UNA CHIESA DEL MISTERO: S.
MARIA DEI CAMPI DI LENTA
Quando percorro in
auto la strada che va da Vercelli a Gattinara, mi è quasi d'obbligo rivolgere
un'occhiata rapida alla chiesa di S. Maria dei Campi (o di Campagna) presso
Lenta. A causa della nuova circonvallazione
la chiesa non è più sola in mezzo al verde, come un tempo, anche se è
sempre circondata dai campi; ora si fanno sentire i rumori delle macchine che
non lontane sfilano veloci; soltanto durante brevi momenti, sul far della sera,
pare che la chiesa ritorni a ritrarre dalla natura circostante colori, profumi
e suoni. Anche il suo aspetto è
stato deturpato da disgraziati e non
sempre opportuni restauri (molte volte piace di più un monumento ridotto a
rudere dal fluire dell'età, che non uno conservato, ma fatto diverso).
Considerata però nel
suo complesso e nelle sue linee essenziali la chiesa rivela ancora la dignità
di origini remote. La sua parte più antica risale forse alla prima metà del
secolo XI ed è certamente la chiesa vercellese su cui meno abbiamo notizie e
perciò ci appare avvolta nelle suggestioni di un impenetrabile mistero. Era la
chiesa pievana di un centro abitato ora scomparso? Quale? O era la chiesa di
una sconosciuta comunità monastica femminile, come qualcuno ha supposto?

S.Maria dei campi di Lenta. Scorcio della
facciata (Foto R.
Ordano).
Le
fonti storiche che la riguardano sono inconsistenti, per non dire inesistenti.
Il nome di questa chiesa lo leggiamo poche volte nei documenti medievali. Nel
1214 appare in una descrizione di beni immobili per localizzare un terreno; nel
1221 il suo ricordo ci arriva da terre lontane: è infatti menzionata
incidentalmente nel testamento di un arciprete morto in Egitto durante la
quinta crociata, il quale lasciò venti soldi a una certa "Aldisia che
abitava presso la chiesa di S. Maria". Devono trascorrere altri due secoli
prima che qualche carta ci ricordi ancora S. Maria di Lenta, però mai per se
stessa o per qualche avvenimento, ma solo come riferimento topografico per
determinare confini di terreni. Non compare negli elenchi delle pievi, non
compare neppure nei registri dei beni ecclesiastici. Solo dalla metà del
Quattrocento la chiesa incomincia ad essere menzionata più frequentemente nella
documentazione e, finalmente, nel 1574, la troviamo nelle prescrizioni di una
visita pastorale: "La chiesa campestre di S. Maria di Lenta nel venire da
Rovasenda si tenga sempre chiusa a chiave et in modo che non vi entrino gli
animali..."
* * *
In tutta l'età
medievale la chiesa di S. Maria si trova collocata in un paesaggio per noi
ignoto; altrettanto ignota è la donna di nome Aldisia, la cui esistenza ci
viene rivelata da un arciprete crociato. Chi poteva essere quella donna che
viveva presso la chiesa? Sono state fatte parecchie congetture: era un eremita?
Era una monaca di un'antichissima congregazione religiosa di cui si è perduto
il ricordo? In assenza di documenti si può lasciare galoppare la fantasia e desistere
dalla ricerca storica per entrare nei meandri affascinanti della favola e del
romanzo.

S. Maria dei campi. Absidi.
Come in molte antiche chiese campestri, anche nell'interno di S. Maria
dei Campi vi è conservato qualche affresco. La prima impressione è che i
dipinti di queste chiese siano molto simili: le stesse stereotipe figure di
padri eterni, di madonne e di santi. Gli artigiani della pittura che le hanno
prodotte non avevano l'originalità dei grandi maestri e le loro raffigurazioni sono
fortemente inalveate nell'evoluzione storico-estetica del loro tempo e della
loro regione. Tuttavia, a saperle vedere, vi si scoprono talvolta anche
espressioni singolari d'arte e di sentimenti che possono commuoverci.
Così mi ha colpito una Madonna della chiesa di S. Maria, dipinta,
credo, attorno alla metà del secolo XV. E' una delle tante madonne,
popolarmente dette "del latte", perché stanno allattando il figlio.
E' infatti un tipo di immagine molto consueto, che ricopia schemi compositivi
comunissimi; ma in questo caso il volto della Madonna, pur nella sua assoluta
semplicità, rivela l'incanto di una dolce malinconia, come se l'oscuro pittore
avesse voluto trasfondere in quel viso il segno di un qualche suo dolore.

S. Maria dei campi. Madonna del latte (seconda metà
del sec. XV).
Secondo una consuetudine un tempo abbastanza diffusa nelle nostre
campagne, sugli intonaci delle chiese venivano fissati con iscrizioni graffite
i ricordi di fatti memorabili, principalmente di quelli che hanno
impietosamente rotto e funestato lo scorrere della vita. Forse per una speranza
di futura tutela, forse per rendere il ricordo più evidente e duraturo o forse
per una sorta di magico scongiuro, le frasi venivano quasi sempre scritte sulle vesti dei personaggi sacri.
Nella chiesa di S. Maria dei Campi queste scritture graffite sono
moltissime e ne trascriviamo soltanto qualcuna:
1524 fuit [ in loco pestis ]
1531 tempestò forte die 17
aprilis
1612 il p° 8bre il gualigone
intrò in questa chiesa [ Il Gualigone o Valigone è l'odierno rio Dondoglio]
È quasi inutile osservare che queste povere epigrafi, scritte in tempi
lontani e calamitosi, indignano oggi qualche ipernutrito turista della
domenica, che in esse altro non vede se non la deturpazione di un affresco. Io
però non oserei biasimare chi, essendo stato ridotto alla fame dalla grandinata
o dall'inondazione o avendo visto morire di peste parte della sua gente, ha
cercato di tramandare ai posteri la memoria dell'evento, e forse, con mano
disperata, ha voluto impetrare dal santo una più forte protezione.
Dicembre 1993
N O T A
Le poche notizie su questa chiesa le ho desunte in gran parte da G. Ferraris, La pieve di S. Stefano di Lenta nel contesto delle pievi eusebiane, in
"Arte e storia di Lenta", Vercelli, 1986, pp.1-

S. Maria dei
campi. S. Antonio abate. Le iscrizioni graffite si sono,
nei secoli,particolarmente infittite sulle
vesti di questo santo.
In Antologia
storica di questo stesso sito si trova l’articolo S. Maria di Naula.