Scienza, Islàm, e Cristianesimo
http://www.jihadwatch.org/archives/019354.php
di Robert Spencer (28 Decembre 2007)
La vigilia di Natale, il Guardian ha pubblicato uno strano editoriale di Ajmal Masroor, il direttore di Communities in Action. E' strano perché Masroor stava apertamente facendo proselitismo per l'islàm, domandandosi perché mai l'ex Primo Ministro Britannico, Tony Blair, non si convertì all'islàm invece che al Cristianesimo. Di solito non si assiste ad un proselitismo così evidente in alcuno dei grandi giornali. Ad ogni modo, nel corso del suo pezzo, Masroor ha scritto:
Secondo Blair, l'islàm “esalta la scienza e il sapere ed aborre la superstizione”. Io concordo, ma perché ha abbracciato il Cattolicesimo, con la sua storia di ostilità verso la scienza e le sue radici nella superstizione?
Già, perché? Io non posso, e non voglio, parlare per Blair, ma
l'idea che l'islàm esalti la scienza mentre il Cristianesimo le è ostile, è
storicamente e concettualmente falsa. Ed è una questione importante, non solo
per la scienza, ma anche per la difesa dell'Occidente in generale contro lo
scontro di civiltà posto dai jihadisti islamici. Nel mio libro Religion
of Peace?, pertanto, la discuto in dettaglio, iniziando con una spiegazione
dell'importanza della questione tratta niente-po-po-di-meno che da Friedrich
Nietzche, che una volta osservò che “non c'è nulla come la scienza
'senza alcun presupposto' ... una filosofia, una 'fede', deve obbligatoriamente
essere presente prima, affinché la scienza possa acquisire da essa una direzione,
un significato, un limite, un metodo, un diritto di esistere”.
Potrebbe essere irritante per chi è abituato a credere che ragione e fede siano perpetuamente in contrasto tra loro e che la religione è l'eterna nemica della scienza, ma è senza alcun dubbio fatto storico che la scienza moderna ha tratto gran parte della sua direzione, significato, limite, metodo e diritto ad esistere dal Cristianesimo. Ed è altrettanto vero, e probabilmente altrettanto irritante per chi è convinto che tutte le religioni hanno caratteristiche essenzialmente identiche, che l'islàm non abbia fornito, né storicamente, né al giorno d'oggi, lo stesso tipo di impeto al suo sviluppo.
A Regensburg, Papa Benedetto XVI osservò che “per la dottrina musulmana,
Dio è assolutamente trascendente. La sua volontà non è vincolata da
alcuna delle nostre categorie, neppure da quella della razionalità”.
Il
centinaio di esperti musulmani che scrissero una Lettera Aperta al Papa, replicarono
che: “Dire che per i musulmani 'la Volontà di Dio non è vincolata da
alcuna delle nostre categorie' è anche una semplificazione che può condurre
a malintesi. Nell'islàm, Dio ha molti nomi, inclusi il Misericordioso, il Giusto,
Colui che vede, Colui che ascolta, Colui che sa, Colui che ama e il Gentile
... Per quanto riguarda la Sua Volontà, concludere che i musulmani credono
in un Dio capriccioso che potrebbe o non potrebbe [se così volesse] comandarci
il male, significa dimenticare ciò che afferma nel Corano: 'In
verità Allah ha ordinato la giustizia e la benevolenza e la generosità nei
confronti dei parenti. Ha proibito la dissolutezza, ciò che è riprovevole
e la ribellione. Egli vi ammonisce, affinché ve ne ricordiate'
(al-Nahl, 16:90). Allo stesso modo, significa dimenticare che Dio dice
nel Corano di aver prescritto per Se Stesso la misericordia (al-An’am, 6:12;
vedi anche 6:54), e che Dio dice nel Corano:'La Mia misericordia
abbraccia ogni cosa' (al-A‘raf 7:156). La parola per 'misericordia',
rahmah, può essere tradotta anche come amore, gentilezza e pietà. Da
questa parola “rahmah” deriva la formula sacra che i musulmani usano
quotidianamente, Nel nome di Allah, il Misericordioso, il Compassionevole.
Non è quindi evidente che versare sangue innocente va contro la misericordia
e la pietà?”.
Abbastanza giusto, benché si siano spesso viste le limitazioni all'interno del contesto islamico della condanna del versare “sangue innocente”: ma chi è innocente? In che circostanze? Ma a parte questo, sembra che gli autori della Lettera Aperta contraddicano il punto di vista del Papa a proposito della interpretazione islamica di Dio, ma, in realtà, non lo fanno. Cercando di confutare l'idea che l'islàm creda “in un Dio capriccioso che potrebbe o non potrebbe [se così volesse] comandarci il male” gli scriventi offrono un numero di citazioni del Corano che affermano che “Dio ordina giustizia e bontà” ed è misericordioso e compassionevole. Eppure, notando che secondo l'islàm, la volontà di Allah “non è vincolata da alcuna delle nostre categorie” e citando Ibn Hazm che afferma “Se fosse la volontà di Dio, noi dovremmo perfino praticare l'idolatria” il Papa non stava dicendo che secondo il credo islamico Allah avrebbe ordinato ai suoi seguaci di compiere il male, ma che potrebbe cambiare il contenuto dei concetti di bene e male. In altre parole, Allah continuerebbe ad ordinare “giustizia e bontà”, ma ciò che costituisce “giustizia e bontà”, proprio come ciò che costituisce “sangue innocente”,
potrebbe cambiare
Questa idea ha implicazioni estremamente importanti per lo sviluppo della scienza. C'è uno strano passaggio nel Corano che riassume questo punto di vista e mostra quanto sia divero dalla visione Giudeo-Cristiana di Dio: “I Giudei dicono: « La mano di Allah è incatenata! ». Sono incatenate le mani loro e sono maledetti per quel che hanno detto” (5:64).
I Giudei, nella loro malvagità, hanno asserito che “la mano di Allah è incatenata”, ma in verità, la mano di Allah non è incatenata. Non è chiaro a quale concetto giudaico il Corano si riferisca in questo specifico caso, ma la risposta indignata è molto chiara: la mano di Dio senza catene è una vivida immagine della libertà divina. Un tale Dio non può essere legato da alcuna legge. I teologi musulmani sostennero, durante la lunga controversia con la setta dei Mu‘taziliti, che esaltava la ragione umana oltre il livello che chi alla fine vinse, era disposto a tollerare, che Allah era libero di agire a suo piacimento. Pertanto non era obbligato a governare l'universo secondo leggi coerenti ed osservabili. “Non può essere interrogato in merito a ciò che fa” (Corano 21:23).
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al Ghazali (1058-1111) |
Padre Stanley Jaki |
Prof. Rodney Stark |
Pertanto, non c'era motivo di osservare il funzionamento del mondo fisico; non c'era motivo di aspettarsi che alcun modello del suo funzionamento fosse coerente o addirittura riconoscibile. Se non ci si può aspettare che Allah sia coerente, perché perdere tempo per osservare l'ordine delle cose? Potrebbe cambiare domani! Stanley Jaki, un fisico e sacerdote Cattolico, spiega che fu al-Ghazali, il filosofo che gli autori della Lettera Aperta raccomandano al Papa, che“denunciò le leggi naturali, l'obiettivo centrale della scienza, come una blasfema costrizione sul libero arbitrio di Allah”. Aggiunge che “I mistici musulmani hanno condannato la nozione della legge scientifica (come formulata da Aristotele) come blasfema e irrazionale, poiché priva il Creatore della sua libertà”. Il Sociologo Rodney Stark dice che “sembrerebbe che l'islàm abbia una concetto di Dio appropriato per garantire il sorgere della scienza. Non è così. Allah non è rappresentato come un Creatore ligio alle regole, ma è concepito come un Dio estremamente attivo che si intromette nel Creato a suo piacimento. Questa visione provocò la formazione, entro l'islàm, diun importante blocco teologico che condanna ogni sforzo di formulare le leggi naturali come una bestemmia, in quanto esse negherebbero ad Allah la libertà di agire”.
Il grande filosofo Ebreo Mosè Maimonide (1135-1204) spiegò la cosmologia
islamica ortodossa in questi termini: 
“L'intelletto umano non capisce la ragione per
cui un corpo è in un certo posto e non in un altro. Allo stesso modo, essi
sostengono che la ragione ammette la possibilità che un certo corpo possa
essere più grande o più piccolo di quanto non sia in realtà, oppure che possa
essere diverso in forma e posizione di quanto non sia in realtà; ad esempio,
un uomo potrebbe essere alto come una montagna, oppure potrebbe avere molte
teste, o volare nell'aria; oppure un elefante potrebbe essere minuscolo come
un insetto e un insetto enorme come un elefante.
Questo metodo di ammettere ogni
possibilità viene applicato a tutto l'Universo. Ogni volta che affermano che
una cosa appartiene a questa classe di possibilità ammissibili, aggiungono
anche che può avere questa forma ma che potrebbe anche apparire diversamente,
e che una forma non ha maggiori probabilità dell'altra; ciò che invece non
si domandano è se la realtà conferma la loro supposizione. Sostengono che ciò
che esiste con una certa costanza e con forma, dimensioni e proprietà permanenti,
dipende sol dal fatto che segue un'abitudine, proprio come un re che di solito
sta a cavallo attraverso le vie della città e non lo si vede mai deviare da
questa abitudine; ma la ragione non trova impossibile che possa camminare a
piedi attraverso la città: non c'è alcun dubbio che lo possa fare e questa
possibilità è pienamente ammessa dall'intelletto.
Allo stesso modo, la terra si
muove verso il centro, il fuoco se ne allontana; il fuoco produce calore, l'acqua
raffredda, in accordo con una certa abitudine; ma, logicamente, non è impossibile
che possa succedere una deviazione da questa abitudine, cioè che il fuoco possa
provocare il freddo, muoversi verso il basso, ma essere ancora fuoco; o che l'acqua
possa provocare caldo, muoversi verso l'alto ed essere ancora acqua. Su queste
basi è costruita tutto il loro edificio.”
Questa strana teoria deriva unicamente dalla convinzione islamica della assoluta sovranità di Allah. Abbastanza presto nella sua storia, nel mondo islamico la scienza fu privata del fondamento filosofico di cui aveva bisogno per crescere. Di conseguenza, osserva Jaki: “i miglioramenti apportati dagli scienziati musulmani al corpus scientifico dei Greci non fu mai sostanziale”. Le conseguenze sono state devastanti. Jaki ne menziona alcune:
Più di duecento anni dopo la costruzione della famosa Moschea Blu, W. Eton, per molti anni residente in Turchia e in Russia, scoprì che gli architetti Turchi non erano capaci di calcolare le spinte laterali delle curve. Nè riuscivano a capire perché le curve catenarie, così utili nella costruzione delle navi, potessero anche essere utili nel disegnare i progetti delle cupole. Il regno di Solimano il Magnifico può essere memorabile per la ricchezza di manoscritti splendidamente illustrati e per tutti gli accessori principeschi, ma certo non per alcunché degno di nota per quanto riguarda scienza e tecnologia. Alla battaglia di Lepanto la marina Turca non disponeva delle migliorie da tempo in uso sulle navi Francesi e Italiane. Due cento anni dopo, l'artiglieria Turca era ancora primitiva, rispetto agli standard Occidentali. Ancora peggio, benché nell'Europa Occidentale i danni dell'uso del piombo fossero stati chiaramente riconosciuti da tempo, il piombo era ancora un ingrediente largamente utilizzato negli articoli da cucina nelle terre Turche.
Queste differenze tecnologiche furono decisive nella battaglia
di Lepanto, che avvenne il 7 Ottobre 1571. La Lega Santa formata dallo Stato
Pontificio, la Repubblica di Venezia, la Spagna, Genova e altri, sconfissero
i Turchi Ottomani in una decisiva battaglia
navale che diminuì in modo significativo le probabilità che i jihadisti sottomettessero
in quel periodo tutta l'Europa. Stark spiega: “Le galee Europee, non solo
avevano cannoni molto più numerosi e molto migliori di quelli che avevano i
Turchi, ma non avevano più la postazione di fuoco di prua bloccata da un alto
rostro da speronamento. perché loro intendevano spazzare via dal mare i Turchi,
non andarli a speronare. Sparando potenti raffiche dalla prua, gli Europei
annientarono le galee Ottomane mentre queste stavano ancora remando verso di
loro; i Turchi dovevano fermarsi e girarsi sul fianco per rispondere al fuoco,
presentando però un bersaglio molto più grande”.
Contrariamente alla stagnazione dogmatica del mondo islamico, la scienza fu capace di prosperare nell'Europa Cristiana durante lo stesso periodo perché gli scienziati Cristiani lavoravano in base a princìpi tratti dalla Bibbia, princìpi molto diversi da quelli che i musulmani derivavano dal Corano. Nell'Antico Testamento, dice Jaki, “la fedeltà del Dio della storia è confermata non soltanto da un ulteriore intervento salvifico di Dio all'interno delle vicende umane, ma molto spesso anche da evidenti e dettagliati riferimenti alla costanza del regolare funzionamento e della persistenza della natura creata da Dio”. Ad esempio, Dio si riferisce alla regolarità del giorno e della notte per enfatizzare la costanza del suo patto con gli Israeliti, dicendo al Profeta Geremia: “Se tu puoi spezzare il mio patto con il giorno e il mio patto con la notte, così che il giorno e la notte non giungano al loro tempo fissato, allora anche il mio patto con Davide, mio servo, può essere spezzato, così che lui non abbia un figlio per regnare sul suo trono ...” (Geremia 33:20-21). Il Salmista parla di Dio che ha “fissato tutti i legami della terra”(Salmo 74:17), e del suo mondo come di qualcosa di stabile: “Per sempre, O SIGNORE, il tuo mondo è stabilmente fisso nei cieli” (Salmo 119:89). In questi e in molti altri passaggi simili, c'è un forte senso della stabilità della creazione, un 'sine qua non' per le indagini scientifiche.
Ovviamente, anche il Corano contiene affermazioni simili: “La Parola del tuo Signore è veritiera e giusta ed esauriente. Nessuno può cambiare le Sue parole. Egli ascolta e sa” (6:115). Tuttavia, sempre nello stesso Corano Allah afferma che talvolta cambia le sue parole: “Non abroghiamo un versetto né te lo facciamo dimenticare, senza dartene uno migliore o uguale . Non lo sai che Allah è Onnipotente?” (2:106).
Se il “potere di Allah su tutte le cose” include anche la possibilità di rimpiazzare le sue stesse parole con qualcosa “migliore o simile” ma, in ogni caso diverso, poiché, altrimenti, il cambiamento non sarebbe necessario, allora i musulmani troverebbero difficile accettare la concezione di Ebrei e Cristiani che Dio creò l'universo secondo leggi costanti e affidabili e che, sia o no vincolato a farlo, ha liberamente scelto di attenersi scrupolosamente alle leggi che ha creato. “L'islàm” nota Stark, “non ha accettato completamente l'idea che l'universo scorra in accordo a princìpi fondamentali stabiliti da Dio al momento della creazione, ma ritiene che il mondo sia sostenuto dalla Sua volontà in modo continuo”.
Tuttavia, l'idea che l'universo scorra effettivamente “in base a princìpi fondamentali stabiliti da Dio al momento della creazione” diede
un importantissimo impulso allo sviluppo della scienza moderna nell'Europa
Cristiana. I matematici e gli astronomi Cristiani sapevano che le loro indagini
li avrebbero condotti alla conoscenza della verità, proprio perché credevano
che Dio aveva creato l'universo secondo alcune leggi – leggi che potevano essere
scoperte mediante l'osservazione e lo studio. San Tommaso d'Aquino si spinge
oltre fino ad asserire che “poiché i princìpi di certe scienze – di logica, geometria ed aritmetica, come esempio – sono derivati esclusivamente dai princìpi formali delle cose, da cui dipende la loro essenza, ne consegue che Dio non può fare il contrario di questi princìpi; non può consentire che la progenie di una specie non sia prevedibile, né che le linee condotte dal centro di un cerchio alla sua circonferenza non siano uguali tra di loro, né che i tre angoli di un triangolo piano non siano uguali a due angoli retti”.
Ciò è veramente agli antipodi dalla descrizione di Maimonide dei filosofi musulmani che immaginano elefanti che si trasformano in serpenti e il fuoco che diventa freddo. E senza alcun dubbio, a un musulmano dei tempi di San Tommaso l'idea che Dio non avesse potuto fare qualche cosa, sarebbe sembrata la più alta forma di bestemmia. Sarebbe stato come dire che “la mano di Allah è incatenata”. Ma i Cristiani non la consideravano assolutamente blasfema. “Il sorgere della scienza” spiega ancora Stark, “non fu un'estensione delle conoscenze classiche. Fu invece il frutto naturale della dottrina Cristiana: la natura esiste perché fu creata da Dio. Per amare ed onorare Dio, è necessario apprezzare appieno le meraviglie della sua opera. Poiché Dio è perfetto, questa opera funziona secondo princìpi immutabili. Mediante un appropriato uso della capacità concessaci da Dio, di ragionare e osservare, sarebbe stato possibile scoprire questi princìpi.”
L'importanza di questo fatto non può essere sottovalutata. Stark conclude: “Queste furono le idee cruciali che spiegano perché la scienza si sviluppò nell'Europa Cristiana e in nessun altro luogo”.
Ma, aspetta un attimo! Ma la scienza moderna non originò nel mondo islamico?
Se avete ricevuto una educazione moderna in un paese Occidentale, potreste ritenere le affermazioni di Stark poco plausibili. Dopo tutto, la scienza moderna non cominciò nel mondo islamico? Non furono i musulmani ad inventare l'algebra, l'astrolabio e lo zero? Non furono i musulmani a conservare i classici dell'antica filosofia Greca mentre l'Europa era all'oscuro del loro valore accecata da uno stringente dogmatismo Cristiano? Non furono i grandi imperi islamici del passato i fulgidi fari di civiltà, mentre l'Europa Cristiana al loro confronto era barbara e primitiva? “Perché, mentre [i Califfi] al-Rashid [786-809] e al-Mamun [813-833] approfondivano la filosofia Greca e Persiana”, secondo lo storico Philip K. Hitti, “si tramanda che i loro contemporanei in Occidente, Carlo Magno e i suoi paladini, annaspassero nell'arte di scrivere i loro nomi ... Nessun popolo, nell'alto Medio Evo, contribuì al progresso umano più di quanto fecero gli Arabi”.
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Tributo di Carlomagno ad Harun al
Rashid |
Tributo di Harun al Rashid a Carlomagno |
In realtà, gran parte di ciò è stato esagerato, sia a proposito dell'islàm, sia dell'Europa, spesso per motivi apologetici molto evidenti. L'astrolabio fu sviluppato, se non perfezionato, molto prima della nascita di Maometto. Lo zero, che è spesso attribuito ai musulmani, e quelli che noi oggi chiamiamo i “numeri Arabi” non originarono in Arabia, ma nell'India pre-islamica. Le opere di Aristotele furono conservate in Arabo certamente non da musulmani, ma da Cristiani, come il prete del quinto secolo Probo di Antiochia, che introdusse Aristotele al mondo Arabofono. Un altro Cristiano, Huneyn ibn-Ishaq (809-873), tradusse in Siriaco molte opere di Aristotele, Galeno, Platone e Ippocrate. Suo figlio poi le tradusse in Arabo. Anche il Cristiano Siriano, Yahya ibn ‘Adi (893-974) tradusse in Arabo opere di filosofia e ne scrisse una sua, La riforma della morale. Anche il suo studente, un altro Cristiano, di nome Abu ‘Ali ‘Isa ibn Zur’a (943-1008), tradusse Aristotele ed altri dal Siriaco in Arabo. Il primo trattato medico in lingua Araba fu scritto prima da un prete Cristiano e tradotto poi in Arabo da un medico Ebreo nel 683. Il primo Ospedale fu fondato a Bagdad durante il Califfato Abbaside – non da un musulmano, ma da un Cristiano Nestoriano. Una scuola medica d'avanguardia fu fondata a Gundeshapur in Persia — da Cristiani Assiri.
Per riassumere, ci fu un tempo in cui era effettivamente vero che la cultura islamica era più avanzata di quella Europea, ma è altrettanto vero che questa superiorità corrisponde esattamente al periodo in cui i musulmani erano in grado di sfruttare e sviluppare i risultati conseguiti dai Bizantini e dalle altre civiltà. Ma quando i padroni musulmani ebbero preso ciò che potevano dai popoli sottomessi e le comunità Ebree e Cristiane furono spogliate della loro ricchezza materiale ed intellettuale e completamente soggiogate, l'islàm entrò in un periodo di declino intellettuale dal quale non si è ancora ripreso.
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Al Khwarizm (Algorizm),
770 - 850 |
Al Biruni, 973--1048 |
Ar-Razi, 864-930, Medico Persiano |
Certamente i musulmani hanno contribuito ad importanti innovazioni. La civiltà moderna ha un debito di riconoscenza con studiosi musulmani come Abu Ja’far Muhammad ibn Musa Al-Khwarizmi (780-850), il cui innovativo trattato sull'algebra, Al-Jabr wa-al-Muqabilah, diede all'algebra il suo nome ed godette di grande prestigio in Europa. (Al-Khwarizmi, ovviamente, stava seguendo le innovative orme di Diofanto di Alessandria, che morì alla fine del terzo secolo dell'era Cristiana). Abu Raihan al-Biruni (973-1048) fece un lavoro straordinario per calcolare latitudine e longitudine. Il figlio del Califfo Harun al-Rashid, Abu Jafar al-Ma‘mun (786-833), che diventò Califfo nell'813, stabilì standard professionali per medici e farmacisti. Abu Bakr al-Razi, o Rhazes (865-925), scrisse lunghi trattati di medicina e alchimia che influenzarono lo sviluppo della medicina e della chimica nell'Europa medioevale. Il famoso filosofo musulmano, Avicenna (Ibn Sina, 980-1037) scrisse un testo di medicina che fu il principale testo medico presso i medici Europei per cinque secoli, fino al 1600. Il prolifico scienziato Abu ‘Uthman ‘Amr ibn Bahr al-Jahiz (776-868) scrisse oltre due cento libri su una moltitudine di argomenti: dalla politica (L'Istituzione del Califfato) e la zoologia (il Libro degli Animali in sette volumi) alla cucina (Cibi Arabi) e alla vita di tutti i giorni (Sobrietà e Allegria; l'Arte di tenere la bocca chiusa). Il matematico Abu Ali al-Hasan ibn al-Haytham (965-1039) compose iniziali e influenti opere di ottica.
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Abu ‘Uthman ‘AmrIibn Bahr al-Jahiz
(776-868) |
Ibn Sina (Avicenna) 980-1037 |
Ibn al Haytham (Alhazen), ca. 965–1038 |
Tuttavia, Stark sottolinea che “Gli scienziati islamici conseguirono significativi progresso solo in termini di conoscenze specialistiche, come alcuni aspetti dell'astronomia e della medicina che non richiedevano alcuna base teorica generale. E, col passare del tempo, anche questo tipo di progresso cessò”.
“1001 Invenzioni” si presenta come “un unico progetto educativo realizzato nel Regno Unito che svela la ricca eredità che la comunità musulmana condivide con le altre comunità in Inghilterra e in Europa”. Aggiunge di essere “un progetto non religioso e non politico che cerca di consentire agli aspetti positivi del progresso scientifico e tecnologico di agire come un ponte per capire l'interdipendenza delle varie comunità durante la storia umana”. – e lo fa sottolineando 1001 invenzioni che si suppone i musulmani abbiano consegnato al mondo. Questa mostra è strutturata per ottenere il massimo richiamo popolare: “1001 Invenzioni consiste di una mostra itinerante per tutta l'Inghilterra, di un coloratissimo libro di facile lettura, di un sito internet dedicato e di una collezione tematica di posters che integrano un set di materiale per gl'insegnanti della scuola superiore”. Invita i partecipanti a “Scoprire l'eredità musulmana nel nostro mondo in sette zone opportunamente suddivise: la casa, la scuola, il mercato, l'ospedale, la città, il mondo e l'universo”.
Molte di queste 1001 invenzioni riguardano cose del tipo “la prima bibita del mondo”, e la prospettiva degli organizzatori di questa iniziativa è chiarita dalla inclusione di una sezione che mostra le rivelazioni astronomiche contenute nel Corano. In uno stile che ricorda la propaganda Sovietica dell'era di Khruschev secondo cui tutto, dal baseball alla zoologia era Russo, spesso afferma che le innovazioni e le scoperte normalmente attribuite agli Occidentali in realtà originarono nel mondo islamico. “Abbas ibn Firnas”, ci viene raccontato, “fu la prima persona a compiere un tentativo reale di costruire una macchina volante. Il suo primo volo avvenne nell'852 a Cordova quando si avvolse in un largo mantello e si lanciò nel vuoto dal minareto della Grande Moschea di Cordova. Non ostante il fallimento di questo tentativo, continuò a lavorare per migiorare il suo progetto”. E, con serietà un poco più accentuata, “l'inventore e scienziato Polacco, Copernico, è ritenuto il fondatore dell'astronomia moderna. Gli storici hanno recentemente stabilito che molte delle sue teorie erano basate su quelle di Nasir al-Din al-Tusi e Ibn al-Shatir. La teoria planetaria di Ibn al-Shatir e i suoi modelli sono matematicamente esattamente identici a quelli elaborati da Copernico oltre un secolo dopo, ciò che sollevò la questione di come Copernico avesse acquisito questi elementi di informazione. La linea di trasmissione si trova in Italia, dove era disponibile materiale Latino e Greco che utilizzava le idee di al-Tusi nel periodo in cui Copernico si trovava a studiare in Italia”.
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Monumento di Abbas ibn Firnas a Bagdad |
Il volo di Abbas ibn Firnas a Cordova
nell'852 |
Nasir ad-Din at-Tusi (1201-1274) |
Niccolò Copernico |
Tali affermazioni sottolineano unicamente l'inconsistenza di chi le pronuncia. Se veramente i musulmani avessero realizzato tali innovazioni in aerodinamica, astronomia e in tutti gli altri campi molto prima degli Europei, cosa mai gli è successo? Perché furono solo gli Europei ad utilizzare queste scoperte per il progresso tecnologico? Anche se Copernico (che proveniva da una devota famiglia Cattolica e che fu probabilmente lui stesso un prete) fu influenzato da Ibn al-Shatir, il che non è unanimemente accettato, perché i musulmani non utilizzarono le intuizioni di Ibn al-Shatir come fece Copernico? Ibn al-Shatir morì nel 1375, giusto meno di cento anni da quando nacque Copernico nel 1473. Eppure, in quel secolo, e in quelli successivi, gli astronomi islamici non produssero alcunché di significativo partendo dalle scoperte dei loro correligionari. Se l'islàm avesse contenuto i semi degli alti livelli di civiltà che il mondo islamico conseguì al suo apice, perché mai fu incapace di invertire il suo precipitoso declino da tali altezze? Molti scrittori, musulmani e non musulmani oggi rispondono accusando l'Occidente, ma questo, ancora una volta evita il problema – perché, se l'islàm contenesse in sé stesso i mezzi per cui la civiltà può progredire oltre tutto ciò che il mondo non musulmano può offrire, si dovrebbe ritenere che i musulmani dovrebbero essere capaci di escogitare strategie per aggirare la deleteria influenza dell'Occidente.
Ad ogni modo, mentre un tentativo come “1001 Invenzioni” può avere la sua importanza, vale la pena di aggiungere che non esiste un analogo progetto per evidenziare le invenzioni dei Cristiani. Naturalmente, gli organizzatori di “1001 Invenzioni” risponderebbero che ciò si spiega perché sono solo i musulmani coloro la cui civiltà e i cui risultati sono stati negati e quindi sono solo i musulmani che devono ricordare al mondo i successi dei loro antenati. Inoltre, generalmente si ritiene che i punti di vista e le storia della cultura dominante in ogni data area, dovrebbero essere noti. Tuttavia, in questa età di multiculturalismo e in una situazione che tende ad una autoaccusa suicida dell'Occidente, questo non può più essere dato per scontato. Con un odio crescente verso la propria cultura e la propria storia tra i giovani dell'Occidente, è probabile che oggi solo pochi studenti Occidentali siano consci delle storiche innovazioni di cui i Cristiani furono artefici, incluse non soltanto quelle che furono casualmente sviluppate in un contesto Cristiano, ma anche quelle che derivano, in tutto o in parte, dai princìpi Cristiani. Molta gente è probabilmente all'oscuro, ad esempio, dl ruolo centrale della Chiesa Cattolica, come specifica Woods, nello sviluppo dell'Università, nell'economia di libero mercato e anche nello sviluppo dei codici legali laici. Il mondo islamico, ovviamente, fu tra i beneficiari di molte di queste innovazioni Cristiane, grandi e piccole. Alla fine del quindicesimo secolo, il poeta mistico Persiano, Nur ad-Din Abd ar-Rahman Jami (1414-1492) disse che la sua vista era diventata molto debole, per quanto, con “l'aiuto di occhiali dei Franchi” potesse ancora vedere chiaramente le cose. Potrebbe essere stato il fatalismo, profondamente radicato nella coscienza islamica, ad aver ritardato lo sviluppo di apparecchi di supporto alla vista da parte dei musulmani?
Stark specifica anche dettagliatamente alcune delle innovazioni e delle scoperte dell'Europa Cristiana, principalmente progressi nei metodi produttivi, nella navigazione e nelle tecnologie militari e conclude: “Tutti questi importanti sviluppi possono essere riferiti al convincimento, unicamente Cristiano, che il progresso era un obbligo imposto da Dio, collegato strettamente al dono della ragione. Che nuove tecnologie e nuove tecniche fossero sempre possibili e prossime, era un punto fondamentale della fede Cristiana. Pertanto, nessun Vescovo e nessun teologo denunciò mai l'uso dell'orologio o delle navi a vela – sebbene entrambe le cose fossero state condannate per motivi religiosi in varie società non Occidentali”.
In effetti, gli orologi comparvero nell'Europa medioevale Cattolica, mentre
nel 1560, Ogier Ghiselin de Busbecq, l'ambasciatore Austriaco presso l'Impero
Ottomano, scrisse che i suoi ospiti “non erano mai stati capaci di convincersi di stampare libri e di dotarsi di orologi pubblici. Sostenevano infatti che le loro scritture, cioè i loro Libri Sacri, non sarebbero più stati 'scritture' se fossero stati stampati; e se avessero utilizzato orologi pubblici, ritenevano che l'autorità dei loro muezzin e dei loro antichi riti avrebbe sofferto una diminuzione”. Fu solo verso la metà del diciannovesimo secolo, periodo in cui le regole islamiche erano sulla difensiva e in ritirata, che il primo orologio pubblico fu installato a Costantinopoli; questo potrebbe essere stato il primo orologio pubblico installato in un paese islamico.
Gli effetti dell'apertura Cristiana all'innovazione, rispetto alla chiusura islamica, si manifestano in molti campi. Anche in medicina, mentre il mondo islamico indica orgogliosamente molti antichi medici e teorici della medicina, non fu un musulmano, ma il medico e ricercatore Belga, Andrea Vesalio (1514-1564), che spianò la via per il progresso medico moderno, quando pubblicò la prima accurata descrizione degli organi interni del corpo umano, De Humani Corporis Fabrica, nel 1543. Perché non fu un musulmano a farlo? Perché Vesalio poteva sezionare cadaveri umani mentre tale pratica era vietata dall'islàm. Inoltre, il libro di Vesalio è letteralmente infarcito di dettagliate illustrazioni anatomiche – mentre nell'islàm è anche vietata la rappresentazione grafica del corpo umano.
Il riferimento di Stark al “convincimento, unicamente Cristiano, che il progresso era un obbligo imposto da Dio” può sorprendere qualcuno come qualcosa di strano, alla luce del fatto che la Chiesa Cattolica condannò Galileo Galilei (1564-1642), il vero “padre della scienza”, come un eretico per aver detto che la terra gira intorno al sole. Galileo e il Processo Scopes Monkey [Scopes Monkey Trial: processo del 1925 in Tennessee, USA, in cui il Prof, Scopes fu condannato per aver insegnato la teoria evoluzionistica di Darwin; N.d.T.] sono in genere i punti fermi per concludere che il Cristianesimo è contrario alla scienza. Tuttavia, lo storico Thomas Woods, a proposito del primo, scrive: “La versione unilaterale e di parte del caso Galileo, l'unica che la maggior parte della gente conosce, è la maggiore responsabile della diffusa convinzione che la Chiesa abbia ostacolato i progressi dell'indagine scientifica. Ma anche se l'incidente Galileo fosse stato così grave, come la gente pensa sia realmente stato, il Cardinale John Henry Newman, il famoso Anglicano convertito al Cattolicesimo nel diciannovesimo secolo, trova molto illuminante il fatto che questo è l'unico evento di questo tipo che può essere invocato”.
La favola mostra una Chiesa oscurantista, accecata dal dogma, che perseguitò e condannò Galileo perché gli alti prelati non potevano accettare l'idea che la terra si muovesse attorno al sole, a fronte di dichiarazioni delle Sacre Scritture, quali: “Tu fissasti la terra come suo fondamento, così che non potrà mai essere mossa” (Salmo 104:5). La realtà invece non era così semplicistica. In effetti, gli astronomi Gesuiti furono tra i primi e più entusiasti sostenitori di Galileo. Quando Galileo pubblicò per la prima volta le prove in favore della teoria eliocentrica di Copernico, il Cardinal Maffeo Barberini (1568-1644), il futuro Papa Urbano VIII – il Papa con cui in seguito si scontrò – gli inviò una lettera di congratulazioni. Quando Galileo visitò Roma nel 1624, Urbano VIII, che era diventato Papa l'anno precedente, gli diede un caloroso benvenuto, gli fece regali e lo assicurò che la Chiesa non avrebbe mai dichiarato eretico l'eliocentrismo. Questo è un comportamento strano da parte di Barberini se avesse pensato che Galileo fosse un eretico per sostenere l'eliocentrismo. In realtà, sia il Papa che gli altri prelati, secondo lo storico Jerome Langford, “credevano che Galileo avrebbe potuto avere ragione, ma dovevano attendere prove ulteriori”.
Che dire dei passaggi Biblici che che sembrano affermare che la terra non si muove? Il Cardinale Roberto Bellarmino (1542-1621) spiegò che “se ci fosse stata una prova reale ... che il sole non gira attorno alla terra, ma che è la terra a girare attorno al sole, allora avremmo dovuto procedere con grande cautela nello spiegare i passaggi delle Scritture che sembrano insegnarci il contrario e ammettere di non averli capiti, piuttosto che dichiarare falsa una opinione che è stato dimostrato essere vera. Ma, per quanto mi riguarda, io non crederò all'esistenza di queste prove finché non mi verranno mostrate”. E questa fu la vera causa del conflitto di Galileo con la Chiesa: insegnava come un dato di fatto quello che a quel tempo era ancora solo una teoria. Quando i responsabili della Chiesa domandarono a Galileo nel 1616 di insegnare l'eliocentrismo come una teoria e non come un fatto reale, acconsentì; però, nel 1632, pubblicò una niova opera, Il Dialogo sui Massimi Sistemi, nel quale, ancora una volta, presentava l'eliocentrismo come un fatto accertato.
Ecco il motivo per cui Galileo fu processato con l'accusa di sospetta eresia e posto agli arresti domiciliari; un'ordinanza che non gli consentiva di pubblicare, non fu mai eseguita. Lo storico J. L. Heilbron ricorda che fin dall'inizio, la controversia non fu mai intesa nel modo con cui moltissimi critici della Chiesa, da allora, ce l'hanno presentata. La condanna di Galileo, dice Heilbron, “non ebbe un significato generale né teologico. Gassendi, nel 1642, osservò che la decisione dei Cardinali [che condannarono Galileo], benché importante per i fedeli, non fu mai intesa come un articolo di fede; Riccioli, nel 1651, che l'eliocentrismo non era un'eresia; Mengeli, nel 1675, che le interpretazioni della Scrittura possono obbligare solo i Cattolici, se concordate in un Concilio generale; e Baldigiani, nel 1678, che tutti sapevano queste cose”.
Parlando del caso di Galileo nel 1992, Papa Giovanni Paolo II osservò:
A partire dal secolo dei Lumi fino ai nostri giorni, il caso Galileo ha costituito una sorta di mito, nel quale l’immagine degli avvenimenti che ci si era costruita era abbastanza lontana dalla realtà. In tale prospettiva, il caso Galileo era il simbolo del preteso rifiuto, da parte della Chiesa, del progresso scientifico, oppure dell’oscurantismo “dommatico” opposto alla libera ricerca della verità. Questo mito ha giocato un ruolo culturale considerevole; esso ha contribuito ad ancorare parecchi uomini di scienza in buona fede all’idea che ci fosse incompatibilità tra lo spirito della scienza e la sua etica di ricerca, da un lato, e la fede cristiana, dall’altro. Una tragica reciproca incomprensione è stata interpretata come il riflesso di una opposizione costitutiva tra scienza e fede. Le chiarificazioni apportate dai recenti studi storici ci permettono di affermare che tale doloroso malinteso appartiene ormai al passato.
Giovanni Paolo riaffermò anche la fondamentale base Cristiana della scienza moderna: “Chi si impegna nella ricerca scientifica e tecnologica ammette, come premessa del suo progresso, che il mondo non è un caos ma un 'cosmo' – vale a dire, che esiste un ordine e delle leggi di natura che possono essere comprese ed esaminate e che, per questo motivo, hanno una certa affinità con lo spirito. Einstein era solito dire: ‘Ciò che è eternamente incomprensibile nel mondo è il fatto che è comprensibile’. Il fatto che il mondo sia comprensibile, come dimostrato dalle meravigliose scperte della scienza e della tecnica, ci conduce, in ultima analisi, a quel Pensiero primordiale e trascendente impresso in tutte le cose”. Nel 2000, durante un discorso rivolto alla Pontificia Accademia delle Scienze, osservò che “l'uomo di scienza … sente una responsabilità speciale riguardo al progresso dell'umanità, non inteso in termini generali o ideali, ma come un progresso di tutto l'uomo e di tutto ciò che è autenticamente umano. La Scienza, concepita in questa maniera, può incontrare la Chiesa senza difficoltà e intessere con lei un proficuo dialogo, perché è precisamente l'uomo 'la via primaria e fondamentale per la Chiesa' (Redemptor hominis, n. 14)”.
Quando la scienza moderna era nella sua infanzia, l'apertura a una tale esplorazione era comune solo nell'Europa Cristiana e mancava in modo evidente nel modo islamico.