Come è noto
Vercelli fu un importante municipio romano, ma di esso rimane poco più della
memoria storica. Già nel IV secolo S. Girolamo poteva affermare che Vercelli
"una volta potente, ora è quasi in rovina con pochi abitanti". Poi la
città venne devastata durante le invasioni barbariche e le inondazioni del Cervo e della Sesia, non più arginate,
contribuirono a farne sparire le macerie sotto terra. Passarono i secoli,
quindi lentamente, sopra la sepolta area urbana romana, venne costruita la
città medievale, di cui rimane, opera stupenda, la basilica di S. Andrea e
pochi altri monumenti di un qualche pregio.
L'età
rinascimentale che, grazie a signorie illuminate, arricchì e fece belle molte
città italiane, transitò a Vercelli lasciando poche testimonianze
architettoniche degne di considerazione (rimane qualche cortile e la chiesa di
S. Cristoforo, che interessa non per la sua rimaneggiata architettura, ma per i
dipinti di Gaudenzio).
Finalmente,
dopo l'ultimo assedio del 1704, Vercelli incominciò a rinascere e in effetti i
suoi migliori palazzi sono del Settecento e dell'Ottocento.
Ho fatto questa
premessa, perché la ritengo indispensabile per una equilibrata valutazione del
centro storico della nostra città, sbrigativamente delimitato dalla cerchia dei
viali, e che dal 1945 è stato difeso in modo demenziale, oltre che incoerente. Con la complicità delle soprintendenze
si è voluto pertinacemente bandire da esso l'edilizia e l'architettura
contemporanea (lasciando però che lungo la via Cavour, in una zona degna di
tutela, si perpetrassero gli obbrobri che tutti vediamo) e non si è neppure
preso in considerazione un nuovo assetto urbanistico rispondente alle moderne
esigenze del traffico. Se il lungimirante podestà Adriano Tournon (a cui
dovrebbe andare la gratitudine dei Vercellesi e non la dimenticanza!) non
avesse fatto spianare

Per parecchi secoli, durante la dominazione
sabauda, la città di Vercelli, ridotta a fortezza, rimase strozzata dal cerchio
delle fortificazioni e dei fossati. Come città di confine ebbe a subire guerre,
scorrerie, assedi, occupazioni militari ed occupazioni straniere. Nei secoli
XVI e XVII sue condizioni erano miserevoli ed il centro storico ne subì le
conseguenze (Stampa, seconda metà sec. XVIII).
Vi sono in
Italia città che da un fortunato passato hanno avuto in retaggio centri storici
insigni per splendore d'arte e mirabile coerenza architettonica ed urbanistica:
purtroppo non è il caso di Vercelli.
Se facciamo
eccezione della basilica di S. Andrea e di qualche altro monumento, quello che
di accettabile è rimasto nel centro storico si riduce a poche piazze, a poche
vie, a pochi ambienti. Tutto il resto avrebbe potuto, anzi dovuto, essere
demolito per dare a Vercelli l'aspetto e la vivibilità di una città che non
rifiuta il presente in cui vive, perché in esso vuole vivere e non morire.
Le stesse cose pregevoli che dovrebbero essere
poste bene in vista (se si vuol fare di Vercelli una città d'arte, come sovente
si promette) finiscono per affogare nel brutto che le circonda: un brutto che
ogni giorno che passa diventa ancora più brutto per mancanza di manutenzione e
talvolta anche di semplice pulizia. E mentre non si valorizza il meglio che si
possiede, si custodiscono le vecchie brutture, da conservare per il disgusto
nostro e per quello dei posteri. In ciò vi è completo accordo fra alcuni
rumorosi intellettuali e la stampa locale, subito pronta ad intervistarli, non
appena si sta per demolire una vecchia casa o un pezzo di vecchio muro affiora
da uno scavo.
Nell'ultimo mezzo secolo la psicosi della salvaguardia del vecchio, anche se lercio, ha accompagnato quasi simbolicamente il destino di Vercelli, che sta perdendo a poco a poco la sua dignità di capoluogo, cioè la centralità economica, produttiva e commerciale nel suo territorio storico e che, non a caso, ha dovuto cedere la metà della sua provincia a Biella (anche se i paragoni sono antipatici, si vada vedere come dal 1945 ad oggi Biella si è trasformata architettonicamente e urbanisticamente! )
La morale del
discorso comunque è questa: non si deve perseverare a percorrere strade
sbagliate, né per quanto riguarda il settore urbanistico-edilizio, né per altri
settori. E che le strade siano sbagliate lo dimostra lo stesso declino di
Vercelli, di fronte all'ascesa delle città che la circondano. Mi auguro che chi
amministra questa nostra città abbia il coraggio e l'intelligenza di mettere il
suo centro storico al passo con i tempi; conseguentemente di darsi gli
strumenti urbanistici idonei per rinnovarlo; di non mortificare, come sempre,
l'iniziativa privata, ma di aiutarla ad investire al meglio, considerando che
nel meglio vi è pure il bello.
Edito in Automobile Club , 1995, n.2