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  Età gota e longobarda

 
Alla fine del V secolo e nel VI secolo continuano ad essere frequentati i vari insediamenti d'altura, i castella citati genericamente da Venanzio Fortunato per il VI secolo. La documentazione archeologica di un castellum tardo-antico sul Sant'Augusta potrebbe essere collegata con la leggenda della martire serravallese Augusta, figlia del barbaro Matruch (ritenuto un capo alamanno o il padre del re goto Totila), che tiranizzava le popolazioni di etnia latina della Pieve di Bigonzo in pianura. Questi castelli furono sicuramente implicati in alcuni episodi della guerra gotica (535-553).

Dopo la sconfitta dei Ostrogoti ad opera di Narsete, negli strascichi della guerra, nel 555 il duca franco-alamanno Leutari, dopo un'incursione con Buccellino in Italia, si rifugiava nella piazzaforte di Ceneda, dove si riteneva al sicuro dalla reazione di Narsete; qui invece moriva atrocemente forse di peste.

Con l'età longobarda scompare ogni traccia di frequentazione sui nostri siti d'altura.

Ceneda diventa sede di ducato longobardo, con ampia giurisdizione su Feltrino, Bellunese, Cadore, Pedemontana Liventina, Opitergino ed Asolano. I reperti longobardi sono relativamente rari, ed una necropoli è documentata a Nanfagne a Ovest di Ceneda e a S.Michele di Salsa.