1889

TRATTATO di UCCIALLI

Art. 1. - Vi saranno pace perpetua ed amicizia costante fra Sua Maestà il Re d'Italia e sua Maestà il Re dei Re di Etiopia e fra i loro rispettivi eredi, successori, sudditi e popolazioni protette.

Art. 2. - Ciascuna delle parti contraenti potrà essere rappresentata da un agente diplomatico accreditato presso l'altra e potrà nominare consoli ed agenti consolari negli Stati dell'altra. Tali funzionari godranno di tutti i privilegi ed immunità secondo le consuetudini del governi europei.

Art. 3. - A rimuovere ogni equivoco circa i limiti dei territori sopra i quali le due parti contraenti esercitano i diritti di sovranità, una commissione speciale composta di due delegati italiani e due etiopici traccerà sul terreno con appositi segnali permanenti una linea di confine, i cui capisaldi siano stabiliti come appresso:

a) la linea dell'altipiano segnerà il confine etiopico-italiano;

b) partendo dalla regione di Arafali: Halai, Saganeiti ed Asmara saranno villaggi del confine italiano;

c) Adì Nefas ed Adì Joannes saranno dalla parte dei Bogos nel confine italiano;

d) da Adì Joannes una linea retta prolungata da Est ad Ovest segnerà il confine italo-etiopico.

Art. 4. - Il convento di Debra Bizen con tutti i suoi possedimenti resterà proprietà del governo etiopico, che non potrà mai servirsene per scopi militari.

Art. 5. - Le carovane da e per Massaua pagheranno sul territorio etiopico un solo diritto di dogana dell'8 per cento sul valore della merce.

Art. 6. - Il commercio delle armi da e per l'Etiopia attraverso Massaua sarà libero per il solo Re dei Re di Etiopia.

Ogni qualvolta questi vorrà ottenere il passaggio di tali generi dovrà farne regolare domanda alle autorità italiane, munita del sigillo reale.

Le carovane con carico di armi e munizioni viaggeranno sotto la protezione e la scorta di soldati italiani fino al confine etiopico.

Art. 7. - I sudditi di ciascuna delle parti contraenti potranno liberamente entrare, viaggiare, uscire coi loro effetti e mercanzie nel paese dell'altra e godranno della maggiore protezione del Governo e dei suoi dipendenti.

È però severamente proibito a gente armata da ambo le parti contraenti di unirsi in molti o in pochi e passare i rispettivi confini allo scopo di imporsi alle popolazioni e tentare con la forza di procurarsi viveri e bestiame.

Art. 8. - Gli italiani in Etiopia e gli etiopici in Italia e possedimenti italiani potranno comprare o vendere, prendere o dare in affitto e disporre in qualunque altra maniera delle loro proprietà non altrimenti che gli indigeni.

Art. 9. - È pienamente garantita in entrambi gli Stati la facoltà per i sudditi dell'altro di praticare la propria religione.

Art. 10. - Le contestazioni o liti fra gli italiani in Etiopia saranno definite dall'autorità italiana in Massaua o da un suo delegato.

Le liti fra gli italiani ed etiopi saranno definite dall'autorità italiana in Massaua e da un delegato dell'autorità etiopica.

Art. 11. - Morendo un italiano in Etiopia o un etiope in territorio italiano, le autorità custodiranno diligentemente tutta la sua proprietà e la terranno a disposizione dell'autorità governativa a cui apparteneva il defunto.

Art. 12. - In ogni caso e per qualsiasi circostanza, gli italiani imputati di un reato saranno giudicati dall'autorità italiana.

Per questo l'autorità etiopica dovrà immediatamente consegnare alle autorità italiane di Massaua gli italiani imputati di aver commesso un reato.

Egualmente gli etiopi imputati di reato commesso in territorio italiano saranno giudicali dall'autorità etiopica.

Art. 13 - Sua Maestà il Re d'Italia e Sua Maestà il Re dei Re di Etiopia si obbligano a consegnarsi reciprocamente i delinquenti che possono essersi rifugiati per sottrarsi alla pena dai domini dell'uno nei domini dell'altro.

Art. 14. - La tratta degli schiavi essendo contraria ai principi della religione cristiana, Sua Maestà il Re dei Re di Etiopia si impegna di impedirla con tutto il suo potere in modo che nessuna carovana di schiavi possa attraversare i suoi Stati.

Art. 15. - Il presente trattato è valido per tutto l'impero Etiopico.

Art. 16. - Se nel presente trattato, dopo cinque anni dalla data della firma, una delle due parti contraenti volesse fare introdurre qualche modificazione, potrà farlo, ma dovrà prevenire l'altra un anno prima rimanendo ferma ogni e singola concessione in materia di territorio.

Art. 17. - Sua Maestà il Re dei Re di Etiopia consente di servirsi del Governo di Sua Maestà il Re d'Italia per tutte le trattazioni di affari che avesse con altre potenze o Governi.

Testo dell'articolo 17 in amarico e sua traduzione letterale.

“ Di Etiopia Re dei Re dai d'Europa Regni che li vuole affari tutti con (d') Italia regno appoggio mandare ripetutamente (corrispondere) li sopporterà ”.

 

Art. 18. - Qualora Sua Maestà il Re dei Re di Etiopia intendesse accordare privilegi speciali a cittadini di un terzo stato per stabilire commerci ed industrie in Etiopia, sarà sempre data, a parità di condizioni, la preferenza agli italiani.

Art. 19. - Il presente trattato essendo redatto in lingua italiana ed amarica e le due versioni concordando perfettamente fra loro, entrambi i testi si riterranno ufficiali e faranno sotto ogni rapporto pari fede.

Art. 20. - Il presente trattato sarà ratificato.

In fede di che il conte Pietro Antonelli, in nome di Sua Maestà il Re d'Italia e Sua Maestà Menelick II Re dei Re di Etiopia, in nome proprio, hanno firmato e apposto il loro sigillo al presente trattato fatto nell'accampamento di Uccialli il 25 miazià 1881 corrispondente al 2 maggio del 1889.

(Bollo imperiale di Etiopia)

Per sua Maestà il Re d'Italia

(L.S.) PIETRO ANTONELLI