storia
Home ] La mia Attività Amministrativa ] La mia Rassegna stampa ] [ storia ] Calcolo ICI ] La mia biografia ] Mozioni-Interrogazioni-Interpellanze ] Speciale Elezioni 2012 ]

INDICE ARGOMENTI

 

1 - GENERALITA'

2 -  LA STORIA    DELL'URBANISTICA    DI     CITTADUCALE

3 -  LE  Origini   di   cittaducale  E  Le sue  chiese     

 

 

1-GENERALITA'    Torna a Indice

CITTADUCALE (m. 450 dal livello del Mare)
Venne fondata nel 1309 da Re Carlo II d'Angiò e chiamata Cittaducale in onore dell'erede al trono del Reame di Napoli, Roberto Duca di Calabria. Concorsero a popolarla famiglie provenienti da castelli e da a ville del territorio circostante. Fedelissima agli Angioini e poi agli Aragonesi, ebbe, da questi ultimi, il privilegio di battere moneta. Sostenne continue guerre contro Rieti assolvendo così la sua funzione di scolta avanzata sui confini del Reame.
Nel secolo XVI ebbe il titolo di Città e fu fatta sede di Diocesi da Papa Alessandro VI Borgia, ma nel 1818 la Diocesi venne soppressa da Papa Pio VII Chiaramonti.
Fu turbata, nel Cinquecento, da aspre lotte tra casate rivali (Mancini e Pandolfi) che cessarono allorché      l'Imperatore Carlo V la concesse in feudo ad Alessandro de' Medici, Duca di Firenze, e, dopo il suo assassinio, alla vedova, e sua  figlia, Margherita d'Asburgo, moglie in seconde nozze, del Duca Ottavio Farnese. Al figlio di questo, Alessandro, passò alla morte dell'Arciduchessa. Più tardi, ritornò alle dipendenze dirette della Corona di Napoli fino al 1860.Cittaducale presenta una pianta rettangolare, con strade diritte tracciate in senso  longitudinale e trasversale.

STRUTTURA ARCHITETTONICA 1

CITTADUCALE VISTA AEREA

STRUTTURA ARCHITETTONICA 2

Molti edifici hanno aspetto medioevale e molti altri sono stati rimodernati nei secoli XVI, XVII e XVIII. Tra quelli barocchi e settecenteschi, spicca ` il Palazzo Dragonetti de Torres. Molto interessanti i "due edifici trecenteschi di piazza Cerreto Piano, uno con bifore e l'altro con scala esterna. La via principale, intitolata a Mazzini, attraversa la Piazza del Popolo e termina a Porta Napoli dominata dalla trecentesca mole della marziale "TORRE  ANGIOINA", detta anche cassero di S. Magno. Sulla Piazza del Popolo si trovano i maggiori monumenti e cioè le " CHIESE DI S. MARIA DEL POPOLO e di S. AGOSTINO,  affiancate dalle torri campanarie rispettivamente a tre e due piani di bifore e con cornici di arcatelle pensili.

TORRE  ANGIOINA

PORTALE S. AGOSTINO  

 FONTANA E TORRE CIVICA

La facciata della Chiesa di S. Maria del Popolo, a coronamento orizzontale di tipo abruzzese, presenta portali romanici (fogliami stilizzati sulle mensole di quello centrale) e un ' bel rosone gotico più tardo. L'interno è stato rifatto dopo il terremoto del 1703 e recentissimamente restaurato. Agli Altari: una statua policromata cinquecentesca di S. Rocco e una tela di Girolamo Trappa (Madonna in trono col Bambino, i S.S. Benedetto e Scolastica, Cherubini e Angioletti. Datata 1692). Al secondo pilastro destro: notevole altorilievo trecentesco con l'Annunciazione. 
All'Altare maggiore, entro un'edicola, un avanzo di affresco quattrocentesco con la Madonna e il Bambino. Nel coro, stalli nobilmente intagliati e finti arazzi settecenteschi (Storie bibliche) dipinti a sughi d'erbe. Nella Cappella del SS. Sacramento: '" bella cancellata in ferro battuto e ' tela con 1'Ultima cena, entrambe seicentesche. In Sacrestia e nella casa parrocchiale attigua erano due ' Croci processionali lavorate a sbalzo; una argentea del secolo XIII, di Scuola Sulmonese, e l'altra d'argento dorato eseguita da un orafo abruzzese del secolo XIV. Ouest'ultima è, oggi, al Museo Diocesano reatino; l'altra è stata rubata. 
Sul fianco della Chiesa di S. Agostino: lo stupendo portale istoriato tardogotico, datato 1450 e affrescato, nella lunetta, da Lorenzo Torresani (1548). Si ammirino i due ' contadini-telamoni, curvi sotto il peso dell'architrave ed in contrasto con i due ' nobili paggi portavasi, in elegantissimi, sofisticati abiti di corte. Sì ammirino anche le spiritose figurine, inserite nei ricchi e morbidi girali di fogliami, nella cornice più esterna dell'arco della lunetta (animali, Angeli, cacciatore che trae di balestra contro un uccellino, artigiani al lavoro). Nell'interno, al secondo Altare destro e al primo Altare sinistro, due buone tele settecentesche dei pittore reatino Giuseppe Viscardi. Rappresentano la Vergine, S. Monica, S. Agostino, Angioletti e S. Tommaso da Villanova che distribuisce elemosine, S. Nicola da Tolentino e due Angeli. Alle pareti del presbiterio, sono appese due tele, pure settecentesche (S. Francesco Stigmatizzato e Strage degli Innocenti). Alla parete di controfacciata Crocifisso ligneo, policromato, quattrocentesco tardo. Altre Chiese notevoli: S. Cecilia, col portale, datato 1471, adorno di cornici a punte di diamante e d'un busto di Dio Padre, e ' S. Maria dei Raccomandati o della Fraternita. Ouesto edificio sacro fu cominciato a costruire nel tardo Trece.nto e ultimato nel primo Ouattrocento. Di questo secolo è, infatti, la facciata, adorna di un ' rosoncino cinto di fogliami e con ' bel portale. E' sormontata da un " campaniletto a vela, con bifora, di gusto ancora romanico, sul prospetto, e, sulla facciata orientale, una coppia di monofore.
All'interno, alcuni saggi, effettuati nei pilastri del rifacimento settecentesco, hanno, parzialmente, rimesso in luce i pilastri originali, a sezione ottagona, cimati di capitelli a foglie lanceolate con punte ritorte a rostro. Altri saggi sulle pareti hanno rivelato I'esistenza di affreschi votivi (dalla parete sinistra a quella destra: Madonna (mutila) coronata da due Angeli e i Misteri del Rosario, del tardo Cinquecento; avanzo di Natività di Scuola Umbra; S. Domenico, Madonna in trono col Bambino in grembo, di scolaro dell'amatriciano Dionisio Cappelli, tutte opere dei primo Cinquecento; S. Amico, * Madonna che allatta il Bambino, della metà del Ouattrocento; " Crocifisso, Angeli e, i S.S. Rocco e Sebastiano, (bel dipinto di maestro abruzzese del tardo Ouattrocento). All'Altar maggiore: ` buona tela settecentesca (Madonna col Bambino in gloria, Angeli, S. Domenico e altro Santo (S. Giuseppe, S. Felice da Cantalice).

Ai margini dell'abitato, all'estremità meridionale di Via Roma e in fondo a una piazzetta, merita una visita la " Chiesetta di S. Giuseppe, accorciata dopo il terremoto del 1703 e con semplice e mediocre facciata sormontata da vela campanaria. E' l'unico edificio sacro civitese, che, all'interno, presenta la originale struttura quattrocentesca.
L'aula è divisa: in tre navate, con archi, a tutto sesto, sorretti da una coppia di colonne, cimate da eleganti capitelli finemente decorati, da una coppia di pilastri parallelepipedi e da due pilastrini a sezioni ottagonali. La tribuna ha volta a crociera ed arco di prospetto, lievemente acuto, che muove da coppia di paraste. Non lungi da S. Giuseppe, prima del penultimo tornante della strada che porta all'abitato e sulla destra di un breve rettifilo, domina, con la slanciata e bella facciata (1746), la ' Chiesa di S. Maria delle Grazie che, nell'aula, ha tre ricchi Altari molto decorati e perciò vistosamente coreografici.
Infine, negli immediati dintorni di Cittaducale, sorgono la Chiesa e il Convento dei cappuccini di ' S. Maria del Monte, del secolo XVI inoltrato. Nella Chiesa, a destra: " tela con S. Francesco stigmatizzato, di buon manierista del tardo Cinquecento. Nella Cappella sinistra, ' bel dipinto ad olio su muro con la Pietà, tra i S.S. Maria Maddalena, Girolamo e Francesco (1681).  Nel refettorio: Adorazione dei Magi, dipinta, sulla parete di fondo, da artista, gradevole pel colore e per la composizione e che si ispira alla Scuola Veneta del tardissimo Cinquecento. Più lontana da Cittaducale (km. 3,5 c.) è la ' Chiesa seicentesca di S. Vittorino, attribuita a Giovan Battista Soria, invasa dalle acque e sensibilmente inclinata. Chi abbia tempo, può visitare la frazione di Calcariola (km. 11,5 c.) ove è la Chiesetta di S. Antonio (' Madonna in trono col Bambino, coronata da Angeli, S.S. Rocco e Antonio di Padova, di Lorenzo Torresani; affresco datato 1528). Notevole anche la Chiesa campestre di S. Maria in Valle (' leoni funerari romani fuori della porta); dentro, affreschi votivi (S. Amico, panorama di abitato) del Ouattrocento.

 

2- LA STORIA DELL'URBANISTICA DI CITTADUCALE (*) Torna indice

La premessa di questo discorso è un importante ritrovamento avvenuto nel corso della ricerca: il documento perduto relativo agli "Statuta Civitatis Ducalis".

II documento si trova presso l'Archivio della Biblioteca del Senato della Repubblica; tramite la lettura di questo testo è stato possibile ricostruire una serie di punti altrimenti oscuri e di difficile interpretazione sia dal punto di vista della struttura amministrativa che di quella socio - economica alle quali è legato il funzionamento urbano del Centro Storico.

L’immagine seguente rappresenta la prima pagina degli "Statuta Civitatis Ducalis per l'importanza che essi rivestono.

Scritti nel 1460 da Matteo Silvestrini da Norcia dopo la rivolta dei baroni del 1459 essi sono una nuova trascrizione degli originali e contengono una radiografia amministrativa del libero Comune di proprietà del Demanio Angioino, evidenziando la prassi burocratica ed i rapporti di potere che hanno illuminato la ricostruzione della prassi progettuale originaria.

Per entrare nel merito della stessa è necessario un breve resoconto sulla situazione politica confinaria che investe il territorio di appartenenza e che permette la fondazione di un nuovo centro urbano qual'è quello di Città Ducale; fino ad oggi poco studiato nella profondità delle connessioni culturali. Esse determineranno il sistema delle relazioni e delle qualità fino alla scala dell'Architettonico.

Città Ducale nasce in una complessa situazione politica Europea: Il Papato ha sede in Avignone, Roberto D'Angiò e prima di lui Carlo II lo zoppo difendono come parte Guelfa il potere insorgente dei Pontefici parte politica attiva e finalizzata ad una legittimazione reale di un potere spirituale che si concretizza nel Potere Temporale.

La Casa D'Angiò tenta di portare a termine quel disegno di unificazione Nazionale iniziato con la conquista del Regno delle Due Sicilie avallato dalla Sede Pontificale e dalle banche fiorentine.

Nell'ambito dei contatti che Carlo II e Roberto D'Angiò poi intrattengono con la città di Firenze e quindi con tutta la Toscana nasce quel fermento culturale che porta alla progettazione di Città Ducale di cui le condizioni del territorio di appartenenza sono già la premessa.

Analizziamo ora più da vicino il contesto della fondazione di Città Ducale: Notiamo nella scelta dell'ubicazione del Centro, la particolare attenzione posta nel posizionare la città in un punto in cui confluisce un fiume (Fosso delle Valli) con una strada (la Via Salaria) generando un ponte. Questo fatto é essenziale per capire quali siano le connessioni culturali diverse matrici della progettualità espressa in Città Ducale.

Nella ricerca della ubicazione della nuova fondazione giuoca un ruolo prioritario il sistema orografico e l'aggiustamento di quello viario contestualmente al ruolo sociale di cui la nuova città é investita: Il riscatto delle popolazioni dal sistema feudale delle baronie.

Esso é funzionale alla ricerca di un controllo diretto da parte dell'autorità centrale nei confronti dei propri amministrati secondo una logica del potere che é il frutto mediato della cultura normanna con la cultura dell'Impero Romano d'Oriente in un sistema di fiscalizzazione del territorio necessario per la sopravvivenza del Regno Angioino.

Il Censo che Carlo II D'Angiò concorda con il Pontefice in 8.000 once d'oro l'anno e con Roberto D'Angiò, che lo paga regolarmente, portato a 100.000 once d'oro l'anno (un'oncia = Cinque fiorini) contro le 200.000 once della Corona di Francia.

Il nodo territoriale su cui deve insistere la nuova fondazione deve esprimere quindi, oltre alle garanzie sopra esplicitate, una garanzia sul piano politico: la difesa dei confini territoriali posti più a Nord, a diretto contatto con 1'area di influenza Pontificia (già evidente nell'assetto della città di Rieti), unitamente al controllo delle due arterie di traffico: la Via Salaria e la Valle del Salto.

Le premesse territoriali di carattere militare e sociale si fondano sui caratteri culturali d'Avanguardia del sec. XIV di un'Italia che si affaccia al Rinascimento tramite la figura di un Regnante, Roberto D'Angiò, pregna di cultura Toscana e Fiorentina in particolare.

Roberto D'Angiò capo della Lega Guelfa, é alleato e Vicario di Firenze e si avvale nella progettazione della nuova città di un architetto, che chiameremo della Scuola di Arnolfo di Cambio, che conosca profondamente sia le modalità di progettazione urbana in via di sperimentazione in alcuni centri della Toscana sia le finalità politiche ultime della progettazione.

La connessione tra Arnolfo di Cambio e la Corte Angioina è fondamentale per afferrare la vastità del pensiero culturale coinvolto nella fondazione di Città Ducale e l'acutezza di alcune riflessioni che portano alla scelta definitiva del luogo su cui fondare la nuova città del Demanio Regio.

Arnolfo é già presente nella Corte Angioina nel 1276 per scolpire la statua di Carlo II. La scelta definitiva del luogo, nel rispondere alle premesse descritte, deve trasformare la scelta della fondazione in criteri ideali tali da coinvolgere sul piano attuativo le popolazioni interessate.

Alla luce di una logica polimorfa viene prescelto il colle di Cerreto Piano rispetto alla primitiva indicazione del colle di Radicara in quanto baricentrico rispetto al territorio interessato e con riferimenti morfologici precisi che rispondono alle esigenze della cultura architettonica dell'Autore secondo le esigenze politico - amministrative del Regno.

La Matrice culturale progettuale procede secondo una metodologia sperimentale di rilettura critica del "De re architectura" di Vitruvio Pollione, sia nei contenuti urbanistici che architettonici.

La grossa novità sono i legami tra città e territorio che, presi a premessa del progetto, ne costituiscono l'essenza fino nella esplicitazione degli equilibri interni al nucleo urbano.

L'operazione di trasferimento delle popolazioni, non indolore sul piano delle socialità coinvolte, viene condotta coinvolgendo la stessa loro cultura: Città Ducale é ubicata al centro dell'asse ideale congiungente le fondazioni Romane di Lista e Cotilia. Questo asse, che chiamo Asse Mitologico, unitamente all'Asse longitudinale della divisione interna della Città in Quartieri genera con le rispettive ortogonali la Geometria che scandisce e relaziona nella forma ottagonale gli equilibri interni ed esterni della Città sulla piazza in senso longitudinale. Ulteriore riferimento é il Nord Magnetico declinato di 3° rispetto all'attuale; esso esplicita la posizione della Città leggermente traversa rispetto all'asse Est-Ovest secondo una rilettura ad hoc delle modalità metodologiche espresse nel Libro I (Capo V) deI Testo Vitruviano.

Il riferimento al Nord, in linea con la prassi edificatoria medioevale, necessita di un suo corrispondente morfologico rimasto nella toponomastica con il nome di Monte Quarto.

Monte Quarto é ubicato sulla congiungente il Nord Magnetico trecentesco, con il centro generatore degli Assi quali matrici delle relazioni nell'urbano tra Città-Territorio - Città poste a base dell'edificazione della Città. Esso indica 1'origine del primo Quarto di riferimento.

Le porzioni della circonferenza, con centro all'incrocio degli Assi, che perimetra il Territorio contengono ognuna le Ville d'origine degli abitanti che si trasferiscono nei Quartieri: la prima porzione del cerchio individuato contiene le ville degli abitanti che si trasferiscono nel primo quartiere ad essa corrispondente, le seconde tre porzioni contengono le ville degli abitanti che si trasferiscono nel secondo quartiere, la terza porzione contiene le ville degli abitanti che si trasferiscono nel terzo quartiere, le ultime tre porzioni contengono le ville più numerose che si trasferiscono nel quarto quartiere, dove viene edificata la Chiesa di S. Antimo che sarà sede Vescovile.

A questo punto la dinamica progettuale diventa incredibilmente complessa per raggiungere l'obiettivo di una estrema semplicità operativa nell'edificare.

La mediazione tra il Territorio e la Città viene rappresentata dalle torri sulle quali si intersecano come punti fisici gli assi ideali di riferimento descritti.

Le Torri, come esemplificazioni del sistema avvolgente delle mura, trovano una relazione diretta con il tessuto edilizio: questa relazione chiarifica per la prima volta il nesso progettuale tra la "organicità" della cerchia murata ed il "razionalismo" del tessuto edilizio.

Nell'incrocio degli assi confluiscono l'asse longitudinale dei Quartieri e la sua ottogonale che scarta il palazzo fortificato da edificare secondo il diploma del 1311 al centro della Città, a servizio della Corte Angioina e del Duca Roberto.

La complessità del sistema progettuale é esemplificata tramite la lettura della piazza e del tessuto che la concerne.

Dal centro degli Assi la prima circonferenza, tangente la torre dell'orologio, dimensiona il palazzo fortificato e lo contiene con un raggio pari al doppio dell'altezza dell'orologio edificato da Andronico di Cirra in Atene alto 12,5 ml.

La seconda circonferenza, sulla quale si elabora l'ottagono dei Venti, individua, nella perpendicolare all'Asse longitudinale sul loro punto d'intersezione, l'asse di simmetria della piazza ed incontra la diagonale dell'invaso costituito dalla Piazza e dalle vie longitudinali tangenti. Dal centro di queste due ortogonali, con raggio R2 = 24 canne napoletane uguale al raggio della circonferenza con centro in 1 (intersezione degli assi passanti sulle torri), tracciamo la circonferenza che contiene la Piazza, essa interseca sulle diagonali 1'invaso comprensivo delle vie longitudinali tangenti la Piazza stessa.

L'ottagono iscritto nella circonferenza appena tracciata determina con il lato Ovest il confine del palazzo antistante il palazzo fortificato, con il lato Est, speculare, 1'asse ortogonale dei Quartieri che scarta il suo parallelo, riferito alla divisione territoriale, di due canne: un terzo dello scarto esistente, sulla prima circonferenza tracciata, tra il limite della piazza allineato sulla torre civica ed il limite della Piazza sul porticato del palazzo fortificato. Il palazzo fortificato e la torre dell'orologio sono, come i loro edifici speculari, congiunti sulla strada longitudinale centrale da un arco fino alla data del 1541. Il sistema prospettico degli edifici che determinano la piazza si riallaccia alla maniera delle piazze delle "bastides" della Francia Meridionale.

Identico scarto di due canne napoletane é determinato, sull'asse di mezzeria della Piazza ortogonale all'asse longitudinale dei Quartieri, dalla distanza tra il centro della Piazza e l'intersezione tra l'asse L.-N. e la circonferenza dei Venti vitruviana.

Il tessuto edilizio é determinato, sulla logica della doppia simmetria contenuta dalla circonferenza della Piazza ed avente il centro all'incrocio degli assi che individuano le torri, dalla applicazione della modularità che scaturisce dalla Piazza (fig. 3).

La distanza dell'Asse geometrico ideale, tangente la circonferenza avente centro nel centro della Piazza sull'asse longitudinale dei Quartieri e Raggio uguale ad undici canne napoletane, determina una misura pari a ventidue canne napoletane, che chiamiamo A, fino alla tangente la torre dell'orologio.

Lo scarto geometrico, che esiste tra la tangente la torre dell'orologio e la tangente il porticato del palazzo fortificato, pari a sei canne napoletane, che chiarniamo B, determina unitamente ad A il sistema modulare di base in direzione S. Ovest - N. Est. Esso permette di modulare il tessuto edilizio al netto ed al lordo degli spazi della viabilità trasversale e delle piazzette relative ai vari "locali".

La distanza B è uguale alla larghezza delle piazze relative ai vari locali corrispondenti alle Ville che si trasferiscono dal Territorio: Essa è determinata nei locali dal fronte delle Chiese da edificare per il Santo Patrono della Villa più importante che si trasferisce nel locale. All'interno della Città viene riproposto l'elemento "cultuale" aggregante gli abitanti delle Ville per territorio di appartenenza.

Questo metodo progettuale approda a determinare il locale più come isolato edificato (vedi la fondazione della città di L'Aquila) ma come complesso di edificato non edificato, contenente sia la Via che la Piazza, con una articolazione di spazi che ripropone nel tessuto urbano, esemplificandole, le modalità di vita dei vari ambiti territoriali di origine.

Considerando che gli Angioini hanno nel XIII secolo deviato la Via Salaria, portandola da valle a monte su di un percorso che diventa tangente alla Città ed interno al perimetro murario, è evidente, nella connessione tra la modularità del tessuto edilizio e gerarchia dei percorsi, la "organicità" di una via di traffico risolta funzionalmente all'esterno del "Quotidiano" della Città.

È altresì evidente la connessione tra il sistema modulare e la base classica Vitruviana con le necessità medioevali della vita di una città di confine, che gestisce il proprio territorio, sostenuta tramite un guizzo culturale che prelude il Rinascimento e che è rileggibile nell'uso disinvolto della Simmetria per l'impianto urbano, della spazialità prospettica per i rapporti tra Architetture-Piazze-Invasi viari. Essi diventano profondità prospettiche ricucite nella "fuga" della Via centrale sulla Torre Angioina (1276 Tomba Cardinale Annibaldi in S. Giovanni ín Laterano; 1282 uso della prospettiva nel monumento De Braye in S. Domenico ad Orvieto; impianto planimetrico della chiesa di S. Croce in Firenze; sistema eccentrico della Torre sul Palazzo Vecchio in Firenze comparabile al sistema spaziale della Piazza e della Torre dell'orologio in Città Ducale).

La modularità planimetrica adoperata sulla doppia simmetria della Piazza è leggibile, su questo perimetro in rosso, come simmetria rispetto all'asse trasversale mediano della Piazza e rispetto al1'asse trasversale dei Quartieri (fig. 4). Il lato Sud-Ovest, determinato dalla prima (simmetria) sulla circonferenza che inscrive l'ottagono di misura della Piazza, il lato Nord-Est, determinato dalla seconda (simmetria) sulla circonferenza che inscrive l'ottagono dei Venti Vitruviano, includono, all'incrocio con gli Assi che determinano le profondità laterali della Piazza comprensive della larghezza delle Vie longitudinali pari a B/2, il rettangolo ideale dello spazio di rappresentanza: Piazza, Palazzo fortificato con il suo speculare; Chiesa ora Cattedrale che non rientrano nei moduli-base di tessuto edilizio che vanno assegnati agli abitanti da trasferire.

Con questo criterio si ottiene un impianto planimetrico simmetrico in senso longitudinale rispetto agli Assi dei Quartieri, contenuto perfettamente nel cerchio avente il centro all'incrocio degli Assi Ideali sulle Torri, e raggio pari a dodici volte l'altezza della Torre Napoli.

Ne deriva un complesso urbano costituto da cinquantadue moduli, tredici per quartiere, in cui viene equilibrato, secondo il sistema geometrico di lettura del Territorio, il peso economico e politico all'interno della Città Corrisponde ad esso in termini amministrativi la elezione di quattro Priori, uno per Quartiere, insieme ad un Camerlengo che rappresentano il Popolo e lo amministrano coadiuvati dal Capitano del Popolo di nomina Regia.

Ad ogni Quartiere corrispondono entità territoriali uguali tra di loro nelle valenze produttive, tale "organizzazione" é riportata sul piano fiscale ed urbano all'interno della Città secondo una relazione bivalente tra esterno ed interno.

La vera emergenza di Città Ducale é pertanto il tessuto edilizio ed il suo sistema di relazioni che ha senso in un'armatura storica territoriale mantenuta e che oggi può rivivere nel pieno delle sue attitudini vocazionali di "fondazione": quelle di centro terziario e di gestione del proprio ambito territoriale proiettato all'esterno.

Del tessuto edilizio vengono tracciate immediatamente le fondazioni e nel 1389 frate Giacomo dell'Ordine di S. Agostino fa terminare la costruzione delle chiese dei locali cosi come previsto nel disegno della Città. In via degli Orti si trovano le fondazioni del tessuto edilizio assegnato alla Villa di S. Rufina che non è mai addivenuta al trasferimento dei propri abitanti.

La costruzione della Città, per assegnazione di aree già individuate nelle fondazioni degli edifici, è pertanto di estrema semplicità attuativa rispetto alle premesse teoriche del progetto.

Il tipo edilizio base, modulare, è di diretta derivazione della fabbrica della "Taverna di Popoli" già adoperato in Aquila nella edificazione delle "Cancelle" ora demolite.

Le Chiese di "Capo di Quarto" sono dimensionate ed ubicate in relazione al peso economico ed alla funzione territoriale delle Ville di riferimento, secondo un sistema geometrico che la relazione tramite una maglia teorica passante per 1'incrocio, sull'Asse longitudinale dei quartieri, dell'asse che congiunge il campanile di S. Maria del Popolo con il campanile di S. Agostino.

Il triangolo ideale ha per vertici i campanili di S. Francesco, S. Agostino ed il monastero delle Benedettine.

Aver coinvolto nella topografia urbana i monasteri dimostra la funzione di servizio di cui sono ideologicamente investiti, con particolare attenzione per il monastero Benedettino che di fatto opera nella costruzione fisica e amministrativa della Città

Si può concludere che la nuova fondazione è possibile per 1'esistenza di un potere accentratore unitario, il Regno di Napoli, che riesce a programmare la costruzione di una città tramite il disegno di una unica mano progettuale in linea con i propri programmi politici.

Il modo di progettare, pregno di rilettura gotica delle valenze del classicismo, prelude nella sua esemplificazione teorica una Avanguardia Rinascimentale di contenuti culturali mediati sulla base di una "conoscenza" Europea: la sua applicazione approda alla "costruzione" della Città proprio perché trova ancora un tessuto sociale produttivo Medioevale in fermento.

L'operazione, condotta in "équipe" , è la realizzazione di una città con contenuti di Utopia e di politica amministrativa recepiti esattamente.

Città Ducale è pertanto un fenomeno storico eccezionale, pregno di cultura teorica ed operativa quale sintesi delle esperienze di pianificazione Mitteleuropee, con significati urbanistici toscani, elementi di Architettura d'influenza francese e modalità costruttive nuove, preludio degli studi sulle città dell'Utopia Rinascimentale realizzata da un corpo sociale che si riconduce alla bottega d'Arte ed alla operosità degli Ordini Mendicanti.

La personalità del progettista sopravanza la Storia dell'Arte di quasi mezzo secolo per la elaborazione teorica e la supera per la realizzazione comparabile al sistema della piazza di S. Giovanni Valdarno ed alla città di Cagli.

(*) testo ripreso dagli atti della settimana dei beni culturali e ambientali tenuta a Cittaducale il 27 settembre 1981

 

3- Origini e chiese di cittaducale. (Sintesi fatta da scritti di Don Antonio Conte)Torna a Indice

Cittaducale, si erge maestosa sul colle di Cerreto Piano lambito dal corso del fiume Velino, è cittadina tardo-mediovale.

Gli antichi abitanti della zona sono indicati col nome di Aborigeni. A questi si aggiunsero, nel I ° millennio A.C. i Pelasgi, uomini venuti dal mare (Adriatico) che qui si fermarono seguendo un loro antico oracolo. Fondarono tre città: una sotto la montagna che domina il centro della vallata del medio Velino, denominata Cutilia, un'altra sulla cresta del monte che divide la vallata del Velino da quella del Salto, al confluire di questo nel Velino, denominata Lista e la terza nella valle reatina ai picchi del massiccio del Terminillo chiamata Vazia.

Le tre città furono successivamente distrutte dal sopraggiungere di un nuovo popolo, i Sabini, che soppiantarono i Pelasgi.

Al centro di questo territorio sorgeva un santuario, attorno al quale si ritrovavano periodicamente gli abitanti per venerare le loro divinità e interrogare gli oracoli.

ll più antico e rinomato santuario aveva sede nell'isola fluttuante del Lago Velino. Qui avvenivano sacrifici anche umani (al tempo degli Aborigeni), sostituiti successivamente (dai Pelasgi) con altri sacrifici più rispettosi della dignità della persona umana.

Non pochi studiosi indicano questo mitico Lago Velino nell'attuale Lago di Paterno o Pozzo di Lantignano la cui mitica isola natante sarebbe stata inghiottita dalle acque del lago stesso. Altri propendono per la sparizione del lago stesso, che doveva invece trovarsi proprio sotto il colle in cui sorge oggi Città Ducale, nel campo di Sesto. E siccome il mitico lago era indicato anche dai Romani come 1'Umbilicus Italiae, tale denominazione è rimasta alla Chiesetta di Sesto, come attesta una iscrizione degli. inizi del sec.XVII, che si trova all'interno della stessa Chiesa chiamata "Basilica S.Maniae di Sesto in umbelico Italiae ".

Nel 2° sec. a.C. i Romani occupano il territorio e qua e là costruiscono le loro ville, tra le quali storicamente famosa sarà la Villa di Vespasiano.

Nella Villa. di Cotilia 1'imperatore che ritornava ogni anno a trascorrervi le ferie, morì nell’estate del 79, seguito, due anni più tardi, dalla morte anche del figlio Tito. I due imperatori, impiegarono gli schiavi ebrei per risistemare la Via Salaria.

Chiese /Palazzi

E’ possibile ammirare :

1- S.Maria del Popolo costruita nella piazza al centro della città perché fosse il centro unificatore anche religioso delle diverse popolazioni che erano venute ad abitare in Civita. Con Breve di Clemente VII, nel 1597 divenne Chiesa cattedrale.

2 - Chiesa di S.Agostino, sorge nella stessa piazza centrale dirimpetto alla Cattedrale. Danneggiata dai terremoti del 1650 e 1703 fu ricostruita interamente in stile barocco.

3 - Chiesa di S.Cecilia, ricostruita dopo il terremoto del 1703,

4 - Chiesa della Canfraternita, situata nel quartiere di S.Giovanni,

5 - Chiesa di S.Caterina, è annessa all’omonimo Monastero delle suore Benedettine. Ordine religioso costituitosi nel 1327.

6 - Chiesa di S.Giuseppe, fungeva da chiesa parrocchiale del quartiere di S.Maria.

7 – Chiesa Madonna delle Grazie La costruzione della Chiesa, che sorge sotto le mura di Cittaducale, risale agli inizi del sec. XVlll e ricorda il miracolo della lacrimazione dell'immagine della Madonna avvenuta il 1 settembre 1694.

8 - S.Maria del Monte La Chiesa del Convento dei Cappuccini. Sul portale è incisa una data : 1533, anno in cui i Frati vennero a stabilirsi in Cittaducale.

9 - S.Maria di Cesoni alle Terme di Vespasiano. Era una basilica romanica a tre navate costruita nelle rovine della Villa dell'imperatore Vespasiano e risalente intorno all.'anno mille.

10 - S.Maria di S.Vittorino poco distante da questa, ai bordi della via Salaria e insaccata

 Torna a Indice