I CASTELLI DEL VERCELLESE

 

Dovendo parlare del passato del Vercellese, si è sempre in imbarazzo, se non in difficoltà, poiché l’estensione geografica del "Vercellese" è variabile secondo il tempo cui si riferisce. Quando consideriamo il periodo medievale è vercellese tutto il territorio compreso fra la Dora Baltea e la Sesia, le Alpi e il Po; infatti, ancora nel secolo XV ci si poteva definire Vercellensis a castro Candeli e all'inizio del secolo XVI alcuni grandi tipografi, passati alla storia della stampa come "vercellesi", in realtà ora dovrebbero essere considerati "biellesi", anche se essi si sottoscrivevano per Joannem et Bernardinum fratres de Lisona Vercellenses. Ho fatto questa brevissima premessa per giustificare se nel corso di questo succinto saggio dovrò talvolta allargare l'indagine oltre i confini attuali del Vercellese, ormai comunemente accettati e oggi delimitati da quelli del Biellese anche dai confini delle province di Biella e di Vercelli.

 

Il castello di Balocco. A fianco il campanile dell’antica chiesa romanica.

(Foto R. Ordano)

 

Non abbiamo testimonianze che nel Vercellese siano esistiti castelli nei primi secoli del Medioevo (1). La stessa Vercelli fu circondata da una cinta di mura solamente in età comunale; prima è attestata solo l'esistenza di un fossatum civitatis, che supponiamo fosse il fossato che proteggeva la città (2). Parecchi documenti, dal secolo X in poi, menzionano l'esistenza di muri in varie zone della città (muro antico, muro nuovo, muro rotto, ecc.), ma è impossibile comprendere se si tratta di qualche brandello di fortificazione antica o tardo antica o di resti di un fortilizio medievale oppure di recinzioni di altro tipo o di ruderi di edifici fatiscenti. Già all'inizio del secolo X è invece documentata la presenza in città di parecchie torri e di una postierla, indicative che, oltre il fossato, forse era esistito o continuava ad esistere qualche altro sistema di fortificazione meno oneroso di una cerchia murata che circondasse tutta l'area urbana (3).

Qualcuno ha creduto che nel Vercellese i castelli fossero nati per un disegno generale di difesa del territorio o per proteggere importanti vie di comunicazione, (oggi si pensa soprattutto al percorso che si suole chiamare "via francigena", venuto di gran moda in questi ultimi anni, grazie anche agli assessorati al turismo) ma sicuramente non è così. La necessità di vivere sicuri e di sentirsi protetti, prima ancora che l'attuazione di un progetto strategico o l'espressione di un potere, è l'ovvia motivazione che ha determinato la nascita del castrum o castellum. E', infatti, probabile che all'origine di molti castelli vercellesi siano state le incursioni degli Ungari o quelle dei Saraceni dalla loro base di Frassineto, le quali hanno seminato terrore anche in quest'angolo del Piemonte. Quasi certamente è sotto la spinta di molte paure che, forse alla fine del IX secolo o all’inizio del X secolo, le curtes vercellesi sentono la necessità di proteggersi con i castra (4). Questa ipotesi si colloca nella teoria, diciamo così, “tradizionale” avanzata dalla storiografia, ma, allo stato delle attuali conoscenze, non ne vedo una migliore (5).

Il castello di Vettignè dall’aspetto un po’ fiabesco (Foto R. Ordano).

 

 Sui primi castelli sorti nel Vercellese sappiamo ben poco: le testimonianze documentarie sono purtroppo scarse e quelle archeologiche quasi inesistenti. Infatti, per conoscere la prima esistenza di un castrum bisogna giungere al 933, quando Ugo e Lotario donano al conte Aleramo la corte di Auriola cum castro posta in comitatu Vercelense (6); poi nella seconda metà secolo X sono attestati i siti castrensi di Bulgaro, Asigliano, Caresana, Uliaco, Santhià, Vittimuli e Curino.

In questo tempo in quasi tutta l’Europa vi è una sensibile crescita demografica di cui è sicuramente partecipe anche il Vercellese, dove sorgono nuovi abitati e nuovi incastellamenti. Nel secolo XI infatti abbiamo notizia dell'esistenza di altri castelli, anche se sarebbe imprudente credere che il loro aumento numerico sia tutto avvenuto in quel tempo, cioè in proporzione diretta all'aumento numerico delle notizie che abbiamo della loro esistenza. L'ovvia realtà è che i castelli sono esistiti prima di quando ci sono attestati, ma quanto tempo prima non possiamo sapere. Ad ogni modo si ha l'impressione che i luoghi fortificati diventino sempre più numerosi; documenti di questo secolo c’informano che vi erano castelli anche a Desana, Balzola, Biandrate, Casalvolone, Vinzaglio, Confienza, Buronzo, Trino, Montebeluardo (Mottalciata), Castelletto Cervo, Casalbeltrame, Cavaglià, Castronovo (Roppolo), Biella e Vernato (Biella).   

Considerando però la scarsa documentazione coeva che ci è pervenuta per questi due secoli, non possiamo farci un concetto realistico né sulla densità dei castelli che esistevano allora nel territorio compreso fra la Sesia, la Dora, le Alpi e il Po, né sulla loro probabile importanza come elementi di organizzazione territoriale; neppure abbiamo molte possibilità di conoscere il loro rapporto con il centro abitato, che dovevano proteggere. Qualche volta il villaggio veniva "incastellato", vale a dire interamente recintato da qualche apparato difensivo, oppure, per motivi economici, si preferiva costruire nelle vicinanze una fortificazione, dove, in caso di necessità, si poteva fare affluire rapidamente la popolazione.

È probabile poi che questi impianti fortificati fossero nella maggior parte dei casi molto primitivi e si riducessero ad un fossato e ad opere in legno e terra battuta, ma purtroppo la mancanza di documentazione e la mancanza di testimonianze archeologiche non ci permettono di formulare altre ipotesi. Solo per Caresana, grazie ad alcuni documenti della fine del X secolo, possiamo sapere qualcosa in più, e cioè che il castrum misurava perticas iugealis sex (circa 4.000 mq) ed era dotato di un tonimen (palizzata), di un fossato e che al suo interno vi erano case, sedimi e vigne (7).

Vi è ancora da osservare che i castra edificati nel Vercellese, almeno fino al secolo XI, avevano solamente lo scopo di proteggere luoghi abitati e il più delle volte il castrum è lo stesso centro abitato fortificato (8); solo più tardi si costruiranno castelli a scopo militare o per altre finalità (9).

Nei primi anni del secolo XI, durante la lotta del vescovo di Vercelli Leone contro i seguaci di Arduino, abbiamo notizia di un primo evento militare che riguarda un castello vercellese. L'informazione ci giunge dallo stesso Leone che scrivendo all'imperatore lo informa dell'assedio e dell'espugnazione del castello di Santhià (10).

Per il secolo XII siamo più documentati e possiamo conoscere l'esistenza di molti altri castelli. E’ il tempo in cui i castra incominciano a perfezionare la loro modesta architettura e a dotarsi di nuovi elementi difensivi in seguito al progresso tecnico delle macchine d'assedio (11). Anche la torre pare assumere un ruolo più importante, sia bellico che simbolico: essa diventa il cuore del castello. Quando, nel 1149, il comune di Vercelli si spinge oltre la Sesia acquista una torre del castrum di Bulgaro (Borgovercelli) e l’atto d’acquisto è stipulato presso la stessa torre (12); egualmente nel 1190 fra il comune di Vercelli e i signori di Bornate vengono stretti importanti patti in maiori turri castri Bornati (13).


Porta d’ingresso al castello di Montonero

    (Foto Ordano).

 

Abbiamo anche le prime notizie di castelli fatti costruire a scopo strategico o di controllo delle vie di comunicazione. Il 17 ottobre 1152 Federico I concesse al vescovo di Vercelli di fortificare il monte d’Uguccione, dando origine a Castruzzone, un tipico castello di strada, posto a guardia dell'imbocco della Valle d'Aosta e a protezione del commercio delle pietre da macina, che dalla Valle d’Aosta giungevano in pianura (14); ancora l'11 giugno 1187 il vescovo Alberto e i consoli del comune di Vercelli si accordarono per edificare un castello de spaldis et beltefredis sul monte di S. Lorenzo sopra Gattinara, di cui rimangono ancora ruderi imponenti (15); sappiamo pure che venne dotato di una piccola guarnigione permanente (16).

Non molto distante dal monte S. Lorenzo si erge la misteriosa e massiccia torre delle Castelle costruita nel secolo XI o XII, che quasi certamente era isolata, senza castello; ancora nel territorio gattinarese si trova il castrum Radi. Questo castello, già ricordato in un documento del 1185, venne abbandonato nel 1242, quando i suoi abitanti si trasferirono nel nuovo borgo di Gattinara e da allora fu lasciato alla mercé degli eventi naturali. Il complesso dei suoi resti: fossato, mura, dongione, dimora signorile, mastio e chiesa sono una rara e preziosa testimonianza di ciò che fosse un castello vercellese del secolo XII o dell’inizio del XIII (17).

 

Resti di S. Sebastiano. Era la chiesa del castello di Rado, i cui ruderi (mura, fossato, mastio, dimora signorile) sono ancora visibili in mezzo ai boschi a sud di Gattinara (Foto R. Ordano).

 

Con l’affermarsi del Comune i politici di Vercelli pongono una particolare attenzione alle fortificazioni e ai castelli, per la difesa del territorio. Un capitolo degli Statuti del 1241 ci fa conoscere il giuramento che deve pronunciare chi deve custodire un castello per conto del comune;  altri capitoli prescrivono che i castelli posti sui confini o entro quattro miglia dai confini non possono essere tenuti da chi non è cittadino vercellese; che coloro che custodiscono i castelli di Mongrando, del monte S. Lorenzo e di Vintebbio vi devono abitare con tutta la famiglia; che le ville di Arborio, Ghislarengo, Lenta e Rado devono aver cura dei fossati, come in tempo di guerra, e recingerli di piante spinose (18).

Verso la fine del XII secolo incominciano, sia pure con molta gradualità, ad attuarsi importanti mutamenti nei castelli vercellesi; le nuove situazioni giuridiche, economiche e di sicurezza, insieme con l’evoluzione delle tecniche di fortificazione, li trasformano lentamente nelle loro finalità e nelle loro strutture. Essi diventano soprattutto residenze fortificate, simboli di dominio e centri di potere per i signori, mentre per il rifugio della popolazione e delle cose s’incominceranno a costruire i ricetti, fortificazioni povere, tipicamente rurali, dotate di strutture difensive molto semplici. Essi avranno lo sviluppo maggiore nei secoli XIV e XV (19).

Dalla metà del XIII secolo circa, a poco a poco, i castelli vercellesi si avviano ad assumere la funzione prevalente ed insieme l'aspetto del palazzo signorile fortificato, di varia tipologia, mentre va decadendo, per poi sparire, la nozione di castrum, come villaggio difeso da una cerchia di mura o di fossati: incominciano a fare la loro apparizione i castelli come li concepisce la comune immaginazione, molti dei quali arricchiscono ancora il paesaggio delle nostre campagne.

Alla fine del Duecento fu costruito dentro le mura di Vercelli il castello tuttora esistente (oggi sede del Tribunale). La sua erezione venne promossa dai Visconti, in un momento in cui dominavano la città, per avere una dimora fortificata e sicura, ma soprattutto per rendere ben visibile agli abitanti la loro forza e per ostentare un minaccioso simbolo di potere (20).

 

La possente torre del castello di Rovasenda  è la più bella del Vercellese (Foto R. Ordano).

 

In questo sito nella sezione Fra la Sesia, la Dora e il Po vi è l’articolo Due castelli inespugnabili per arte e per natura (Vintebbio e Bornate).

 

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NOTE

1 - La parola "castello" (che nei documenti si trova espressa nei due termini quasi sinonimi di castellum, più raramente, e di castrum, più frequentemente) riferita all'età medievale e persino alla stessa regione e allo stesso periodo di tempo può indicare fortificazioni strutturalmente anche molto diverse: di qui la necessità di conoscere ogni volta cos'è da intendersi con il termine castrum in base alla documentazione.

2 - La presenza di questo fossato è molto documentata a partire dal 1164 (Le carte dell’Archivio Capitolare di Vercelli, a cura di D. Arnoldi, G.C. Faccio, F. Gabotto e G. Rocchi, Pinerolo 1912, doc. 183, aprile 1164). Il primo documento riguardante la costruzione delle mura medievali di Vercelli è del 1170 (G. C. Faccio e M. Ranno, I Biscioni, t. I, vol. II, Torino 1939,  doc. 369, pp. 276 - 278).

3 - Il diploma del 26. 1. 913 di Berengario (L. Schiaparelli, I diplomi di Berengario I, Roma 1903, doc. 87) ci fa conoscere l'esistenza di una turris parva, di una turris vetus que dicitur Domini Salvatoris, di una turris que dicitur Sancte Aghate, di una turricella Arialdi e di una pusterula Domini Salvatoris ubi carceres sunt. Ovviamente non si può sapere se queste torri fossero pubbliche o private, se fossero di recente costruzione oppure residui di fortificazioni tardo antiche.

4 - La crisi e la dissoluzione dell’impero carolingio e poi la debolezza del Regno Italico e le sue conflittualità interne avevano lasciato le popolazioni prive di un’efficace e attiva difesa militare, di qui l'esigenza di fortificare i luoghi abitati.

5 - L’ipotesi, del resto, pare trovare conferma in certe espressioni che accompagnano il consenso di elevare castelli in alcuni diplomi di Berengario I, relative al pericolo costituito dai pagani. Soprattutto dobbiamo ricordare che gli Ungari devastarono Vercelli, come si legge nel diploma di Ludovico III del 23 marzo 901 (I diplomi italiani di Ludovico III e di Rodolfo II, a cura di L. Schiaparelli, Roma 1910, doc. 10); inoltre a testimonianza della paura dobbiamo pure ricordare la preghiera per la benedizione del vessillo di S. Eusebio (risalente al X secolo) in cui s’invoca la protezione divina contro le incursioni dei pagani ( ...a paganorum defende incursibus). Si veda R. Ordano, Gli enigmi di una presenza saracena in: "Boll. St. Vercellese" 1989, I, n. 32. Anche il vescovo della vicina Novara, nel 985, fa riferimento all' "infestazione dei pagani e di altri perfidi" (Le carte dell'Archivio capitolare di Santa Maria di Novara, I, a cura di F. Gabotto ed altri, Pinerolo 1913, doc. 92). Nel 924 gli Ungari incendiarono Pavia e in quell'incendio perì il vescovo di Vercelli.  Altre ipotesi che collegano la nascita dei castra non tanto alla paura, ma a particolari strategie di politiche signorili e simili, per quanto riguarda il X secolo e il Vercellese, mi paiono, per quanto riguarda il X secolo e il Vercellese, inconsistenti e non seriamente documentabili. Un castrum, è quasi lapalissiano, veniva allora costruito a scopo difensivo e nessuno, in quel tempo, avrebbe pensato di costruirlo se non avesse avuto paura di essere aggredito. Le incursioni saracene ed ungare furono terribili calamità che hanno insegnato a difendersi costruendo fortificazioni, così come gli straripamenti dei fiumi insegnano a costruire gli argini. Si può invece discutere (ma è discussione che, almeno per il Vercellese, non può giungere a conclusione per mancanza di documenti) se i castra sono nati da spontanee aggregazioni di famiglie contadine o da iniziative signorili. Solo più tardi si costruiranno castelli anche a scopi strategici o a scopi fiscali o per rendere fisica e minacciosa l’esistenza di un potere.

6 - D. Ugo doc. 35 (25.7.933), p. 108

7 - Le carte dell’Archivio Capitolare di Vercelli, cit., doc. 16 (30 sett. 987), 17 (18 apr. 996), 19 (4 sett. 996).

Il tonimen era molto probabilmente una sorta di palizzata. Sul suo significato si veda il fondamentale lavoro di Aldo A. Settia, Castelli e villaggi nell’Italia padana, Napoli, 1984, pp. 203 – 203.

8 - Ad es. il castello di Trino è lo stesso borgo: castrum Tridini qui dicitur burgum novum (Le carte dell’Archivio Capitolare di Vercelli, cit. doc. 128).

9 - Nessuna indicazione è finora emersa per farci credere che nel Vercellese,  nei secoli X e XI, si siano costruiti castelli per volontà regia.

 10 - Le carte dell’Archivio Capitolare di Vercelli, cit. doc. 36. Così il vescovo di Vercelli narra: obsessui super sanctam Agatham: die qua veni castellum obsedi, postea pugnavi et vi Dei gratia expugnavi, multis occisis, plurimus vulneratis...

11 - Si veda: A. A. Settia, Castelli e villaggi nell’Italia padana. Popolamento, potere, e sicurezza fra IX e XIII secolo, Napoli 1984, pp. 351-361.

12 - R. Ordano, I Biscioni, Torino 1939, T. II, v. I, doc. 142.

13 - R. Ordano, I Biscioni, Torino 1956, T. I, v. III, doc. 640.

14 - Frederici I diplomata (MGH, Diplomata regum et imperatorum Germaniae X/1), doc. 31. Sul problema si veda  Aldo A. Settia, Proteggere e dominare, Roma 1999, pp. 83-85.

15 - V. Mandelli, Del governo civile di Vercelli nel secolo XII. A cura di R..Ordano, Vercelli 1990, p. 61. Il documento è edito da L. Minghetti, Alberto vescovo di Vercelli (1185-1205), in "Aevum" LIX, 2, 1985, pp. 294-295.

16 - Arch. Storico del comune di Vercelli, Pergamene sciolte, 16 ott. 1228; R. Ordano, I Biscioni, Torino 1939, t. II,  vol. I, doc. 10 (3, 4 nov, 1230).

17 - Si veda R. Ordano, Alcune notizie su Rado e il suo castrum, in "Boll. Storico Vercellese", a. 1979, n. 13-14.

18 - Gli statuti del comune di Vercelli dell’anno MCCXLI, a cura di G. Adriani, Torino 1877, Statuti 184, 185, 349.

19 - Per la conoscenza di questo genere di fortificazioni, in Piemonte ben note con il nome di “ricetti”, è fondamentale lo studio di Aldo A. Settia, L’illusione della sicurezza. Fortificazioni di rifugio nell’Italia medievale: “ricetti”, “bastite”, “cortine”, Vercelli - Cuneo, 2001.

20 - Sul tempo in cui fu costruito il castello di Vercelli non vi è certezza.  Secondo il Ventura sarebbe stato eretto nel 1290, quando Matheus Viscontus subiugavit Novariam et ibi fecit forte castellum, similiter et Vercellas et aliud castrum ibi fecit (Chronicon Astense, 14, in Muratori, R.I.S., t. XI, 169). Il Mandelli, che in un primo tempo aveva accettato questa notizia, sposta la costruzione del castello al 1299, sulla scorta di un documento del 22 aprile 1300 che riferisce di case che,  propter castrum et turrim castri porte Servi, furono abbattute anno proximo preterito (V. Mandelli, Il comune di Vercelli nel Medio Evo, t. IV, Vercelli 1861, p. 118 e pp. 151-152).

 

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