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Moto Guzzi Otto Cilindri 500

 

La squadra corse vede all'epoca lavorare accanto a Carlo Guzzi, tecnici di altissimo calibro come Umberto Todero ed Enrico Cantoni e un progettista divenuto leggendario: Giulio Cesare Carcano. Giunto alla Moto Guzzi nel 1936, a lui si deve la realizzazione della sensazionale Guzzi 500 Otto Cilindri. Considerata da molti la più straordinaria macchina a due ruote di sempre, la Guzzi Otto Cilindri con il suo motore a V di 90°, presenta il frazionamento della cilindrata più spinto che sia mai stato realizzato, e dimostra il grandissimo livello tecnico raggiunto nel reparto progettazione degli stabilimenti di Mandello. Già nel 1955 nella sua prima uscita ufficiale durante le prove del Gran Premio del Belgio, la Otto Cilindri, lascia intravedere grandissime potenzialità e l'anno seguente, con i suoi 72 CV di potenza e 275 kmh di velocità, viene messa ufficialmente in pista dove ottiene i primi successi. Il ritiro dalle corse deciso di comune accordo tra i produttori italiani nel 1957 impedisce l'ulteriore sviluppo di questa moto spettacolare.

       

 

Questo il comunicato con cui le principale Case motociclistiche Italiane si ritirarono ufficialmente dalle competizioni a fine 1957, commettendo un grosso sbaglio.

 

Le case MOTO GUZZI – MOTO GILERA – MONDIAL, al termine di una annata sportiva che ha visto riaffermato nel modo più convincente l’alto livello dell’industria motociclistica italiana, che ha conquistato ancora una volta i titoli di Campione del Mondo per le macchine e i piloti di quattro categorie, hanno preso in esame la situazione e le prospettive dell’attività sportiva constatando:
-che le vittorie conquistate, indiscutibilmente probanti per i risultati tecnici conseguiti, non hanno avuto all’estero termini di confronto per l’assenza delle industrie degli altri paesi, mentre in Italia tutte le competizioni si sono svolte in un clima di continue incertezze e difficoltà dovute a particolari orientamenti delle autorità e di talune sfere dell’opinione pubblica;
-che le prestazioni delle moto da corsa hanno raggiunto ormai livelli di rendimento tali da rendere perplessi di fronte al rischio per i corridori ed alea per i risultati che le case si propongono.
Le case suddette pertanto si sono trovate d’accordo nel proposito di astenersi a partire dal 1958 e fino ad eventuale altra decisione dal partecipare sia direttamente sia indirettamente alle corse, riservando il loro migliore interessamento ed appoggio alle manifestazioni che siano indette su formule non basate sulla velocità.
Il ritirarsi, dopo tanti anni di appassionato agonismo, che fu prodigo di successi e risonanze per l’industria italiana, se è motivo di vivo rammarico, corrisponde alla ferma volontà di assecondare per l’avvenire una più intensa propaganda per valorizzare i pregi di un impareggiabile mezzo di lavoro e di svago. Tutto questo nel quadro di una circolazione più disciplinata e di fronte alla necessità di adottare orientamenti di produzione che consentano all’industria motociclistica italiana di primeggiare ancora in altre e non meno ardue competizioni: quelle imposte dal Mercato Comune Europeo. Le case rivolgono un pensiero riconoscente ai Campioni che sono caduti nel nome dello sport motociclistico e a tutti i piloti, i tecnici e le maestranze che hanno contribuito per decenni a dare all’Italia, attraverso una collana di Fulgide vittorie sulle piste di tutto il mondo, una indiscussa superiorità tecnica e sportiva.
 

 

 


 

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