemi al V6
sovralimentato. La restante parte di
gara si traduce in una cavalcata
solitaria, con i due piloti del Cavallino
che, per la gioia del pubblico, si
scambiano di continuo le posizione
fino a che, a poche tornate dal termine,
dai box viene esposto il cartello "slow",
congelare le posizioni: Villeneuve
primo, Pironi secondo. Il francese però
non
ci sta e sopravanza Villeneuve a
due giri dal termine, fingendo di non
aver visto il segnale. Per Gilles è uno
sgarbo insopportabile, l'amico di tante
avventure lo aveva infatti tradito nel
modo più subdolo e, per giunta,
proprio di fronte al suo pubblico.
Riguardo a quello stesso episodio, il
famoso giornalista sportivo Franco Lini
dichiarò: "Gilles si dedicava totalmente
a quello in cui credeva, alle corse, alla
famiglia, agli amici.
Ecco perché era così arrabbiato con
Pironi che lo aveva tradito." In quei
giorni, la tensione in seno al Team si
tagliava con il coltello.
Marco Piccinini, braccio destro del
Drake, cerca in tutti i modi di mettere
pace tra i due piloti ma Gilles non ne
vuole sapere: a Zolder sarà guerra
aperta, dichiara ad un amico alla vigilia
del GP del Belgio. E così infatti sarà, al
punto che a soli dieci minuti dal
termine delle qualifiche, lo stesso
Villeneuve, in quel momento alle spalle
del compagno di squadra, decide di
scendere nuovamente in pista per
battere il tempo del rivale. Dopo il
primo giro a velocità ridotta per
mandare in temperatura gli
pneumatici, Gilles si lancia nel suo giro
veloce. Dopo le prime curve, il responso
cronometrico non è eccezionale, Gilles
cerca allora di spingere ulteriormente
per affrontare l'ultima parte del giro,
quando alla terribile curva
Terlamenbocht, intravede la sagoma
della vettura di Jochen Mass che
proce
de a rilento nel suo giro di rientro.
Sono le 13.52 di sabato 8 maggio
1982, Gilles fedele alla sua filosofia di vita pensa a quanto aveva dichiarato
ad un giornalista poche settimane
prima: "non puoi staccare il piede dall'acceleratore mentre stai correndo
veloce.
L'unica speranza è che l'altro pilota ti
stia guardando nello specchietto
retrovisore."
E così Gilles deve aver pensato anche
questa volta, nell'affrontare
quell'ultima maledetta piega.
Solo che Mass non stava guardando
nello specchietto retrovisore.
L'impatto terribile tra le due vetture che
ne segue, sbalza Gilles fuori
dall'abitacolo della sua Ferrari numero
27 e spegne definitivamente il sogno di
tanti tifosi che, senza questo piccolo
canadese, vedono definitivamente
chiudersi quella che per molti è
tutt'oggi considerata l'epoca
romantica delle corse. Un uomo ormai
solo e provato dal peso del dolore e
degli anni, meglio di tutti gli altri
sintetizzerà l'esistenza di quella che è
stata soprannominata la "cometa
Gilles".
Quell'uomo ebbe a dire: "Villeneuve, con il suo temperamento, conquistò subito
le folle e ben presto divento Gilles! Si, c'è chi lo ha definito "aviatore" e
chi lo valutava svitato, ma con la sua generosità, con il suo ardimento, con la
capacità "distruttiva" che aveva nel pilotare le macchine macinando semiassi,
cambi di velocità, frizioni, freni, ci insegnava cosa bisognasse fare perché un
pilota potesse difendersi in un momento imprevedibile, in uno stato di
necessità. E' stato un campione di combattività e ha regalato, ha aggiunto tanta
notorietà alla Ferrari. Io gli volevo bene."
Quell'uomo era un certo Enzo Ferrari.
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