E' difficile
discorrere, nel poco spazio che mi è concesso, su un argomento suggestivo, ma
pure serio ed importante, qual è l'abbazia e la basilica di S. Andrea.
La basilica di
S. Andrea è il monumento più bello e glorioso, non solo del Vercellese, ma di
tutto il medioevo subalpino.
Nella storia
dell'arte italiana questa basilica si è insediata in un posto
rispettabilissimo, e non sta a me rinnovare le lodi della sua architettura mirabile.
Neppure voglio - né lo potrei - addentrarmi nell' insolubile mistero che
protegge l'anonimato dei suoi artefici, incogniti
magistri, che sulla terra lasciavano maestose opere senza nome, sicuri che
chi lavora con fede non è ignoto a Dio, ognuno pensando: laboravi fidenter non confundar.
Trascurando le
tematiche che di consueto affrontano gli studiosi, voglio solo ricordare che
questo tempio, innalzato nella stagione più bella della storia di Vercelli, non
ha solo un valore artistico, ma ha un valore culturale e morale che sovrasta la
venustà della sua arte e lo fa giganteggiare sull'orizzonte dell'Europa
medievale. Guardando la basilica, l'eleganza severa delle sue torri, il suo
alto tiburio, la sua facciata armoniosa e dolce di forme e di colori, il
pensiero vola a chi la volle, a Guala Bicchieri, e a ciò che questo monumento
dovette significare nella sua vita.
La biografia
del grande cardinale non è ancora stata scritta in modo degno, cioè da un vero
storico; le compilazioni che sul Bicchieri ci hanno lasciato alcuni volonterosi
eruditi, non servono a farci conoscere l'eccezionale personaggio.
Nato da una
schiatta di politici, di crociati e di cavalieri templari, egli ha compiuto
azioni ed opere di cui non riusciamo a comprendere tutte le significazioni.
Delegato papale in Inghilterra, ridiede efficacia giuridica alla Magna Charta, un documento di libertà
che un papa aveva aborrito, scomunicando coloro che avessero osato attuarlo; il
Bicchieri acquisì pertanto il merito di avere dato l'avvio ad un processo
storico, che ha contribuito in modo decisivo alla nascita della democrazia
occidentale.
A Vercelli
istituì un'abbazia, a cui non mancò di affiancare - ad receptionem pauperum - un ospedale. Che cosa doveva essere nella
concezione del fondatore la nuova abbazia vercellese? Un'opera prevalentemente
filantropica, religiosa o culturale?
A quei tempi
vigeva in tutto il Vercellese una forte, consolidata tradizione monastica
benedettina e cistercense, che si perdeva nei miti altomedievali. Dai monasteri
vercellesi, nonché dalla stessa scuola della cattedrale eusebiana, uscivano
molti religiosi esemplari e colti, che andavano a svolgere la loro missione
anche in terra lontana; ma, nonostante il fiorire di questa cultura e religiosità nostrana, Guala
Bicchieri diede vita all'abbazia chiamando da Parigi quattro canonici
vittorini, fra cui Tommaso Gallo.
La sua opzione
per i religiosi parigini, portatori di dottrine ricche di nuovi fermenti, sta a
dimostrare la sua nobile ambizione di affidare alla costituenda abbazia un
magistero di singolare elevatezza spirituale. La nuova abbazia infatti fu per
la nostra regione una grande novità culturale, resa straordinaria dalla
presenza di Tommaso, che, divenuto maestro all'università di Parigi, divenne
poi a Vercelli il più celebrato pensatore mistico dei tempi suoi. I suoi libri,
meditati e scritti nell'abbazia di Vercelli, percorrevano tutte le contrade
d'Europa. Ad udire l'abbas Vercellensis
giunse sotto il gallo del S. Andrea anche Antonio da Padova, il santo
taumaturgo.
Mentre il
Bicchieri compiva operazioni politiche di rango internazionale, Tommaso
conquistava un posto principe nel mondo della cultura. Insieme, il grande
cardinale e il grande mistico, hanno consegnato ai posteri, tramite la
basilica, il loro retaggio spirituale: oltre ad alcune iscrizioni, molto nel
tempio parla di loro. La stessa stupenda bellezza della basilica è soverchiata
dalla forza evocativa di quei valori universali di progresso intellettuale e di
civiltà, rappresentati dalla vita e dalle opere di coloro che hanno presieduto
alla sua erezione a la suo ornamento.
Per questi motivi ritengo che oggi l'abbazia e la basilica di S. Andrea debbano essere considerate d'interesse eccezionalmente superiore a quello locale; esse hanno accolto re e imperatori; esse sono legate a vicende politiche e a momenti culturali che appartengono alla storia europea. Con queste consapevolezze i loro edifici devono essere utilizzati e, con proporzionato impiego di risorse, conservati e tutelati. Fare della prisca abbazia un grande centro di cultura, restituire il tempio nel suo primitivo splendore, questo deve essere l'impegno solenne e civile di Vercelli, del Piemonte, dell'Italia.
Edito in Automobile Club, 1993, n. 1

Presunta tomba di Tommaso Gallo, che morì nel 1246, mentre la tomba è
posteriore di almeno un secolo. Nella nicchia è dipinto un maestro in cattedra
fra i suoi scolari, e forse da ciò è nata la tradizione che il monumento fosse
la tomba del grande maestro sanvittorino.
Nella sezione Fra
la Sesia la Dora e il Po di
questo stesso sito si trova l’articolo I misteri della
basilica.