http://www.jihadwatch.org/archives/026496.php
Nel suo ultimo saggio, Fjordman esamina ciò che Barak Obama ha definito: "il debito della civiltà all'islàm".
Il discorso del Presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, pronunciato all'Università del Cairo, in Egitto, il 4 Giugno 2009, era così pieno di mezze verità, distorsioni ed evidenti falsità che è quasi impossibile discuterle tutte in un unico saggio. Io qui mi concentrerò specificamente sulla parte scientifica. Esaminiamo questa citazione:
"Come studente di storia, sono al corrente del debito della civiltà all'islàm. Fu l'islàm – in luoghi come l'Università al-Azhar – che tenne alta la luce del sapere lungo così tanti secoli, spianando la via al Rinascimento dell'Europa e all'Illuminismo. Fu l'innovazione nelle comunità musulmane che sviluppò il calcolo algebrico, la nostra bussola magnetica e gli strumenti per la navigazione, la nostra maestria nello scrivere e nella stampa, la nostra comprensione di come si diffondono le malattie e di come le si possono curare. La cultura islamica ci ha donato maestosi archi e guglie svettanti, poesia immortale e musica coinvolgente, eleganti calligrafie e luoghi di contemplazione pacifica. E lungo tutto il corso della storia, l'islàm ha dimostrato con parole e fatti le potenzialità della tolleranza religiosa e dell'uguaglianza tra le razze".
C'è una sola cosa vera in questo intero paragrafo? Forse i musulmani hanno qualche decente opera calligrafica, e qualche loro studioso ha compiuto qualche progresso nell'algebra, ma, a parte questo, sono solo fesserie. La bussola magnetica fu inventata dai cinesi e forse indipendentemente anche dagli Europei. Anche la stampa dei libri fu inventata dai Cinesi e fu cocciutamente e continuamente rifiutata dai musulmani per un migliaio di anni o più, a causa della opposizione religiosa islamica. A loro piacque molto di più l'invenzione cinese della polvere da sparo.
Non sono mai stati provati legami tra la stampa di Gutenberg e la stampa dell'Asia Orientale, benché sia ipotizzabile che l'idea alla base della stampa sia stata importata in Europa. Al contrario, quello che è certo al 100 % è che i musulmani conoscevano la stampa dell'Asia Orientale, ma la rifiutarono violentemente. Lo studioso Thomas Allsen nel suo libro "Cultura e Conquista nell'Eurasia Mongola" ha descritto come le autorità, in Iran, al tempo della dominazione dei Mogul, nel 1294, cercarono di introdurre banconote stampate alla maniera dei Cinesi, ma fallirono a causa della resistenza popolare:
"Certamente il mondo musulmano mostrò una opposizione attiva e sostenuta contro le tecnologie di stampa a caratteri mobili che provenivano dall'Europa nel quindicesimo secolo e successivamente. Questa opposizione, motivata da considerazioni sociali, religiose e politiche, continuò fin quasi alla fine del diciottesimo secolo. Solo allora le macchine da stampa di fabbricazione Europea furono introdotte nell'Impero Ottomano e solo nel secolo successivo la stampa si diffuse nel mondo Arabo ed in Iran. Questa riluttanza di lunga durata, il disinteresse verso la tipografia di origine Europea, e l'incapacità di utilizzare le tradizioni tipografiche locali dell'Egitto dimostrano con certezza l'esistenza di qualche tipo di antipatia di fondo, strutturale o ideologica, contro questa specifica tecnologia".
E' probabile che a causa del commercio, i Medio Orientali fossero a conoscenza della stampa secoli prima di questo evento, ma a causa dell'opposizione religiosa islamica non adottarono questa invenzione straordinaria se non dopo mille o più anni da quando fu inventata in Cina. Minoranze, come gli Ebrei o i Cristiani Greci e Armeni furono i primi ad usare le macchine da stampa nell'Impero Ottomano. Il primo libro stampato in lingua Persiana fu probabilmente un Pentateuco Giudeo Persiano.
Per quanto riguarda la musica, invece, la teoria Greca sull'argomento originò da Pitagora, prima del 500 AC. Nell'Europa post-Romana, fu la Chiesa l'istituzione principale ad attingere dalla filosofia Greca e dalla teoria musicale. Alcuni elementi della liturgia Cristiana possono anche derivare da tradizioni Ebraiche, in particolar modo la recitazione delle Scritture e il canto dei Salmi, poemi di lode dal Libro dei Salmi. I Cristiani integrarono la musica nella loro liturgia. Nella Chiesa Occidentale, il canto Gregoriano e lo sviluppo della musica polifonica fu considerato una decorazione, un concetto centrale dell'arte e dell'architettura medioevali. Secondo "Una Storia della Musica Occidentale", Settima Edizione, di Donald J. Grout, Peter J. Burkholder e Claude V. Palisca, "le esecuzioni polifoniche esaltarono la grandezza del canto e quindi della stessa liturgia". Questo diede origine ad una tradizione musicale che condusse a Bach, Mozart e Beethoven. Nulla di simile avvenne nel mondo islamico, a dispetto del fatto che i musulmani ebbero accesso da subito a gran parte dello stesso materiale. Ho descritto questo fatto nel mio saggio: "Perché i musulmani amano Hitler, ma non Mozart" (http://www.brusselsjournal.com/node/3911).
Lo storico Bernard Lewis scrive nel suo "Il Medio Oriente: una breve storia degli ultimi 2000 anni":
"Poiché la liturgia musulmana, con l'unica eccezione di alcuni ordini Dervisci, non usa la musica, ai musicisti, in terra musulmana, è mancato l'immenso vantaggio goduto dai musicisti Cristiani, mediante il sostegno della Chiesa e dei suoi alti dignitari. Il sostegno della Corte e delle grandi casate, senza dubbio molto utile, fu solo intermittente ed episodico e pericolosamente soggetto ai capricci dei potenti. I musicisti musulmani non escogitarono alcun sistema di notazione e quindi le loro composizioni sono conosciute soltanto mediate il fallibile e variabile strumento della memoria. Non è stato tramandato alcun "corpus" di musica islamica classica paragonabile a quello della tradizione musicale Europea. Tutto quello che ci rimane è soltanto una abbondante letteratura teorica sulla musica, alcune descrizioni e ritratti di musicisti ed eventi musicali fatte da scrittori o artisti, un certo numero di antichi strumenti in vari gradi di conservazione, e il ricordo imperituro di rappresentazioni del lontano passato".
C'è chi critica il Sig. Lewis e non lo considera uno studioso; di conseguenza ritiene che non dovrebbe essere citato come un'autorità degna di fiducia. Bisogna sempre esercitare una sana valutazione critica su ogni scrittore, ma so, da altre fonti, che la citazione sopra-menzionata è perfettamente corretta.
Nell'islàm sono vietate molte forme di musica. "The Reliance of the Traveller" di Ahmad Ibn Lulu Ibn Al-Naqib and Noah Ha Mim Keller [un classico trattato di legislazione islamica, tradotto recentemente in Inglese, N.d.T] è stato formalmente approvato dall'Università al-Azhar in Egitto, la più importante istituzione di studi religiosi dei musulmani sunniti. Cita numerosi ahadith, autorevoli detti di Maometto e dei suoi compagni, che costituiscono il nocciolo delle scritture islamiche, secondi solo al Corano, tra i quali uno dice testualmente: "Ci sarà gente della mia Comunità che considererà leciti la fornicazione, la seta, il vino e gli strumenti musicali ...". Un'altra citazione recita: "Nel giorno della Resurrezione, Allah verserà piombo fuso nelle orecchie di chiunque sta seduto ad ascoltare una cantante". La conclusione degli studiosi è che "tutto questo è una prova testuale esplicita e vincolante c che gli strumenti musicali di ogni tipo non sono leciti". Un'altra norma legale stabilisce che "Non è lecito usare strumenti musicali – come quelli per cui sono noti i bevitori, come il mandolino, il liuto, i cimbali e il flauto – o ascoltarli. E' consentito suonare il tamburello ai matrimoni, alla circoncisione e in altre circostanze, anche se ha delle campanelle sui lati. Percuotere il "kuba", un lungo tamburo stretto al centro, non è legale".
Per quanto io talvolta non concordi assolutamente col Sig. Lewis, secondo me, quando scrive della cultura islamica, qualche volta sbaglia per essere troppo a favore, non per essere troppo contrario. Se si deve credere a Lewis, "Le prime affermazioni specificamente anti-Semite in Medio Oriente si verificarono tra le minoranze Cristiane da cui si può facilmente risalire alle origini Europee". Questa idea si integra perfettamente col moderno pregiudizio anti-Europeo e multiculturalista dei mezzi di comunicazione di massa e del mondo accademico, ma è assolutamente e completamente sbagliata, come il Dr. Andrew Bostom (http://www.andrewbostom.org/) ha dimostrato in modo inoppugnabile nel suo documentatissimo libro "L'eredità dell'anti-Semitismo islamico"(http://www.amazon.com/LegacyIslamic-Antisemitism-Sacred-History/dp/1591025540).
Non affermo assolutamente che nel mondo islamico, nel periodo medioevale, non si sia conseguito alcun risultato erudito o scientifico, ma affermo che questi risultati sono oggi enormemente esagerati (http://www.jihadwatch.org/archives/025798.php) per ragioni politiche. Dividiamo gli studiosi in tre categorie. Categoria 1: è quella di chi ha partecipato al progresso della conoscenza solo con contributi minori. Categoria 2: gli autori di contributi di media importanza. Categoria 3: studiosi, autori di progressi fondamentali e di grande rilevanza a importanti branche della scienza o che hanno fondato una disciplina scientifica completamente nuova. Dell'ultima categoria dovrebbero far parte personalità quali Newton. Einstein, Copernico, Aristotele, Cartesio o Galileo. Non un solo studioso di questa levatura è mai stato prodotto nel mondo islamico neppure nei suoi momenti migliori. Trovare qualche studioso musulmano che produsse minori contributi al progresso della matematica o della chimica non è molto difficile, e io posso elencare probabilmente da una mezza dozzina a una dozzina di individui che possono essere inclusi nella categoria 2.
A mio parere, il più importante contributo tra tutti gli studiosi musulmani è quello di Alhazen (Ibn al-Haytham;http://www.jihadwatch.org/archives/025359.php) nell'Ottica (http://gatesofvienna.blogspot.com/2009/03/history-ofoptics-and-modern-science.html). Il matematico Muhammad al-Khwarizimi non "inventò" l'algebra; gli antichi popoli di Egitto, Mesopotamia, India, Cina e altri avevano già primitive forme di algebra; il più importante matematico pre-moderno fu presumibilmente Diofanto di Alessandria nel terzo secolo DC mentre l'algebra moderna fu creata in Europa. Nonostante ciò, proprio come non si può scrivere una storia dell'Ottica senza menzionare Alhazen, non si può correttamente scrivere una storia dell'algebra senza citare al-Khwarizimi. Nella storiografia, possiamo ricordare Ibn Khaldun, benché abbia condiviso il disprezzo per tutte le culture non musulmane che impedì nel mondo islamico lo sviluppo della storia, dell'archeologia e della linguistica comparata. Gli studiosi islamici non si occuparono seriamente delle altre culture con curiosità e non le descrissero con imparzialità; gli scritti di al-Biruni a proposito dell'India sono una delle pochissime maggiori eccezioni a questa regola.
Geber (Jabir ibn Hayyan) per i suoi tempi fece un buon lavoro in chimica e potrebbe essere stato il primo a creare alcuni acidi, ma non è assolutamente paragonabile a Lavoisier e a coloro che svilupparono la chimica moderna alla fine del diciottesimo e all'inizio del diciannovesimo secolo in Europa. Il Persiano Omar Khayyam fu un matematico creativo e il suo compatriota Persiano Avicenna (Ibn Sina) così come ar-Rhazes (al-Razi) furono ottimi medici per i loro tempi, ma Khayyam era, per non dire altro, un musulmano molto "eterodosso" e al-Razi non credeva una parola della religione islamica. Qualsiasi contributo essi abbiano prodotto, fu più a dispetto che non per merito dell'islàm. Inoltre, nonostante io sia convinto che al-Razi sia stato un ottimo medico, la più grande rivoluzione nella storia mondiale della medicina fu la teoria infettiva delle malattie, sostenuta dal Francese Pasteur e dal Tedesco Koch alla fine del diciannovesimo secolo in Europa. In questo furono aiutati dall'uso del microscopio, che fu un'invenzione esclusivamente Europea.
E' vero che alcuni testi furono reintrodotti in Europa mediante le traduzioni in Arabo, almeno inizialmente, prima che fossero integrati da traduzioni fatte direttamente dagli originali Greco-Bizantini, e che ciò lasciò traccia in alcune parole. Per esempio, non poche stelle nelle lingue Europee moderne conservano i loro nomi Arabi o la versione Arabizzata dei più antichi nomi Greci. Tuttavia, è importante ricordare che l'Astronomia nel mondo islamico, con alcune eccezioni dovute ad influenze Indiane, fu basata su un contesto teorico Greco-Tolemaico, proprio come lo fu in Europa. Dopo l'attività di traduzione, è impressionante notare quanto rapidamente gli Europei abbiano sopravanzato ogni conquista scientifica fatta nel Medio Oriente.
I migliori scienziati musulmani furono abili osservatori astronomici, primo fra tutti, Ulugh Beg. Alcuni di loro, tra cui Nasir al-Din al-Tusi e Ibn al-Shatir, fecero alcuni aggiustamenti della teoria astronomica Tolemaica, ma nessuno di loro fece mai un'enorme svolta concettuale paragonabile a quella di Copernico nel 1543, quando pose il sole, e non la terra, al centro del nostro sistema solare. Con il lavoro di Tycho Brahe e, successivamente, di Giovanni Keplero, l'astronomia Tolemaica era in realtà obsoleta in Europa anche prima che Galileo ed altri introducessero l'astronomia telescopica nel 1609. Invece, i musulmani si opposero all'eliocentrismo copernicano in qualche caso fino al ventesimo secolo. Lo studioso Toby E. Huff lo spiega nel suo eccellente volume "The Rise of Early Modern Science: Islam, China and the West", seconda edizione:
"Nel sub-continente Indiano, Sayyd Ahmad Khan (1817-1898) fu all'avanguardia della riforma intellettuale in India, incoraggiando l'India ad adottare gli standard educativi Occidentali. All'inizio della sua carriera, verso il 1840, egli difese la visione Tolemaica contro l'eliocentrismo Copernicano, credendo che ciò fosse doveroso per ogni musulmano devoto. Ma, continuando ad approfondire l'argomento, si accorse della necessità di adottare la teoria eliocentrica e di conciliare questa visione della realtà con le interpretazioni tradizionali del Corano. Appena iniziò a sostenere la teoria eliocentrica, si scontrò con una travolgente opposizione, in particolare gli attacchi di Jamil al-Din al-Afghani (morto nel 1897) verso il 1880. A questo punto Ahmad Khan riconobbe pienamente lo scontro tra la visione della realtà della scienza moderna e il pensiero tradizionale islamico. I suoi sforzi di esprimere una nuova sintesi dovettero affrontare tempi durissimi.
Tra le più grandi regioni del pianeta, le due con il punto di partenza medioevale più simile furono il Medio Oriente e l'Europa. Nell'epoca pre-moderna, la geometria Greca era sconosciuta nell'Asia Orientale. Questo costituì uno svantaggio molto rilevante per gli studiosi Cinesi, Giapponesi e Coreani nei campi dell'ottica e dell'astronomia. Le uniche regioni in cui si produceva in modo estensivo il vetro trasparente erano il Medio Oriente e l'Europa. Il vetro trasparente fu usato dagli Europei per produrre occhiali per la correzione della vista e, successivamente per la costruzione di microscopi e telescopi consentendo la nascita della moderna medicina e della moderna astronomia. I Maya nell'America Centrale pre-Colombiana non sapevano produrre il vetro e non poterono quindi usare il vetro per la costruzione di microscopi e telescopi. I Musulmani del Medio Oriente avrebbero potuto farlo, ma non lo fecero. Allo stesso modo, gli Europei del Medio Evo inventarono gli orologi meccanici (http:// layijadeneurabia.com/2009/04/20/a-history-of-mechanical-clocks%E2%80%8F-by-fjordman/), mentre i musulmani non lo fecero, a dispetto del punto di partenza molto simile.
I musulmani avevano accesso alla teoria ottica dei Greci, ecco la ragione per cui Alhazen potè compiere ciò che in effetti compì. Ed è inspiegabile che il suo "Libro dell'Ottica", probabilmente il più grande lavoro scientifico mai scritto in Arabo, fu quasi totalmente ignorato nel mondo Arabofono, mentre fu studiato con grande interesse in Europa. Fu scritto al Cairo, Egitto, ma non fu studiato all'Università al-Azhar, vicinissima al luogo in cui Alhazen visse per molti anni. Ibn al-Nafis al Cairo descrisse la circolazione polmonare del sangue nel tredicesimo secolo, ma la sua scoperta passò inosservata nonostante il fatto che visse e operò in una delle più grandi città del mondo islamico.
Anche se al-Azhar fu un centro di educazione del mondo islamico, fu un centro di studi religiosi e di legge islamica (shariah) e non un centro di studi laici e scientifici. Invece, la filosofia naturale Greca e gli studi laici furono insegnati nelle Università Europee medioevali, oltre agli argomenti religiosi, ragion per cui l'ottica fu studiata dagli intellettuali delle Università Europee. Il grande storico della scienza, Edward Grant, lo spiega nel suo libro "Scienza e Religione" (http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/ archives/022433.php).
Mentre le persone con una educazione universitaria erano una frazione minuscola della popolazione Europea, la loro influenza cumulativa non deve essere sottovalutata. Un numero impressionante dei principali scienziati dell'Europa moderna degli inizi, da Copernico a Galileo e Newton, studiarono in queste istituzioni. Benché la Rivoluzione Scientifica sia iniziata nel diciassettesimo secolo con l'uso sistematico del metodo sperimentale, e una rivalutazione più critica del sapere degli antichi, esemplificato da personalità come Galileo, la base istituzionale iniziale per questi sviluppi fu posta dai filosofi naturali delle Università del Medio Evo.
Fuori dell'Europa, prima dell'Evo Moderno, ho visto solo pochissime istituzioni che avrei potuto definire come "Università" di tipo Occidentale. Una delle candidate migliori fu il Grande Monastero di Nalanda in India, che era un'istituzione Buddista. Non fu costruito dai musulmani, ma fu distrutto da loro, così come furono distrutti da loro innumerevoli tesori culturali in India e in Asia Centrale. Al-Azhar fu creata nel decimo secolo DC ed è spesso acclamata come una delle più antiche "Università" del mondo. Eppure, all'inizio del ventesimo secolo, lo scrittore Egiziano cieco, Taha Husayn, si lamentava della totale mancanza di spirito critico all'interno di questa istituzione:
"I quattro anni trascorsi [ad al-Azhar] mi sembrarono come quaranta, per quanto furono assolutamente noiosi ... Fu una vita di costanti ripetizioni, senza mai una cosa nuova, da quando iniziarono gli studi fino a quando finirono. Dopo la preghiera dell'alba, c'era lo studio del "Tawhid", la dottrina dell'unicità [di Allah]; poi il "fiqh", o giurisprudenza, dopo che il sole era sorto; poi, nel primo pomeriggio, lo studio della grammatica Araba, dopo un pasto scipito; poi ancora più grammatica in attesa della preghiera del tardo pomeriggio. Dopo ciò finalmente, ma con riluttanza, una breve ricreazione, e poi, ancora, un altro briciolo di cattivo cibo finché, dopo la preghiera serale, andavo alla lezione di logica, tenuta da uno sceicco o da qualcun altro. Durante questi anni di studio, si trattò esclusivamente di ascoltare parole ripetute senza sosta e vecchi discorsi che non eccitavano alcuna corda nel mio cuore né stimolavano alcun gusto per il mio appetito. Non c'era alcun nutrimento per l'intelletto, nessun nuova conoscenza da aggiungere al proprio bagaglio".
Taha Husayn era il tipo di intellettuale che non trovava assolutamente spazio per una ricerca libera in questa eminente "madrasa" islamica. Si iscrisse allora alla Università del Cairo, istituzione laica, fondata nel 1908 sul modello delle Università Europee, e continuò la sua educazione alla Sorbona a Parigi. Benché meglio conosciuto all'estero per la sua autobiografia "Al-Ayyam" (I Giorni), scatenò una diatriba in Egitto, sostenendo che alcuni passi del Corano non avrebbero dovuto essere interpretati in modo letterale e affermando che alcune poesie pre-islamiche erano state falsificate per dare credibilità alla tradizionale storia islamica. Per questo fu accusato di eresia. Fosse vissuto nella più aggressiva atmosfera di qualche generazione successiva, avrebbe potuto essere facilmente ammazzato. Lo scrittore Egiziano Naguib Mahfouz fu pugnalato al collo e quasi ucciso da musulmani infuriati nel 1994.
I testi Greci che furono tradotti in Arabo furono solitamente copiati da manoscritti di Cristiani Bizantini di lingua Greca. Come scrive Timothy Gregory (http://www.jihadwatch.org/dhimmiwatch/archives/019529.php) nella sua "Una Storia di Bisanzio":
"Si sottolinea spesso che gli Arabi utilizzarono gli scritti e le idee dei filosofi, dei matematici e degli scienziati Greci, e che giocarono un ruolo fondamentale nella trasmissione di questo sapere all'Occidente del Medio Evo (nel dodicesimo secolo). Quello che spesso non viene riconosciuto è che, per gli Arabi, questi libri erano 'Bizantini' e che questi libri provenivano dalle biblioteche Bizantine, dove i manoscritti erano stati conservati, copiati e tradotti in Arabo, come importante fondamento per la conservazione della loro propria scienza e cultura".
I musulmani rifiutarono la maggior parte dell'eredità Romana e molti aspetti di quella Greca, dal vino, la scultura, le arti pittoriche fino al teatro; l'unico aspetto della civiltà Greco-Romana che fu più conciliabile con la civiltà islamica rispetto a quella Cristiana fu la schiavitù. L'ho ampiamente spiegato nel mio saggio "Perché i Cristiani Accettarono la Filosofia Naturale Greca, Ma i Musulmani No"(http://www.brusselsjournal.com/node/3934).
In medicina abbiamo il fenomeno del "rigetto del trapianto", che compare quando un organo è trapiantato in un altro corpo e il sistema immunitario di quel corpo lo respinge come una intrusione aliena. Questa è una utile analogia da ricordare quando si esamina il modo con cui musulmani e Cristiani trattarono la filosofia naturale Greca durante il Medio Evo. I musulmani accettarono l'eredità Greca, ma solo in parte, e, alla fine, anche questa piccola accettazione fu rifiutata da teologi come al-Ghazali. Il sistema immunitario della cultura islamica considerò le idee filosofiche dei Greci come un elemento estraneo nel suo corpo, le combatté e alla fine le espulse. Al contrario, per la cultura Cristiana, l'eredità filosofica dei Greci non costituì qualcosa di estraneo. I Cristiani non accettarono come valida tutta l'eredità culturale dei Greci, ma in gran parte non ritennero di per sé alieni ed ostili la logica dei Greci, il loro modo di pensare e le loro definizioni filosofiche. Potremmo dire che il Cristianesimo fu un rampollo dell'Ebraismo, battezzato con acqua infarcita di locuzioni filosofiche Greche e cresciuto in un ambiente Greco-Romano. Questa nuova sintesi fu personificata da San Paolo, un Ebreo di lingua Greca, seguace degli insegnamenti di Gesù di Nazareth e cittadino Romano.
Lo scrittore Francese Rémi Brague (http://gatesofvienna.blogspot.com/2008/02/west-japan-and-cultural-secondarity.html) ritiene che particolarmente ai musulmani sia di solito mancato l'istinto Europeo di autocritica e di apprezzamento dell'Altro. Essi, o meglio, i non-musulmani sotto il loro dominio, tradussero in Arabo i lavori scientifici dal Greco e da poche altre lingue, ma non si preoccuparono di conservare gli originali. Questo rese impossibile nel mondo islamico il "Rinascimento", cioè l'atto di ritornare alle sorgenti iniziali e di reinterpretarle. E questo rese anche impossibile l'emersione di qualcosa lontanamente simile alla scienza linguistica dell'Europa moderna.
Gli studiosi Europei, non solo tradussero i testi dal Greco, e poi anche dal Persiano e dal Sanscrito; ma procedettero ad esplorare e a spiegare in primo luogo come queste lingue si formarono, cosa molto oltre ciò che mai alcuno studioso musulmano neppure lontanamente concepì di intraprendere. Il Greco condivide una storia comune col Persiano e il Sanscrito: sono tutte lingue Indo-Europee, come l'Inglese e il Tedesco. La famiglia Indo-Europea (http://atlasshrugs2000.typepad.com/atlas_shrugs/2008/11/fjordman-essay.html) è la più grande e la più influente famiglia linguistica della storia umana e risale indietro nel tempo fino ad una ipotetica singola lingua Proto-Indo-Europea che dovrebbe essere esistita migliaia di anni fa.
Tra il 1600 e il 1200 AC si possono trovare carri trainati da cavalli in uso in tutta l'Eurasia, dalle regioni di confine della Cina della Dinastia Shang, attraverso Egitto ed Anatolia fino al Nord Europa. Ciò corrisponde al periodo degli antichi Veda e alla comparsa del Sanscrito Vedico in India. I popoli di lingua Proto-Indo-Europea giocarono un ruolo vitale nella diffusione dei veicoli a ruota. La lingua Proto-Indo-Europea (PIE), che è stata ricostruita da eminenti linguisti Europei ed Occidentali negli ultimi due secoli, contiene parole di un complesso di tecnologie che probabilmente non esistevano prima del 4000 AC, forse neppure prima del 3500 AC. PIE quindi, con ogni probabilità era una lingua viva nel quarto millennio AC.
E' probabile che una molto precoce forma di PIE esistesse anche prima del 4000 AC e una forma tardiva appena dopo il 3000 AC. Prima del 3000 AC, la PIE cominciò ad espandersi rapidamente e geograficamente, probabilmente aiutata dalle prime forme di veicoli a ruota e gradualmente si frantumò in ciò che poi sarebbero diventate le differenti branche Indo-Europee. Gli studiosi J.P. Mallory e D.Q. Adams ci raccontano tutta la storia nel loro "The Oxford Introduction to Proto-Indo-European" e "The Proto-Indo-European World":
"Esistono testimonianze di gruppi Indo-Europei diversi dal 2000 AC. Pertanto si potrebbe stabilire una data teorica circa del 4500-2500 AC per il Proto-Indo-Europeo. Il linguista noterà che le date ipotizzate con questo metodo per l'esistenza del Proto-Indo-Europeo sono congruenti con quelle stabilite mediante la 'stima informata' dei linguisti. Le due tecniche di datazione, linguistica e d archeologica, sono per lo meno indipendenti e congruenti tra loro. Se si riesaminano le discussioni sulle date in cui emersero i vari gruppi Indo-Europei, riscontriamo un fenomeno interessante anche se, in certo qual modo, strano. Dal 2000 AC abbiamo tracce dell'Anatolico, per cui i linguisti ritengono di stabilire l'emergenza del Proto-Anatolico al 2500 AC o considerevolmente prima. Abbiamo già differenziato l'Indo-Ariano mediante il trattato di Mitanni del 1500 AC così un indifferenziato Proto-Indo-Iraniano dovrebbe essere antecedente, ed essere datato nell'ordine del 2500-2000 AC, come è stato spesso suggerito. Il Greco Miceneo, la lingua delle tavolette Lineari B, è noto dal 1300 AC, se non da prima, ed è abbastanza diverso dai suoi contemporanei dell'età del Bronzo (Indo-Iraniano o Anatolico) e dal PIE ricostruito, da consentire a un linguista di supporre una data di circa il 2000 AC o precedente per lo stesso Proto-Greco".
Prima dell'islàm, il Greco era ancora una delle più diffuse lingue del Mediterraneo Orientale e oltre, inclusa l'Anatolia o Asia Minore, attualmente occupata da musulmani di lingua Turca e chiamata "Turchia". I musulmani hanno passato 1400 anni spazzando via (http://www.brusselsjournal.com/node/3854) le comunità di lingua Greca da tutta la regione, un processo continuato fino al ventunesimo secolo nell'isola di Cipro, eppure adesso pretendono il merito "di aver preservato l'eredità culturale Greca". Quando i Turchi Ottomani gradualmente conquistarono il cuore della terra Greca, i Balcani e il Vicino Oriente, non mostrarono alcun interesse per lo studio della cultura e della storia dei loro nuovi sudditi.
Come scrive Bruce G. Trigger in "Una Storia del Pensiero Archeologico"(http://www.amazon.com/HistoryArchaeological-Thought-Bruce-Trigger/dp/0521840767/), seconda edizione: "Tuttavia, un lavoro archeologico serio non cominciò in Grecia fino a dopo l'indipendenza del paese dalla Turchia, all'inizio del diciannovesimo secolo". Ibn Warraq, nel suo ben documentato libro "Defending the West"(http:// search.barnesandnoble.com/Defending-the-West/Ibn-Warraq/e/9781591024842), spiega perché l'archeologia fu inventata dagli Europei nel periodo post-Illuministico. I musulmani, a dispetto del fatto che controllassero le culle delle più antiche civiltà del pianeta, furono indifferenti o attivamente ostili alle loro vestigia. Austen Henry Layard, che operò in Mesopotamia (Iraq) a metà del diciannovesimo secolo, racconta la storia di Claudius Rich, un pioniere nel campo dell'archeologia e Residente Britannico a Baghdad:
"Rich seppe dagli abitanti di Mosul che, un po' di tempo prima della sua visita, una scultura rappresentante varie forme di uomini e animali era stata estratta da una collinetta parte del più grande comprensorio. Lo strano oggetto era stato causa di meraviglia generale e tutta la popolazione era uscita dalle mura per osservarlo. Poiché gli ulema [i saggi religiosi] avevano ripetutamente affermato che queste immagini erano idoli degli infedeli, i maomettani, come discepoli ubbidienti, le avevano distrutte così completamente che il Sig. Rich non fu in grado di recuperarne neppure un frammento".
Dopo la breve spedizione Napoleonica in Egitto all'inizio del 1800, nel diciannovesimo secolo iniziò in Europa una nuova mania per l'antico Egitto. Ciò prese i musulmani del luogo completamente di sorpresa, poiché non riuscivano a capire perché qualcuno dovesse essere interessato a pietre senza valore degli infedeli. Il libro riccamente illustrato "Egyptian Treasures from the Egyptian Museum in Cairo"(http://www.amazon.com/Egyptian-Treasures-Museum-Cairo/dp/0810932768) lo spiega in dettaglio:
"All'inizio gli Egiziani non conoscevano le motivazioni alla base dell'interesse degli Occidentali per ciò che per loro erano soltanto pietre che emergevano dal terreno. Poi cominciò a circolare una diceria secondo cui queste pietre contenevano indicibili tesori. Gli abitanti dei villaggi vicini ai siti archeologici cominciarono a colpire statue, tombe e templi nella speranza di estrarre gioielli e oggetti preziosi. Presto, tuttavia, gli Egiziani cominciarono a capire che gli stranieri erano interessati proprio alle pietre piuttosto alle cose che si favoleggiava contenessero. Per quanto non avessero alcuna attrazione per pezzi di roccia scolpita, diventarono esperti nella ricerca e nella scoperta delle antichità. Quando non avevano abbastanza reperti autentici non provavano alcuna esitazione nel produrre delle copie, così ben fatte da ingannare anche gli Egittologi del tempo".
La spedizione Francese del 1798-1801 potò in Egitto molti studiosi per catalogare gli antichi monumenti, fondando così la moderna Egittologia. La Stele di Rosetta, scritta in tre lingue, scoperta nel 1799, fu impiegata dal grande filologo Francese, Jean-François Champollion, per decifrare i geroglifici Egiziani nel 1822. Per riuscire, utilizzò il linguaggio Copto. I musulmani Arabi e Turchi ebbero il controllo dell'Egitto per più di mille anni, eppure non pare che siano mai riusciti a decifrare i geroglifici, né mostrarono alcun interesse a farlo. Gli Europei lo fecero nello spazio di una sola generazione dopo essere riapparsi in forze in Egitto, e lo fecero con l'aiuto della lingua liturgica dei Copti, i Cristiani Egiziani, un diretto legame con l'antico Egitto che gli invasori Arabi non erano riusciti ad eliminare completamente.
Lo studioso Francese Auguste Mariette durante un soggiorno in Egitto si convinse che il paese necessitava di una legislazione più efficace per la conservazione dei suoi monumenti. Egli fu il responsabile della costruzione del Servizio Egiziano delle Antichità e della fondazione del primo Museo Egiziano al Cairo. Fu sepolto nel giardino prospiciente questo museo e i suoi resti riposano in un sarcofago di pietra che somiglia a quelli dell'antico Egitto.
Non è una coincidenza che il mondo islamico sia stato spesso molto lento ad adottare le invenzioni culturali del mondo esterno. I musulmani, al meglio, tendono ad essere indifferenti verso le culture non musulmane, passate o presenti, al peggio, sono attivamente ostili. Al Cairo, nel 2006, un attacco contro le statue di un museo da parte di una donna velata al grido di "Infedeli, infedeli!" (http://www.jihadwatch.org/ dhimmiwatch/archives/011889.php) lasciò il mondo esterno esterrefatto. Questa donna era stata ispirata dal Gran Mufti Egiziano, Ali Gomaa, che citò un detto di Maometto che gli scultori avrebbero ricevuto il castigo più duro nel giorno del giudizio. Secondo il molto influente studioso Egiziano Yusuf al-Qaradawi, sul suo sito "Islàm online" (http://www.islamonline.net/servlet/Satellite?pagename=IslamOnline-English-Ask_Scholar/FatwaE/ FatwaE&cid=1119503545880): "l'islàm proibisce statue e figure tridimensionali di creature viventi" eccetto le bambole per i bambini. "Pertanto, le statue degli antichi Egizi sono proibite".
Gli immensi Buddha di Bamiyan, in Afganistan, furono demoliti nel 2001, con l'aiuto di ingegneri Pachistani e Sauditi, dal regime dei Talebani che dichiarò che avrebbe distrutto ogni immagine che riteneva "offensiva per l'islàm". Si sarebbe tentati di concludere che l'unica ragione per cui le famose Piramidi dell'Egitto sono sopravvissute fino ad oggi è solo perché erano così enormi che i musulmani conclusero che distruggerle fosse troppo complicato, troppo costoso e troppo lungo. Altrimenti potrebbero aver fatto la stessa fine di innumerevoli templi Indù in India, statue Buddhiste in Asia Centrale e luoghi di culto Cristiani o Ebrei dall'Indonesia al Kosovo. In effetti, la più piccola delle tre Piramidi di Giza, appena fuori dalla moderna città del Cairo, subì evidenti danni a causa del tentativo di un governatore musulmano medioevale di demolire questo monumento degli infedeli.
Il Presidente degli Stati Uniti, barak Obama, pretende che "lungo tutto il corso della storia, l'islàm ha dimostrato con parole e fatti le potenzialità della tolleranza religiosa e dell'uguaglianza tra le razze". In realtà, è molto difficile trovare tali esempi in qualsiasi regione del mondo con una presenza islamica significativa. Le dottrine islamiche stabiliscono chiaramente che i musulmani non possono considerare i non-musulmani come loro pari; anzi, devono muovere guerra contro di loro fino a quando si convertono o si sottomettono. Su questo argomento, raccomando al Sig. Obama la lettura della grande opera della studiosa Bat Ye'or. L'eminente storico dell'India dei Mogul, Sir Jadunath Sarkar, così scrisse circa la "dhimmitudine", l'umiliante sistema di segregazione imposto ai non musulmani sotto il dominio dell'islàm:
"La conversione all'islàm di intere popolazioni e la soppressione di ogni forma di opposizione è l'ideale per lo Stato musulmano. Tollerare la presenza di qualche infedele nella comunità, è un male necessario, ma solo per un periodo transitorio. Un non-musulmano, pertanto, non può essere un cittadino dello Stato; egli è un membro di una classe oppressa, il suo stato è una forma modificata di schiavitù. Vive vincolato a un contratto (dhimma) con lo Stato... In breve, la continuazione della sua esistenza nello Stato, dopo la conquista del suo Paese da parte dei musulmani, è subordinata all'utilità della sua persona e delle sue proprietà alla causa dell'islàm".
Questa "modificata forma di schiavitù" è spesso applaudita oggi come l'apice della "tolleranza". Ma se i mezzi schiavi si ribellano contro il sistema e pretendono uguaglianza di diritti e autodeterminazione, il jihad ricomincia. Ciò accadde con i Greci, i Serbi, i Bulgari ed altri "dhimmi" Cristiani sudditi dell'impero Ottomano, che furono repressi con massacri culminati col genocidio degli Armeni, compiuto dai musulmani Turchi e Curdi all'inizio del ventesimo secolo.
Anche in quelle regioni che non furono sotto la diretta dominazione islamica, le continue scorrerie della jihad sconvolsero le normali comunicazioni tra gran parte delle regioni Europee e l'Impero Bizantino, dove i testi Classici erano ancora conservati. Come lo storico Ibn Khaldun dichiarò orgogliosamente all'inizio del Medio Evo: "I Cristiani non possono più far galleggiare in mare neppure un asse". Il Dr. Mahatir, il Primo Ministro uscente della Malesia, durante un vertice dell'OIC (Organizzazione della Conferenza Islamica), nel 2003, si augurò il ritorno dei giorni gloriosi in cui "gli Europei dovevano inginocchiarsi ai piedi dei saggi musulmani per avere accesso alla loro propria eredità scientifica".
La pirateria jihadista, la schiavitù e gli attacchi ai paesi Europei furono una minaccia costante dal settimo secolo fino agli Stati Barbareschi (http://it.wikipedia.org/wiki/Stati_barbareschi) del Nord Africa nel diciannovesimo secolo. Qualcuno potrebbe sostenere che questa situazione sta riemergendo oggi. L'ho
spiegato nei miei saggi online "Europei come vittime del Colonialismo"(http://gatesofvienna.blogspot.com/ 2009/05/europeans-as-victims-of-colonialism.html) e "Quattordici Secoli di Guerra contro la Civiltà Europea"(http:// gatesofvienna.blogspot.com/2008/09/fourteen-centuries-of-war-against.html), inclusi nel mio libro "Defeating Eurabia"(http://www.lulu.com/content/4730263).
Paul Fregosi nel suo libro "Jihad in Occidente: Conquiste musulmane dal 7° al 21° Secolo"(http:// www.amazon.com/Jihad-West-Muslim-Conquests-Centuries/dp/1573922471/ref=sr_1_1?ie=UTF8&s=books&qid=1250512238&sr=8-1) definisce la jihad: "il maggior evento più dimenticato e trascurato della storia. In realtà, è stato largamente ignorato" benché sia stato un normale fatto della vita in Europa, Asia ed Africa per almeno 1400 anni.Come dice Fregosi: "il colonialismo Occidentale delle vicine terre musulmane durò 130 anni, dal 1830 fin verso il 1960. Il colonialismo musulmano delle vicine terre Europee durò 1300 anni, dal 600 a circa il 1960. Eppure, stranamente, sono i musulmani ad essere più risentiti contro il colonialismo e l'umiliazione a cui sono stati costretti; e sono gli Europei che si umiliano per la vergogna e la colpa. Ma dovrebbe essere esattamente il contrario".
Se esaminiamo nel suo complesso il periodo successivo a quello Romano, emerge un quadro in cui, per la maggior parte del tempo, l'Europa era assediata da stranieri ostili, eppure, contro ogni pronostico, ebbe successo. Già prima del 1300 DC, gli Europei avevano creato una rete di Università, una istituzione che non ebbe l'eguale in nessun altro luogo, e aveva inventato l'orologio meccanico e gli occhiali da vista. E' facile sottovalutare l'importanza di questo fatto, ma la capacità di eseguire misure accurate dei fenomeni naturali fu di importanza vitale durante la Rivoluzione Scientifica e la Rivoluzione Industriale. La fabbricazione degli occhiali condusse indirettamente a sviluppare i microscopi e i telescopi, aprendo le porte alla moderna medicina e alla moderna astronomia. La rete di Università facilitò la diffusione delle informazioni, favorì la discussione e servì da incubatrice per molti ulteriori progressi scientifici. Tutti questi progressi furono realizzati secoli prima che iniziasse il colonialismo Europeo, anzi, in un periodo in cui l'Europa stessa era ancora vittima del colonialismo, di cui era già stata vittima per moltissimo tempo. Parti della Spagna erano ancora sotto il giogo islamico, una jihad aggressiva era condotta dai Turchi contro i resti delle terre Bizantine e le coste di Francia e Italia fino alla Russia, erano state soggette per secoli alle razzie islamiche.
E' ben vero che il traffico transatlantico di schiavi è un capitolo nero della storia Occidentale, ma uno dei motivi che consentì di iniziare questo traffico è che poté connettersi al grande e ben consolidato traffico islamico di schiavi in questa regione. Fin dai tempi dell'antico Egitto, la schiavitù era una componente importante del commercio dell'Africa con gli altri continenti. Eppure, secondo Robert O. Collins e James M. Burns nel loro libro: "Una Storia dell'Africa Sub-Sahariana"(http://www.amazon.com/ History-Sub-Saharan-Africa-Robert-Collins/dp/052168708X): "L'avvento dell'era islamica coincise con un rapido incremento del traffico Africano di schiavi". L'espansione del traffico di schiavi fu la risposta all'aumento della domanda nei mercati del Nord Africa:
"La giustificazione morale per la riduzione in schiavitù da parte dei musulmani degli Africani a Sud del Sahara era basata sul fatto che erano 'infedeli' (kafirin) che praticavano le loro religioni tradizionali con molti dei, e non veneravano l'unico Dio dell'islàm. La necessità di schiavi, sia acquisiti con mezzi violenti o mediante scambi commerciali, ridiede vitalità all'antico ma sonnolento commercio trans-Sahariano che diventò il maggior fornitore di schiavi per il Nord Africa e la Spagna Islamica. Il primo resoconto musulmano di schiavi che attraversano il Sahara, dal Fezzan, nel Sud della Libia, a Tripoli, sulla costa del Mediterraneo, fu scritto nel settimo secolo, ma dal nono al diciannovesimo secolo, c'è una moltitudine di rapporti di razzie militari negli Stati del Sahel, noti in Nord Africa come bilad as-sudan (terra dei neri), di Africani pagani, che venivano venduti a mercanti musulmani e marciavano attraverso il deserto, costituendo una delle mercanzie più redditizie della loro complessa rete commerciale. Alla fine del decimo secolo c'era un continuo flusso di schiavi catturati nei regni del Sudan Occidentale e nel il bacino del Chad, che attraversavano il Sahara. Molti morivano lungo la via, ma i sopravvissuti garantivano un ingente guadagno negli animati mercati di Sijilmasa, Tripoli, e il Cairo".
Contrariamente all'Occidente, non ci fu mai un movimento abolizionista musulmano, dato che la schiavitù è consentita dalla shariah, la legge religiosa islamica, e rimane lecita anche oggi. Quando la pratica della schiavitù fu finalmente abolita in gran parte del mondo islamico, questo fu solo causato da pressioni esterne dell'Occidente, dalla guerra Americana contro i Pirati Barbareschi del Nord Africa musulmano al potere navale dell'Impero Britannico. Lungo tutta la storia islamica, la schiavitù fu un fenomeno dato per scontato e durò più a lungo di quanto non fece il traffico di schiavi Occidentale.
Robert Spencer lo spiega in dettaglio nel suo libro: "Religione di Pace? Perché il Cristianesimo lo è e l'Islàm No"(http://search.barnesandnoble.com/A-Religion-of-Peace/Robert-R-Spencer/e/9781596985155/):
"Né ci fu un movimento abolizionista musulmano, non un Clarkson, non un Wilberforce né un Garrison. Quando la tratta degli schiavi finì, non fu abolita da sforzi musulmani, ma a causa delle forze militari Britanniche. Anche così, ci sono ancora prove che il traffico di schiavi continua sotto la superficie in alcuni paesi musulmani – in particolare l'Arabia Saudita, che abolì la schiavitù solo nel 1962, lo Yemen e l'Oman, che abolirono entrambi la schiavitù legale nel 1970 e il Niger che non la abolì fino al 2004. Nel Niger il divieto è largamente ignorato e oltre un milione di persone rimane in schiavitù. Gli schiavi sono allevati, spesso stuprati, e in generale trattati come animali. Ci sono pure casi di schiavitù che coinvolgono musulmani negli Stati Uniti. Un Saudita di nome Homaidan al-Turki fu condannato a 27 anni di prigione nel Settembre 2006 per aver tenuto una donna come schiava nella sua casa in Colorado. Da parte sua al-Turki sostenne di essere vittima di un pregiudizio anti-islamico".
Ci sono molti nomi per definire Iran, Iraq, Giordania e Siria. Uno di questi è "Vicino Oriente". Un altro è "Asia Occidentale", che esclude l'Egitto, un paese con forti legami storici con questa regione. Io preferisco il termine "Medio Oriente" perché ricorda che questa regione è nel mezzo dell'Eurasia. E' stata l'unica regione che ha avuto contatti regolari con con tutte le maggiori civiltà dell'Antichità, dall'Europa Mediterranea, attraverso l'India, fino all'Asia Orientale. I Cinesi non ebbero molti rapporti con la matematica e la filosofia naturale dei Greci, mentre i musulmani erano molto familiari con le loro idee e la loro geometria. L'Europa subì gli svantaggi peggiori avendo minimi contatti diretti con l'Asia del Sud, del Sud-Est e dell'Est, in quanto bloccata dai musulmani. La favorevole posizione geografica del Medio Oriente è dimostrata dal precoce accesso alla carta dei Cinesi e al sistema dei numeri Indiani, per citare solo due delle più importanti invenzioni. Gli Europei però, alla fine superarono di gran lunga i musulmani nelle scienze, a dispetto del molto peggiore punto di partenza.
Oltre a ciò, lo Hajj, il pellegrinaggio alla Mecca e uno dei cinque pilastri dell'islàm, avrebbe potuto essere una grande opportunità per lo scambio di informazioni scientifiche e tecniche tra tutte le regioni del Vecchio Mondo. Ciò avvenne solo saltuariamente; alcune invenzioni furono trasferite in questo modo all'Africa Occidentale sub-Sahariana. Ma più che altro, tuttavia, servì a diffondere informazioni su come condurre la jihad contro gli infedeli o come realizzare la shariah.
I musulmani ebbero una posizione geografica molto favorevole, dominarono su di un gran numero di non-musulmani ed ebbero accesso alle conoscenze accumulate dalle più antiche civiltà del mondo. La sfida qui non è spiegare perché ci fu una breve esplosione di creatività nei primi secoli di dominazione islamica; la sfida è spiegare perché questo non continuò. La tanto decantata "Età dell'Oro" dell'islàm in realtà non fu che il crepuscolo delle culture pre-islamiche conquistate, un eco del tempo che fu, in una regione che fu, ancora per un po', a maggioranza non musulmana.
Il Maggiore Medio Oriente fu la sede delle più antiche civiltà conosciute di tutta la terra e la sorgente di molte delle più importanti invenzioni della storia umana, includendo l'alfabeto e la scrittura. Non è certamente una coincidenza che la prima civiltà del sub-continente Indiano sia sorta nella valle dell'Indo, nel Nord Ovest, vicino alla Mesopotamia Sumerica, così come non è una coincidenza che la civiltà Europea della lingua scritta abbia messo radici in terre geograficamente prossime all'Egitto e alla Mezzaluna Fertile: la civiltà Minoica di Creta, più tardi la Grecia e i Balcani, infine Roma. Ciò contrasta coi tempi odierni, in cui i Balcani sono il punto caldo numero uno dell'Europa. Lo stesso vale per la sede della prima civiltà Indiana, in Pakistan e Kashmir.
Ho recentemente riletto il best-seller del biologo evoluzionista Americano Jared Diamond: "Guns, Germs, and Steel". Ciò che mi ha colpito è come Diamond, occupandosi particolarmente di geografia e malattie, sia incapace di spiegare l'ascesa dell'Occidente e specialmente perché l'Inglese, e non l'Arabo, il Cinese, il Sanscrito o il Maya, sia diventato la lingua franca del mondo. La sua pecca maggiore è l'incapacità di spiegare perché il Medio Oriente, dopo essere stato il centro della civiltà globale, è finito col diventare quel centro di anti-civiltà globale che è oggi. Ciò non fu causato dal morbillo o dal fatto che le zebre si addomesticano con più difficoltà dei bufali d'acqua; ciò fu provocato dall'islàm, che rimane la causa più importante dell'arretratezza di questa regione.