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Cani e statue nell'islàm


di Hugh Fitzgerald (11 Giugno 2009)

http://www.jihadwatch.org/archives/026534.php

Traduzione di Paolo Mantellini

 

Un recente articolo nel Reading Evening Mail racconta di un settantunenne Inglese, cieco e malato di cancro obbligato a scendere dall'autobus per la isterica reazione di alcuni passeggeri musulmani alla vista del suo cane guida:

 Un autista invitò un cieco, malato di cancro, a scendere dal suo autobus quando una donna e i suoi bambini ebbero una reazione isterica alla vista del suo cane guida. George Herridge, 71, ha raccontato come la madre cominciò a dare in escandescenze e a strillare verso di lui in una lingua straniera. Un passeggero spiegò che lei voleva che scendesse dall'autobus, questo il motivo dell'alterco, il 20 Maggio.

Il Signor Herridge, abitante a Tern Close, Tilehurst, ha dichiarato: “Il suo bambino gridava e scalciava e qualcuno del bus mi spiegò che il bambino era spaventato dal mio cane. Il conducente mi disse: "Senti amico, non potresti scendere? Io fui irremovibile, non avevo fatto nulla di male, il mio cane non aveva fatto nulla di male, e io non sarei sceso per nessuna ragione".

Un giorno dopo l'ultimo incidente sull'autobus una donna iniziò ad urlare al Signor Herridge al Royal Berkshire Hospital: "Non mi piacciono questi cani rognosi".

Rfierì che anche una settimana prima ad Asda nel The Meadway, ha dovuto affrontare l'ostilità di una coppia. Non è sicuro di cosa abbia provocato questi scatti d'ira, ma ritiene che molti provenivano da Asiatici e che potrebbe essere dovuto a differenze culturali o religiose.

E' stato organizzato un corso di aggiornamento per gli autisti per il trasporto dei non vedenti e la Compagia dei bus ha richiesto la consulenza del  Royal National Institute per i Non Vedenti e spera anche di avere colloqui con i capi della comunità Islamica. Come membro di un progetto del Muslim Council of Britain, il Mufti Zubair Butt, Consigliere per la Shar’ia presso il Muslim Spiritual Care Provision del NHS (Servizio Sanitario Nazionale), ha ammesso che i Musulmani “hanno bisogno di essere provvisti di alcune informazioni" riguardo i cani guida per ciechi".


I lettori di Jihad Watch hanno saputo di molti casi simili. Per esempio, ci sono molti taxisti di origine Somala a Minneapolis che hanno rifiutato il trasporto di passeggeri non vedenti accompagnati da cani guida.

Bisogna quindi sapere esattamente che cosa succede in tutti questi casi.

Una cosa è la violenta reazione che spesso caratterizza i musulmani in Occidente, nei paesi degli infedeli, quando viene loro richiesto solamente di adeguarsi a ciò che in questi paesi è del tutto normale – come l'uso di cani guida. Ma ai Musulmani questo non provoca un silenzioso disgusto, ma piuttosto una specie di reazione isterica.

La seconda cosa è l'aggressività del comportamento dei musulmani e le loro pretese. Infatti è chiaro che in nessun modo ci fu un tentativo, semplicemente, di evitare la vista del cane guida; piuttosto, fu il settantunenne Sig. Herridge, quello a cui fu chiesto di andarsene. E la donna che cominciò a gridare contro Sig. Herridge, quando era al Royal Berkshire Hospital, che "non mi piacciono i cani rognosi", stava compiendo un atto di aggressione contro una persona anziana e cieca. Perché, pur se non le fossero piaciuti "i cani rognosi", non c'era bisogno di urlare contro un vecchio che aveva bisogno del suo cane e che aveva il pieno diritto di tenerlo con sé, e nel cui paese questa donna aveva avuto il permesso di stabilirsi, benché lei non sembrasse disposta ad adattarsi, ma piuttosto a comportarsi in modo offensivo verso gli indigeni, anche i più deboli e bisognosi di aiuto. E quando grida: "Non mi piacciono i cani rognosi", lei aggredisce non solo il cane, ma anche il Sig. Herridge, poiché si lamenta della sua sola fonte di aiuto e conforto.

Una volta Ibn Warraq mi raccontò che, anche se sia Ebrei che musulmani non mangiano maiale, gli Ebrei non sollevano questioni. Nessun Ebreo correrebbe fuori da un ristorante urlando, se gli capitasse di scoprire nel menu dei piatti di maiale. Ma i musulmani lo farebbero, e lo fanno. Ed è lo stesso atteggiamento coi cani. L'avversione per i cani non è un atteggiamento razionale. E' semplicemente basato sulla succube accettazione delle critiche di Maometto, riportate da un notissimo hadith, secondo cui avrebbe detto: "Io non entrerò in una casa in cui ci siano statue e cani".

Questo è un accoppiamento strano, per non dire inspiegabile, di due cose giudicate illecite: "statue e cani". Perché mai, ci si potrebbe domandare? Io credo di sapere il motivo. Le statue, ovviamente, si potevano trovare con ogni probabilità nelle case dei Cristiani e, affermando chiaramente che tali statue erano illecite (haram), e informando i musulmani che Maometto, l'uomo perfetto (al-insan al-kamil) si rifiutava di entrare nelle case contenenti statue, allora nessun altro musulmano lo avrebbe fatto. Questa sarebbe stata una chiara linea di demarcazione per distinguere i musulmani dai Cristiani, le cui terre avevano appena conquistato e sarebbe stato anche un modo per evitare che questi musulmani diventassero troppo amichevoli con i Cristiani, per non dover entrare nelle loro case, dove potevano ancora esserci delle statue. E i Cristiani, per consentire ai membri della classe dirigente musulmana di entrare nelle loro case, cosa che per questi Cristiani era altamente desiderabile (dovevano cercare di tenersi buoni i musulmani che ora li governavano) avrebbero potuto trovarsi più ben disposti a liberarsi di statue ed icone di ogni genere.

Ma perché questo avvertimento contro i cani? E' probabile, come ho già proposto su Jihad Watch in passato e come propongo ancora qui adesso, che sia dipeso dal fatto che i Zoroastriani tenevano i cani in grande considerazione e li trattavano con grande affetto e rispetto. I musulmani avrebbero quindi voluto distinguersi, allontanandosi da quelle pratiche anche se ciò comportava di considerare i cani come oggetti di odio isterico. Così facendo, ancora una volta, come con i Cristiani e le loro statue, avrebbero chiaramente differenziato i superiori musulmani e le loro pratiche da quelle degli inferiori non-musulmani, in questo caso rappresentati dagli Zoroastriani.

In Europa è stato spesso riportato che i musulmani danneggiano le statue. E questo perché l'islàm fa una eccezione per le statue che siano state così danneggiate da essere diventate non un oggetto di venerazione, ma oggetto di scherno e derisione. Allora possono essere tollerate. Più di trenta anni fa a Beverly Hills, uno degli innumerevoli principi Al-Saud acquistò una proprietà immobiliare, in cui c'erano molte statue. Non distrusse le statue, ma le fece dipingere di colori grotteschi, azzurri chiari e vari toni di verde. Su questo episodio si scrissero storie, si fecero fotografie, e i curiosi andarono a guardare inorriditi. Ma il grande mistero, che non fu mai chiesto e a cui certamente non si sarebbe dato risposta era: "Perché?". Perché si comportò così? Nessuno tra i reporters che si occuparono della vicenda aveva la più pallida idea che la scultura era proibita dall'islàm, ma che le statue potevano essere conservate solo se danneggiate in modo tale da non poter più essere considerate come oggetti di venerazione o di ammirazione. L'ignoranza dimostrata in questo banale episodio non ha avuto conseguenze, diversamente dall'ignoranza dell'islàm dimostrata da così tanti tra i nostri governanti, tra coloro che pretendono di conoscere il mondo (e l'islàm). Pretendono di essere capaci di proteggerci e addirittura di istruirci, eppure non conoscono l'abc dell'islàm. E' sconcertante, è frustrante, è irritante, ma non pare che si sentano assolutamente in imbarazzo per questa immane carenza mentale, nè si preoccupano di fare nulla per rimediare.

E' stato recentemente riportato che nei Comuni pesantemente islamizzati della Turchia, i cani randagi sono cacciati, torturati e uccisi a centinaia e che "almeno due cani sono stati seviziati sessualmente". I giornali occidentali hanno riportato che "tra i musulmani devoti c'è il 'mito' che i cani siano impuri". Ma questo è assurdo. Non c'è un "mito". C'è semplicemente un Hadith in cui Maometto afferma di non entrare in una casa dove c'è un cane, e un altro che specifica che la preghiera non è valida se un cane o una donna passano davanti alla persona che sta pregando. Questo significa che i cani sono "haram", vietati, e questo quindi significa che per la maggioranza dei musulmani i cani sono “najis” cioè “impuri”. Perché quindi chiamarlo un "mito" e non un insegnamento derivato dalla "Sunna" (cioè, dagli ahadith che costituiscono la maggior parte della tradizione scritta)?

L'atteggiamento musulmano verso i cani e la diabolica crudeltà con cui, nell'Iran musulmano, vengono trattati gli Zoroastriani e i loro cani, è stata descritta dal principale storico dello Zoroastrianismo, Mary Boyce. Riporto qui di seguito la descrizione, fatta da Andrew Bostom, di Mary Boyce e ciò che lei ha osservato quando ha trascorso un anno sabbatico vivendo in una comunità Zoroastriana in Iran:

Mary Boyce, Professore Emerito di Studi Iraniani e importante studiosa di Zoroastrianismo, trascorse un anno sabbatico tra il 1963-64, vivendo in una comunità Zoroastriana in Iran (per la maggior parte a Sharifabad, nel nord della pianura Yazdi). Durante una serie di lezioni tenute a Oxford nel 1975, ricordò come gli antenati Iraniani degli Zoroastriani avevano sviluppato strette relazioni di lavoro (ad esempio per custodire gli armenti) con i cani, quando conducevano una esistenza nomade nelle steppe dell'Asia. Questo contatto continuo si sviluppò lungo le generazioni fino al punto che i cani divennero "parte delle credenze religiose (Zoroastriane) ... che col tempo divennero parte dell'eredità culturale dello Zoroastrianismo". Quindi Mary Boyce fornì una panoramica storica della gratuita, deliberata crudeltà dei musulmani e dei loro bambini in Iran contro i cani, incluso il racconto di una testimonianza personale:

"A Sharifabad i cani riconoscevano immediatamente i musulmani e i Zoroastriani, ed erano pronti ad andare ... pieni di speranza, in una affollata assemblea di Zoroastriani oppure ad addormentarsi fiduciosamente in un vicolo Zoroastriano, ma erano pronti a fuggire come davanti a Satana da un gruppo di ragazzi musulmani ... L'evidenza dimostra che ... l'ostilità dei musulmani verso questi animali è stata deliberatamente promossa in primo luogo in Iran come elemento di contrasto contro la vecchia fede pre-islamica e come parte delle attività di jihad. Certamente nella zona di Yazdi ... i musulmani trovavano una doppi soddisfazione nel tormentare i cani, perché con ciò da un lato maltrattavano una creatura impura e dall'altro addoloravano gli infedeli che ne avevano cura. Ci sono storie raccapriccianti del tempo in cui veniva riscosso il testatico (tassa capitaria o "jizya", fino alla seconda metà del 19° secolo), in cui l'esattore legava insieme un Zoroastriano e un cane e li frustava entrambi alternativamente finché in qualche modo la somma richiesta veniva pagata o la morte non liberava i malcapitati. Io stessa ho potuto assistere a spettacoli di questo tipo, anche se non così gravi; ad esempio, vidi una ragazzina musulmana in piedi vicino a una cucciolata di circa due settimane; improvvisamente sferrò un calcio a uno dei cuccioli con il suo piede calzato. Il cucciolo guaiva per il dolore e, al mio intervento seccato, rispose candidanente: "Ma è impuro!". Quando ero a Sharifabad mi sono state raccontate da bambini Zoroastriani molto dispiaciuti, episodi molto peggiori: una cucciolata fatta a pezzi a badilate e la testa di un cane spaccata in due con uno strumento identico; occasionalmente l'atmosfera era piena delle grida strazianti di qualche animale torturato. Queste gratuite crudeltà dei musulmani contribuivano non poco ad aumentare la tensione tra le comunità".

 

Così, se si cerca una spiegazione per il rifiuto dei taxisti di Minneapolis a caricare passeggeri Americani ciechi, accompagnati dal loro cane guida o per il fatto che in Inghilterra  si sia richiesto al settantunenne Sig. Herridge di scendere dall'autobus perché un marmocchio musulmano ha dato in escandescenze e sua madre, invece di calmarlo o di scendere lei stessa dall'autobus con il figlio, ha spinto il conducente ad insistere perché il Sig. Herridge scendesse, non bisogna meravigliarsi o credere che questo comportamento sia basato su qualche "mito" creduto da "qualche musulmano". Odiare i cani perché "impuri" è normale nell'islàm. E deriva in parte da un Hadith che, allo stesso tempo, ha provocato nell'islàm il divieto delle statue. Quindi questo Hadith non causa soltanto problemi per tutti i cani, e per i loro proprietari, nel mondo degli infedeli, cominciando, ma non finendo, con i ciechi e i loro cani guida, ma significa grossi guai anche per tutte le statue in Europa Occidentale. Perché, cosa mai è successo ai Buddha di Bamiyan e alle centinaia di migliaia, o forse ai milioni, di altre statue durante i 1350 anni di dominazione musulmana? E tutto questo perché qualcuno, da qualche parte, lungo l'isnad (la catena di trasmissione degli ahadith, N.d.T.) ha deciso che Maometto bandì cani e statue, e questo, ovviamente, fu fatto per distinguere i musulmani da, e per incoraggiare la loro avversione per, i Cristiani, amanti delle statue e gli Zoroastriani, amanti dei cani.

E chi ci governa, comincerà mai a studiare l'islàm, comincerà mai a considerare che cosa significa, in realtà, l'ideologia islamica, la sua politica e la sua geopolitica, il suo egemonismo Arabo e musulmano per gli infedeli del mondo, per la loro arte, per la loro scienza, per le loro libertà, per le loro statue – ed anche per i loro cani?

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