1890

ARTICOLO 17 - LE CONTESTAZIONI

Alla fine del 1890 fu inviato come rappresentante dell'Italia, in qualità di residente generale presso Menelich, il conte Salimbeni, il quale ebbe fredda, anzi cattiva accoglienza.

Dopo l'insuccesso del Salimbeni, fu straordinariamente inviato il conte Antonelli presso Menelich, col compito di riprendere e continuare le trattative.

I° - Rapporto Antonelli:

Quest'articolo (mi disse l'Imperatore) non destò nessun sospetto fino all'arrivo delle lettere dell'Imperatore di Germania e della Regina d'Inghilterra. In quelle lettere era detto che non potevano scrivermi direttamente.

La lettera inglese era cortese, mentre quella di Germania era pungente, ed invece del titolo di Negus Neghesti aveva quello di Altezza. In tutte e due si vedeva chiaramente che l'Etiopia, a causa dell'art. 17 del trattato di Uccialli, veniva ad essere considerata come dipendente dall'Italia.

Questa dipendenza è umiliante; non ho mai inteso che ciò debba essere.

Furono attentamente riletti i due testi, ed allora ci siamo accorti che la traduzione dall'italiano all'amarico non era esatta.

Il testo italiano dice: “ io consento di servirmi del Governo del Re d'Italia per tutti gli affari con altri governi ”, mentre l'amarico diceva “ icciallaciual ossia che posso ”. Quindi l'Imperatore mi domandava che quell'articolo fosse corretto secondo lo spirito del testo amarico. nota

La traduzione letterale dell'articolo 17, dall'amarico, è questa:

“ Di Etiopia Re dei Re dai d'Europa Regni che li vuole affari tutti con (d') Italia regno appoggio mandare ripetutamente (corrispondere) li sopporterà ”.

La versione italiana questa:

“ S. M. il Re d'Etiopia consente di servirsi del Governo di S. Maestà il Re d'Italia per tutte le trattazioni di affari che avesse con altre potenze o Governi ”.

Risposi a Sua Maestà che il governo italiano può sopprimere quell'articolo, ma non correggerlo, come fu infedelmente tradotto dal suo interprete, e non dal nostro interprete.

La soppressione però di detto articolo scioglie l'Italia da qualunque impegno di assicurare e patrocinare l'integrità dell'Impero di Etiopia. Citai i punti dove è più minacciata quell'integrità, e gli dissi che nel congresso di Bruxelles, la Russia e la Francia, ma specialmente la prima, non ammettevano che vi fosse un Imperatore di Etiopia. Con tali antecedenti facevo osservare a Sua Maestà che le conseguenze non potevano essere che dannose agli interessi dell'Impero se l'Italia si fosse disinteressata nella questione dell'integrità di un Impero riconosciuto come tale solo perchè sostenuto dall'Italia.

Allora l'Imperatore mi disse che bisognava trovare un mezzo di accomodare la questione, che soddisfacesse il Governo Italiano e non fosse umiliante per la Etiopia, la quale non accetterà mai alcun protettorato.

Aderii di buon grado alla proposta dell'Imperatore, e nella udienza del 23 gli presentai la convenzione che ho l'onore di qui accludere alla Eccellenza Vostra. La traduzione in amarico era stata fatta da due interpreti e consultai due depterà (ossia dottori) perchè la traduzione fosse la più corretta possibile. L'articolo terzo incontra la più vivace opposizione, specialmente da parte dell'Imperatrice.

Alla udienza era presente anche il conte Salimbeni.

La discussione fu lunga ed animata, specialmente sulla parola protettorato; non si volle ammettere neppure la più lontana possibilità che un giorno l'Etiopia potesse accettare il protettorato di un'altra potenza.

Dichiarai a Sua Maestà che l'Italia non aveva proclamato il protettorato sull'Etiopia, ma che, abrogando l'articolo 17, era indispensabile sostituirlo con altro accordo che garantisse all'Italia la preponderanza della sua influenza in Etiopia. Le spese che l'Italia aveva fatte per l'Etiopia ascendevano a parecchi milioni e non avremmo mai permesso che un suo successore al trono d'Etiopia si rivolgesse ad altra nazione che non fosse l'Italia.

Fui pregato allora di fare un secondo progetto che presentai il giorno seguente.  nota

La parte sostanziale del secondo progetto è questa:

Art. I. L'articolo 17 del trattato italo-etiopico, firmato il 2 maggio 1889 nell'accampamento di Uccialli è abrogato.

Art. II. Il Governo di S. M. il Re d'Italia dichiara che non ha assunto il protettorato dell'Impero d'Etiopia.

L'Imperatore d'Etiopia, dal canto suo, impedirà che altre nazioni mettano l'Impero d'Etiopia sotto il loro protettorato.

Art. III. L'Imperatore d' Etiopia dà l'incarico al Governo Italiano di garantire i diritti, l'indipendenza e l'integrità dell'Impero d'Etiopia in faccia alle potenze.

L'Imperatore lo lesse attentamente. Non fece alcuna obbiezione; mi disse che a questi due progetti ne avrebbe contrapposto uno lui, ma che intanto era sua intenzione rimandare ogni decisione al prossimo arrivo di Ras Maconnen.

Ho avuto, in seguito, altre conversazioni con Sua Maestà, la quale più volte mi ha ripetuto che non desidera altro che mantenere coll'Italia rapporti di amicizia e farà tutto il possibile per accomodare in modo soddisfacente le questioni ora pendenti.

Il vescovo Matthios mi ha promesso da parte sua ogni aiuto; mi riferì che avendone parlato all'Imperatore, questi gli aveva detto che mai farà cosa alcuna che possa dispiacere al Governo Italiano.

Ras Mangascià, oggi potentissimo alla Corte di Menelich, mi fece identiche dichiarazioni; tutto mi fa sperare che l'accordo più completo sarà presto un fatto compiuto.

II° - Rapporto Antonelli del 29 gennaio 1891:

Menelich per la questione dell'articolo 17 aveva detto: « aspettiamo Maconnen ».

Questi era all'Harrar e fu mandato a chiamare. L'attesa fu lunga. Finalmente arrivò ed ebbe accoglienza freddissima, perchè accusato di aver troppo ceduto agli Italiani. Dopo qualche giorno, recatosi l'Antonelli dal Ras, questi, che era preoccupatissimo e sofferente, gli disse:

Conte Antonelli, il suo affare è finito. Sua Maestà mi incarica di dirle che tiene carissima l'amicizia dell'Italia e che intende rispettare i trattati. Per le questioni che potrà avere in Europa, si rivolgerà sempre alle potenze col mezzo dell'Italia; ma desidera togliere ogni equivoco di protettorato nell'articolo 17. Sua Maestà perciò le propone: o di sopprimere quell'articolo, ovvero di correggere il testo Italiano in modo che corrisponda al testo amarico.

Il Ras, come mi fu poi riferito, non era stato contento della decisione del re dei re, ed aveva voluto sostenere la nostra parte, ma l'Imperatrice gli disse che egli parlava in favore degli Italiani perchè era stato pagato per farlo. Il vescovo aveva pure sostenuto che si dovesse accettare la mia convenzione. Ma chi ebbe l'abilità di mandare a monte tutti i progetti concilianti, è facile indovinarlo, fu l'Imperatrice.

La risposta al Ras fu questa:

La prego di dire a Sua Maestà che non posso accettare le proposte che egli mi fa. Ma poichè non voglio che si supponga essere io quello che rende la questione difficile, e non potendo assumere la responsabilità di una rottura delle trattative, nè quella di accettare un accomodamento impossibile, telegraferà a Roma perchè il Governo decida il da farsi.

Il giorno stesso fui a pranzo dalle Loro Maestà; dissi all'Imperatore che, sebbene a malincuore per l'interesse suo stesso, non potevo prendere decisione diversa da quella già presa.

Mantenni viva per più di un'ora la discussione sulle proposte dell'Imperatore allo scopo di provare:

  1. Che il semplice annullamento dell'articolo 17 significava non avere l'Imperatore riflettuto che si rendeva l'Italia impotente a difendere l'integrità del territorio etiopico di fronte alle potenze;
  2. Che il Governo Italiano non poteva correggere il testo Italiano senza mancare alla propria dignità;
  3. Che la terza proposta, di lasciare, cioè, i due testi quali sono nelle due Lingue, era forse possibile, quando l'Imperatore avesse dichiarato per iscritto di accettare il testo Italiano.

Allora Sua Maestà l'Imperatrice entrò nella discussione, con una vivacità insolita, esclamando: Il Governo Italiano ha fatto sapere alle potenze l'articolo 17. Noi pure abbiamo fatto conoscere alle potenze che il detto articolo, come è scritto nella nostra lingua, ha un altro significato. Come voi, noi pure dobbiamo rispettare la nostra dignità.

Risposi che, in considerazione appunto di quello che diceva l'Imperatrice, avevo proposto di abolire l'articolo che era causa di discussione, sostituendolo con altro di maggiore chiarezza.

L'Imperatrice non volle restare senza replicare, e disse: Voi volete la rappresentanza dell'Etiopia per farci considerare presso le altre potenze come vostri protetti; ma questo non sarà mai.

Protestai contro questa supposizione pregando l'Imperatrice di far essa un progetto di accomodamento.

L'Imperatrice, a sua volta disse: Voi scrivete e noi pure scriveremo. E così ebbe termine quell'udienza.

In una successiva udienza l'Antonelli propose che l'Imperatore scrivesse al nostro Re parole rassicuranti sull'articolo 17: ma anche questo accomodamento gli fu impossibile. L'Imperatrice, come sempre, si oppose, e fece essa un controprogetto:

  • Art.  I. L'art. 17 del trattato di Uccialli del 2 maggio 1889 è abrogato.
  • Art. II. Sua Maestà l'Imperatore d'Etiopia s'impegna verso il governo di S. M. il Re d'Italia di non cedere i suoi territori ad alcuna potenza d'Europa, di concludere trattati od accettare protettorato.

L'Antonelli non ottenne nulla e credendosi ingannato da Menelich, bruscamente ruppe ogni trattativa e lasciò lo Scioa.

La questione rimase irrisolta sino alla definitiva ricusazione dell'art.17 da parte di Menelich l'11 maggio 1893.