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SILIQUA

Il territorio comunale di Siliqua è uno tra i più estesi della Sardegna e occupa una posizione centrale nella fertile pianura del fiume Cixerri. È un’area dal grande interesse naturalistico perché comprende al suo interno rinomate zone boschive come Monte Arcosu, riserva naturale del WWF, e numerose sorgenti d’acqua minerale tra le quali la più famosa è quella che sgorga nella frazione di Zinnigas, nota con il nome di S. Giorgio.
Data la vastità, il territorio in gran parte collinare e montuoso raggruppa praticamente tutte le specie della macchia mediterranea e può vantare un ricco patrimonio faunistico, grazie soprattutto all’opera del WWF. Altro monumento naturalistico di grande rilievo è il Domo lavico di Acquafredda, formazione vulcanica del terziario derivata dal raffreddamento e consolidamento rapido di lava, che occupa una superficie di circa 20 ettari a sud della piana del Cixerri.
Ma il nome di Siliqua è legato soprattutto agli eventi storici: il monumento più rappresentativo infatti è sicuramente il castello medievale di Acquafredda. Posto sulla cima del cono vulcanico omonimo, a poca distanza dal paese, fu costruito, in stile romanico, dai pisani nel XII secolo per difendere la zona mineraria. Tra il 1282 e la seconda metà del XIII secolo fu residenza della famiglia del conte Ugolino dei Donoratico della Gherardesca, personaggio citato da Dante nel famoso episodio della Divina Commedia.
Dell’impianto originario rimangono alcuni ruderi, che però permettono di rintracciare la pianta a “U” della costruzione principale. Quattro sono stati finora gli interventi effettuati a salvaguardia del monumento, mirati principalmente al mastio centrale.
Oggi sono visibili anche gran parte dei corpi murari, articolati su più livelli, dove si segnala la presenza di merli di forma "guelfa", che proteggevano il borgo vero e proprio.
Importante per il sistema di depurazione delle acque piovane è la torre cisterna a pianta quadrangolare, con una poderosa struttura muraria interessata dall’ultimo restauro.
Sul muro a nord sono presenti alcuni stemmi: uno raffigura l'aquila imperiale, simbolo della famiglia dei Gherardesca, un altro è attraversato da una banda diagonale, gli altri purtroppo sono stati tutti scalpellati. La visita al castello è abbastanza agevole, la salita è praticabile, per quanto solo a piedi.
Caduto in disgrazia il conte Ugolino, Siliqua e il vicino castello passarono sotto il controllo di Pisa. Dal 1324 in poi, il castello e tutti i territori circostanti furono dapprima occupati dagli Aragonesi, poi, divenuti possesso di diverse famiglie, furono inclusi nella baronia di Monastir e nel marchesato di Villacidro, fino a quando Vittorio Amedeo re di Sardegna li riscattò nel 1785.
Il paese conserva delle belle e caratteristiche chiese: la chiesa Parrocchiale di S. Giorgio, che si trova sul lato opposto dall'edificio del Monte Granatico, edificata nel XIV secolo in stile gotico-catalano, che conserva un notevole Crocifisso settecentesco in legno, la chiesa di S. Anna, pressoché coeva alla precedente, e quella di S. Sebastiano.
Tra le manifestazioni più importanti segnaliamo i festeggiamenti in onore a S. Giorgio martire, patrono del paese (fine Aprile), la sagra di S. Giacomo Apostolo (III domenica di Maggio) e quella di S. Giuseppe Calasanzio (ultima domenica di Agosto), la festa per S. Margherita d'Antiochia, celebrata nell’omonima chiesa campestre con degustazione dei prodotti tipici.
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