IL GHETTO DI VERCELLI: UNA GLORIA DELLA CITTÀ
Il ghetto, come domicilio coatto per gli ebrei, è stato una
vergogna per l'Europa cristiana. A Vercelli, come in molte altre città
italiane, il ghetto fu subìto non solo, ovviamente, dagli ebrei, ma dagli
stessi vercellesi. Le due comunità avevano stabilito un buon rapporto di
convivenza e infatti quando le porte del ghetto furono abbattute, sia al tempo
del regime francese e sia al tempo di quello albertino, il giubilo e gli
entusiasmi furono comuni.
Del resto la separazione non fu mai assoluta: i rapporti fra i
cristiani e gli ebrei vercellesi si mantennero costantemente vivi. Certo vi
fu anche qualche raro episodio di
intolleranza, deplorato dai non ebrei, prima ancora che dagli ebrei. I
cristiani frequentavano il ghetto, le sue botteghe e persino il tempio ebraico
e gli ebrei frequentavano le famiglie cristiane, partecipavano alle loro feste,
parlavano il loro dialetto; anzi si formò una sorta di dialetto
giudeo-vercellese, rivelativo di una forma di integrazione fra le due comunità,
le quali, pur distinte, vivevano insieme: vivevano insieme le vicissitudini
economiche e politiche della città, le
ore allegre e quelle tristi. È quasi
certo che nelle ore notturne, quando le porte del ghetto erano chiuse, vi erano
incontri furtivi fra membri delle due comunità, consentiti da qualche passaggio
più o meno segreto (gabula).
Oggi pochi sanno che il ghetto di Vercelli fu un centro culturale
autorevole e prestigioso.
Nel
Di recente, grazie alle ricerche di Rossella Bottini Treves e agli
studi del rabbino capo di Torino Alberto M. Somekh, è stata tolta dall'ombra la
tormentata figura del rabbino vercellese Zaccaria D. Sabbato Segre, talmudista
e cabalista, uno studioso solitario, incompreso dalla stessa comunità ebraica,
allora galvanizzata dall'emancipazione, ma autore di opere che ne rivelano l'
ingegno e la profonda religiosità.
Importante centro di studi ebraici fu il Collegio istituito a
Vercelli nel
Non a caso nel 1852, proprio a Vercelli, venne fondato uno dei
primi periodici israelitici italiani: L'Educatore
Israelita. Certamente fu il periodico ebraico più importante e più diffuso
in Italia. Nel 1874 venne trasferito a Casale Monferrato con il titolo Vessillo Israelitico e infine a Torino.
Abolito definitivamente il ghetto nel 1848, la comunità israelitica
vercellese si amalgamò perfettamente con la popolazione cittadina. Nel 1878,
nel cuore dell'antico ghetto, venne inaugurato il nuovo tempio israelitico:
un'opera grandiosa rispetto alle reali esigenze della popolazione dei fedeli e
forse fuori dal solco della più pura tradizione ebraica. Ora però che la
comunità ebraica è ridotta al suo minimo storico, anche per colpa dei forni
crematori nazisti, il tempio è chiuso e
vuoto, triste testimone di un mondo perduto.
Ci conforta il fatto che da qualche anno abbiamo la possibilità di
meglio conoscere i meriti storici della comunità ebraica di Vercelli grazie al
libro di Terenzio Sarasso (Storia degli
ebrei a Vercelli) edito nel 1974 e ai sei fondamentali studi di Rossella
Bottini Treves, pubblicati fra il 1991 e il 1995, insieme al suo bel volume Storie del ghetto di Vercelli, edito nel
Edito in Automobile Club, 2001, n.1
In questo sito nella sezione Fra
la Sesia, la Dora e il Po si trovano i saggi: Dal
silenzio del tempo e della storia: un massacro di ebrei a Vercelli e Il corno
rapito.
