I CASTELLI DEL VERCELLESE
Dovendo parlare del passato del
Vercellese, si è sempre in imbarazzo, se non in difficoltà, poiché l’estensione
geografica del "Vercellese" è variabile secondo il tempo cui si riferisce.
Quando consideriamo il periodo medievale è vercellese tutto il territorio
compreso fra

Il castello di Balocco. A fianco il campanile
dell’antica chiesa romanica.
(Foto
R. Ordano)
Non abbiamo testimonianze che nel
Vercellese siano esistiti castelli nei primi secoli del Medioevo (1). La stessa
Vercelli fu circondata da una cinta di mura solamente in età comunale; prima è
attestata solo l'esistenza di un fossatum
civitatis, che supponiamo fosse il fossato che proteggeva la città (2).
Parecchi documenti, dal secolo X in poi, menzionano l'esistenza di muri in
varie zone della città (muro antico, muro nuovo, muro rotto, ecc.), ma è
impossibile comprendere se si tratta di qualche brandello di fortificazione
antica o tardo antica o di resti di un fortilizio medievale oppure di
recinzioni di altro tipo o di ruderi di edifici fatiscenti. Già all'inizio del
secolo X è invece documentata la presenza in città di parecchie torri e di una
postierla, indicative che, oltre il fossato, forse era esistito o continuava ad
esistere qualche altro sistema di fortificazione meno oneroso di una cerchia
murata che circondasse tutta l'area urbana (3).
Qualcuno ha creduto che nel Vercellese i
castelli fossero nati per un disegno generale di difesa del territorio o per
proteggere importanti vie di comunicazione, (oggi si pensa soprattutto al
percorso che si suole chiamare "via francigena", venuto di gran moda
in questi ultimi anni, grazie anche agli assessorati al turismo) ma sicuramente
non è così. La necessità di vivere sicuri e di sentirsi protetti, prima ancora
che l'attuazione di un progetto strategico o l'espressione di un potere, è
l'ovvia motivazione che ha determinato la nascita del castrum o castellum. E',
infatti, probabile che all'origine di molti castelli vercellesi siano state le
incursioni degli Ungari o quelle dei Saraceni dalla loro base di Frassineto, le
quali hanno seminato terrore anche in quest'angolo del Piemonte. Quasi
certamente è sotto la spinta di molte paure che, forse alla fine del IX secolo
o all’inizio del X secolo, le curtes
vercellesi sentono la necessità di proteggersi con i castra (4). Questa ipotesi si colloca nella
teoria, diciamo così, “tradizionale” avanzata dalla storiografia, ma, allo
stato delle attuali conoscenze, non ne vedo una migliore (5).

Il castello di Vettignè
dall’aspetto un po’ fiabesco (Foto R. Ordano).
Sui primi castelli sorti nel Vercellese
sappiamo ben poco: le testimonianze documentarie sono purtroppo scarse e quelle
archeologiche quasi inesistenti. Infatti, per conoscere la prima esistenza di
un castrum bisogna giungere al 933,
quando Ugo e Lotario donano al conte Aleramo la corte di Auriola cum castro posta in comitatu Vercelense (6);
poi nella seconda metà secolo X sono attestati i siti castrensi di Bulgaro,
Asigliano, Caresana, Uliaco, Santhià, Vittimuli e Curino.
In questo tempo in quasi tutta l’Europa
vi è una sensibile crescita demografica di cui è sicuramente partecipe anche il
Vercellese, dove sorgono nuovi abitati e nuovi incastellamenti. Nel secolo XI
infatti abbiamo notizia dell'esistenza di altri castelli, anche se sarebbe
imprudente credere che il loro aumento numerico sia tutto avvenuto in quel
tempo, cioè in proporzione diretta all'aumento numerico delle notizie che
abbiamo della loro esistenza. L'ovvia realtà è che i castelli sono esistiti
prima di quando ci sono attestati, ma quanto tempo prima non possiamo sapere.
Ad ogni modo si ha l'impressione che i luoghi fortificati diventino sempre più
numerosi; documenti di questo secolo c’informano che vi erano castelli anche a
Desana, Balzola, Biandrate, Casalvolone, Vinzaglio, Confienza, Buronzo, Trino,
Montebeluardo (Mottalciata), Castelletto Cervo, Casalbeltrame, Cavaglià,
Castronovo (Roppolo), Biella e Vernato (Biella).
Considerando però la scarsa
documentazione coeva che ci è pervenuta per questi due secoli, non possiamo
farci un concetto realistico né sulla densità dei castelli che esistevano
allora nel territorio compreso fra
È probabile poi che questi impianti
fortificati fossero nella maggior parte dei casi molto primitivi e si
riducessero ad un fossato e ad opere in legno e terra battuta, ma purtroppo la
mancanza di documentazione e la mancanza di testimonianze archeologiche non ci
permettono di formulare altre ipotesi. Solo per Caresana, grazie ad alcuni
documenti della fine del X secolo, possiamo sapere qualcosa in più, e cioè che
il castrum misurava perticas iugealis sex (circa 4.000 mq)
ed era dotato di un tonimen (palizzata), di un fossato e che
al suo interno vi erano case, sedimi e vigne (7).
Vi è ancora da osservare che i castra edificati nel Vercellese, almeno
fino al secolo XI, avevano solamente lo scopo di proteggere luoghi abitati e il
più delle volte il castrum è lo
stesso centro abitato fortificato (8); solo più tardi si costruiranno castelli
a scopo militare o per altre finalità (9).
Nei primi anni del secolo XI, durante la
lotta del vescovo di Vercelli Leone contro i seguaci di Arduino, abbiamo
notizia di un primo evento militare che riguarda un castello vercellese.
L'informazione ci giunge dallo stesso Leone che scrivendo all'imperatore lo
informa dell'assedio e dell'espugnazione del castello di Santhià (10).
Per il secolo XII siamo più documentati
e possiamo conoscere l'esistenza di molti altri castelli. E’ il tempo in cui i castra incominciano a perfezionare la
loro modesta architettura e a dotarsi di nuovi elementi difensivi in seguito al
progresso tecnico delle macchine d'assedio (11). Anche la torre pare assumere
un ruolo più importante, sia bellico che simbolico: essa diventa il cuore del
castello. Quando, nel 1149, il comune di Vercelli si spinge oltre

Porta
d’ingresso al castello di Montonero
(Foto Ordano).
Abbiamo anche le prime notizie di
castelli fatti costruire a scopo strategico o di controllo delle vie di
comunicazione. Il 17 ottobre 1152 Federico I concesse al vescovo di Vercelli di
fortificare il monte d’Uguccione, dando origine a Castruzzone, un tipico
castello di strada, posto a guardia dell'imbocco della Valle d'Aosta e a
protezione del commercio delle pietre da macina, che dalla Valle d’Aosta
giungevano in pianura (14); ancora l'11 giugno 1187 il vescovo Alberto e i
consoli del comune di Vercelli si accordarono per edificare un castello de spaldis et beltefredis sul monte di
S. Lorenzo sopra Gattinara, di cui rimangono ancora ruderi imponenti (15);
sappiamo pure che venne dotato di una piccola guarnigione permanente (16).
Non molto distante dal monte S. Lorenzo
si erge la misteriosa e massiccia torre delle Castelle costruita nel secolo XI
o XII, che quasi certamente era isolata, senza castello; ancora nel territorio
gattinarese si trova il castrum Radi. Questo
castello, già ricordato in un documento del 1185, venne abbandonato nel 1242,
quando i suoi abitanti si trasferirono nel nuovo borgo di Gattinara e da allora
fu lasciato alla mercé degli eventi naturali. Il complesso dei suoi resti:
fossato, mura, dongione, dimora signorile, mastio e chiesa sono una rara e
preziosa testimonianza di ciò che fosse un castello vercellese del secolo XII o
dell’inizio del XIII (17).

Resti di S. Sebastiano. Era la chiesa del castello di Rado, i cui ruderi (mura, fossato, mastio, dimora signorile) sono ancora visibili in mezzo ai boschi a sud di Gattinara (Foto R. Ordano).
Con l’affermarsi del Comune i politici
di Vercelli pongono una particolare attenzione alle fortificazioni e ai
castelli, per la difesa del territorio. Un capitolo degli Statuti del 1241 ci
fa conoscere il giuramento che deve pronunciare chi deve custodire un castello
per conto del comune; altri capitoli
prescrivono che i castelli posti sui confini o entro quattro miglia dai confini
non possono essere tenuti da chi non è cittadino vercellese; che coloro che
custodiscono i castelli di Mongrando, del monte S. Lorenzo e di Vintebbio vi
devono abitare con tutta la famiglia; che le ville di Arborio, Ghislarengo,
Lenta e Rado devono aver cura dei fossati, come in tempo di guerra, e
recingerli di piante spinose (18).
Verso la fine del XII secolo
incominciano, sia pure con molta gradualità, ad attuarsi importanti mutamenti
nei castelli vercellesi; le nuove situazioni giuridiche, economiche e di
sicurezza, insieme con l’evoluzione delle tecniche di fortificazione, li
trasformano lentamente nelle loro finalità e nelle loro strutture. Essi
diventano soprattutto residenze fortificate, simboli di dominio e centri di
potere per i signori, mentre per il rifugio della popolazione e delle cose
s’incominceranno a costruire i ricetti, fortificazioni povere, tipicamente
rurali, dotate di strutture difensive molto semplici. Essi avranno lo sviluppo
maggiore nei secoli XIV e XV (19).
Dalla metà del XIII secolo circa, a poco
a poco, i castelli vercellesi si avviano ad assumere la funzione prevalente ed
insieme l'aspetto del palazzo signorile fortificato, di varia tipologia, mentre
va decadendo, per poi sparire, la nozione di castrum, come villaggio difeso da una cerchia di mura o di fossati:
incominciano a fare la loro apparizione i castelli come li concepisce la comune
immaginazione, molti dei quali arricchiscono ancora il paesaggio delle nostre
campagne.
Alla fine del Duecento fu costruito
dentro le mura di Vercelli il castello tuttora esistente (oggi sede del
Tribunale). La sua erezione venne promossa dai Visconti, in un momento in cui
dominavano la città, per avere una dimora fortificata e sicura, ma soprattutto
per rendere ben visibile agli abitanti la loro forza e per ostentare un
minaccioso simbolo di potere (20).

La
possente torre del castello di Rovasenda
è la più bella del Vercellese (Foto R. Ordano).
In questo sito nella sezione Fra
la Sesia, la Dora e il Po vi è l’articolo Due castelli
inespugnabili per arte e per natura (Vintebbio e Bornate).
NOTE
1 - La parola "castello" (che nei documenti si trova
espressa nei due termini quasi sinonimi di castellum,
più raramente, e di castrum, più frequentemente) riferita
all'età medievale e persino alla stessa regione e allo stesso periodo di tempo
può indicare fortificazioni strutturalmente anche molto diverse: di qui la
necessità di conoscere ogni volta cos'è da intendersi con il termine castrum in base alla documentazione.
2 - La presenza di questo fossato è molto documentata a partire
dal 1164 (Le carte dell’Archivio
Capitolare di Vercelli, a cura di D. Arnoldi, G.C. Faccio, F. Gabotto e G.
Rocchi, Pinerolo 1912, doc. 183, aprile 1164). Il primo documento riguardante
la costruzione delle mura medievali di Vercelli è del 1170 (G. C. Faccio e M.
Ranno, I Biscioni, t. I, vol. II,
Torino 1939, doc. 369, pp. 276 - 278).
3 - Il diploma del 26. 1. 913 di Berengario (L. Schiaparelli, I diplomi di Berengario I, Roma 1903,
doc. 87) ci fa conoscere l'esistenza di una turris
parva, di una turris vetus que
dicitur Domini Salvatoris, di una turris
que dicitur Sancte Aghate, di una turricella
Arialdi e di una pusterula Domini
Salvatoris ubi carceres sunt. Ovviamente non si può sapere se queste torri
fossero pubbliche o private, se fossero di recente costruzione oppure residui
di fortificazioni tardo antiche.
4 - La crisi e la dissoluzione dell’impero carolingio e poi la
debolezza del Regno Italico e le sue conflittualità interne avevano lasciato le
popolazioni prive di un’efficace e attiva difesa militare, di qui l'esigenza di
fortificare i luoghi abitati.
5
-
L’ipotesi, del resto, pare trovare conferma in certe espressioni che
accompagnano il consenso di elevare castelli in alcuni diplomi di Berengario I,
relative al pericolo costituito dai pagani.
Soprattutto dobbiamo ricordare che gli Ungari devastarono Vercelli, come si
legge nel diploma di Ludovico III del 23 marzo 901 (I diplomi italiani di Ludovico III e di Rodolfo II, a cura di L.
Schiaparelli, Roma 1910, doc. 10); inoltre a testimonianza della paura dobbiamo
pure ricordare la preghiera per la benedizione del vessillo di S. Eusebio
(risalente al X secolo) in cui s’invoca la protezione divina contro le
incursioni dei pagani ( ...a paganorum
defende incursibus). Si veda R. Ordano, Gli
enigmi di una presenza saracena in: "Boll. St. Vercellese" 1989,
I, n. 32. Anche il vescovo della vicina Novara, nel 985, fa riferimento all'
"infestazione dei pagani e di altri perfidi" (Le carte dell'Archivio capitolare di Santa Maria di Novara, I, a
cura di F. Gabotto ed altri, Pinerolo 1913, doc. 92). Nel 924 gli Ungari
incendiarono Pavia e in quell'incendio perì il vescovo di Vercelli. Altre ipotesi che collegano la nascita dei castra non tanto alla paura, ma a
particolari strategie di politiche signorili e simili, per quanto riguarda il X
secolo e il Vercellese, mi paiono, per quanto riguarda il X secolo e il
Vercellese, inconsistenti e non seriamente documentabili. Un castrum, è quasi lapalissiano, veniva
allora costruito a scopo difensivo e nessuno, in quel tempo, avrebbe pensato di
costruirlo se non avesse avuto paura di essere aggredito. Le incursioni
saracene ed ungare furono terribili calamità che hanno insegnato a difendersi
costruendo fortificazioni, così come gli straripamenti dei fiumi insegnano a
costruire gli argini. Si può invece discutere (ma è discussione che, almeno per
il Vercellese, non può giungere a conclusione per mancanza di documenti) se i castra sono nati da spontanee
aggregazioni di famiglie contadine o da iniziative signorili. Solo più tardi si
costruiranno castelli anche a scopi strategici o a scopi fiscali o per rendere
fisica e minacciosa l’esistenza di un potere.
6 - D. Ugo doc. 35 (25.7.933), p. 108
7
- Le carte dell’Archivio Capitolare di Vercelli, cit., doc. 16 (30 sett.
987), 17 (18 apr. 996), 19 (4 sett. 996).
Il
tonimen era molto probabilmente una
sorta di palizzata. Sul suo significato si veda il fondamentale lavoro di Aldo
A. Settia, Castelli e villaggi
nell’Italia padana, Napoli, 1984, pp. 203 – 203.
8 - Ad es. il castello di Trino è lo stesso borgo: castrum Tridini qui dicitur burgum novum (Le carte dell’Archivio Capitolare di
Vercelli, cit. doc. 128).
9 - Nessuna indicazione è finora emersa per farci credere che
nel Vercellese, nei secoli X e XI, si
siano costruiti castelli per volontà regia.
10 - Le carte dell’Archivio Capitolare di Vercelli, cit.
doc. 36. Così il vescovo di Vercelli narra: obsessui super sanctam Agatham:
die qua veni castellum obsedi, postea pugnavi et vi Dei gratia expugnavi,
multis occisis, plurimus vulneratis...
11 - Si veda: A. A. Settia, Castelli
e villaggi nell’Italia padana. Popolamento, potere, e sicurezza fra IX e XIII
secolo, Napoli 1984, pp. 351-361.
12 - R. Ordano, I
Biscioni, Torino 1939, T. II, v.
I, doc. 142.
13 - R. Ordano, I
Biscioni, Torino 1956, T. I, v. III, doc. 640.
14
- Frederici I diplomata (MGH, Diplomata regum et
imperatorum Germaniae X/1), doc. 31. Sul problema si veda Aldo A. Settia, Proteggere e dominare, Roma 1999, pp. 83-85.
15 - V. Mandelli, Del
governo civile di Vercelli nel secolo XII. A cura di R..Ordano, Vercelli
1990, p. 61. Il documento è edito da L. Minghetti, Alberto vescovo di Vercelli (1185-1205), in "Aevum" LIX,
2, 1985, pp. 294-295.
16 - Arch. Storico del comune di Vercelli, Pergamene sciolte, 16
ott. 1228; R. Ordano, I Biscioni,
Torino 1939, t. II, vol. I, doc. 10 (3, 4 nov, 1230).
17 - Si veda R. Ordano, Alcune
notizie su Rado e il suo castrum, in "Boll. Storico Vercellese",
a. 1979, n. 13-14.
18 - Gli statuti del
comune di Vercelli dell’anno MCCXLI, a cura di G. Adriani, Torino 1877,
Statuti 184, 185, 349.
19
- Per la
conoscenza di questo genere di fortificazioni, in Piemonte ben note con il nome
di “ricetti”, è fondamentale lo studio di Aldo A. Settia, L’illusione della sicurezza. Fortificazioni di rifugio nell’Italia
medievale: “ricetti”, “bastite”, “cortine”, Vercelli - Cuneo, 2001.
20
- Sul tempo
in cui fu costruito il castello di Vercelli non vi è certezza. Secondo il Ventura sarebbe stato eretto nel
1290, quando Matheus Viscontus subiugavit
Novariam et ibi fecit forte castellum, similiter et Vercellas et aliud castrum
ibi fecit (Chronicon Astense,