PROGETTO DONNE DEL WOLAITA
L'APPELLO DI RABATTONI
Carissimi,

vi scrivo queste poche righe per chiedervi un grande aiuto:

circa 300 donne di Soddo, nella regione di Wolaita, sono state colpite da un virus all’utero, come mostrano le fotografie allegate, e devono essere operate al più presto in quanto è a rischio la loro stessa vita.

Vi faccio questa richiesta nella speranza possiate coinvolgere tante persone di buona volontà al fine di raccogliere i fondi necessari per sottoporre ad intervento chirurgico il maggior numero di donne. Ogni intervento costa 250 euro, spesa che ovviamente queste persone non possono minimamente affrontare.

Wolaita è una delle zone più povere dell’Etiopia, con una popolazione di circa otto milioni di abitanti che si dedicano alla pastorizia. La natura del terreno, per lo più argilloso, non consente loro di ricavare nemmeno il necessario per vivere. La loro sopravvivenza è garantita dagli alberi dei banani che non fanno frutti ma la cui corteccia abbrustolita, chiamata cociò, serve per non morire di fame.

In queste zone stiamo aiutando, con l’iniziativa del sostegno a distanza, circa seimila bambini assicurando loro un pasto al giorno e l’istruzione primaria. Inoltre abbiamo realizzato un centro di accoglienza destinato agli orfani, in particolare ai tantissimi neonati abbandonati, in attesa di essere trasferiti al Villaggio Madonna della Vita di Addis Abeba dove incontreranno i futuri genitori.

Per questo chiedo a voi e a tutte le persone sensibili ai problemi di queste nostre sorelle, di rispondere urgentemente a questo appello. Sarà mia premura comunicarvi i nomi di ciascuna donna che sarà salvata grazie al vostro aiuto e una loro lettera di ringraziamento.
Il Bambino Gesu’ che presto verrà la luce non mancherà di ricompensarvi per quello che farete.

Da parte mia l’augurio che vi faccio è che lo Spirito Santo vi illumini e vi accompagni.


Verbania, 3 dicembre 2007

Roberto Rabattoni

Ricordiamo:
le donazioni a favore del Centro Aiuti per l’Etiopia, Onlus di diritto, deducibili o detraibili: Erogazione deducibile ai sensi e per gli effetti dell’art. 14 comma 1 del D.L. 35/05 convertito in legge n. 80 del 14/05/2005 oppure detraibile per le persone fisiche ai sensi dell’art. 15, comma 1 lettera i-bis del D.P.R. 917/86 e deducibile ai sensi art. 100, comma 2, lettera h del D.P.R. 917/1986 per le imprese Si consiglia pertanto di verificare la normativa più favorevole in base al proprio reddito. Per poter usufruire di questa possibilità è sufficiente conservare la ricevuta, sia postale che bancaria, della donazione.
NON POSSIAMO RIMANERE INDIFFERENTI
LO SCOPO DI QUESTA FOTO SCONVOLGENTE NON è CERTO QUELLO DI FARE SENSAZIONE, MA DI SCUOTERE LE COSCIENZE: LA REALTA' E' QUESTA NON POSSIAMO IGNORARLA !
L’intenzione di Rabattoni è quella di raccogliere al più presto le offerte necessarie a finanziare gli interventi che saranno attuati nell’ospedale di Dubbo.
Trattandosi di 300 interventi ciascuno della durata di almeno due ore Roberto spera di ricevere in fretta offerte sufficienti a coinvolgere anche un altro ospedale, in modo da dimezzare i tempi di attesa e salvare così la vita di quante più donne e ragazze possibile.
Come al solito sono utili e gradite offerte di qualsiasi importo, anche piccolo. Ad alcuni dei contribuenti (non a tutti perché servirebbero migliaia di foto) Roberto farà avere la foto della donna cui hanno contribuito a salvare la vita.
Le modalità per contribuire sono le solite: C/C POSTALE N°11730280 INTESTATO A "CENTRO AIUTI PER
L’ ETIOPIA " o BONIFICO BANCARIO: C.C. N° 16641/72 Banca Intesa di Mergozzo ABI 03069 CAB 45510, causale “progetto cura donne del Wolaita”
LA ZONA DI CUI PARLIAMO
Dubbo, si trova 420 km a sud-ovest di Addis Abeba, tra le città di Soddo e Hosanna, vicinissimo ad Areka, il capoluogo della Provincia di Bolosso Sore, nel Southern Nations, Nationalities and Peoples Regional State.
La regione del Wolayta è abitata dall’omonima popolazione che conta circa 385.000 abitanti (ma c’è chi sostiene che ne abbia 450.000: come in tanti altri posti non c’è un’anagrafe).
La situazione sanitaria della regione è grave, con tutti gli indici di mortalità, incidenza delle malattie, copertura delle vaccinazioni ecc. tra i peggiori dell’Etiopia (e quindi del Mondo): l’intera Regione, benché verdeggiante e ricca di campi e di eucaliptus, è infatti molto povera, con gran parte delle famiglie che possono contare su campi troppo piccoli e il 30% dei giovani senza terreni da coltivare.
Pertanto ogni anno a maggio inizia una stagionale penuria di cibo che spiega il gran numero di bambini denutriti anche negli anni normali; poi ogni 4-5 anni arriva la siccità e la carestia si aggrava fino a richiamare l’attenzione degli aiuti internazionali d’emergenza; ma nulla si fa negli anni buoni per affrontare la situazione: non sistemi di irrigazione per aumentare i raccolti, non terrazzamenti dei pendii per estendere la terra coltivabile, non protezione delle zone che si stanno erodendo, nulla.
La povertà determina anche una bassa alfabetizzazione della popolazione, soprattutto di quella femminile; perciò non si è consapevoli della necessità di regole igieniche, e quindi di salute: il bestiame, dai bovini ai polli, dorme nella stessa capanna della famiglia (per timore di furti); la gente attinge l’acqua da bere al punto più vicino possibile, anche se si tratta di un torbido torrente o di una pozzanghera in mezzo alla strada; i bambini sono estremamente sporchi, con occhi e narici coperti di mosche e poco vestiti, malgrado il freddo di questo territorio piovoso e a 1800 metri di altitudine.
Non stupisce quindi la presenza delle malattie delle regioni povere: diarree, infezioni respiratorie, vermi intestinali, parassiti della pelle, tubercolosi. A queste si sono aggiunti due nuovi flagelli: l’AIDS, riportato (con le altre malattie a trasmissione sessuale) dai giovani uomini che la carenza di campi coltivabili costringe ad emigrare verso le grandi città, nella speranza, spesso vana, di trovare un lavoro, e la malaria, che i cambiamenti climatici hanno fatto comparire solo negli ultimi anni, verso la quale nessuno ha ancora sviluppato una resistenza immunitaria, che quindi è spesso letale
anche per gli adulti.
Tratto dal sito Cuamm-Medici con l’Africa.
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