RECENSIONI- II PARTE
"Eruzioni, tormenti e tempeste artistiche nella pittura di Antonio Raspa(Tony l'artista)"
Svegliarsi dopo il sonno millenario di una temporanea morte terrena e ritrovarsi a dover vivere in un mondo assai diverso e completamente trasformato è sempre per tutti un momento estremamente difficile, complesso e complicato,...ma quando ad uscire dal lungo letargo di una vita precedente e ad entrare a nuova esistenza capita ad uno spirito gigante del passato, incapace di cancellare completamente i ricordi dell'aldilà, allora ne viene fuori quasi sempre un'anima assai ansiosa, inquieta, irrequieta e turbolenta, incredibilmente in continuo fermento. Una sorta di insolito individuo, insomma, particolarmente estroso ed estroverso, ansioso, apprensivo, e, costantemente anche impegnato un equilbrio interiore abbastanza stabile nello sconcertante scenario umano del suo mondo quotidiano. Stretto tra le due opposte esigenze di attraversare il presente contemporaneo da un lato e di dimenticare al più presto le residue tracce del remoto passato dall'altro, finisce, invece, spesso, per apparire alla mediocrità del mondo esterno, come un nevrotico sensitivo incapace di trovare pace e serenità. Se poi a dover rientrare nell'ordinaria miseria sensoriale della vita terrena contemporanea, è l'eco evanescente di un'anima di un grande artista dimenticato dalla storia, allora è addirittura come voler assistere all'improvvisa eruzione della furia di un'ondata di verità che irrompe dall'altro mondo in cerca di un nuovo spazio e di nuove sensazioni, fra l'aridità, la presunzione e la solita miseria dell'ordinaria distrazione mondana. Il lungo silenzio dei grandi vulcani del resto è sempre per tutti anche un preoccupante sintomo che prelude ad un improvviso e violento risveglio. Così anche, forse, l'estroso spirito irrequieto reincarnandosi in questa vita nelle sembianze del maestro Antonio Raspa, doveva appartenere quasi certamente a qualche grande e fantasioso personaggio del passato e o comunque remoto guerriero dell'antica Grecia. Non si spiegherebbe altrimenti l'inesauribile carica artistica che trabocca inarrestabile dal suo fortissimo immaginario. Un' esistenza inquieta ed irrequieta, insomma, che alternando momenti di autentica amicizia, a momenti di padre affettuoso ed a momenti di dura rinuncia, non manca mai, però neanche, di trovare, di tanto in tanto, anche particolari momenti artistici capaci di varcare i confini dell'ordinario mondo del reale e di rubare quelle stupende immagini e meravigliose emozioni, appartenenti al regno dell'umano invisibile, destinate ad animare la sua davvero straordinaria pittura. Sul legno, su tela, ceramica, su tegole, giare, terracotta, soffitti, piatti o pavimenti, lascia e lancia continuamente sempre messaggi di profonda umanità verso tutti e verso tutto nella velata speranza di recuperare i vecchi valori di un tempo. Cerca anche lui, insomma in qualche modo, di far fronte ad un ambiguo"presente contemporaneo", che certamente non gli appartiene. L'arte, del resto è noto, quando è veramente intensa , forte e genuina, sprigiona davvero la forza di un terremoto. E', per chi la subisce davvero sentita, è al tempo stesso, croce e delizia, condanna e privilegio per l'intera esistenza! E così forse, anche lo scalpitante spirito inquieto del maestro Raspa, di Gasperina(CZ), che certamente sordo non è alle assurdità ed alle stravaganze del suo tempo, vaga ancora assai confuso e disorientato fra la miseria umana e continua catturare le sue emozioni pittoriche, spaziando solitario in una dimensione davvero impenetrabile ai comuni mortali. E le sue sconcertanti capacità medianiche e le quotidiane escursioni mentali, che del resto, non meravigliano certo più di tanto quanto davvero lo conoscono abbastanza, ne sono, da sole, una solida e valida testimonianza. D'altro canto capita ancora sempre un pò a tutti i veri artisti del mondo di attingere oltre le umane barriere dell'ordinario scenario della vita, per colmare e calmare la loro sete e le loro quotidiane arsure interiori, ma quando l'istinto creativo, in alcuni eletti come il maestro Raspa, esplode all'improvviso e spontaneamente s'accende, s'infuria, straripa e prende forma sulla tela, allora le sorprese sulle reali possibilità della mente umana diventano davvero senza limiti. Nature morte, paesaggi, mitici personaggi, antiche divinità, muse, templi, cattedrali, rami, radici, petali, rose, fiori, frutti, santi, beati, profeti, politici o scenziati. Amici, parenti, antenati, pistole, archibugi, sciabole, anfore, giare, barili, botti, bottiglie, muli, asinelli, cavalli, porte, comodini, antichi guerrieri, perndono forma e divinamente si animano al tocco leggero del maestro di Gasperina. Ma a dare forza e vigore ai suoi colori non è certamente sempre e solo la natura del mondo del visibile quanto viceversa l'intenso bisogno di profanare il misterioso mondo dell'astratto. Si legge sempre infatti nei suoi dipinti l'eco dei defunti, che in qualche modo misteriosamente"parlano"e spesso "amichevolmente", sia pure in nebulosa forma, con lui si confidano. Lo spirito "senziente" dei veri artisti, del resto, non si limita mai certo sempre, solo e sotanto a registrare i rumorosi segnali dell'ordinario presente, ma viceversa si nutre e si gratifica essenzialmente dei delicati profumi del regno dei defunti che quotidianamente si diffondono intorno a noi. Luci, ombre, gemme, germogli, nuvole, fiocchi, occhi, gocce, foglie, o comunque solo immagini sognate animano legno, tela o cartoncino, liberando l'artista dalle sue quotidiane e spaventose tensioni emotive. E quando a tradurre le proprie ansie, i prorpi tormenti e la forza dei sentimenti, entra in scena e si fa spazio l'idea di comunicare col muto e misterioso linguaggio dei colori, allora il rischio è sempre per tutti davvero molto alto anche se spaventosamente autentico! Ciò nonostante l'inarrestabile carica creativa dell'estroso maestro Raspa, che pure in piena solitudine continua a lottare in silenzio contro tutti e tutto, nel tentativo di aprire un varco e comunicare alla gente, affiora ugualmente abbondante dalla sua inquietitudine con o senza il consenso dei soliti ed immancabili preziosi professoroni di turno, perennemente sempre afflitti ed assetati di forti manie di protagonismo esasperato, che viceversa, come al solito entrano in scena e si fanno vivi intempestivamente in ritardo, magari solo alla fine, quando ormai la tempesta è già passata. Certo è però comunque per tutti, che aldilà di ogni aprezzamento, quotazione o obbiettiva valorizzazione dell'artista, da parte della critica contemporanea, per chiunque si trovasse dotato di un benchè minimo di sensibilità e di vero buon gusto, perdere l'occasione di assaporare le delicate note che animano la pittura di Antonio Raspa sarebbe davvero un gran peccato e forse anche un'irripetibile occasione perduta!
Dott. Pasquale Talarico
Scrittore- Giornalista
Tony l'artista
Nato a Gasperina(CZ) nel 1954, si è formato artisticamente a Roma,città dove ha vissuto per tanti anni.Estroso e versatile, nella sua pittura s'ispira alle tradizioni della sua terra calabra, trattando con indirizzo classico vari soggetti: nature morte, paesaggi, composizioni, fiori, miniature. Usa varie tecniche: dipinge ad olio su tela, superfici preziose, terracotta(anfore, piatti, etc.), sul legno, rame, acquerello, esegue decorazioni su mobili antichi, ceramiche, pareti; usa varie tecniche grafiche.La pittura di Antonio Raspa affascina a prima vista, perchè è originale non solo per la qualità del colore ma anche per la scelta dei temi. I suoi quadri sono popolati da oggetti strani, che assumono aspetti surreali: grandi brocche o giare, strumenti musicali, macinini da caffè, utensili artigianali desueti. Ammirandoli si ha l'impressione di averli già visti, ci si sente legati da un rapporto di familiarità. In realtà si tratta di oggetti destinati a sparire, raccolti con l'amore dell'antiquario, strappati alla polvere e all'abbandono. In ognuno di essi vi è un brandello di cultura calabrese, poichè sono testimonianze di una civiltà rurale e artigianale, da cui trae origine e motivazione la storia individuale e la vicenda personale dell'artista.Questi oggetti artigianali rari e preziosi che la civiltà consumistica della produzuione in serie e dei pc ha messo frettolosamente da parte, strappati all'azione erosiva del tempo, si sono difesi come testimonianze di una cultura che non vuole morire e sono andati a costituire,si direbbe, quasi, l'archivio delle memorie di Antonio Raspa e come pure forme prorompono dalle zone d'ombra dell'oblio, lievitano come masse di luce da un contorno di buio. Questa è, a mio avviso, la genesi artistica della pittura di Raspa: il ricordo affiora dall'oblio come la luce e il colore, dissipano un contorno di masse scure; ma la luce non è mai piena ed abbagliante, bensì calda, tenue, e grumosa. Il recupero operato da Antonio Raspa, dunque, è duplice, gli oggetti in cerca d'autore sono stati strappati al tempo e fissati in una forma artistica definitiva e originale.
Prof. Francesco Tuccio
Giornalista- Critico d'arte
Gazzetta del Sud