E COSI’
E’ nella Vita di Dante del Boccaccio che
Nel 1555,
quando il tipografo trinese Gabriele Giolito de’Ferrari stampò in Venezia
l’edizione del poema a cura di Ludovico Dolce, diede alla Commedia l’epiteto di divina e
ciò fu, come si sa, per sempre. Prima, in tutti i codici e in tutte le
edizioni, il poema dantesco era intitolato semplicemente Commedia o, meglio Comedia.
Non so se
l’aggiunta fatta dal tipografo trinese sia un merito o no, ma, per tutto il
mondo che l’ha accettata, certamente lo è.
Dante
nell’Epistola a Can Grande della Scala stabilì con lapidaria semplicità il
titolo del suo poema: Libri titulus est:
Incipit Comoedia Dantis Alagherii, Florentini natione, non moribus, ed io credo che i posteri non abbiano il
diritto di mutare ciò che l’autore non mutò. Ad ogni modo se qualcuno, per
amore dell’autentico o per rispettare la volontà del sommo poeta, volesse oggi
ripristinare il titolo originale del poema, compirebbe una fatica inane e
sarebbe universalmente sepolto nel ridicolo: meglio non provarci.
Lo scopo di
questa breve nota perciò non è di polemizzare con un tipografo di quattrocento
anni fa, ma di restituire al buon Gabriele il suo presunto merito, che pare
insidiargli un altro tipografo, per di più della sua stessa progenie.
Le edizioni italiane del sec.XVI (edite dall’Istituto
Centrale per il Catalogo Unico, vol. I, Roma, 1985) al numero 1028, schedano
un’edizione veneziana del tipografo trinese Bernardino Stagnino de’ Ferrari con
questo titolo:
Se qualche
dantista posasse gli occhi su questa scheda certamente sobbalzerebbe. Da secoli
infatti la bibliografia dantesca, pur eruditissima, ha sempre ignorato
l’esistenza di questo libro, che conferisce alla Stagnino il privilegio di
avere resa “divina”
In
conclusione Gabriele Giolito può stare tranquillo: i posteri attribuiranno
sempre a lui la benemerenza di avere fatto “divina”

Pagina iniziale del divino poema nell’edizione del 1512 dello Stagnino.
(1) Le schede 1028 e 1029 differiscono, come s’è visto, nel titolo, ma hanno eguali luogo di stampa, data e formato; è uguale anche il numero delle carte numerate, che sono 441. Nella scheda 1029 si trovano 12 carte non numerate, iniziali, che invece non risultano nell’altra scheda.
Avendo sotto gli occhi un
esemplare completo dell’edizione dello Stagnino, posseduto dalla Biblioteca
Civica di Vercelli, è facile constatare che l’edizione schedata al n.1028 non è
altro che l’edizione schedata al n.1029, mutilata delle prima 12 carte e quindi
anche della carta del titolo.
Le impronte sono state
adottate appositamente “per individuare gli esemplari di una stessa edizione” (Le edizioni italiane..., cit., p.VI):
Ebbene, si confrontino le impronte delle schede
1028 e 1029. Esse sono rispettivamente:
e-za L-er Lare aete (3) 1512
(R)
iuza s-o- Lare aete (3) 1512
(R)
come si vede le impronte
Lare aete (3) 1512 (R) sono comuni alla due schede; mentre le impronte dei
primi due gruppi sono dissimili. Ciò si spiega così: la scheda 1029 descrive il
libro completo, con il sesterno iniziale AA (cfr. registro), da cui sono state
rilevate le impronte iuza s-o: la scheda 1028 invece descrive la stessa
edizione della scheda 1029, ma mancante del primo sesterno, e quindi con inizio
dal quaderno a. Se infatti rilevo le impronte dall’esemplare della Biblioteca
Civica di Vercelli, senza tener conto del primo sesterno, ottengo le prime
impronte e-za L-er, che sono esattamente quelle della scheda 1028. Dal catalogo
risulta che l’edizione schedata al n.1029 è posseduta da 23 biblioteche
italiane, mentre quella schedata al n.1028 è posseduta solo da quattro. La
verità invece è questa: le biblioteche italiane posseggono 27 esemplari
dell’edizione dello Stagnino del 1512, intitolata Opere del divino poeta Danthe... Di questi 27 esemplari quattro
sono mutili del primo sesterno e sono stati schedati con un titolo che non è
quello originario. La scheda 1028 pertanto deve essere eliminata.
La tesi enunciata in questo scritto,
già apparso nel n.28 del Bollettino Storico Vercellese (primo semestre 1987), è stata accolta
dall’Istituto Centrale per il Catalogo unico delle biblioteche italiane, che,
nella 2^ edizione de Le edizioni
italiane del XVI secolo, vol. I, Roma,