ARTICOLI PUBBLICATI

Ho pubblicato alcuni articoli sulla rivista nazionale dell'AIC che hanno per tema le fiabe e i problemi educativi che l' intolleranza al glutine può creare nei minori.




Inoltre curo la rubrica "Viaggio nel Rapporto genitori - figli " sul mensile Il Nuovo Cividale
Qui di seguito riporto alcuni degli articoli pubblicati.

ARTICOLO 1 L'importanza dell'ascolto
“Chi ascolta attentamente l'autentica voce del cuore e della coscienza è illuminato dalla sua verità” (G .Hegel)

Quando mi è stato proposto di scrivere “di educazione” sul Cividale mi sono subito resa disponibile pensando in cuor mio che avrei messo a disposizione dei lettori non solo le mie conoscenze pedagogiche (essendo io consulente in materia) ma anche la mia esperienza di mamma fatta di conquiste e di sconfitte.
Ho immaginato subito a quale viaggio avrei potuto intraprendere per coinvolgere i lettori in modo efficace e l'idea di una rubrica in cui ci fosse una partecipazione diretta degli stessi mi è sembrata naturale.
Essere genitori è un viaggio bellissimo e, nello stesso tempo, complicato che ci mette costantemente in contatto con le nostre fragilità: proprio per questo è una ricca opportunità di crescita e di conoscenza di se stessi. Tante volte, mi sono sentita come mamma in difficoltà su come procedere, su come agire nei confronti di mia figlia e in questa frenesia del dare risposte, sempre e comunque per essere all'altezza di un ruolo, mi sono resa conto che quando mi fermavo ad ascoltarmi e ad ascoltare mia figlia accadeva sempre qualche cosa di impensato. La “non azione” e “l'ascolto” alle volte possono essere dei punti di partenza per entrare in contatto con noi stessi e con chi ci sta di fronte.
“L'ascolto” è diventato un tema conduttore anche del mio lavoro. Anni fa, durante la mia esperienza in ambito psichiatrico ho capito (e non è stato facile) cosa significava stare in silenzio e ascoltare chi soffriva: ora ascolto i bambini e i loro genitori.
I “laboratori creativi di ascolto” sono appunto degli spazi esperienziali in cui oggi, svolgendo la mia professione di pedagogista, entro in relazione con il bambino e i suoi infiniti modi di comunicare, “i mille linguaggi “che si riescono a sperimentare. Colori, disegni, plastilina, burattini, stoffe, fiabe,etc diventano un mondo di conoscenza e di relazione. Attraverso questi strumenti i fanciulli raccontano come vedono e vivono i grandi, parlano delle loro difficoltà e attraverso la creatività sperimentano anche le possibili soluzioni al disagio.
I bambini del resto, sono molto vicini al loro sentire. Provano emozioni, sentimenti, sensazioni molto profonde anche se a volte non riescono ad esprimerle e comunicarle in modo libero e naturale. Il laboratorio esperienziale, attraverso esercizi, simulazioni, giochi, ha lo scopo di aiutare i bambini a dar voce a questo loro sentire e offre ai genitori la possibilità di comprendere e leggere gli atteggiamenti e i comportamenti dei propri figli. Questo genera
conoscenza, comprensione, rispetto, accettazione.
Io stessa mi stupisco come, per esempio, un foglio bianco e dei colori possano attivare nel bambino delle modalità di espressione, interazione e conoscenza veramente potenti! Il foglio è lo “spazio aperto” di un incontro in cui l'ascolto e l'osservazione diventano delle linee immaginarie entro le quali muoversi.
Mi capita spesso di osservare come i bambini si rilassino alla sola consapevolezza di essere ascoltati da un adulto. Quante volte in una giornata ASCOLTIAMO VERAMENTE i nostri figli, magari non solo con gli occhi ma anche con il cuore?
Eppure bastano pochi momenti in una giornata ma, alle volte, finiamo spesso per non riuscire a trovarli, presi dal logorio di una quotidianità sempre più incombente.
Forse, e questo interrogativo lo rivolgo prima di tutto a me come mamma, non riusciamo nemmeno ad ascoltare noi stessi, la coppia...figuriamoci i figli!
Riempiamo il tempo dei nostri bambini, stordendoli di troppi stimoli, senza riconoscere l'importanza del silenzio, del “non fare”, anche dell'annoiarsi...
La bulimia di attività esterne e progetti, ci fa perdere di vista i tempi di attesa, le pause: ma sole in queste c'è ascolto!
Spesso i genitori mi riportano quanto segue: ”Ma noi facciamo molto per nostro figlio: nuoto, danza, cinema, pallacanestro,etc..!” e io vedo nei loro volti tutta questa grande fatica che in effetti c'è; ma se chiedo: “State mai insieme a lui sul divano, abbracciati in silenzio...passeggiate con lui in silenzio?” Loro mi guardano come se stessi chiedendo loro qualche cosa di assurdo e impraticabile, ma forse in quelle azioni così semplici e scontate, c'è ascolto e contatto emotivo.
Valorizzare questi momenti preziosi dà la possibilità alla famiglia di mettere in campo tutte le sue risorse e ce ne sono di infinite; queste sono fondamentali nell'azione educativa e se vengono valorizzate possono essere utilissime per superare problemi che possono apparire insormontabili.
Per affrontare le difficoltà della coppia genitoriale, alla mia attività dei laboratori esperienziali con i bambini, si affianca la collaborazione con altre figure professionali come lo psicologo della età evolutiva, lo psicoterapeuta e il consulente o mediatore di coppia; i loro interventi permettono di ottenere una visione più completa della famiglia.
Ora eccomi qui, ad ascoltare Voi lettori e fornire il mio contributo ai tanti quesiti che ciascun genitore ogni giorno si pone nel rapporto con i propri figli. Con il presente contributo, si apre uno “spazio” che spero si possa ”colorare “di interventi e domande.
La prossima tappa del nostro viaggio riguarderà il tema “ Essere figli: sentirsi piccoli è sentirsi protetti”
Letture consigliate
Per approfondimenti vi consiglio un simpatico volumetto che troverete anche nella nostra Biblioteca civica di Michelle Kennedy intitolato “Come sopravvivere ai capricci...99 consigli per risolvere il problema e non perdere la calma” Fabbri Editori L'ho trovato un libro divertente, facile da leggere, efficace in cui l'autrice ascolta bambini e genitori! La scrittrice propone nella stessa collana altri contributi interessanti su come gestire i problemi del sonno, della pappa e del pianto.


ARTICOLO 2 :Essere figli: sentirsi piccoli è sentirsi protetti
“....è la mancanza di punti fermi a rendere i bambini disorientati ed insicuri; la vera autorità non incute paura, ma anzi genera sicurezza“ (Bernhard Bueb)

Mi sono arrivate diverse e-mail di genitori che mi chiedono come porsi in modo efficace di fronte ai capricci dei propri figli .
Rispondo loro prendendo spunto da un episodio a cui ho assistito giorni fa.
Mentre mi trovavo ai grandi magazzini, ho assistito ad una scena abbastanza frequente: una mamma cercava di convincere il suo bimbo di circa tre anni che era inutile acquistare un giochino e lui, per tutta risposta, lanciava con la forza di cui era capace il suo piccolo carellino della spesa (quello in dotazione per i più piccoli) al centro della corsia e iniziava a battere i piedi per terra.
La mamma, tra il mortificato, l'arrabbiato e lo sconcertato, arrossiva e si scusava con i passanti...e acquistava il balocco conteso con aria rassegnata. Esito: il bambino felice, la mamma triste e convinta di non essere una buona madre.
Il mio primo pensiero, in quel momento, è andato a quel piccolo tutto rosso in faccia...con atteggiamenti da grande...ma bisogni da bambino!
La mamma non è riuscita in quel frangente ad essere GRANDE, ad imporsi, ad essere ferma, a toglierlo dalla scena in cui lui era piacevolmente protagonista e condurlo fuori, in altro spazio e luogo.
Il bambino non è riuscito invece ad essere PICCOLO, quindi ad accettare la regola della mamma, a rinunciare alla sua onnipotenza,egocentrismo(tipico dell'età) che lo ha portato a volere tutto e subito.
Volendo “tutto e subito“ ha giocato ad essere Grande e il genitore non ha “ridimensionato “questo ruolo e lo ha in realtà assecondato. Così facendo è accaduto che un adulto non ha “protetto”, rassicurato attraverso una regola un bambino. L'adulto è stato piccolo, fragile lui stesso.
Ma come avrebbe potuto agire quella mamma?
Sarebbe stato opportuno si fosse sentita “Grande” il che significa:
togliere suo figlio dalla scena in cui è protagonista assoluto, portarlo in disparte;
usare poche parole ma ferme;
rimandare le spiegazioni a un momento successivo quando tutti sono più calmi e tranquilli;
non acquistare il regalino(questo lo si farà solo se il bambino ha tenuto un comportamento adeguato che va rinforzato e premiato);
eventualmente uscire dal negozio senza parlare troppo ma esprimendo al piccolo la propria emozione, vale a dire : sono arrabbiata.
Mi rendo conto che è più facile a dirsi che a farsi!
Moltissime volte quando parlo ai genitori delle regole, dico loro che essere assertivi è un atto d'amore più grande che assecondare.
E' più faticoso dire no, ed impegnarsi con coerenza in quella strada piuttosto che dire sì e sorridere. Dire no,stoppare un comportamento inadeguato,è molto difficile ed io stessa ho sperimento come mamma questo sentimento che alle volte è di impotenza.
Dietro ai tanti sì, di molti genitori ci sono coppie in difficoltà; mamme e papà impegnati tutto il giorno al lavoro con grandi sensi di colpa al ritorno e pronti a cedere anche per stanchezza.
Ci sono genitori in conflitto sulla regola da dare; padri senza autorevolezza e madri molto forti con difficoltà enormi ad esprimere l'affettività.
Questa è quotidianità...questa è la vita.
Ma educare non è una sfida o un conflitto di potere tra genitori e figli: dire no significa assumere responsabilità e trasmettere amore e senso di rispetto.
Le regole, poche ma chiare e condivise dalla coppia genitoriale, sono dei punti fermi che orientano i bambini , creano sicurezza. Se dovessimo immaginare con una metafora, penseremmo alla crescita di un piccino come al camminare in una stanza buia: le luci che si accendono e fanno capire al bambino dove è sono le regole.
Ma perchè ogni bimbo possa riconoscere quelle luci, è fondamentale che i suoi genitori gli facciano sentire tutto il loro calore,la loro affettività donandogli tempo di significato e di ascolto.
Il bambino si sente protetto sia dal calore dei suoi genitori, dal loro amore, sia anche dalla forza con cui loro sanno far rispettare una regola.
Amore, contatto affettivo,punti fermi...tutti ingredienti indispensabili nella ricetta quotidiana del nostro essere genitori.
L'aspetto più difficile, con cui io stessa mi confronto spessissimo come mamma, è poi quello di essere anche degli adulti “positivi “ che non sono solo capaci di dare punizioni, di dire sempre ciò che “non si fa” ma piuttosto a riconoscere ciò che un figlio riesce a fare di buono facendoglielo notare chiaramente e magari premiandolo. Meglio rinforzare , premiare i comportamenti corretti che punire gli errori!
Quanta forza i figli assumono se si sentono protetti da tutto questo!
Il viaggio, come sempre parte da noi adulti, da quanto siamo stati in grado di passare dalla fase infantile , a quella adulta ,a quella genitoriale...senza saltare passaggi.
Prendo a prestito una bellissima immagine di Osho che sintetizza in modo efficace il rapporto genitori figli:” Pensate che vi sia qualche conflitto tra le radici e i boccioli? Vivono tutti della stessa linfa. Dovete cominciare dalle radici, i fiori arriveranno alla fine! “
Noi siamo grandi
I bambini sono piccoli
Questa è una grande ovvietà, ma se questa frase la portiamo nel cuore sino in fondo, la facciamo nostra, ne respiriamo pienamente l'efficacia attiviamo in noi dei cambiamenti e non modifichiamo un ordine famigliare che va riconosciuto e rispettato.
Letture consigliate: Al riguardo consiglio la lettura di un libro molto chiaro di facile comprensione che potete trovare anche nella Biblioteca Civica Comunale di Cividale che si intitola:”Il bambino Sovrano. Un nuovo capo in famiglia” di Daniel Marcelli , Raffello Cortina Editore
La prossima tappa del nostro viaggio si intitolerà : “Mettersi in gioco” nel rapporto educativo con i bambini e ci porterà ad approfondire ulteriormente l'argomento dell'importanza dell'entrare in contatto con la parte non solo più adulta di noi, ma anche “la più piccola “ nella relazione con i nostri figli.
Un grazie sincero a tutti coloro che mi hanno scritto e che mi scriveranno : l'incontro con le loro esperienze rende più “viva” ed attuale questa Rubrica.


ARTICOLO 3 “Mettersi in gioco” nel rapporto educativo con i bambini
...ibambini ci mettono costantemente di fronte a noi stessi: vivere insieme ai propri figli è un'opportunità meravigliosa per imparare a conoscersi.(C.Hehenkamp)

Il mio articolo prende spunto da una richiesta che mi viene spesso rivolta dai genitori e anche dagli insegnanti sul “come riuscire a comunicare, ascoltare i propri figli, alunni in modo efficace”.

Per dare una prima risposta a questo quesito, bisogna partire dalla considerazione che il bambino ci parla con una lingua che dobbiamo essere in grado di tradurre: non parla alla nostra parte razionale perchè si esprime con la voce dell'istinto e per ascoltarlo veramente dobbiamo farlo con la nostra parte istintiva. Non capiremo mai davvero un bambino, non sapremo mai interpretare i suoi messaggi (bisogni,desideri,richieste di aiuto) se non lasceremo libera la nostra parte istintiva, se continueremo a pensare che il bambino “ragiona” come noi, sia in grado di adeguarsi alle nostre convenzioni sociali, padroneggiare i suoi bisogni ,etc considerandolo e immaginandolo “adulto”.
Il tema dell'ascolto ,trattato nei miei precedenti interventi su questo periodico, è un processo delicato, molto difficile tra persone che parlano lo stesso linguaggio, figuriamoci quanto diventa arduo se l'altra parte adotta schemi mentali diversi dai nostri!
Ecco quindi che “l' ascolto attivo “diventa per l'adulto una possibilità per diventare uno “specchio rivelatore” per il bambino, partecipando alle sue delusioni, entusiasmi, paure , rabbie senza fornire soltanto risposte, insegnare, fare interrogazioni assillanti; un ascolto che “sa vedere” non solo con le parole ma anche con gli occhi, il cuore, il linguaggio non verbale.
Nello spazio che si crea, trovano la loro collocazione naturale anche il silenzio e la creatività.
Seguendo questo modo di relazionarsi l'educatore, il genitore,etc non si mette solamente nell'ottica di chi vuole insegnare, ma anche di chi vuole imparare, conoscere...e magari conoscersi!
Questo è un aspetto molto significativo nel rapporto con i bambini: sapersi ascoltare, con rispetto e amore.
Avere il coraggio di guardarsi dentro, “di mettersi in gioco” come persona, riconoscendo il bambino che siamo stati.
Non è un viaggio facile, alle volte non lo vogliamo proprio fare, ma è ”l'unico viaggio possibile” come sosteneva W.Butler Yeats, per essere sereni con i propri figli.
Guardarsi con sguardo buono, non giudicante ma accettante...
Sapere “giocare con noi stessi “prima che con i nostri figli!
Ma quante resistenze attiviamo a questo processo? Tantissime!
Su questi aspetti, i colleghi psicologi potrebbero essere molto illuminanti (conflitti infantili sedimentati ma sempre vivi,etc) perciò io, occupandomi di educazione, dico solo che dal momento che il bambino è un radar sensibilissimo delle emozioni,degli stati d'animo degli adulti (e questo lo constato quotidianamente nei laboratori creativi ) e riesce a leggere con chiarezza dentro di noi per vederci come realmente siamo, non possiamo mentire ad un minore, né impedirgli di mettersi in risonanza con il nostro universo emotivo.
L'importante è essere consapevoli, noi per primi, di quanto proviamo nel cuore.
Essere adulti è anche questo.
Prendersi la responsabilità di quanto sentiamo.
Questo ci fa sentire in contatto con la nostra storia personale e famigliare:le nostre radici.
Ci fa essere genitori “forti”,”grandi”emotivamente.
So quanto è complesso guardare alla propria sofferenza, alla propria esistenza..
Più facile quindi dire ,quando ci sono delle difficoltà in famiglia :“Il problema è di mio figlio!”
Quando invito i genitori a rivolgersi ad uno psicologo o un mediatore, per se stessi o per la coppia , rimangono perplessi e mi ribadiscono :“Ma il problema non sono io!? Non siamo noi!!”
Ma come posso chiedere ad un genitore: “ Accarezzi, coccoli di più suo figlio” se forse lui per primo non sa cosa vuole dire essere coccolato?
Come posso proporgli :“Usi di più la creatività, si diverta con il piccolo... ” se lui stesso non è mai stato capace di giocare, ribaltare certi schemi , perchè educato rigidamente?
Capire “dove siamo” “ da dove siamo venuti”, guardare a noi e alla nostra storia personale come genitori, educatori, insegnanti, pedagogisti,etc , ci permette di “muoverci verso”( verso dove andremo?).
Un autista per viaggiare si muove sempre da una partenza, solo dopo, si pone il problema della meta da raggiungere.
Discorsi difficili,complessi da cui ci difendiamo ma che è importante farci ogni volta che guardiamo negli occhi un bambino.
Ascoltare un fanciullo...è sapere ascoltare prima di tutto il nostro universo emozionale!
Giocare con un bambino è saper giocare con se stessi...
Condivido, pienamente, una affermazione di un autore a me caro cioè Bruno Munari ,l'ideatore del metodo plurisensoriale nei laboratori con i bambini: “Conservare lo spirito dell'infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere, il piacere di capire, la voglia di comunicare. Ritrovare il fanciullo che siamo stati”.
Non posso prendere per mano un minore e accompagnarlo lungo la strada della vita, se non so io per prima da dove sto partendo; questo vale per tutti coloro che come me sono impegnati nel difficile ,ma quanto mai costruttivo compito, dell'essere genitori,educatori.

Buon viaggio a tutti noi!!!

ARTICOLO 4 “Andare per fiabe...”
...ogni fiaba, ogni disegno crea tra adulto e bambino “uno spazio” di incontro. Non tutti i nostri
incontri diventano spazi relazionali...ma restano luoghi. (Alberto Panza)

La stagione estiva, con la chiusura delle scuole, consente di poter trascorrere maggior tempo con i propri figli, nipoti, etc. In questi momenti, si riesce (forse) a trovare tempo per la lettura insieme di libri, giornalini,etc
Ma mi si chiede: come leggere una storia? Che cosa rappresenta una fiaba per un minore?

A tal riguardo non posso che far riferimento al mio primo incontro con il mondo delle fiabe che è avvenuto quando ero piccola e la nonna materna mi leggeva dei racconti bellissimi tratti da un vecchio libro impolverato, regalato a lei quando era bambina, che andava a prendere nel ripostiglio.
Bellissime immagini che si potevano muovere e mi aprivano dei mondi a me sconosciuti e fantastici che mi facevano stare bene. Non ricordo quelle fiabe se non vagamente, ma ho ben chiaro il ricordo del profumo di lavanda delle lenzuola della nonna e della fragranza di violetta della sua camicia da notte ricamata che mi riporta ancora oggi al tepore dei suoi abbracci prima di addormentarmi.
Ripenso al nonno che sapeva costruire delle intricatissime invenzioni come il mitico carretto del far west e insieme a lui e a quel mezzo traballante immaginavo di partire per avventure fantastiche ed entusiasmanti.
I miei genitori mi amavano molto ma erano troppo indaffarati a” sbarcare il lunario”, per trovare il tempo di fermasi a leggermi le storie. Ma i nonni sì... Loro mi hanno insegnato l'amore per la lettura, per i ricordi, per gli oggetti antichi passione che ancora oggi coltivo. Mi hanno nutrito con amore, non solo attraverso le fiabe ma anche attraverso i racconti famigliari. Saghe di paese intricatissime, di guerre, di streghe, di donne buone, di canti lontani,di filastrocche, di amori infranti, personaggi particolari, etc.
In quei momenti ho trovato, attraverso i racconti ,uno spazio di incontro con i nonni e le mie radici.
“Lo spazio di incontro” è una complessa ed intricata rete di messaggi verbali, non verbali, emotivi ,etc che rende “significativa” una relazione.
Nella vita non ci incontriamo infatti con tutti allo stesso modo.
Oggi, ho continuato , per quanto mi è possibile, con mia figlia quel viaggio iniziato tanti anni fa.
Tramando il bagaglio di ricordi ,storie immaginarie o reali che a me fu affidato con amore. Mia figlia mi ascolta in silenzio, mi fa domande e mi dice “ Mamma mi rilasso...”
Sento che questo incontro che avviene nei racconti fa bene a me e a lei.
Rileggiamo libri che sono appartenuti ai nonni, o quelli acquistati nei mercatini dell'usato.
Essi ci parlano del tempo.
Sappiamo anche sperimentarci con testi più recenti di autori e illustratori brillanti.
Ma ci piacciono di più i libri in cui ci è dato immaginare, fantasticare, disegnare su un foglio bianco..
La bulimia di immagini di molti testi attuali disturba il nostro raccontare.
Molto spesso insieme andiamo in Biblioteca Civica.
La nostra biblioteca comunale...così silenziosa, rispettosa del lettore, ha ancora lo spazio vitale per “sperimentarsi nella ricerca”. Ci si sente a casa, accolti, attesi.
Mia figlia sceglie, osserva i testi da portare a casa.
È una valutazione oculata fatta di rituali.
Poi,una volta a casa, ci “diamo alla lettura” e insieme facciamo tante scoperte
...e non da ultimo scopriamo di volerci bene.
Insieme inventiamo anche storie. I miei personaggi fantastici incontrano quelli di mia figlia.
In questo nostro vagabondare per mondi immaginari, abbiamo scritto una fiaba per comunicare con tanti bambini le nostre emozioni; abbiamo pensato, per esempio, ai tanti piccoli che affrontano quotidianamente il disagio dell' intolleranza al glutine.
Quella fiaba intitolata “la Fiaba della Vecchia Igea” l'abbiamo poi donata all'associazione nazionale celiachia (AIC ).
Così abbiamo scoperto che si possono creare storie per stare meglio, per superare delle difficoltà.
Spero che mia figlia porti nel cuore “questi nostri spazi di incontro”
Se solo sarà capace di ascoltare con il cuore e non solo con la ragione quelle letture e racconti lontani e recenti sapranno darle forza e nutrimento per camminare serena nella vita.
A tanti genitori con bellissime storie da raccontare, auguro di” voler trovare” nella fitta foresta degli impegni che la famiglia, il lavoro comportano inevitabilmente, dei momenti per leggere, inventare, creare, ricordare con i propri figli.
Non è facile...ma se ci poniamo nell' “l'intenzione di farlo”, come sostiene un amico a me caro che crede nel “potere dell'intenzione” , forse accadranno “magie” insperate!
Sono queste le perline che arricchiscono la collana del vivere quotidiano.

ARTICOLO 5 Andar per fiabe...(seconda parte)
“il bambino ha bisogno d'idee sul modo di dare ordine alla sua casa interiore, per poter creare su tale base, l'ordine della sua vita...a questo servono le fiabe!” Bruno Bettelheim

Quando ho pensato di scrivere sul tema fiabe, su richiesta di alcuni genitori, ho immaginato che si trattasse anch'esso di un viaggio, di un andare...
Percorrere una fiaba è in effetti come entrare in un bosco e lasciarsi prendere e perdersi tra i suoi colori, profumi e rumori...un animaletto corre veloce,un fungo fa capolino tra il muschio.
In questo mondo il rito e tutt'uno con il magico, l'imprevisto è importante anzi ricercato, dove è reale la fantasia e fantastica la realtà, dove la potenza dell'immaginario genera possibilità, traccia strade, favorisce scelte, prospetta percorsi evolutivi.
Usando un linguaggio dei nostri giorni direi..ogni fiaba è un ipertesto,crea collegamenti,link,libere associazioni,rimanda a un altrove e a un altrimenti,un internet dell'immaginario!
La fiaba è un ponte gettato dall'età adulta all'infanzia e viceversa.
Si sta scoprendo il gusto di percorrerlo, di usufruirne e di viverlo sia nei rapporti con i figli, sia nei percorsi educativi o didattici, nelle scuole ; qui si mimano storie,le si leggono, rappresentano, disegnano,etc.
Questo è un bene, perchè fa bene!
Troppo spesso incontro bambini silenziosi davanti ad un foglio bianco, muti di fronte ad una storia da inventare insieme.
Creare non è solo un gioco, ma è una esperienza che ha forti potenzialità educative che verranno sperimentate quando si diventa adulti e si andrà ad affrontare la vita! Con la creatività della fiaba e non solo, si invita ognuno a superare le proprie rigidità e a scoprire nuove possibilità, a confrontarsi con gli avvenimenti imprevisti e a trovare delle strategie per superarle.
Oggi da bambini...ci si scontra-incontra con il foglio bianco e si inventa!
Domani da adulti...si affrontano le secche dell'esistenza, e si trovano i modi per superarle senza restare immobili, annichiliti, magari arrabbiati perchè le cose non funzionano!
I piccoli amano le fiabe e i racconti. La ritengo una efficace “omeopatia” fatta di piccole dosi di saggezza, prese in modo dilazionato.
Ho sperimentato come mamma prima, come pedagogista poi, che ricercano in particolare la vicinanza emotiva che si instaura nel raccontarle.
Tra genitore e figlio si crea una atmosfera magica di grande complicità e calore.
Alle volte diventa un evento fatto di rituali in particolare quando accompagna il momento del sonno
E proprio qui può rappresentare un tramite, per modulare il percorso di separazione bambino- genitore. Dormire è lasciarsi andare...quindi se accompagniamo questo viaggio con un racconto, aiutiamo il bambino ad aver fiducia in quell'atto.
Può capitare che lui desideri leggere o meglio ripetere all'infinito la stessa storia.
Questo significa che lui “ha bisogno” di quella storia in quel momento della sua crescita.
Quel racconto sta probabilmente riproponendo un vissuto che c'è nel suo cuore.
Mi ricordo, ad esempio, che mia figlia mi chiedeva sempre di leggere la fiaba di Hansel e Gretel proprio quando aveva più difficoltà con il cibo!
..o di quel bimbo molto arrabbiato con la mamma perchè lei aveva iniziato a lavorare lasciandolo dai nonni, che rivedeva sempre in videocassetta o dvd la fiaba di Biancaneve e della matrigna!
Vedere i propri sentimenti “non belli” nei confronti della mamma all'esterno in una fiaba ha aiutato quel piccolo a stare meglio!
Ho acquistato a mia figlia le fiabe Walt Disney filmate (Re Leone,Biancaneve,Sirenetta,etc), non sono contraria ai dvd o alle videocassette qualora se ne faccia un uso intelligente e non si lasci alla tv il ruolo di baby sitter!
Le videocassette o i dvd possono in effetti essere rivisti, fermate, mandate avanti le loro immagini, .
Il bambino diventa il protagonista, a suo modo, e reitera ciò di cui ha bisogno,rivedendo il protagonista della fiaba in cui si identifica.
Questo non è però sostitutivo ad una buona lettura insieme,che per il potenziale relazionale che possiede, ha un valore profondo
Ma c'è differenza tra fiabe e favole e molto spesso noi usiamo i termini dando ad essi lo stesso valore.
Le fiabe raccontano gesta di eroi umani e immaginari, principi e principesse, streghe, maghi e re.
In genere l'eroe positivo viene insidiato dall'antieroe e sembra stia per soccombere,quando, per un intervento magico,tutto si risolve per il meglio ed il bene trionfa!
Le favole ,invece,hanno una struttura narrativa più semplice e breve, i protagonisti sono di solito degli animali parlanti che con le loro esperienze ci dimostrano una sorta di saggezza popolare che si concretizza nella morale esplicitata alla fine della favola.
I genitori non si spaventino,quindi, nell'usare fiabe o favole con personaggi paurosi.
Mi viene chiesto spesso se è corretto esporre il proprio figlio a racconti apparentemente “negativi”
in cui c'è un orco,un lupo,un acchiappasogni,etc.
Questo può essere utile perchè il bambino in esso proietta molte delle sue paure, sentimenti, rabbie che altrimenti resterebbero nel suo cuore. “Vedere” questi elementi interiori trasformarsi in personaggi paurosi, ma controllabili, che alle volte da terribili diventano ridicoli; che vengono il più delle volte “combattuti” e sconfitti, tutto questo,rassicura i più piccoli. Per un lupo c'è sempre un cacciatore; per un orso scontroso sempre una fatina; per un re cattivo un principe buono; etc
Per concludere ,desidero ricordare che in ogni famiglia esiste, inoltre, una sorta di mosaico fatto di racconti, filastrocche, episodi di antenati,etc
Raccontarli ai propri figli può essere positivo sia per noi adulti che recuperiamo attraverso la forza di un ricordo il valore delle nostre radici; sia per i più piccoli perchè si sentono parte di un sistema famigliare più allargato che ha reso possibile la nostra presenza qui,ora.
Molto si potrebbe dire di più, ma lascio alla vostra immaginazione e creatività il resto...può essere molto più costruttivo per la vostra storia personale di genitori!
Buon cammino...di fiaba!

ARTCOLO 6 Cosa significa alimentare in vostro figlio una immagine positiva di se stessi e l'autostima?
“Lodare i risultati positivi dei figli è sempre meglio che criticare quelli negativi” Eric de la Parra

Per parlare di educazione all'autostima nei propri figli mi è parso bello iniziare da una frase di Eri de Parra che secondo me è significa e chiara: non possiamo pensare che nostro figlio sia sicuro, determinato, convinto delle proprie capacità se non cerchiamo di rimandargli una immagine positiva di sé, dicendogli anche quello che riesce a fare...non solo quello che non fa!
Ma che immagine hanno di se stessi i genitori ?
Loro, Noi, siamo i primi specchi entro cui un piccolo si guarda.
Che luce riflettono quegli specchi?
Presi dal nostro lavoro, dalla famiglia, dalla coppia, dalle tensioni della vita alle volte ci sentiamo anche noi poco forti e convinti di avere un valore.
Fragili,stanchi, alle volte sfiduciati e convinti di non essere poi dei genitori magici,pretendiamo che magari nostro figlio sia sicuro, efficace,autonomo.
Ci arrabbiamo pure, perchè continuiamo a sostenere che gli stiamo dando tutto, forse di più!
Non ci rendiamo conto però, che la nostra fonte va nutrita d'acqua.
Noi genitori non ci concediamo nulla.
Non ci doniamo nulla con amore
Un vaso se è vuoto non può dare!
Va riempito.
Noi andiamo nutriti come singole persone ( parlando di questo mi riferisco agli atti d'amore che facciamo verso noi stessi.)
La coppia va nutrita nel suo grande valore
Il nostro rapporto con in nostri genitori d'origine va guardato con più rispetto
Tutto questo genera benessere e positività che sono gli ingredienti indispensabili per nutrire la nostra autostima di genitori prima che quella dei nostri figli.
Mi ricordo una frase bellissima di mio nonno, che diceva “L'insegnante migliore è l'esempio!”
Quindi diamo l'esempio ai nostri figli di essere persone che credono in loro stesse e si guardano con rispetto e amore ...il resto verrà da sè!
L' immagine che un bambino si fa di se stesso è il frutto di un viaggio , quindi, che attraversa la quotidianità dei giorni di vita in famiglia e nei rapporti con i suoi genitori.
Come mamma mi trovo spesso a sostituirmi a mia figlia nelle soluzioni, nel fornirle sempre le strategie vincenti per affrontare le difficoltà della vita.
In poche parole, la proteggo, mi sembra di sostenerla con amore e non mi rendo conto di alimentare solo le sue fragilità.
Il messaggio profondo che le trasmetto,pur non volendo è ”Tu non sei in grado...quindi faccio io”
Sono una dei tanti genitori che ,attraversando una palestra difficilissima cioè quella della genitorialità , impara per tentativi ed errori ad educare.
Sento, nonostante le inevitabili cadute, che la vita vada vissuta e affrontata con forza già da piccoli.
Nutrire “le nostre piantine” con linguaggi e atteggiamenti più positivi potrebbe essere una possibilità ,credendo noi per primi che quelle piante possono anche crescere senza un nostro continuo e ,alle volte ansioso, intervento.
Il vivere in famiglia diventa spesso una selva di frasi che propongono immagini negative“stai attento se cadi ti fai male” “se non ti copri ti ammali!” etc
Per creare un clima sereno di fiducia le immagini proposte dovrebbero essere “positive”.
Nei bambini sappiamo che l'immaginazione è molto forte, quindi questa loro risorsa va assolutamente guardata e assecondata con rispetto
Ma proviamo a fare un esempio: se anziché dire “attento a non cadere che ti fai male” proviamo a dire “tieniti forte, così starai più saldo sulle gambe” oppure sostituire al“Mi fai diventare matta!!”il “Mi agito quando ti comporti così” al “Se non studi ti bocciano” il “Studia e sarai promosso” creiamo nella consuetudine giornaliera l'uso di un linguaggio più sereno.
Un altro aspetto che ritengo importante è non fissarsi su di una immagine che si ha del proprio figlio, ma essere disposti a cambiarla senza avere troppe aspettative.
Un figlio che è discolo potrebbe esserlo di meno; uno timido diventare più socievole,etc togliamoci dalla mente le rigidità di frasi del tipo “Tanto non cambierai mai” perchè, così dicendo, fissiamo l'altro in un ruolo dal quale è difficile evolversi
Focalizziamo l'attenzione anche sulle qualità di nostro figlio. Quando incontro i genitori e mi parlano dei loro bambini , mi sommergono con una lunga sequela di lamentele e aspetti negativi dei loro “discoli “ Quando chiedo loro le qualità,le risorse ....si fermano ci pensano su e fanno fatica a trovarle!
Questo accade perchè siamo abituati a pensare in negativo.
Pensiamo un po' a colori, come vedono il mondo i nostri figli
Un pensiero a colori al giorno, potrebbe essere un ottimo inizio
Inoltre, e non da ultimo,credo sia importante anche darsi dei momenti di pausa quando entriamo in rapporti burrascosi con i nostri figli .Quando ci arrabbiamo con loro, entriamo facilmente in forte tensione, per cui, alle volte, è meglio allontanarsi in silenzio, piuttosto che esplodere.
Questo è un rispetto che diamo prima di tutto a noi stessi, e poi ai bambini.
Allontanarsi per un po', per vedere più chiaro e ritrovare la calma con cui riaffrontare la relazione
con maggior serenità d'animo,non fa altro che rafforzare l'autostima di noi genitori perchè, alla fine, quando sbottiamo non ci piacciamo poi molto!!!!