
L'inatteso risultato del primo turno delle elezioni comunali a Milano, che ha visto prevalere Giuliano Pisapia (48,05 %) su Letizia Moratti (41,59 %), ha provocato due effetti che mi pare istruttivo cercare di documentare un po' più approfonditamente:
Di quanto si siano sbagliati i sondaggisti lo si può vedere da questi dati che erano sul sito di Arcipelago Milano il 3 maggio, poco prima che iniziasse il divieto di pubblicazione dei sondaggi:
| ipr |
Moratti 48%, Pisapia 40%, Manfredi 7%, Calise 3% |
| fullsearch |
Moratti 47/49, Pisapia 41/43, Palmeri 6/8, Calise 3/5, indecisi 16 |
| crespi |
Moratti 47,5/49,5; Pisapia 41/43; Manfredi 5/8; Calise 2/4 |
| swg |
Moratti 43, Pisapia 42; Manfredi 7, Calise 4, indecisi 14 |
| Euro |
media Moratti 50,8, Pisapia 41, Manfredi 3,8, indecisi 13,9 |
| Ipsos |
Moratti 43,8, Pisapia 42,1, Manfredi 8, incerti 35 |
A sostegno della prima tesi riporto di seguito i riferimenti ad una serie di articoli – senza un ordine particolare e senza alcuna garanzia di completezza – facendoli seguire da qualche nota di chiarimento.
Esattamente il contrario di quanto aveva detto venti giorni prima il
presidente (del Consiglio, del Pdl, del Milan, ecc.).
Vedere il breve
video: Milano
2011, quando Berlusconi disse: E' voto politico su governo che ha
questa didascalia:
Sommario:
Prima il colpo basso al confronto su Sky, poi le scuse e poi la voglia di parlare dei programmi dopo che la campagna è stata basata su manifesti del tipo di quello a fianco … – si evita il “ma anche”, che è un brevetto di Veltroni, ma la parola anche compare ripetutamente nell'intervista, che ha l'aria di un atto dovuto del Corriere (che non ha affatto tifato per la Moratti).
Andando a cercare, per scrupolo, dei programmi della Moratti ho trovato questa intervista al Sole 24 Ore del 17 aprile raccolta da Paolo Bricco: «Milano sarà laboratorio fiscale» – trascrivo il sommario, l'inizio e un passaggio di una risposta, a proposito degli incubatori partecipati dal Comune:
Moratti: pronti ad adottare il miglior regime d'imposta sugli investimenti dall'estero
«Milano ora fa concorrenza a Dublino. Con il recepimento della direttiva europea per l'adozione del miglior regime fiscale le imprese finanziarie straniere che scelgono di aprire da noi hanno la tassazione irlandese la più bassa di tutte. Su questo abbiamo lavorato con il ministro Tremonti e con il presidente di Assogestioni, Domenico Siniscalco» …
Il nostro modello è Israele, anche se là a intervenire è lo Stato. Il regime fiscale all'irlandese può servire ad attirare venture capitalist stranieri.
Non mi è chiaro l'abbinamento tra Irlanda e Israele: sarà che sono
ignorante di economia.
Anche se non abbastanza
da non sapere che l'Irlanda di questi tempi non è un modello da
invidiare e che i venture capitalist, lesti ad
approfittare della bassa tassazione, sono stati altrettanto rapidi ad
uscirne.
Un assaggio del clima di mestizia dell'intervista (e di quanto siano impetose le domande):
… Una débâcle per il Pdl, 2.817 voti in meno per lei che è
vicesindaco di Milano da 14 anni.
«Io pago la perdita di voti del Popolo della Libertà».
Merito proprio in caso di vittoria, colpa degli altri nei momenti
difficili?
«Nel 2006 – con lo schieramento di Forza Italia e Alleanza nazionale –
eravamo oltre il 40%, oggi siamo scesi al 28,75%. È normale aver perso
preferenze (da 8.603 a 5.786, ndr)».
Cinque anni fa, però, lei definì il suo successo elettorale: «Una
vittoria personale». E adesso?
«Io resto, comunque sia, il secondo più votato del Pdl dopo il premier
Silvio Berlusconi».
…
Ma intanto, Pisapia è in vantaggio di quasi 7 punti. E lei, per
la prima volta,
viene superato dal leghista Matteo Salvini (8.913 voti).
«Quello con Salvini è un confronto che non regge. Lui era capolista per
il carroccio; e davanti non
aveva nessuno, tantomento il suo leader Umberto Bossi».
Lo invidia?
(allarga le braccia)
«Io dovevo fare i conti con il presidente del Consiglio, Silvio
Berlusconi,
capolista per il Pdl. Era una lotta ad armi impari». …
Per la Moratti piove sul bagnato, un'altra figuraccia arriva anche dai “suoi” vigili – il sommario spiega che:
Più avanti si legge che i cartelloni censurati dalla Polizia locale
(non senza perfidia)
sono quelli con lo slogan:
“Stiamo lavorando per una Milano sempre più pulita”.
Riguardo il noto e controverso manifesto "ZINGAROPOLI" è
da segnalare la scoperta fatta da 'Omilegis' e ripresa il 25 maggio
scorso da Travaglio:
L'intervista dell'8 luglio 1997 ad Ombretta Colli, citata nell'articolo, è di Augusto Pozzoli e la si può leggere sul sito del Corriere in: La Colli contro tutti "Per i figli del vento costruiro' Nomadopoli".
Un'intervista al direttore de il Giornale, Alessandro Sallusti, che (giustamente) è stata ritenuta degna di essere inserita nella rassegna stampa della Camera – passando dall'imminente intervento al cuore al suo legame con Daniela Santanchè, si leggono anche candide risposte come questa (ma non è l'unica perla):
Il peso politico dell'intervista (uscita in realtà prima della data di copertina) è dimostrato dall'eco che ha avuto, ad esempio:
Sommario e attacco:
E' l'anticipo di quello che accadrà se Moratti davvero perderà a Milano. Brucia Sagunto. Si andrà a caccia di capri espiatori. …
Un ampio (anche troppo) pezzo, corredato da diversi video.
Su il Giornale del 26 maggio Andrea Indini, cercando di recuperare l'indubitabile danno d'immagine, la racconta con toni più foschi in: Minacce a Gigi D'Alessio "Fai schifo, non cantare al concerto pro Letizia".
Un tentativo di aiuto da parte dell'ex agente Betulla di cui merita di essere ricordato l'inizio:
Qui non si grida. Si sussurra, e del resto è noto che i diavoli
bisbigliano con leggero zufolio. Quindi
siamo in perfetta linea con il pensiero moderato dei giorni nostri.
Essendo poi ovvio che questa pagina sia letta da gente di
cultura spropositata, ci si permette di lanciare un messaggio
complicato per arrivare ad un risultato chiaro come la luna.
Insomma il trattatello tasmaniano è diviso in due.
1) Parlare bene, benissimo di Giuliano Pisapia.
2) Evitare assolutamente di votarlo; proprio per il suo (e nostro) bene
è assolutamente necessario scegliere Letizia Moratti e spedire Pisapia
a casa con tutta la congrega dei suoi malfidati compagni e
compagnuzzi. …
Un messaggio spropositatamente complicato quanto patetico, reso ancor più patetico dalla collocazione: una rubrica intitolata 'IL DIAVOLO DELLA TASMANIA', con riferimento all'impressionante Sarcophilus harrisii che si vede a fianco.
Sommario:
Una motivazione che a molti appare piuttosto un pretesto.
Trascrivo alcune domande (ben più significative delle risposte) dall'intervista:
I suoi ex colleghi di maggioranza dicono che la nomina a sottosegretario le stava stretta.
Perché non ha mai preso possesso del suo incarico?
Per vedere se arrivavano le deleghe a viceministro?
Da sempre Berlusconi attacca le toghe, non se n'era accorta?
Il centrodestra rischia di esplodere. State maturando un altro cambio di casacca?
Di seguito i riferimenti ad articoli di organizzazioni o personalità
di peso a sostegno di Pisapia.
Sono in ordine cronologico crescente in quanto è particolarmente
significativa la progressione degli interventi; detto più chiaramente:
nel giro di decine di giorni si passa da "Pisapia candidato della
sinistra estrema" a "Pisapia candidato ideale della borghesia".
Naturalmente anche questo elenco non presumo che sia completo.
Questa intervista al candidato del 'Nuovo polo per Milano' Manfredi Palmeri, presidente del Consiglio comunale
uscente (ancorché opportunistica) può dare un'idea di una
rappresentazione corrente dei due contendenti alla vigilia del voto.
Nota: il risultato di Manfredi Palmeri (36502 voti, 5.55%) è stato
inferiore alle previsioni
che gli attribuivano dal 6 all'8%.
«La destra di Berlusconi e della Moratti è
disperata e non ho alcun dubbio che fino all’ultimo momento userà
l’insulto, l’inganno e la menzogna, cercherà la provocazione per
provare a cambiare il risultato elettorale». Piero Bassetti non è un
estremista, nè un frequentatore di centri sociali o un radicale
islamico: viene da una famiglia di industriali, è sempre stato
democristiano, idealizzava le regioni e il federalismo quando ancora
Umberto Bossi suonava le canzoni degli Inti Illimani e frequentava le
scuole per corrispondenza.
Bassetti e i suoi amici, assai moderati, del gruppo «Oltre il 51%» si sono schierati con Giuliano Pisapia e questa sera presentano le loro proposte di governo della città, «Milano civica, Milano riparte» con il contributo anche di esponenti del Terzo Polo. …
Una prima rivendicazione sui quotidiani dei meriti del finora
semisconosciuto 'Gruppo 51', capeggiato dall'ottuagenario Piero Bassetti
(ne aveva detto sommessamente Sara Monaci sul Sole 24 Ore del 13 aprile
in: “
Bassetti, Vitale e la lobby del «51%» la borghesia che sta con Pisapia”).
Per la verità già il 17 maggio sul sito 'Milano civica X Pisapia
sindaco' l'economista Marco Vitale si era fatto avanti nell'articolo
intitolato: “GRAZIE
MILANO!”
– poi pubblicato
il 20 maggio da l'Espresso con la titolazione più esplicita: “BORGHESIA
FA RIMA CON PISAPIA”
(vedere questa mia Segnalazione
del 20 maggio per ulteriori commenti).
Il colpo de l'Unità deve aver toccato il segno perché l'indomani il Giornale si è sentito in dovere di replicare per la penna del direttore Alessandro Sallusti con: “BASSETTI E I PLEBEI DUE PUNTI PER LETIZIA (nell'articolo coglie l'occasione per definire «Piuttosto alterato» il contenuto dell'intervista data a Vanity Fair e menzionata prima.
La Chiesa difende "il diritto alla liberta' religiosa anche nella disponibilita' dei luoghi di culto per esercitare questo diritto fondamentale. La moschea, oltre ad essere un luogo di preghiera, e' anche un centro culturale, d'incontro e di aggregazione", quindi nella sua realizzazione "bisogna tenere conto delle esigenze della vita sociale della nostra comunita' secondo quanto stabilito dalla Costituzione". E' questa la presa di posizione del Segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, espressa oggi in una conferenza stampa a margine dell'assemblea generale della Cei, in merito alla possibilita' di una grande moschea a Milano. …
Puntuale la replica, l'indomani sul Giornale, affidata a Magdi
Cristiano Allam (1164 preferenze come capolista
di "Io amo Milano Io amo l'Italia", che ha ottenuto 3068 voti pari allo
0,55%): “Che
orrore il patto con i fanatici di Allah”.
In quanto ad orrore e fanatismo la sgangherata replica di Allam non è
seconda a nessuno – tira in ballo la chiusura di 7 luoghi di culto dei
cristiani evangelici nella provincia di Bejaia, cui segue una
contabilità di «massacri islamici» in Nigeria ed Egitto per chiudere in
bellezza:
… Quale vecchia rappresentante della borghesia milanese, sono profondamente convinta che un cambiamento di amministrazione, dopo così tanti anni, non potrà che essere salutare per la città. Date tutte queste considerazioni, posso assicurare per conoscenza diretta dell'avvocato Pisapia e di suo padre che la sua amministrazione non toccherà ambiti estremisti che sono totalmente estranei allo spirito milanese, come pure al mio. …
Neanche questa soave letterina della Crespi (negli anni '70 presidente del Corriere della Sera) dev'essere piaciuta dalle parti de il Giornale che ribatte lo stesso giorno con l'articolo di Giancarlo Perna: “E la Zarina rossa che cacciò Montanelli si schiera con Pisapia”.
Sommario e inizio:
Romiti: finalmente la borghesia si sveglia
MILANO – Dottor Cesare Romiti, lei conosce l'avvocato Pisapia?
«Certo che lo conosco. Come conoscevo bene suo padre, che era uno dei
più grandi avvocati milanesi».
E le sembra un pericoloso estremista?
«Ma per carità! Quando frequentavo lo studio di suo padre una volta
Giuliano mi accompagnò in tribunale e allora parlammo a lungo».
E che impressione ne ebbe?
«Mi sembrò già da allora il prototipo vivente del moderato. Un signore
per bene, educato, gentile, pieno di cortesia, colto. Un buon
borghese di tradizione milanese». …
Confrontare le rassicurazioni di Romiti su Pisapia con i giudizi seguenti espressi nell'intervista a Paolo Conti apparsa sul Corriere del 13 gennaio 2008 in occasione della prima del film «Signorinaeffe» di Wilma Labate: Romiti e il film sulla marcia dei 40 mila «La svolta arrivò con la linea dura» (e chiedersi se Romiti ha avuto una conversione o è sempre lo stesso):
… Una pausa: «Ecco, proprio il tema del terrorismo è qualcosa che oggi, nel 2008, si tende in generale a rimuovere. Ma è un errore. Io ricordo bene una Torino impaurita, vuota alle 20.30 della sera, con via Roma deserta. Per il terrorismo!» Mai pentito della sua posizione? «Mai. Se non avessimo imboccato quella strada la Fiat avrebbe chiuso. Sarebbe sparita per sempre. Se Fiat oggi è quella che è, dipende dal 1980. Dalle decisioni adottate allora. Dal pieno sostegno di uomini d' azienda come Carlo Callieri e Cesare Annibaldi». Mai pensato che i licenziamenti, la cassa integrazione non fossero solo numeri ma volti, padri di famiglie, storie personali, quindi tragedie? «Sempre. Ma, ripeto, non avevamo alternativa. Le decisioni furono, e restano a tutt' oggi, drammatiche». Riecco nel film molte facce famose anche oggi. Piero Fassino: «Stava nel Pci ma ha sempre ragionato. Mai stato un estremista». …
Un pensiero a Diego Novelli, allora sindaco Pci di Torino: «Promise di comportarsi come sindaco super partes. Ma ci deluse. Perché non fu mai un uomo di mediazione. Non perdeva occasione di insultare Callieri, dandogli del John Wayne pronto a sparare». Un giudizio sulla promessa di Berlinguer, a Mirafiori, di appoggiare una eventuale occupazione della Fiat: «Ho stimato molto l' uomo, l' ho detto spesso. Ma lì sbagliò. Un segretario di partito, anche se comunista, non può assicurare pieno sostegno all' occupazione di una fabbrica come la Fiat. Può dire "vi saremo vicini" o "vi assisteremo". Ma "stare con voi" no. A meno di non volere la rivoluzione. E Berlinguer, la rivoluzione, non la voleva». Infine Luciano Lama: «Un uomo leale. Sempre. Ricordo che eravamo riuniti segretamente in una stanza dell' Hotel Eden, quel 14 ottobre. Arrivò la notizia della marcia dei 40.000. Pierre Carniti gridò: "Noi ne porteremo in piazza duecentomila". Lama capì e disse: "Basta, metta giù lei le condizioni. Ci vediamo al ministero per l' accordo". Aveva capito che quella marcia aveva cambiato tutto». …
Una copertina e tre articoli nelle pagine 4 e 5 che non possono
assolutamente definirsi ostili, anzi.
Un fatto apparentemente sorprendente – ma di cui va preso atto – se si
considera che VITA fa capo a Comunione e Liberazione, di cui Roberto
Formigoni, che sostiene il Pdl, è il massimo esponente politico.
E mentre VITA si accingeva ad uscire con la rassicurante copertina sul mite Pisapia, il Fatto Quotidiano del 25 maggio aveva pubblicato una Lettera di un’anima bella a una militante di Comunione e Liberazione” di Roberta De Monticelli, che mi sembra un tentativo garbato e rispettoso di aprire gli occhi alla base del movimento.
L'attacco “a tenaglia” non è passato inosservato e ha dato luogo a stretto giro ad una risposta – almeno alla lettera della De Monticelli – apparsa su TEMPI il 26 maggio: “Ecco perché vado a volantinare: risposta di un ciellino alla De Monticelli sul Fatto quotidiano”.
Poiché il 28 scatta il silenzio elettorale l'Espresso (che data di copertina 2 giugno) esce con questo articolo con una serie di nomi di estimatori di Pisapia.
Che sono, sperando di non dimenticarne nessuno:
Rossana
Galli
(proprietaria del Ristorante Galleria e presidente dell'associazione
Salotto di Milano);
Alessandro Profumo e Piero Schlesinger (banchieri); Alessandra
Kusterman e Luciano Gattinoni (dirigenti sanitari);
Laura Hoesch, Ludovico Isolabella, Cesare
Degli Occhi, Vittorio Dotti, Franco Rossi Galante
(avvocati);
Michele Achilli e Mario Artali (socialisti); Umberto
Giovine e Dario Rivolta (ex Forza Italia);
Bruno Tabacci e Sara Giudice (terzopolisti); Lodovico
Isolabella («penalista di fama, si definisce
monarchico, cattolico
integralista e ammette di aver votato la Moratti nel 2006»);
Francesco Tundo (docente universitario e fiscalista); Mario
Tomasoni (amministratore delegato di una multinazionale);
Francesco Micheli, Umberto Veronesi, Carlo
Feltrinelli, Corrado Passera;
Tomaso Cucchiani (assicuratore); Manfredi Catella
(immobiliarista); Franca Sozzani (giornalista di moda); Assolombarda,
Studio Ambrosetti, Rotary di via Manzoni.
Concludendo.
Mi auguro che quanto raccolto in questa pagina susciti, nei più riflessivi, gli opportuni scetticismi sul fatto che "ORA PIÙ MAI IL VENTO CAMBIA DAVVERO".
Obbiettivamente tutta l'operazione appare nel segno della continuità con i tentativi precedenti di strappare palazzo Marino alla destra; con la differenza che questa volta l'obbiettivo appare raggiunto. Ma mi chiedo se questo avviene perché nell'opposizione c'è stato uno spostamento “a sinistra” o piuttosto gli attuali occupanti sono andati troppo a destra anche per gli abituali referenti.
Come pure ci sarà da prestare attenzione e interrogarsi – da parte dei partiti con falce e martello o la parola sinistra nel simbolo (il Pd è fuori causa da tempo) – se questa è la loro vittoria o piuttosto una brillante e tempestiva operazione dei “poteri forti” che si sono preventivamente assicurati una copertura pressoché totale a sinistra.
I sintomi sull'imminente lotta per la spartizione del risultato e sul decisionismo che il neo-sindaco Pisapia si accinge a sfoderare appaiono con evidenza dai due articoli seguenti che lascio al giudizio di chi legge. Invito solo a notare l'uscita in contemporanea e le testate che li ospitano e, nel secondo, la domanda sulla «Mano tesa al Carroccio» e la relativa risposta:
Intervista a Stefano Boeri, su cui Pisapia aveva prevalso nelle primarie.
Intervista a Pisapia.