Angeli o diavoli? Le contraddizioni dell'islàm
Alla ricerca dell'islàm moderato
Il recente terremoto in Abruzzo, oltre ai gravi danni morali, materiali e sociali, ha scatenato una polemica politico-religiosa per l'atteggiamento remissivo, arrendevole e conciliante delle nostre autorità di fronte alla tracotanza dell'UCOII (Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia) che ha inviato in Abruzzo in qualità di ecclesiastico islamico per la commemorazione religiosa delle vittime del Terremoto, il suo Presidente, Nour Dachan, un medico Siriano da anni rifugiato in Italia, a cui è stato consentito di pronunciare una omelia islamica subito dopo l'intervento del Segretario di Stato Vaticano, Cardinale Tarcisio Bertone.
La stampa ha registrato numerosi commenti critici, tra cui ricordo quello di Souad Sbai, riportato da Andrea Morigi su Libero dell'11 Aprile (pag. 11) e quello di Magdi Allam, sempre su Libero, il giorno successivo. Entrambi, se pur in modo diverso, hanno stigmatizzato il fatto interpretandolo come un cedimento all'islàm fondamentalista, di fatto contrapponendolo ad un Islàm moderato che sarebbe stato discriminato ed escluso. Entrambi gli interventi (alla cui versione originale si rimanda per i dettagli) lasciano intendere che non favorire o privilegiare in qualche modo l'islàm moderato possa essere un grave errore, che lascerebbe spazio all'islàm fondamentalista, molto pericoloso, in quanto teso esclusivamente al proselitismo, alla diffusione della sua ideologia e, in ultima analisi, alla totale egemonia sulla nostra società con l'utilizzazione di ogni mezzo, inclusi quelli violenti.
Sul quotidiano "il Gornale" del 23 Aprile 2009 sono apparsi numerosi articoli allarmistici a proposito dei pericoli dell'islàm radicale in Italia e dell'importanza del sostegno all'islàm moderato. Tra questi, è stata anche pubblicata una intervista di Maria Giovanna Maglie all'Imam "moderato" Abdellah Mechnoune e un articolo, con tanto di fotografie, a proposito della stretta di mano pubblica tra il Prof. Mohammed Lamsuni, musulmano "moderato", esponente della comunità Marocchina torinese e nientepopodimenoche l'On. Mario Borghezio, Europarlamentare ed esponente di punta della Lega Nord, al centro di passate polemiche per la sua "veemenza" dialettica politicamente scorrettissima.
Vorrei citare a questo proposito Recep Tayyip Erdoğan, Primo Ministro della moderata Turchia, che molti vorrebbero accogliere nella Comunità Europea. In varie occasioni, tra cui la sua recente visita ufficiale in Germania, Erdogan, sicuramente un musulmano "moderato", ha pubblicamente dichiarato che "l'islamofobia" è un crimine contro l'umanità, che il termine "islàm moderato" è un insulto, in quanto non esiste un islàm moderato contrapposto ad un islàm fondamentalista, ma esiste un solo islàm e che anche il pretendere l'integrazione degli immigrati musulmani nella civiltà occidentale "è un crimine contro l'umanità". Queste citazioni ci dimostrano che anche un musulmano moderato può esporre idee non proprio moderate e sottolinea un quesito fondamentale a cui è obbligatorio trovare una risposta prima di esprimere opinioni sull'islàm o sui vari islàm. Il quesito è il seguente:
esiste un islàm moderato? e, se esiste, quali sono le differenze tra islàm moderato e islàm radicale?
Se è facile parlare di islàm moderato è molto difficile definirlo. Il problema non è di facile soluzione e non c'è accordo né tra i musulmani né tra i non Musulmani, siano essi favorevoli o contrari all'islàm. Molti sostenitori dell'esistenza di un islàm moderato sono musulmani, ma, guarda caso, sono quasi sempre musulmani che vivono in occidente o che, ovunque vivano, parlano ad occidentali. Nei paesi islamici i moderati sono quasi sconosciuti e i pochi moderati che pure ci sono, non possono esprimersi pubblicamente per non essere perseguitati o dover fuggire in occidente.
Per avere una idea di quale sia l'islam moderato nei paesi islamici, basta riferirsi alle dichiarazioni sopracitate del Presidente Turco Erdogan o alla posizione dell'OIC (Organizzazione della Conferenza Islamica) all'ONU in tema di libertà di parola, di libertà religiosa e di diritti umani. I 57 stati islamici aderenti all'OIC non hanno sottoscritto la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, ma hanno firmato nel 1990 una carta analoga, la Dichiarazione del Cairo sui Diritti dell'Uomo nell'islàm che, agli Articoli 24 e 25, subordina alla shariah tutti i diritti precedenti. Basta pensare al trattamento riservato alle minoranze Cristiane e, dove ancora esistono, alle minoranze Israelite, senza parlare della lobby proislamica che finanzia, con ingenti fondi Sauditi, istituzioni Universitarie Occidentali e singoli pseudo-intellettuali per diffondere una immagine dell'islàm adatta al gusto occidentale e politicamente corretta.
Tra i critici non musulmani dell'islàm c'è chi crede nell'esistenza di un islàm moderato anche se la maggioranza appare piuttosto scettica. Infine tra i più decisi critici dell'islàm troviamo gli ex-musulmani, che, pur vivendo in occidente, sono soggetti a gravi rischi per la loro incolumità personale e che, oltretutto, sono generalmente snobbati dall'establishment culturale occidentale.
Ho cercato di chiarirmi le idee con qualche ricerca e interrogando amici, conoscenti ed esperti: credo di poter sintetizzare le varie posizioni mediante queste tre opinioni.
La prima opinione è rappresentata dalle dichiarazioni sopra citate di Erdogan, secondo cui esiste un solo islàm ed è addirittura offensivo parlare di un islàm radicale e di un islàm moderato. Sicuramente Erdogan è considerato un moderato ed è più familiare con la cultura islamica di molti commentatori occidentali. Ma questa risposta contraddice l'opinione più diffusa nel mondo occidentale di un islàm moderato, travisato da una esigua minoranza di fanatici. Secondo lui, la mia domanda è senza senso: esiste solo l'islàm. Punto e basta.
E il fondamentalismo? La seconda opinione mi fu fornita da una commentatrice di una mailing list dedicata all'islàm, a cui mi ero rivolto. La riporto qui di seguito, perché riflette l'opinione più diffusa, anche se, a mio parere, non è una risposta:
Non saprei dare una risposta scientifica ma a naso definirei moderati i musulmani che non chiedono come Dachan: "la creazione di una entità islamica all' interno dello Stato italiano, la censura dei testi scolastici, le scuole private islamiche, la celebrazione delle feste islamiche nelle scuole, la pausa per la preghiera del venerdì nei luoghi di lavoro, le banche e i mutui islamici, l' erogazione dell' 8 per mille ai musulmani e perfino un «bollino verde» per i cibi islamicamente corretti."
Le numerose risposte di questo genere meritano un commento: non sono credibili in quanto eludono il problema limitandosi a definire l'islàm moderato in termini negativi. Dicono cosa non è, secondo la loro idea di islàm, ma non dicono che cosa è, con solidi riferimenti teologici e dottrinali, nè in cosa differisce dall'islàm fondamentalista, nè quali sono gli errori interpretativi dell'islàm radicale, rispetto alla corretta interpretazione dell'islàm moderato. Vorrei precisare che la discussione e/o la critica dell'islàm non significa la critica contro i musulmani. In tutte le comunità e tra tutti i fedeli si trovano brave persone e delinquenti, intelligenti e stupidi, istruiti e ignoranti, superficiali e bigotti. Il punto non è questo e non è neppure criticare il Dr. Dachan per il suo presunto fondamentalismo, per la sua mancata rappresentatività o per le sue stravaganti richieste. Non si tratta di decidere se un musulmano è radicale o moderato e scegliere il secondo. Il problema è sapere se l'islàm a cui si riferisce il radicale è diverso dall'islàm a cui si riferisce il moderato e in che cosa consistono queste differenze o se invece, come dice Erdogan, l'islàm è uno solo e allora bisogna intendersi su quale è la interpretazione corretta. Secondo me, anche questa seconda risposta che definisce l'islàm moderato in termini esclusivamente negativi non chiarisce i dubbi.
Infine la terza opinione, illuminante, poco nota e, a mio parere, corretta, mi è giunta da Mirco Romanato, che partecipa alla mailing list di cui sopra:
"La differenza tra musulmano moderato e musulmano estremista è semplicemente temporale.
Il musulmano moderato è il musulmano della Mecca, quando Maometto predicava pace, amore e tolleranza.
Il musulmano estremista è il musulmano di Medina, dove si è iniziato a rendere facoltativa l'autodifesa, poi obbligatoria, poi è diventata obbligatoria anche l'aggressione verso i non musulmani.
L'Islam predicato in pace a Maometto ha fruttato 150 seguaci in 15 anni di predicazione alla Mecca.
L'Islam predicato con la spada, in 10 anni, ha lasciato Maometto con un enorme numero di seguaci e nessun nemico vivo in tutta l'Arabia.
L'Islam di Medina viene dopo l'Islam della Mecca, quindi ha la precedenza secondo l'interpretazione islamica. Ma nulla vieta di fare come alla Mecca, all'inizio.
L'Islam è duale, non esiste solo l'Islam della Mecca o solo quello di Medina, esistono insieme,contemporaneamente. Ma, come certe illusioni, non è possibile vedere l'uno e l'altro contemporaneamente. Il che è un problema per la mente occidentale allenata e abituata a non considerare valide le interpretazioni dualistiche (opposte).
L'articolo "Refuting counter-terrorism dhimmitude" lo spiega bene (in Inglese)
http://www.politicalislam.com/blog/refuting-counter-terrorism-dhimmitude/"
Questa osservazione è di fondamentale importanza (per chi conosce l'inglese è opportuno leggere l'articolo citato, scritto da Bill Warner, direttore del sito politicalislam.com) e ci rimanda ai principi fondamentali di questa religione, la cui mancata o scarsa conoscenza ci impedisce di comprendere il problema. Sarebbe come giudicare il Cristianesimo, basandosi esclusivamente sulla storia dei Cristiani, inclusa l'inquisizione, la notte di San Bartolomeo e piacevolezze simili, senza aver mai letto i Vangeli. L'onestà intellettuale esige che si condannino tutti i crimini commessi dagli uomini in nome della loro personale interpretazione di qualsivoglia ideologia. Quando però si cerca di esaminare una ideologia, che sia politica o religiosa, non si può prescindere dall'esame dei testi e dalla valutazione dei principi fondamentali e dei dogmi costitutivi. Sarebbe come voler valutare il Cristianesimo senza conoscere la figura e l'insegnamento di Gesù Cristo, o, almeno, quello che gli viene attribuito.
Il Corano
Per valutare l'islàm, bisogna conoscerlo: solo così si potrà capire quale è quello moderato e quello estremista. La base di partenza è il Corano, rivelato dall'arcangelo Gabriele a Maometto, a puntate, durante i 23 anni della sua carriera profetica. Tutto il Corano è parola di Allah, eterna, increata, perfetta, immutabile, valida in ogni tempo, in ogni luogo per tutta l'umanità. Le evidenti contraddizioni della rivelazione Coranica erano ben note anche ai contemporanei di Maometto tanto è vero che, in risposta alle loro critiche, fu rivelato il versetto 2:106:
Non abroghiamo un versetto né te lo facciamo dimenticare, senza dartene uno migliore o uguale . Non sai che Allah è Onnipotente?
versetto che sta alla base del principio di "abrogazione" (an-naskh wa al-manswkh = l'abrogante e l'abrogato), secondo cui un versetto rivelato in un tempo successivo "abroga" un versetto di senso opposto rivelato in precedenza. La prima difficoltà interpretativa dipende dal fatto che il Corano, in un primo tempo soltanto recitato, fu redatto nella sua forma scritta attuale durante il regno del terzo califfo, Uthman bin Affan, e le sure (i capitoli) furono ordinate secondo la lunghezza, dalla più lunga alla più corta, e non secondo un criterio cronologico. Quindi, per conoscere l'ordine cronologico della rivelazione coranica, indispensabile per poterlo interpretare correttamente, si deve ricorrere alla "Sira", la biografia di Maometto, di cui abbiamo antiche versioni redatte nei primi due secoli dalla sua morte e ai "tafāsyr", cioè i "commentari" del Corano, compilati nel primo periodo dell'islàm, durante la sua esplosiva diffusione dalla Spagna all'India. Questa monumentale opera di analisi e commento fu indispensabile proprio per poter ricostruire la cronologia della rivelazione e interpretare correttamente la rivelazione derivandone un corpo di prescrizioni legali e di regole precise (la shariah) che consentissero di osservare scrupolosamente i comandamenti divini, unico mezzo per salvarsi l'anima e accedere al Paradiso.
Se da un lato questo principio di "abrogazione" salva la assoluta perfezione del Corano, nel senso che tutto quanto è stato rivelato è stato fedelmente riportato e quanto non fu scritto o non fu riportato, fu tralasciato per volontà di Allah, e pretende di risolvere il grave problema delle evidenti contraddizioni, dall'altro ne pone uno nuovo: può Allah essersi sbagliato e aver dovuto correggere la prima rivelazione oppure, nella sua infinita onnipotenza, può aver cambiato idea e aver proposto successivamente nuove regole in contrasto con le precedenti? La parola eterna di Allah non può mai essere sbagliata, quindi tutti i versetti del Corano sono veri, ma alcuni sono più veri degli altri o vanno seguiti a seconda delle circostanze. Così, di fronte all'infedele si può adottare un atteggiamento conciliante e tollerante, come si può adottare un atteggiamento di opposizione violenta senza possibilità di intesa o di compromesso. Entrambe le posizioni sono corrette, anche se la seconda è più corretta della prima. Per un occidentale è impossibile accettare come veri due principi opposti; per la nostra cultura, se un comportamento è giusto, il suo contrario non lo può essere, per un musulmano no; noi non riusciamo ad accettare la contraddizione, il musulmano non la vede neppure: se i due comandi opposti sono previsti dal Corano, entrambi sono corretti, anche se il precetto rivelato successivamente è preferibile a quello rivelato in precedenza. Per un occidentale, questo è un paradosso, per un musulmano no.
Per spiegare questo fenomeno Bill Warner ricorre all'opera di un artista moderno, M. C. Escher (1898-1972), che lo illustra in modo brillante. Nel disegno sono rappresentati angeli o diavoli?

Cosa rappresenta veramente il disegno? sono angeli (bianchi)? oppure sono diavoli (scuri)? Entrambe le rappresentazioni sono vere. Sono contemporaneamente angeli e diavoli e non ha senso interrogarsi su quale sia la rappresentazione autentica. L'insegnamento di violenza, odio e sopraffazione del Corano Medinese è vero e obbligatorio come quello di tolleranza e comprensione del Corano Meccano, anche se quello Medinese ha la preminenza, in quanto successivo.
Maometto, il maomettano perfetto
Il Corano, da solo, non è sufficiente a garantire la salvezza. Troppo vaghi sono i suoi insegnamenti e troppo diversificate le situazioni della vita che il musulmano deve affrontare e risolvere in modo conforme alla legge di Allah. Il Corano prescrive una serie di principi generali, mescolati a ordini precisi e dettagliatissimi che però non coprono tutte le eventualità possibili. La soluzione del problema è rivelata dallo stesso Corano che, come ricorda Bill Warner, nell'articolo citato, per oltre 70 volte ordina ai musulmani di imitare Maometto in ogni aspetto della vita. Solo l'assoluta aderenza al Corano e all'esempio di Maometto, wswa hasana, esempio eccellente, al insan al kamil, l'uomo perfetto, assicura di vivere secondo i comandamenti di Allah e garantisce l'accesso al Paradiso. Da qui l'assoluta importanza della Sira, costituita dalle prime biografie di Maometto (quella classica di Ibn Ishaq, la più antica, è disponibile nella traduzione Inglese di A. Guillaume, Oxford University Press) e degli ahadith, le narrazioni dei fatti e dei detti del Profeta. Sira e ahadith costituiscono la Sunna, o tradizione, e insieme al Corano costituiscono la Trilogia dei testi canonici dell'Islàm, su cui si basa la giurisprudenza islamica per codificare le regole della shariah, la legge sacra. Riferirsi al Corano è indispensabile, ma non sufficiente, se è vero che oltre l'80% delle regole canoniche islamiche derivano direttamente dalla Sunna.
I problemi sollevati dalla interpretazione del Corano con i suoi antitetici caratteri Meccano e Medinese, si ingigantiscono quando si passa ad esaminare la Sunna (Sira e ahadith). Qui troviamo detti e atti di Maometto che ripugnano ad una sensibilità moderna e che pure furono compiuti dall'esempio eccellente, dall'uomo perfetto, da colui che deve essere imitato in tutto. Tra questi atti, senza scendere in una elencazione dettagliata e pedantesca se ne possono ricordare alcuni, particolarmente significativi:
Ricordare questi episodi, che nessun musulmano nega, ma per i quali si accampano speciose giustificazioni, provoca violente reazioni da parte degli epigoni dell'islàm in Occidente. Immediatamente scatta l'accusa di "islamofobia" e di discriminazione religiosa, poi quella di razzismo, associata all'accusa di travisare e falsificare scientemente la religione islamica. Questo atteggiamento negazionista, che tende a nascondere o a falsificare la realtà, è la "taqiyya", principio morale derivato dal Corano (3:28, 16:106), secondo cui, in caso di necessità, sia per salvarsi la vita, sia per favorire l'islàm, specialmente se si trova in condizioni di inferiorità, la menzogna è moralmente lecita. Del resto, lo stesso Maometto ha dichiarato: "La guerra è inganno".
Conclusione
Credo si possa concludere in questo modo: Erdogan ha ragione quando afferma che esiste solo un islàm; il musulmano vero è quello che cerca di imitare al meglio Maometto, tanto è vero che fino a metà del secolo scorso si parlava solo di Maomettani e non di islamici o di musulmani, neologismi che tendono a nascondere la vera natura dell'islàm, che consiste, in sintesi, nella assoluta osservanza della shariah e nella scrupolosa emulazione di Maometto.
Come in tutti i gruppi umani, anche tra i musulmani, esistono moderati ed estremisti, violenti e pacifici, ma la ricerca dello stereotipo di un "musulmano moderato" contrapposto a un "musulmano radicale" non ha significato. Quello che conta è la figura del Profeta dell'islàm, Maometto, così come tramandato dalla Sunna e al cui esempio tutti i musulmani si devono uniformare. Si devono ispirare al Maometto della Mecca che predicava la preghiera, il monoteismo e la tolleranza oppure al Maometto di Medina che comandava un esercito che conquistò la penisola Arabica, trucidando ogni oppositore e predicando la jihad per la sottomissione degli infedeli e la dominazione dell'islàm su tutto il mondo?
Purtroppo entrambi gli esempi sono corretti; il buon musulmano può essere l'onesto lavoratore immigrato della porta accanto, sempre pronto a darci una mano o lo studente fanatico che conducendo una vita apparentemente irreprensibile prepara un dirottamento per schiantare l'aereo dirottato contro un grattacielo pieno di infedeli. Non possiamo saperlo, anche perché il buon musulmano della porta accanto può trasformarsi in ogni momento nel jihadista violento che uccide e viene ucciso sulla via di Allah (Corano 9:111) o dietro la sua maschera di brava persona, onesta, affidabile, amichevole e servizievole si può nascondere un jihadista convinto, come moralmente consentito dalla taqiyya (Corano 3:28, 16:106).
Ma allora, il vero Maomettano è un angelo o un diavolo? A mio parere la domanda non ha risposta, o meglio ce l'ha ed è: entrambi.