IL GHETTO DI VERCELLI: UNA GLORIA DELLA CITTÀ

 

Il ghetto, come domicilio coatto per gli ebrei, è stato una vergogna per l'Europa cristiana. A Vercelli, come in molte altre città italiane, il ghetto fu subìto non solo, ovviamente, dagli ebrei, ma dagli stessi vercellesi. Le due comunità avevano stabilito un buon rapporto di convivenza e infatti quando le porte del ghetto furono abbattute, sia al tempo del regime francese e sia al tempo di quello albertino, il giubilo e gli entusiasmi furono comuni.

Del resto la separazione non fu mai assoluta: i rapporti fra i cristiani e gli ebrei vercellesi si mantennero costantemente vivi. Certo vi fu  anche qualche raro episodio di intolleranza, deplorato dai non ebrei, prima ancora che dagli ebrei. I cristiani frequentavano il ghetto, le sue botteghe e persino il tempio ebraico e gli ebrei frequentavano le famiglie cristiane, partecipavano alle loro feste, parlavano il loro dialetto; anzi si formò una sorta di dialetto giudeo-vercellese, rivelativo di una forma di integrazione fra le due comunità, le quali, pur distinte, vivevano insieme: vivevano insieme le vicissitudini economiche e politiche della città,  le ore allegre e quelle tristi.  È quasi certo che nelle ore notturne, quando le porte del ghetto erano chiuse, vi erano incontri furtivi fra membri delle due comunità, consentiti da qualche passaggio più o meno segreto (gabula).

Oggi pochi sanno che il ghetto di Vercelli fu un centro culturale autorevole e prestigioso. 

Nel 1805, in occasione dell'anniversario della nascita di Napoleone, venne chiamato a tenere l'orazione ufficiale nel tempio israelitico di Parigi il rabbino vercellese Salvator Benedetto Segre, lo stesso che partecipò nell'anno successivo al Gran Sinedrio di Parigi, al quale convennero i maggiori rappresentanti dell'ebraismo europeo, divenendone presidente. A Vercelli si formarono culturalmente anche parecchi rabbini che andarono ad occupare alcune fra le più impegnative cattedre rabbiniche italiane.

Di recente, grazie alle ricerche di Rossella Bottini Treves e agli studi del rabbino capo di Torino Alberto M. Somekh, è stata tolta dall'ombra la tormentata figura del rabbino vercellese Zaccaria D. Sabbato Segre, talmudista e cabalista, uno studioso solitario, incompreso dalla stessa comunità ebraica, allora galvanizzata dall'emancipazione, ma autore di opere che ne rivelano l' ingegno e la profonda religiosità.

Importante centro di studi ebraici fu il Collegio istituito a Vercelli nel 1829 in seguito al lascito testamentario di Elia Emanuel Foa: un istituto che nel suo genere non fu secondo a nessuno in Italia (forse equiparabile soltanto al Collegio di Padova) e che diede all'ebraismo italiano maestri e rabbini insigni. Negli anni risorgimentali fu anche scuola di patriottismo e di mazzinianesimo. Fra i suoi insegnanti vi fu Giuseppe Vita Levi, uomo di grande dottrina, ma anche mazziniano e cospiratore, costretto poi all'esilio; fra i molti allievi  del Collegio che si distinsero ci basti ricordare Salvador De Benedetti, fervente patriota, letterato di chiara fama e primo docente di lingua ebraica nell'Università di Pisa; Marco Treves, un architetto fra più stimati del suo tempo; Gabriel Treves, uno dei fondatori della Cassa di Risparmio di Vercelli, vice sindaco e primo direttore del Vessillo Vercellese, il giornale nato a Vercelli nel 1848, dopo la concessione della libertà di stampa.

Non a caso nel 1852, proprio a Vercelli, venne fondato uno dei primi periodici israelitici italiani: L'Educatore Israelita. Certamente fu il periodico ebraico più importante e più diffuso in Italia. Nel 1874 venne trasferito a Casale Monferrato con il titolo Vessillo Israelitico e infine a Torino.

Abolito definitivamente il ghetto nel 1848, la comunità israelitica vercellese si amalgamò perfettamente con la popolazione cittadina. Nel 1878, nel cuore dell'antico ghetto, venne inaugurato il nuovo tempio israelitico: un'opera grandiosa rispetto alle reali esigenze della popolazione dei fedeli e forse fuori dal solco della più pura tradizione ebraica. Ora però che la comunità ebraica è ridotta al suo minimo storico, anche per colpa dei forni crematori nazisti, il tempio è chiuso e  vuoto, triste testimone di un mondo perduto.

Ci conforta il fatto che da qualche anno abbiamo la possibilità di meglio conoscere i meriti storici della comunità ebraica di Vercelli grazie al libro di Terenzio Sarasso (Storia degli ebrei a Vercelli) edito nel 1974 e ai sei fondamentali studi di Rossella Bottini Treves, pubblicati fra il 1991 e il 1995, insieme al suo bel volume Storie del ghetto di Vercelli, edito nel 1993 a cura della Società Storica Vercellese.                                                                              

Edito in  Automobile Club, 2001, n.1

 

In questo sito nella sezione Fra la Sesia, la Dora e il Po si trovano i saggi: Dal silenzio del tempo e della storia: un massacro di ebrei a Vercelli e Il corno rapito.

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